Scarpe Van Rysel RoadR 900

La prova su strada

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La prova su strada    

Scarpe sportive stradali queste Van Rysel RoadR 900.

Quindi test più semplice da svolgere, c’è una sola destinazione d’uso ed è anche specialistica. La “quantità” di aspetti da verificare è inferiore rispetto a prodotti destinati a più usi.

Ma sempre c’e il rovescio della medaglia: devi andare fino in fondo, trovare il limite e il caldo eccessivo che ci ha raggiunto non mi ha aiutato.

Si, utilissimo per testare un aspetto fondamentale quale la traspirabilità; ma per me che già non tollero i venti gradi uscire con dieci in più non è stato facile.

A complicarmi la vita poi ci ho messo molto del mio. Un movimento sbagliato mentre sistemavo la casa di vacanza e ho rovinato il ginocchio infortunato in inverno e che mai si è del tutto ripreso.

Però sono contento di aver aggiunto in extremis questo test. Il prezzo invitante e alcune caratteristiche costruttive da scarpa di alta gamma sono fattori che non potevo trascurare nella mia continua ricerca di ciò che rende piacevole la vita sui pedali.

A proposito di pedali; il test si è svolto con pedali Time che, lo sappiamo, hanno superiore superficie rispetto ad altri.

Questo però non modifica i risultati perché è con loro che gironzolo da anni e ogni mia scarpa tre fori ha quindi tacchette Time. Non ci sono così variazioni importanti, il componente, cioè la scarpa, risulta isolata, senza fattori esterni a contaminare le prove.

Ho montato delle tacchette Look solo per valutare la loro aderenza alla suola, se cioè si creassero vuoti o anomalie.

Nessun problema, perfetta simbiosi con il profilo della zona di attacco. Come è successo con le Time, notoriamente più rognose perché più estese. Non è stato necessario ricorrere ai distanziali per adattarle alla suola.

Il posizionamento delle tacchette è semplice, i riferimenti aiutano. 

I tre fori sono collocati alla giusta distanza, forse un pelino arretrati rispetto ad altre scarpe ma nulla che non sia risolvibile grazie alle asole di scorrimento delle tacchette.

Alla fine bastano tre giri di pedale e si trovano immediatamente le correzioni da fare. 

Consiglio di non serrare troppo le viti delle tacchette alla prima installazione. Tenaci il giusto per non spostarsi, pochi metri per provare e solo dopo aver trovato la posizione definitiva dare la stretta finale.

Perché come ogni suola in carbonio anche quella delle Van Rysel RoadR 900 è facile a segnarsi; meno di altre, è vero. Ma sempre qualcosa resta e diventa fuorviante in fase di regolazione, ci si può confondere al momento della sostituzione.

Prima di montare le tacchette dobbiamo scegliere le scarpe della nostra misura, quindi affrontiamo la calzata.

E, lo dico subito, qui abbiamo l’unico limite rilevato per queste scarpe.

Calzano strette e sin qui non è un problema. Non sono le prime scarpe sportive che si propongono affusolate, non saranno le ultime.

Il problema è nelle dimensioni delle taglie: mancano le mezze misure e c’è troppo stacco tra una taglia e l’altra.

Nel mio caso ho un 42 che è dimensionato “corto” coi suoi 26,5 cm contro i soliti 27,2 di altri.

I produttori che per abitudine fanno le loro scarpe più piccine usano la lunghezza di 27,2 per il 43 e quindi ci siamo, basta prendere la taglia successiva.

Il 43 di queste Van Rysel RoadR 900 è invece 27,5; il 44 un centimetro in più e così via.

Troppo stacco.

Col 42 sono strettino, col 43 mi balla il tallone: un 42 e mezzo avrebbe risolto egregiamente il problema.

E come me in tanti potrebbero trovarsi in difficoltà.

D’accordo, prevedere le mezze misure significa alzare i costi di produzione e, naturalmente, questo si riverbera sul prezzo finale.

Ma se è limite che nel caso di altre scarpe Decathlon provate sul blog ho rilevato, descritto ma alla fine viste tipologia e prezzo non mi ci sono soffermato più di tanto, qui, con queste scarpe che sono a tutti gli effetti un top di gamma dell’azienda (e vi anticipo: hanno poco da invidiare ai modelli top della concorrenza…) è una mancanza che pesa.

Per fortuna alla fine anche se un poco strette per me (e larga la misura superiore) con l’uso la morbida tomaia ha mostrato di cedere quel tanto che mi ha permesso di non vanificare il test.

Ponendomi però dinanzi al problema di come valutare il comfort: è comunque piccola per me. Ma lo leggeremo fra poco.

Prima preferisco affrontare i due punti più importanti trattando scarpe sportive stradali con suola in fibre composite: areazione e rigidità.

Nel paragrafo precedente abbiamo visto che la suola ha due prese d’aria, una di ingresso e l’altra di sfogo, collegate direttamente al piede grazie a soletta e interno scarpa forati.

La tomaia ha fitta foratura ai lati, efficace senza dubbio; la patta ha identica lavorazione e identico tessuto in mesh interno, quindi quasi tutta la parte alta del piede è al fresco.

Però non ci sono aperture in punta: è un limite o un vantaggio?

Non è questione di lana caprina e trovare la risposta è anche un modo per farvi comprendere come e perché arrivo a certe risultanze nei test.

Ho tante altre scarpe, alcune con la tomaia in punta generosamente arieggiata. In inverno se non uso dei sovrascarpa, o almeno una copertura per la punta, il piede congela dopo pochi minuti.

Scarpe provviste di aperture, non specificatamente invernali, le uso senza problemi.

Invertiamo la stagione: temperatura di oltre 35 gradi, benedico quella punta abbellita da ampie finestre.

Ecco, come interpretare la mancanza di aperture sulla punta? Limite o pregio?

In realtà nessuno dei due: rientra tra le caratteristiche d’uso.

E concludi che la scarpa è adatta a essere usata con climi più rigidi senza obbligo di ricorrere a coperture supplementari; e se arriva il caldo torrido le dita patiranno un poco per l’alta temperatura.

Considerando i mercati principali dell’azienda francese, comprendo la scelta.

Questo per quanto riguarda solo la zona anteriore della tomaia, sia chiaro. Mi sono dilungato perché, visto che questo è l’ultimo test che pubblico prima della breve pausa estiva, mi piaceva raccontarvi il processo seguito per giungere a date conclusioni.

Il collo del piede gode di efficace frescura, testata come detto con temperature assolutamente fuori dal mio ordinario pedalare. In altro momento mi sarei limitato a una sola uscita di verifica rimandando a clima a me più congeniale. Stavolta per starci coi tempi ho dovuto fare di necessità virtù e salire in bici anche quando il mio unico desiderio era piazzarmi ammollo in piscina.

Ma il punto focale è la suola. E’ qui la differenza tra una scarpa che sfoggia il carbonio solo per darsi un tono e una che sia realmente efficace. 

E per essere efficace non basta che sia semplicemente una suola rigida: perché se dopo un’ora il piede è cotto allora serve a nulla.

Bastano le due piccole prese d’aria a evitare l’effetto cotechino lessato? Si, bastano.

Solo dopo alcune ore passate ad arrostire col solleone senti l’esigenza di dare alle zampette un momento di respiro; ma a questo punto sei talmente cotto di tuo che alla prima fontana di fermi e ti ci fai la doccia.

Non è solo l’efficace canalizzazione a lavorare bene. La soletta interna offre il proprio contributo perché il rivestimento superiore è fresco e traspirante.

Poi certo, in salita a causa della (mia) ridotta velocità non c’è areazione che tenga, ma soffri nulla più di quanto avviene con qualunque altra scarpa. Anche quelle con suola talmente piene di aperture che la prima volta ti chiedi se non si spaccherà tutto.

Comunque le temperature estreme non sono quelle preferite da queste Van Rysel RoadR 900. Col caldo torrido l’assenza di una apertura sulla punta la senti e, come detto, alla lunga arriva il momento di aguzzare l’ingegno per assicurarsi un minimo di refrigerio. Che sia una mezza borraccia sacrificata per una bella innaffiata o una sosta alla prima fontanella disponibile.

Ma, ripeto, sto parlando di temperature davvero alte. Quella che hanno arrostito il centro sud tra fine giugno e i primi di luglio, quando scendendo in una valle interna tra due alture mi sono trovato alle 11 del mattino col termometro che registrava un inquietante 37 gradi. E dove, confesso, mi sono scoraggiato al pensiero della successiva lunga salita che mi attendeva.

Per fortuna nei giorni successivi il clima è stato più benevolo e ho potuto chiudere il lungo da 7h, cioè quello che dedico al test di durata per saggiare i fondelli, le selle o quant’altro ho tra le mani e mi serve capire fin dove un amatore possa spingersi, senza particolari problemi.

Quindi nel complesso posso promuovere la ventilazione e questo è importante perché un piede al fresco significa energia che non sprechi. 

Però non basta: l’energia poca è; oltre al fresco serve una suola che la trasmetta tutta, senza disperdere.

E’ una scarpa sportiva quindi insieme alla traspirabilità la trasmissione della potenza diventa un fattore imprescindibile. 

Non basta creare la suola in carbonio: come sempre quando si usano le fibre contano la composizione, l’orientamento e le eventuali nervature di irrigidimento. Tutti fattori che hanno un costo in fase di produzione e quel costo, alla fine, lo paghiamo noi. 

Qui, dove il costo basso è un elemento caratteristico, dobbiamo rinunciare a qualcosa?

No.

La zona tacchetta si presenta spessa e rigida ma soprattutto si rivela efficacissima la rigidità della pianta.

Significa che dal punto di spinta e sino al tallone hai un corpo unico, rigido. Tutto il piede può così esercitare la massima forza sul pedale. 

Fondamentale quando sei in fuorisella e il piede lavora sempre inclinato rispetto alla rotondità assicurata dalla pedalata seduto.

Rotondità della pedalata, l’ho citata, vuol dire è arrivato il suo turno. 

Per assicurarci di eseguirla bene servono tante cose. La prima è ovviamente un assetto in sella preciso, capace di rendere agevole l’azione di spinta come quella di trazione. La seconda è un buon allenamento a questa manovra.

La terza è una scarpa che assicuri massima libertà alla caviglia e non si fletta quando tiri su o si sposti perché non trattiene bene il collo del piede.

Le Van Rysel RoadR 900 rispondono in modo preciso presentandosi pronte all’appello.

Il taglio basso e correttamente incavato alla caviglia ne garantisce perfetta mobilità.

Il sistema di chiusura micrometrico Atop, insieme all’intelligente soluzione della patta asimmetrica e cucita su un lato che ne impedisce spostamenti e/o fastidiosi arricciamenti, mantiene il piede saldo esercitando pressione omogenea su tutto il collo del piede.

La rigidità della scarpa permette di “tirar su” senza alcun cedimento, come detto sopra un corpo unico dalla punta al tallone.

Scarpa sportiva, non deve deludere cercando la prestazione e non delude. Ottimo.

Non delude nemmeno sull’allestimento tecnico e qui il fattore prezzo diventa un parametro importante.

La scelta di usare la doppia chiusura Atop quando in questa fascia di prezzo di solito abbiamo il velcro in punta e una sola regolazione in cima assume maggior valore proprio a fronte della spesa bassa chiesta a noi ciclisti per indossare le Van Rysel RoadR 900.

La pressione, appena detto, è uniforme e questo significa corretta circolazione, cioè piede che lavora al meglio.

Valide la scelta dei quattro occhielli giustamente distanziati e della conformazione della patta.

In chiusura ogni scatto dei pomelli è preciso, assicura trazione al cavetto senza variazioni della sua corsa. Trovare la corretta compressione è semplice come semplice è dare quel grado di rotazione in più quando si tenta lo scatto per la volata finale. Che poi invece di un epico traguardo ci sia da sfilare semplicemente il riferimento che ti sei posto cambia nulla; e poco male ti guardino strano perché esulti dopo aver sverniciato il segnale stradale. Dura la vita del tester…

Il rilascio della tensione non avviene tramite pressione ma sempre ruotando i pomelli; in senso inverso.

Qui, naturale, il cavetto impiega più tempo ad allentarsi, non c’è un molla che gli permetta di aprirsi rapido.

Quando per qualunque necessità preferiamo offrire più spazio al piede bisogna dare qualche scatto in più in apertura e poi precedere con un aggiustamento in chiusura.

Tutto facilmente eseguibile stando in sella, i pomelli sono grandi il giusto e l’anello esterno sagomato offre ottima presa.

Insomma, in definitiva si pedala bene con le Van Rysel RoadR 900.

Però siamo ciclisti per passione, non professionisti in gara: a un certo punto del giro sempre c’è la pausa caffè.

E siccome bar con servizio drive in dove afferri al volo la colazione e continui a pedalare non li hanno ancora inventati (e meno male, sai che tristezza rinunciare alle prese per i fondelli coi compagni di uscita e soprattutto farsi offrire caffè e cornetto messi in palio per chi arriva primo in cima…), l’unica è affrontare impavidi il lustro pavimento del bar.

Sapendo che: a) la tua camminata è imbarazzante, a metà tra il pinguino ubriaco e bambi che prova a stare in piedi sul lago ghiacciato; b) una scivolata terga a terra non solo è dolorosa ma rovinerebbe tutta l’aura faticosamente costruita negli anni; c) dopo tale magra figura ti toccherebbe come minimo offrire la colazione a tutti per sempre, cercando di comprare il loro silenzio; d) sai che comunque è corruzione inutile, rassegnati. 

Ecco allora che contare su una scarpa che non tradisca quando scendi dalla bici diventa fondamentale…

Scherzi a parte, soprattutto con alcune tacchette montate, anche pochi passi rischiano di trasformarsi in impresa ad alto rischio.

Con le Van Rysel RoadR 900 il rischio non è del tutto annullato ma assai ridimensionato si.

A permetterci di affrontare il tragitto sino al bancone del bar col cuore leggero provvedono le due tacchette poste sotto il tallone. Hanno ottimo grip e grazie alla loro altezza compensano bene quella delle tacchette dei pedali.

Inutile il riporto in gomma sotto la punta, impossibile con le tacchette che tocchi il pavimento. Credo quindi che sia da considerare più un rinforzo che un ausilio alla camminata, anche se sul sito ufficiale lo identificano tale.

Ma sia chiaro: pausa caffè, al più i pochi metri per raggiungere la panchina al fresco: mica ci vai a fare le vasche in centro. Sono scarpe sportive, servono a pedalare.

E il loro lavoro lo fanno bene, me lo hanno dimostrato durante il test.

Quindi possiamo chiudere e dedicarci alle conclusioni.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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