Santini Impact e Classe

Come è fatto il calzoncino Impact

Tempo di lettura: 10 minuti

Come è fatto il pantaloncino Impact

Testare abbigliamento mi piace molto, fotografarlo assai meno. E’ impossibile per un modesto scribacchino come me riuscire a proporvi immagini decenti di oggetti così difficili da ritrarre. Io ci ho rinunciato e per questo sfrutto le immagini ufficiali per mostrare i capi di abbigliamento a figura intera, riservandomi i dettagli.

Ecco così il nostro Santini Impact.

Grafica sobria, nessun accenno di colore se non le fasce antracite in basso, design pulito ed essenziale. Si fatica persino a riconoscere la presenza dell’ampio settore in tessuto rinforzato con fibre Dyneema.

E’ vero che questa innovazione è l’elemento che mi ha incuriosito e che rende l’Impact un calzoncino unico nel panorama mondiale; ma è pur vero che qui abbiamo un pantaloncino al top, in ogni soluzione. Ridurre il tutto solo al plus di protezione non gli renderebbe giustizia. Tessuto, fondello, soluzioni tecniche lo collocano ai vertici di categoria e per questo lo conosceremo in ogni altro dettaglio.

Però la protezione antiabrasione è il suo cavallo di battaglia, quindi è da lei che inizierò.

Non è facilissima da fotografare, risalta poco rispetto al tessuto del calzoncino e ho dovuto armeggiare con luci e filtri.

Prende metà coscia, corre dietro la parte bassa della schiena e prosegue sull’altra gamba.

E’ assai morbida al tatto; sarà per i riflessi metallici, per come è colpita dalla luce o mi sarò suggestionato ma rimanda effettivamente una sensazione di robustezza.

Ti giri questo Impact tra le mani e pensi alle protezioni in kevlar, agli scudi, alle moderne divise dei soldati: insomma, subito lo associ al concetto di protezione.

Ok, accettiamo per ipotesi che mi sono lasciato suggestionare: che si fa? Si studia, quindi vediamo cos’è questo tessuto che tanto promette.

Il calzoncino si chiama Impact perché è il materiale antiabrasivo che è stato così denominato dall’azienda che lo propone: l’italiana Sitip che da anni è fornitrice di filati di qualità per Santini Cycling Wear.

Materiali assemblati con l’apporto delle fibre Dyneema sono presenti da tempo sul mercato e hanno trovato via via sempre più applicazioni in svariati ambiti. Dall’industria ai radar, dai cantieri edili e portuali abbigliamento sportivo e per le forze armate: ovunque, in pratica, servano robustezza e flessibilità.

Questo perché offrono una resistenza superiore quindici volte l’acciaio: ma, tornando al nostro mondo, con una piastra d’acciaio sui fianchi non potremmo di certo pedalare o andare in moto (esistono denim da moto filati con queste fibre, tanto per dirne una e perché so che molti di voi usano sia due ruote a pedali che a motore) mentre con questo tessuto pedaliamo sicuri e felici.

Nel caso di Sitip il fornitore è l’olandese DSM, che ci ricorda nella pagina ufficiale come la Dyneema sia la fibra più forte al mondo.

Però attenzione: fin qui ho sempre specificato antiabrasione e non anti impatto, malgrado il nome del tessuto lo richiami esplicitamente. Il fatto è che solitamente per protezione da impatto si intende qualcosa che protegge dall’urto, una sorta di imbottitura se vogliamo semplificare.

Qui la botta invece la percepiamo uguale: quello non che non subiremo (o dovremo subire…) è la conseguente abrasione. Che poi in bici è lei che ci blocca e allunga i tempi di guarigione. Mai provato a indossare un attillato pantaloncino su tutte le crosticine conseguenza della scivolata? Ecco…

E c’è un altro aspetto da non trascurare: le lesioni cutanee sono sempre possibile ricettacolo per infezioni. Non gravi, facilmente curabili ma sufficienti a posticipare ancor più il nostro rientro in sella.

Pericoli scongiurati anche perché la zona protetta è decisamente estesa.

 

Si parte da metà coscia e si supera il fianco. Quindi tutta la parte che viene a contatto con l’asfalto è salvaguardata.

Non solo il tessuto specifico però: anche le cuciture che lo uniscono al resto del pantaloncino sono molto robuste, altrimenti se cedessero subito vanificherebbero l’uso dell’inserto Impact.

Protezione che, come già detto, corre anche sulla parte bassa della schiena.

Ma questo calzoncino vanta anche altre tecnologie di casa Santini.

Partiamo dal basso, dove troviamo il fine coscia a effetto Tattoo (definizione della casa) con taglio laser e interno con trama a nido d’ape in silicone che sostituisce da tempo per i calzoncini Santini, molto bene aggiungo, la classica fascia elasticizzata.

In dettaglio il fitto reticolato antiscivolo.

Il tessuto del calzoncino, quindi al netto delle protezioni e della parte alta della schiena è sempre proposto da Sitip ed è il Thunderbike Power.

Tessuto tecnico prodotto con uno speciale elastomero in grado di garantire nel tempo: ottima bielasticità ed un eccellente modulo elastico; bassa deformabilità e resistenza al pilling.

Oltre a ottima protezione dai raggi UV, caratteristica assai utile visto che parliamo di un capo estivo adatto a un range di temperature dai +18/35 gradi.

E che sia estivo ce lo conferma tutta la parte alta, in tessuto a rete, bretelle comprese. Molto graziosa l’etichetta che rimanda all’anno di nascita della Santini Sms; o, per essere precisi, l’anno in cui l’azienda tessile decide di specializzarsi nell’abbigliamento tecnico da ciclismo.

Ampia carrellata di immagini, meglio delle mie tante chiacchiere.

Di solito quando recensisco un pantalone parto dal fondello, elemento distintivo e spartiacque tra un buon calzoncino e uno così e così.

Stavolta l’ho lasciato alla fine e non perché sia poco importante; ho preferito subito dar voce al tessuto Impact. Ma ora è il suo turno.

Pantaloncino top, fondello di conseguenza: è il C3, al vertice tra i già ottimi fondelli proposti dalla casa.

Garantito per ben 8 ore e, confesso, sulle prime questa notizia mi aveva fatto dubitare sul chiedere il pantaloncino in prova. Perché se tu mi spunti la casella delle 8 ore, io devo pedalare per 8 ore oppure non mi sento tranquillo per la pubblicazione. E credetemi, è proprio tanto tempo…

Come altri fondelli Santini si avvale della costruzione secondo la tecnologia Carving, in pratica è come venisse scolpito, una sorta di bassorilievo. E’ in gel e schiuma, scelta obbligata quando si progettano fondelli da endurance.

Molto esteso, con le cuciture che lo assicurano al calzoncini ben distanti da zone sensibili.

La particolare lavorazione, oltre ovviamente ai materiali, offre freschezza e traspirabilità. Inoltre sia grazie alla corretta sagomatura che all’attento studio di pieni e vuoti nonché l’ottima vestibilità del pantaloncino, non abbiamo fastidiosi spostamenti una volta in sella.

Come fatto per la schiena, preferisco proporvi altra ampia carrellata fotografica, nella speranza le immagini rendano meglio delle mie parole.

Unica variante cromatica disponibile per il calzoncino Impact al momento in cui scrivo è quella appena vista. Grazie al suo tono neutro, senza elementi appariscenti, è facilmente abbinabile a qualunque maglia.

Bene, fin qui il nostro Santini Impact prima di essere indossato; per sapere come ci si trova dovremo andare al paragrafo dedicato al test su strada.

Prima però voglio farvi conoscere maglia e guanti della linea Classe che mi sono stati consegnati insieme al calzoncino.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Michele

    Ciao Fabio Santini è la mia Marca preferita. Trovo che abbia un rapporto qualità prezzo veramente eccellente. Mi fa piacere che il test sul fondello sia stato superato positivamente dopo 8 ore di bici.
    Santini si conferma al top. Assos può continuare a rimanere sullo scaffale 🙂

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