Se pure Nibali cambia idea…

Tempo di lettura: 2 minuti

…posso farlo pure io?

Vabbè, proprio del tutto idea non l’ho cambiata ma sono sulla buona strada.

Su cosa?

Sui freni a disco per le bici sportive.

Premessa: in Mtb, gravel e anche turismo e trekking trovo che i dischi siano la soluzione ottimale.

Vuoi per un motivo, vuoi per l’altro, ognuna di queste tipologia trae gran vantaggio dai sistemi frenanti a disco.

Telai e forcelle ben dimensionati, gomme larghe, sospensioni e così via, tutto concorre a rendere la potenza dei dischi pienamente sfruttabile.

L’aggravio di peso non è un problema, sono bici dove il responso della bilancia è relativo.

E ormai con pochi spiccioli puoi montare un impianto completo per manubrio dritto che funziona egregiamente.

La bici da corsa è una altra storia.

E’ qualcosa di estremamente specialistico, e seppure ormai c’è ampia scelta di bici sportive dall’impostazione più user friendly, penso alle varie marathon, allroad e qualunque altra etichetta gli abbiano appioppato le aziende, con passaggi gomme che qualche anno fa manco le city bike, beh, per una buona fetta di ciclisti la bici da corsa resta quella estremamente rigida ed estremamente leggera.

Ora, una bici da corsa freni a disco pesa di più; e costa di più.

Rapido esempio: la mia bici da corsa personale, con freni a cerchio, pesa un filo sopra i 6kg e costa abbastanza in meno della sua sorella a disco che si porta in dote un chilo in più.

Domanda: perché devo spendere più soldi per avere una bici più pesante?

Freno meglio? Ni

Già, perché come spazi di arresto assoluti un ottimo impianto a cerchio, ben regolato e che possa contare su eccellenti piste frenanti mi permette di fermarmi prima.

Però.

Però sfruttarlo appieno non è facilissimo, ribaltarsi o far chiudere lo sterzo per un eccesso di foga non è ipotesi remota se non hai la giusta sensibilità e tanto allenamento all’uso.

I dischi li strizzi forti e non cappotti. Punto.

E’ una questione di fisica, del punto dove agisce la forza, interna coi dischi, concentrata in zona mozzo.

Il cerchio è assai più ampio, il fulcro della leva è quindi spostato esterno e questo spiega, sinteticamente, perché la ruota posteriore abbandona felicemente l’asfalto puntando il cielo.

Qui non è luogo per una disanima tecnica, questa sezione del forum sapete è dedicata alle chiacchiere in libertà.

Quindi preferisco raccontarvi perché sto cambiando idea. Che non è un voltafaccia, mai vissuto di granitiche convinzioni ma sempre messo in discussione ogni mio pensiero.

Fino a qualche tempo fa gli impianti a disco per bici da corsa erano piuttosto inefficienti. Non per causa loro, era il contorno a non aiutare.

Telai, forcelle, ruote, gomme, tutte non adatte ad accettare il plus dei dischi.

Morale: impianti con rapporti di torchio minimi per evitare di sollecitare componenti non strutturati per risolvere le forze che lì si sarebbero scaricate.

Ora non più, l’evoluzione è stata notevole, dal dimensionamento delle forcelle ai perni passanti, dai mozzi alle gomme.

E iniziamo a goderci i freni a disco e l’idraulica che lavora per noi, frenando ottimamente.

Già, l’idraulica. E’qui il punto forte, non nel sistema disco in sé. O meglio, non solo nella tipologia di impianto.

Una bici da corsa frenata a dischi idraulici permette a tutti, esperti e neofiti, di frenare forte, efficacemente e senza pericolose controindicazioni.

Per spuntare gli stessi risultati con freni a cerchio e migliorarli (e al momento è ancora possibile essere più efficaci con freni a cerchio) serve il classico pelo sullo stomaco.

E questo per me è un limite; chiunque deve potersi godere una bici in assoluta sicurezza, libertà e senza che gli venga richiesto alcun patentino.

Nella capacità di guida come per la forza che ha nelle gambe.

Resta ancora aperta la questione peso; che sta scendendo in maniera inversamente proporzionale ai costi delle bici.

Per Nibali è facile: la bici non la paga lui, e viene pure pagato una barcata di soldi per pedalare. Se il suo datore di lavoro vuole spingere sui dischi lo squalo, da professionista che è, giustamente usa i dischi.

Noi invece? Pedalatori seriali che le bici le compriamo e sottraiamo tempo alla famiglia, al lavoro e a qualunque altra piacevole attività per pedalare, gratis? Beh, non sacrifichiamo proprio tutto, vero? No dico, sarebbe grave eh…

Noi attendiamo. 

Il futuro è nei dischi, è solo questione di tempo e tutto inizierà a uniformarsi (in altri ambiti è già così), i prezzi scenderanno insieme ai pesi e i freni a cerchio resteranno per l’Eroica.

A spulciare i listini già troviamo bici da corsa da 7kg frenate a disco a prezzi non esorbitanti; se si accettano i quasi 8kg se ne trovano a bizzeffe intorno ai 1200 euro. 

Certo, siamo lontani dai 6kg di una buona bici da corsa frenata a cerchio.

Ma ci arriveremo.

Discorso, preciso prima di salutarvi, che applico solo ed esclusivamente alle bici da corsa molto orientate al gesto atletico.

Del peso di una gravel come anche del peso di una bici da corsa marathon mi curo assai meno, sapete che mai misuro una bici solo sulla bilancia.

Quindi restiamo sul pezzo…

Buone pedalate

COMMENTS

  • Moresco Pierluigi

    Hai tralasciato due elementi importanti: anche sulla bici da strada (non mi piace chiamarla da corsa) ormai si montano copertoncini da 28 se non 32 mm; esistono anche i freni a disco meccanici che garantiscono potenza superiore ai tradizionali anche se inferiore agli idraulici ma sopratutto peso più contenuto e problemi zero,

    • Elessarbicycle

      Ciao Pierluigi, ti ringrazio per le tue precisazioni.

      Fabio

    • Da possessore di bici con freni a disco BB7 non ho trovato nessun salto di qualità rispetto ai Vbrake .Di certo ho riscontrato una maggiore difficoltà nella regolazione fine e la tendenza dei dischi a non essere mai perfettamente dritti con l’uso intenso. In generale per avere una pedalata senzasfregamenti i dischi abbisognano di più manutenzione .
      Aggiungo inoltre che un pessimo Vbrake freni molto meglio di un pessimo meccanico (i vari Tektro Myra o Lyra) , freni i cui dischi non mantengono planarità per poche frenate e sono regolabili in maniera assai approssimativa.
      Ciao
      Francesco

      • Elessarbicycle

        Ciao Francesco, un pessimo impianto frena male, quale che sia la tipologia.
        Però non dimentichiamo che si parla di “impianto”, cioè tutto l’insieme.
        Tralascio la considerazione che io parlo di idraulici nell’articolo e che non ho voluto entrare in dettagli tecnici (perché non dedico mai questa sezione del blog alla tecnica), non sottovalutiamo l’importanza della qualità di dischi – che non sono tutti uguali – come di leve, cavi e guaine nel caso di pinze meccaniche.
        Conosco bene i BB7, assolutamente efficaci; quindi se rilevi poca prestanza vuol dire che da qualche parte ci sono elementi non all’altezza, a iniziare dai dischi che, visto ciò che scrivi, non sembrano essere dei migliori.
        Del resto coi freni a cerchio è lo stesso, se la pista frenante non è all’altezza, perdi moltissima efficacia.
        Sui tektro hai pienamente ragione, i miei cantilever weinmann di 40 anni fà sono superiori…

        Fabio

        • Ciao Fabio.In effetti nel mio post mi sono espresso male.I bb7 funzionano molto bene ma forse mi aspettavo ancora di più rispetto ai Vbrake.
          I tektro che avevo di serie invece erano terribili, in primis per i dischi.Fortunatamente i dischi Avid forniti con le pinze non sono di carta velina e rimangono dritti e performanti.

    • Paolo Mori

      Forse non sarà una spiegazione da libro di testo (e non stiamo leggendo un testo di fisica qui), ma a me sembra abbastanza chiaro che ci si riferisca al braccio su cui è applicata la forza frenante come distanza pista-mozzo, che è maggiore nel caso di un freno al cerchio rispetto ad un freno a disco. Fisica vuole che a parità di input del freno sulla pista frenante (forza) il momento meccanico generato sulla ruota – quindi la frenata e l’eventuale senso di ribaltamento – sia maggiore per il sistema con braccio più lungo, quindi i freni al cerchio. Poi il sistema frenante stesso avrà ampia influenza sulla forza trasmessa (cavi, guaine, ecc) e il discorso si complica. Ma voleva essere un discorso più generale, non un testo tecnico.
      Intrusione finita.
      Saluti

      • Elessarbicycle

        Eh già Paolo, hai centrato il punto.
        Star qui, in un articolo non tecnico come testimonia la sua collocazione nella categoria dei “pernsieri su due ruote” e dove si parla di altro, a introdurre i concetti di braccio di potenza, di resistenza, leva di genere ecc (tralasciando che parliamo di ruota a raggi, flessibili, e il disco è sul mozzo, rigido; oltre al diametro ruota che modifica le distanze) non solo sarebbe servito a nulla ma avrebbe pure confuso chi è a digiuno di questi concetti. Lo ha fatto un breve accenno traendo in errore persino chi la fisica dichiara di conoscerla, immagina con chi si nascondeva all’ultimo banco ai tempi del liceo…

        Fabio

  • Paolo Mori

    No dai, lasciatemi il tempo di farmi una bici da rando con i freni al cerchio… chissà quando, poi, che già adesso telai del genere si trovano solo con il lanternino e l’unica via sembra il telaio su misura. Ma aspettate a farmi sparire tutti i componenti, che l’Eroica è bella ma non ci vivrei (semicit.)

  • Lorenzo

    Ottima disamina della situazione Fabio, ma consentimi una riflessione sulle tue parole: allo squalo gli danno la bici gratis, e per come è allestita ci deve pedalare, volente o nolente, e fin qui ci siamo, noi comuni mortali ce la compriamo con sacrifici ecc ma se il futuro è quello che prevedi tu, ossia il calo del peso su bici con impianto idraulico, da dove bisogna operare l’opera di dimagrimento? Dal telaio innanzitutto, e dai componenti in seconda battuta, per cui ci ritroveremo, almeno chi è fanatico del peso, a pedalare una bici fatta di carta velina che alla prima buca, e sappiamo le condizioni delle nostre strade, si sente craaack, e si butta via il telaio frutto di sacrifici, e la garanzia non interviene in quanto non prevede che quei telai siano usati sulle buche stradali, ma allo squalo non interessa la questione perché la bici ce l’ha gratis ed oltretutto gli asfaltano ex novo il percorso di gara.
    Ho detto un’eresia? Un caro saluto e buone pedalate

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, premesso che come ho scritto nell’articolo questa sezione non la dedico agli aspetti tecnici ma alle chiacchiere tra amici, centri in parte il problema.
      Perché associ l’alleggerimento a un innalzamento dei costi che è vero solo in parte.
      Ora si, una bici a disco con limite di peso UCI costa abbastanza (e non sono di carta velina, anzi) ma è ciò che succede ciclicamente, a ogni introduzione di qualche novità.
      Dieci anni fa per avere una bici da corsa (che è cosa diversa dalla bici da strada) sotto la soglia dei 6,5 kg avrei speso un capitale; pochi anni fa me la sono regalata con poco.
      Sarà così anche coi dischi, sono i grandi numeri che fanno scendere i prezzi e per ora ancora sono in svantaggio i dischi.

      Ma, ripeto, qui non è questione di stabilire la superiorità di un sistema rispetto all’altro, cosa che non farei mai in un articolo per scambiare opinioni, gli riserverei una dettagliata analisi tecnica come son solito fare; qui il punto è che ormai la strada è segnata, le bici da corsa freno a cerchio diverranno una nicchia molto prima di quanto crediamo.
      Quindi tanto vale iniziare a prenderci confidenza, che non significa correre a comprare una disco ma imparare a conoscere come son fatti e funzionano, senza pregiudizio.

      Fabio

  • antonio daniele

    Penso che la rincorsa al peso non debba essere una priorità in ambito bicicletta da corsa e che i freni a disco potranno essere migliori di quelli al cerchio quando avranno anche l’abs. Parlando di ciclisti non professionisti e quindi che usano la bici per diletto anche performante devo dire per esperienza che in più di un’occasione ho visto ciclisti cadere per eccessiva potenza del freno a disco in particolare su fondo bagnato in discesa. Oltre alle differenze riguardanti le reazioni delle forze nei due sistemi disco e cerchio va valutata anche la modulabilità della frenata che ritengo meglio gestibile oggi con un freno al cerchio piuttosto che con freni a disco….sarà anche perchè sono un vecchio ciclista romantico!

    • Elessarbicycle

      Ciao Antonio, per una endurance o marathon sono d’accordo sulla questione peso; per una bdc pura no, è un tipo di bici destinata al massimo delle prestazioni e deve essere strutturata in ogni dettaglio a questo scopo.
      Mi lascia dubbioso la questione modulabilità, io ho dati esattamente opposti. Con riferimento specifico a impianti idraulici stradali.
      Che hanno dalla loro una modulabilità eccellente, sembra di avere l’abs incorporato con quelli Shimano; mentre con sram riconosco che non sono così user friendly; per campy non posso dire, li ho appena saggiati e mai veramente testati.
      Poi molto dipende dalle esperienze personali, se provi l’impianto mio della bdc (e non è solo questione di caliper ma dell’insieme, dai cavi alla pista frenante, dalle guaine al loro percorso e infine il settaggio) ti accorgeresti della enorme potenza ma anche della necessità di tanta concentrazione per non cappottare…
      Comunque, al di là delle differenze tecniche, resta l’idea di base su quanto ho scritto: non parlo di migliore o peggiore soluzione ma solo di ciò che ci aspetta.
      Vabbè, vado a registrare i cantilever della anziana Peugeot 😀

      Fabio

  • Giovanni74

    Sicuramente, da come spingono le case,il futuro è dei freni a disco.Gli abbiamo già visti usare dei professionisti e ciò implica che le Case Costruttrici intendono andare in quella direzione. Da amatore,ogni soluzione che possa rendermi più piacevole l’uso della nostra bicicletta non può che rendermi felice, ho però alcune perplessità. Perplessità relative alle forze in gico che diventano molto più importanti su componenti come foderi e forcella. Non è facile coniugare leggerezza, flessibilità e rigidità ,tre cose che diventano importantissime con le azioni in gioco nel caso dei dischi. Mi chiedo quindi ci ritroveremo con telai riprogettati e più costosi? La possibilità di incorrere in difetti “di fabbrica” viste le azioni in gioco,potrebbe aumentare? Amando l’acciaio il peso non è mai stato un problema per me,ma rispetto chi vuole possedere un mezzo estremamente performante,mi chiedo solo se in questo momento un certo tipo di caratteristiche elitarie non comportino troppe contro indicazioni.Come giustamente messo in rilievo prima se meno di una certa entità il gruppo non può pesare, i grammi devo toglierli da qualche altra parte, quindi da telaio, accessori e ruote, ma a che prezzo?

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, come ebbi già modo di dirti, si, è naturale che il telaio deve essere differente per adeguarsi allo sforzo e soprattutto alle differenti zone dove la forza agisce.
      E’ del tutto normale.
      E nessuno per questo si sogna, al momento, di alleggerire proprio lì dove serve robustezza.
      Sfatiamo anche un mito: il carbonio è per nulla fragile e permette di ottenere la tenacia che serve senza gravare in modo eccessivo sulla bilancia.
      Diversamente dall’acciaio, che si piegherebbe con i dischi.
      Infatti ancora oggi se vuoi un acciaio su misura ma con freni a disco, la forcella la devi prendere bella e fatta.
      Perché i tubi sono diversi, spesso i fornitori chiedono un acquisto minimo di 500 kit e il telaista non se la sente di fare l’investimento, chissà in quanto tempo ti fa 500 forcelle…
      Mica una forcella in acciaio per dischi è quella normale a cui saldi gli attacchi…

      Fabio

    • Moresco Pierluigi

      Qui si sta scrivendo come si parlasse di fantascienza o di futuro lontano; ragazzo questo futuro è qui da più di 5 anni.
      Prema degli idraulici sono usciti i meccanici che non hanno neppure richiesto di cambiare i comandi, ma sempre freni a disco
      Le case che innovano a livello internazionale continuano a garantire i telai in carbonio a vita. Chi produce in acciaio, alluminio e titanio comunque monta forcelle in carbonio.
      Ma quali sono i problemi?

      • Elessarbicycle

        Ciao Pierluigi, grazie per questo tuo intervento, calzante come il primo.

        Fabio

      • Lorenzo

        Li garantiscono a vita certamente ma di gente che ha usufruito di questa garanzia se ne contano sulle dita della mano, alla prima buca che si prende e si crepa il telaio, la garanzia ti saluta, ed è successo molte volte, così come vari rigonfiamenti o scollamenti di telai, la casa ha detto che non è colpa sua additando la colpa magari alla salsedine perchè il proprietario della bici che abita vicino al mare. Garanzie si ma con molte condizionali.

        • Moresco Pierluigi

          Lorenzo non a caso ho parlato di marchi seri internazionali, ma voglio evitare di entrare in merito ai marchi, e normalmente lo fanno senza entrare in merito al costo ma per tutta la loro produzione indipendentemente dalla gamma. Ho esperienze dirette e indirette con alcuni di questi marchi e mi permetto di sostenere la causa. Nei casi dubbi, quando il rivenditore non è in grado di sostenere palesemente il problema, il telaio viene spedito al costruttore e visionato anche con sonde interne per capire se il problema è strutturale o dovuto ad un uso improprio.
          Uno di questi marchi è arrivato addirittura a sostituirmi un telaio, allora in alluminio perchè nella saldatura dei foderi obliqui sul piantone non erano perfettamente simmetrici e la cosa se osservata bene si notava.
          Con un telaio in titanio, che posso ammettere di aver veramente maltrattato per l’uso gravoso che ne ho fatto, che si era criccato in un punto del forcellino che non era neppure stato oggetto di saldatura, dopo due anni ho avuto, tramite il rivenditore sostituito il telaio con modello più recente perchè quello non lo facevano più.
          Potrebbe essere discutibile che la garanzia a vita viene riconosciuta solo al primo acquirente, ma di solito un rivenditore serio riesce comunque a gestire la garanzia con il costruttore. Credimi che non parlo per sentito dire.
          L’esempio del telaio in acciaio corroso dalla salsedine mi sembra un pò fuori luogo e bisognerebbe capire di che marchio perchè non ricordo di costruttori seri che diano garanzia a telai in acciaio. Il mio promo telaio in acciaio fatto da Scapin con tubi Columbus triplo spessore è ancora in ottime condizioni e abito in prossimità del mare e laguna.Telai incollati o fasciati in carbonio non ne fanno più ormai da oltre 10 anni.

  • Giovanni74

    Sicuramente il carbonio può darci tenacia senza gravare sul peso ma ho la netta sensazione che graverà sul portafoglio però. Credo che questo sia ancora un momento di transizione e ne vedremo sicuramente delle “belle”, visto come si sta muovendo il mercato. Accidenti Fabio però,io ero già pronto col cannello a farmi due attacchi sulla forcella 🙂

    • Elessarbicycle

      Posalo và…
      Se vuoi ti giro dove trovare kit tubi e testa per farsi una bella forcella in acciaio per disco 😀

      Fabio

  • Giovanni74

    Sulle garanzie a vita del telaio in carbonio ci andrei coi piedi di piombo, hanno condizioni molto restrittive e la maggior parte delle case fornisce un periodo di copertura che va dai 2 ai 5 anni. Qualcuno come Merida, specifica che per i telaio dopo il 2016 la garanzia è a vita,ma per quelli prima è di anni 5. Quindi fate molta attenzione. Per la certezza della garanzia a vita dobbiamo andare da Doriano o da Darren e farci il telaio in titanio,vera goduria per tutti i sensi ciclistici e non.Come ha detto Pierluigi vero che montano le forcelle in carbonio,di solito la Falz di Pegoretti, ma a richiesta , se ne può avere anche una di acciaio, se pur con un aggravio di peso di circa 1 kg per tubo sterzo da 1 1/8 causa spessori. Passoni le costruiva in titanio,anche se tale pratica è stata abbandonata,se non erro per una non adeguata risposta alle sollecitazioni, come in frentata oltre che per il costo importante rispetto alle performance ottenute.

    • Moresco Pierluigi

      Giovanni Darren si rifiutò di farmi un telaio in titanio con attacchi per disco quando l’americana Salsa ce l’aveva a listino da tre anni e quello ho preso con forcella Envee. Ora li fa anche lui ma le motivazioni che a suo tempo riportò molto onestamente erano una ammissione della sua difficoltà di fare una corretta progettazione.
      Dico questo per dire che i produttori internazionali seri hanno dimensione e mezzi per fare adeguate progettazioni e sperimentazioni che poi vengono verificate e riscontrate anche con la sponsorizzazione di squadre agonistiche: Cose che piccoli produttori o artigiani non possono permettersi e che magari li condiziona ad un sovradimensionamento per questioni di sicurezza.
      Se vuoi la garanzia a vita devi ovviamente prendere prodotti di chi la fornisce.
      Oggi una forcella in acciaio non ha più senso se non per motivi folcloristici. Le attuali forcelle in carbonio, oltre ad essere più leggere, garantiscono comfort e predisposizioni per montare parafanghi, borse o portapacchi.
      Peso circa 95 kg (dato sensibile ah ah ah), uso forcelle in carbonio con freni a disco da molto tempo e nei miei viaggi ho fatto tanti km su sterrati con borse appese senza nessun problema.
      Altra esperienza, brutta purtroppo, l’ho avuta per un investimento da parte di un motociclista che in montagna è scivolato allargando una curva e centrandomi in scivolata sulla ruota davanti facendomi volare in aria e disintegrandomi la ruota anteriore. La forcella era in carbonio ma con il canotto in alluminio; ruota distrutta ma forcella perfettamente integra.

  • Giovanni74

    Pierluigi, condivido, il tuo pensiero riguardo alle possibilità delle grandi case di investire in termini di progettazione e sviluppo cosa che i piccoli aritigiani, se pur dei veri maestri, non possono avere. Sicuramente la diffusione dei nuovi sistemi frenanti,non ha colto impreparati di produttori di larga scala,anzi lo sviluppo dei telai per accogliere i dischi sarà iniziato con largo anticipo, in modo da essere pronti a presentare i prodotti al mercato che sembra sempre più maturo. Tutti i telai posso avere problemi indipendente dal materiale, forse, e qui credo che ci sia stata della disinformazione, difficile da eradicare, il carbonio, passa sempre come il materiale che rischia di rompersi per qualche buca in più o per viti serrate più energicamente. Certamente anche alcuni fogli illustrativi relativi hai prodotti dove viene tassativamente indicato a caratteri rossi cubitali di non serrare un vite a più di 4,5 Nm ha forse generato qualche proccupazione. Mi sono distratto,non sapevo bene come usare la chiave dinamometrica, stavo stringendo e sono arrivato a 4,7 Nm ed ora cosa accade? Avrò rovinato il mio telaio? Così come sentire e vedere con quanta enfasi su telegiornali e giornali si riportavano le foto della bicicletta di Thomas, spaccata a metà al Tour, li nei punti dove si parla di resistenze di tonnellate ed immaginare che quel tubo orizzontale li si poteva conficcare nello stomaco, non aiutano certo a liberarsi di alcune prevenzioni. Tornando al discorso iniziale, riguardante i freni, anche io mi sono posto il dubbio nato dalle nuove forze in gioco in caso di freni a dsico idraulici se nella “fretta” di fornire al mercato quello che chiede magari non ci si può imbattere in situazioni non studiate correttamente.

    • Moresco Pierluigi

      Penso che si possa affermare serenamente che fino ad ora non si sono visti telai o forcelle rotti a causa dei freni a disco. Anche il mio telaio in titanio quando si cricco lo fece sul carro posteriore dal lato opposto a quello del freno.
      Inoltre, e non penso che si debba pensare alla malafede, la realizzazione di strutture adeguate comporta anche delle responsabilità civili e penali da parte dei costruttori. Si potrebbe sospettare per qualche componente di ultimo grido dove la sicurezza non viene chiamata in causa ma non certo per un telaio che può provocare infortuni gravi. recentemente Salsa, produttore americano, ha fatto un richiamo per alcune serie di forcelle ma solo per un problema di canotto sterzo.

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