Regolare i forcellini Trek Stranglehold e installare chain keeper

Tempo di lettura: 4 minuti

Breve articolo per mostrare la corretta procedura di regolazione dei forcellini a tecnologia Stranglehold di casa Trek; a cui ho aggiunto anche il montaggio del chain keeper (o dente di cane) perché c’è qualcosa che tocca fare a noi, oltre il semplice avvitare e regolare.

Il telaio in esame è il Trek Checkpoint ALR, versione framekit. Che ha, appunto, i forcellini Stranglehold.

Cioè?

Cioè la possibilità di variarne l’escursione di +/- 15 mm, modificando di fatto la geometria della bici.

Inutile complicazione o furba soluzione? Dipende da come la si guarda.

Anzitutto non l’intera gamma Trek gode di questa tecnologia; e già nella stessa serie Checkpoint abbiamo versioni di bici complete con forcellini tradizionali. Quindi chi ritenesse questo sistema qualcosa di cui può fare a meno troverà come soddisfare le proprie esigenze.

Io invece appartengo all’altra fascia, quella di chi li trova una furba soluzione. E infatti, vi ho già raccontato, la loro presenza (insieme a tanti altri pregi) ha fortemente influito sulla mia scelta di chiedere questo telaio.

I lettori di più vecchia data lo sanno già, magari quelli nuovi si chiederanno il perché dello strano nome di questo ancor più strano blog: difficile da pronunciare, scrivere e pure ricordare, non la scelta più saggia per farsi subito trovare.

Beh, lo dedicai a una bici, che battezzai Elessar. E che poi mi è stata rubata, presto sostituita da una sorella ancor più scintillante.

Sia la prima che la seconda le ho disegnate io, occupandomi in prima persona di stabilire le geometrie. E se con la prima, a vocazione più sportiva, scelsi misure più compatte del carro, con la seconda ho voluto arrivare agli estremi.

Settimane di studi e consultazioni con il mai abbastanza ringraziato Taverna, notissimo telaista a cui sottoponevo per la verifica ogni mia balzana idea, per riuscire a creare un carro inusitatamente lungo. Sia per ottenere quella resa dinamica che cercavo che spazio aggiuntivo per gomme e parafanghi. Operazione non semplice lavorando con le congiunzioni, fosse stata una saldatura semplice sarebbe stato meno ingarbugliato.

Ero a un bivio: mantenermi “classico” come con la prima Elessar o spingermi fin dove potevo? Una scelta precisa, non reversibile, perché una volta saldato è fatta.

Esattamente dal primo giro di pedale non mi sono pentito della scelta, anzi.

Perché attribuisco da sempre grande importanza al triangolo posteriore nel determinare le qualità dinamiche di una bici; e quindi so quanto contano 15 mm, che a qualcuno possono sembrare pochi ma non lo sono, credetemi.

Potevo quindi lasciarmi sfuggire la possibilità di guidare una bici dove a parità di tutto variasse un solo (importante) parametro e poterne sviscerare il comportamento? Ovvio che no, sono curioso, sempre.

Se efficace o meno questa tecnologia Trek Stranglehold lo leggeremo nella prova su strada; come avremmo dovuto leggere questo articolo più in là, a bici montata. 

Invece la sequenza di pubblicazioni che vedranno protagonisti il telaio Checkpoint e la trasmissione Shimano GRX parte così.

Per un paio di motivi. Uno di natura pratica, mi semplifica la successiva stesura degli articoli; l’altro pure ma più personale, organizzativo mio diciamo così.

Trovandomi con gli attrezzi in mano ho scelto di aggiungere qui anche un brevissimo paragrafo sull’installazione del dente di cane. 

Paragrafo dedicato proprio a questo framekit, mentre per i forcellini la procedura che vedremo è adatta a qualunque telaio dotato di tecnologia Stranglehold.

E che, ricordo, significa poter accettare il montaggio single speed: di fatto funzionano come veri e propri tendicatena in questo caso. 

Bene, penso di aver raggiunto e forse superato il vostro limite di sopportazione con le mia chiacchiere, quindi impugniamo gli attrezzi e partiamo con la regolazione dei forcellini.

COMMENTS

  • <cite class="fn">marco barbaglio</cite>

    ieri ho provato a modificare la posizione della ruota posteriore, agendo sui forcellini in modo da portarli tutti all’indietro.
    Condivido la mia esperienza, magari può essere utile a qualcuno 🙂
    Non so se sono io particolarmente “imbranato”, ma sinceramente ho avuto qualche difficolta a ruotare i “bulloni” posteriori con la chiave del 10. Il punto è che non sono normali bulloni, ma hanno solo 2 facce “piane” adatte alla chiave, il resto è tondeggiante. E se la chiave prende nella parte non piana, si rimuove con una certa difficoltà… In particolare sul lato dx , poichè il cavo cambio è d’intralcio.
    Il rsultato, almeno nel mio caso, è che si è rovinata la vernice dei bulloni. Peccato…..
    Francamente, non capisco la scelta di questo tipo di dado. Un normale dado esagonale da ruotare con una chiave a tubo sarebbe stato mooooolto più facile da girare…

    In ogni caso, grazie per la guida dettagliata, è stata molto utile.
    Ho persino comperato il primo flacone di frenafiletti della mia vita 🙂

    ciao, Marco

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao marco, alle volte alcune scelte non hanno ragioni tecniche ma solo estetiche.
      Mi imbatto spesso in dadi fatti così, alla fine mi ci sono abituato e spesso risolvo (dove lo spazio lo permette) con chiavi a cricchetto. Fissi una volta e non sfugge più.
      Comunque la tua è una giusta osservazione e ti dirò, alle volte vorrei capire pure io il perché di certe scelte, tipo gli ingaggi per brugola da 2 sulla vite serbatoio olio freni leve shimano. fatti un giro in rete e vedi quanto facilmente si danneggiano: perché non farlo da 3 visto che spazio c’è?

      Fabio

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