Pro Bike Gear Falcon Gel

La prova su strada

Tempo di lettura: 6 minuti

La prova su strada

Recensire una sella è sempre argomento scivoloso. 

E’ il componente in assoluto più personale che ci sia su una bici. Pochissimi i casi di selle quasi universali, capaci di adattarsi a tutti.

La scelta della doppia misura per questa Pro Bike Gear Falcon Gel sicuramente amplia la possibile platea. 

Ma, si è visto dalla forma nel paragrafo precedente, resta comunque una sella di impostazione sportiva. Con un occhio di riguardo al comfort, senza dubbio. Però un prodotto specialistico.

E sempre accade quando ci troviamo dinanzi alla specializzazione, il livello è alto ma la poliedricità no.

Eppure…

Eppure durante questo test ho dovuto correggere molte delle considerazioni iniziali.

Devo dire che è stata pure la sella a ingannarmi. Mi ci sono trovato abbastanza bene da subito, nessun fastidio evidente, buona libertà, insomma, si andava. 

A mia discolpa il tentativo, vano, di essere online prima possibile con gli articoli sullo Shimano Ultegra e ruote RS770: montato tutto sulla Holdsworth Mystique e via a pedalare.

Non sarò il più rapido a pubblicare: di certo sono il più accurato. E se qualcosa non mi convince non bollo come malfatto e tiro via. Parto sempre dal presupposto di un mio errore, perché, credetemi, nessuna azienda è così stupida da proporre parti mal costruite. Succede, è vero, che qualcosa non risponda alle aspettative ma sono casi rari. Tra le centinaia di test pubblicati, le volte che un prodotto non ha raggiunto la sufficienza si contano sulle dita di una mano.

Quindi ho tolto la sella Discover dalla Mystique e l’ho montata sull’altra zucca, la Raun che in realtà è la London Road riverniciata. Cioè la bici che dal suo arrivo mi segue fedele nei test.

Regolato l’avanzamento ed eliminata ogni variabile perché è bici che conosco perfettamente, ho potuto riprendere il test in maniera decisamente più efficace.

Test che mi ha visto pedalare in differenti condizioni e abbigliamento.

Strada, fuoristrada gravel, città; pantaloncini tecnici con eccellente fondello ma anche di media qualità; abbigliamento casual, urbano diciamo così.

Bici con moderato dislivello sella manubrio, schiena non meno di 45 gradi, e altre con assetto sportivo. In quest’ultimo caso, come avvenuto con altri test, non posso fornirvi il corredo fotografico. La trasferta programmata per le immagini con bici sportive, sia per questa sella che per altri componenti e accessori, e prevista ai primi di marzo, è saltata per le ragioni che tutti conosciamo. Quindi dinanzi all’alternativa tra il non pubblicare o pubblicare riciclando vecchie immagini, ho scelto questa seconda opzione. In fin dei conti, le immagini in esterno, tranne alcuni casi, servono a dare colore al testo e possiamo rinunciarvi. Quando potrò, aggiornerò con foto recenti.

Torniamo alla nostra Pro Bike Gear Falcon gel.

Il primo errore di valutazione che ho potuto subito rimuovere dal mio notes è stata la limitata poliedricità. 

Per nulla, è sella che si adatta perfettamente ai più svariati usi; resta fuori il ciclismo esclusivamente urbano, nel senso che se la città è unica protagonista delle nostre pedalate, meglio scegliere altro.

Vediamo in dettaglio, partendo dalla strada.

In uso sportivo servono massima libertà di movimento per l’interno coscia e facilità nel variare appoggio per assecondare la manovra del momento.

La Falcon Gel non è sella striminzita ma nemmeno una “barca”: la zona mediana è incavata perfettamente per non offrire interferenza nella pedalata; il rivestimento ha ottime proprietà antiscivolo ma senza bloccare in alcun modo i naturali avanzamenti/spostamenti durante le fasi più concitate.

Rallentando il passo o in salita, quando si tende a impegnare maggiormente la coda, la sua buona larghezza offre sostegno. Nemmeno in questo caso si avverte contatto con l’interno coscia ed è un bene visto che di solito si va via agili a cadenza alta e ogni attrito renderebbe fastidiosa la pedalata.

Abbassandosi in presa dietro i comandi si apprezza la punta che vira verso il basso, scaricando buona parte della pressione. Lavora in simbiosi con il lungo canale che percorre tutta la sella: il risultato è l’assenza di formicolii o, peggio, perdita di sensibilità di zone preziose a noi maschietti.

Il grosso foro centrale non è oltremodo largo, e soprattutto non cede ai lati anche dopo diverse ore in sella.

Solo verso la fine dei lunghi, che io da tempo ho standardizzato per i test in sette ore (indipendentemente dal chilometraggio) i bordi si fanno sentire; non in maniera fastidiosa. Senti però che ci sono.

Non posso dire nulla nel lungo periodo, se cioè dopo un anno di utilizzo la sella possa imbarcarsi al centro (come spesso accade con sellini a foro centrale) e diventare quindi scomoda. 

Al momento in cui pubblico, quindi dopo circa tre mesi di pedalate (a causa dei ritardi vari sono andato ben oltre le solite quattro settimane di lavorazione) la sella è identica a quando consegnata. Sono fiducioso per la tenuta alla distanza.

Passando dall’asfalto al gravel restano alcune esigenze, se ne aggiungono altre.

Nel gravel si pedala seduti, poco in piedi; quindi servono anche qui spazio libero e facilità di spostamento. Quest’ultima diventa più importante rispetto alla strada.

Ma c’è una caratteristica che è prioritaria: la capacità di smorzamento.

Su strada asfaltata per quanto il manto bituminoso possa essere rovinato sempre più o meno liscio è.

Nel gravel, fatto per lo più di sentieri e strade bianche, fossi, avvallamenti, pietrisco, radice improvvisa, la quantità di colpi secchi, non particolarmente violenti ma continui, è enorme e ci accompagna per tutto il tempo.

Nei tratti più scabrosi possiamo pedalare a fil di sella, sfiorandola appena e ammortizzando con le gambe.

Ma è una faticaccia, tocca sedersi per conservare le gambe.

E quindi serve sella che non faccia rimpiangere la scelta di sfruttarla.

L’assenza di contatti fastidiosi come non c’era su strada non compare di certo variando lo scenario.

Così come per il grip offerto dalla lavorazione del tessuto sintetico che ricopre la Falcon Gel; anzi, senza sacrificare la fluidità di spostamento c’è in più quel sostegno che spesso è utile. Puoi caricare il peso sul sellino in passaggi difficili, senza scivolare. 

E poi ci sono “le botte” da assorbire.

La Pro Bike Gear Falcon Gel non è una sella morbida al primo contatto. Sostiene, che è meglio.

Non so se attribuire a foro e solco centrale, all’imbottitura, agli inserti in gel o a tutte queste cose insieme ma in ambito gravel mi sono trovato perfettamente a mio agio.

Solo nei tratti pedalati in presa bassa la punta che guarda leggermente verso il basso l’avrei preferita parallela al suolo.

Probabilmente è questione di postura mia in questo caso, tendo ad avanzare spesso se impugno la piega dietro i comandi pedalando in fuoristrada. Lo faccio per tenere scarico il retrotreno, mi diverte sempre tanto farlo derapare in ingresso curva…

Ok, lo so, pratica inefficace il più delle volte; ma io pedalo per gioco, non contro il cronometro 😀

L’unica manovra che mi ha creato difficoltà è stata la discesa dei muri di terra, quei tratti brevi che spesso troviamo nei boschi e che hanno pendenza se non verticale, poco ci manca.

Qui, dove serve arretrare completamente ben oltre la sella, al momento di riprendere l’assetto in piano mi sono “impuntato” alcune volte contro le pinne della parte finale.

Siamo ben oltre il gravel, sono difficoltà che incontro sui single track per Mtb; ma da quando hanno ripulito e aperto questo circuito, che usano anche per le gare regionali, a pochi minuti dal mio campo base per i test, è diventato anche mio circuito di prova.

Forse eccessivo visto che non tratto Mtb; però è divertente andarci con una gravel, alla fine qualche ostacolo lo devi fare bici in spalla senno la spacchi (e pure io…) ma nel complesso è fattibile una volta che sai dove mettere le ruote.

Malgrado quest’ultimo limite rilevato, posso promuovere la Falcon Gel in ambito gravel.

Resta la città, in tanti usano la stessa bici per uscire la domenica e andare al lavoro durante la settimana.

Brevi tragitti si, sono fattibili.

Ma non è sella urban, usandola in abiti civili è troppo rigida.

Smorza bene, questo si; però oltre la mezz’ora pedalando in jeans (specifici per la bici nel taglio ma privi di fondello) compaiono fastidi.

Non nasce come sella urban quindi non annoto nella colonna dei difetti, sarebbe ingiusto.

Rientra tra le caratteristiche d’uso, quindi sappiamo che non è la città il suo terreno d’elezione e tanto ci basta.

Possiamo andare alle conclusioni.

COMMENTS

  • <cite class="fn">Adriano</cite>

    …ed è pure bellilla!

  • <cite class="fn">antonionasca</cite>

    Al solito sei estremamente accurato e fin troppo inclemente con te stesso, ma sempre interessante e piacevole da leggere. In questi momenti di quarantena poi un’ancora i tuoi articoli a scadenze fosse… Grazie. PS: resta una tirata d’orecchi perché non mi hai inviato al corso di meccanica (illo tempore), così mi davi modo di fare sparire qualcosa anche io . Scherzi a parte, sei fin troppo un signore.

  • <cite class="fn">Daniele</cite>

    Buongiorno, ho appena acquistato la sella che hai recensito (in modo dettagliato come sempre), quando arriverà dovrò metterla in bolla giusto? Grazie

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Daniele, si devi regolarla. In bolla e soprattutto lavora sull’arretramento, magari con qualche prova; sempre nel range tuo personale ovviamente.
      Altrimenti perdi gran parte del comfort di marcia.

      Fabio

      • <cite class="fn">Daniele</cite>

        Ok Fabio grazie per l’informazione, per l’arretramento vale sempre la prova del filo a piombo vero?

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Si certo, ma ricorda che hai sempre un certo margine. Non 20mm ma i 5/8 mm si e spesso fanno la differenza in appoggio sulla sella senza sacrificare la pedalata.
          Ma è set up del tutto personale, l’unica è provare.

          Fabio

  • <cite class="fn">Daniele</cite>

    Bene, lo terrò presente, intanto grazie!!

  • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

    Dopo aver pedalato su questa sella per un po’ di tempo mi sento di confermare in pieno la descrizione del test. Dalle (poche) info sul sito sembra una sella molto sportiva e adatta a poco altro, cosa tutt’altro che vera. Come per una sella sportiva si apprezza molto la libertà di movimento, ma il buon sostegno e la mancanza di fastidio dovuta a pressioni inopportune la rendono assai godibile in generale. Saranno da vedere le sensazioni su giri lunghi, fin’ora non ho avuto occasione di andare oltre le 3 ore… ma sono fiducioso 🙂

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Paolo, le 6 ore sono alla sua portata, ovviamente conta anche la bontà del fondello.
      Purtroppo, e me ne sono rammaricato sia a voce che in qualche test, il sito ufficiale non è troppo prodigo di informazioni. Ok, coi test cerco di darvene a più non posso ma mica tutti leggono qui.
      Quando mi spedì vario materiale tra cui la sella il manager comunicazione mi disse “A fabiè, vedi che nel pacco c’è pure ‘na sella comodetta, come piacciono a te”.
      E infatti…
      A metà luglio, tolta la Brooks dalla Trek Checkpoint perché sapevo avrei dovuta lavarla a ogni uscita e volevo rendermi la vita poco più semplice, volevo montare proprio questa. Poi ho scelto la sorella “corta” per aggiungere esperienza a questo tipo di selle, ma devo dire che per l’uso a tutto campo che sto facendo della trekkina, a volte anche in semplici bermuda per andare in paese, avrei fatto meglio a sfruttare la Falcon, comoda sempre.
      Comunque, come detto in altro commento di altro test, alla fine quando trovo qualcosa che aiuta i ciclisti io son contento.
      E ancor più contento quando mi arrivano le vostre conferme, con considerazioni figlie dell’esperienza diretta. E poi tu sei uno che analizza, e già… 😀

      Fabio

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