Pedali Shimano PD-M8000

La prova su strada

Tempo di lettura: 7 minuti

La prova su strada

Nell’indecisione se impostare questo test in solo fuoristrada o inserire anche l’uso prettamente stradale ho risolto con un compromesso: li ho montati su una bici gravel, in questo caso la Trek Checkpoint ALR con trasmissione Shimano GRX.

Mi è sembrata la soluzione migliore, anche perché sapete che non tratto (ancora) la MTB, quindi avrebbe avuto poco senso affidarmi solo a una bici da offroad puro.

Ho scelto di usare due scarpe differenti, pescate dal catalogo Shimano e di cui sono presenti i test su questo blog: le Shimano XC5, più specialistiche ma con un occhio al comfort, e le Shimano MT7, scarpe tuttofare.

Non ho aggiunto, seppure ci avevo pensato, l’uso delle tacchette multidirezionali SM-SH 56; le vedremo, ma con un pedale doppia funzione. Nulla avrebbe aggiunto di significativo a questo test, sto forzandomi di restare sempre sul pezzo 😀

Inizio dall’aggancio, che è immediato e facile.

La struttura del pedale non crea alcun intralcio con suole dalla tacchettatura ardita, il sistema di aggancio si colloca naturalmente nelle sedi delle suole.

La sua altezza non crea alcun problema nemmeno in fase di sgancio, nessuna possibilità che ruotando il tallone verso l’esterno si impatti contro il battistrada delle suole.

Un problema comune a qualunque pedale SPD è la prominenza della “torretta” di aggancio, ma qui subentra la scarpa; anzi, la rigidità della suola per rendere più o meno avvertibile la sua presenza.

Quindi passo quasi oltre, perchè nel caso di pedali SPD la scarpa assume importanza, sempre; molto più di un pedale road. E’ una questione geometrica: la superfice è inferiore a un pedale road, del pedale e quindi della tacchetta. Maggiore la superfice, migliore la trasmissione della potenza, è un fatto.

A seconda della scarpa scelta si potrà avere migliore o peggiore trasmissione, che nel caso di pedali SPD si avverte di più proprio per le esigue dimensioni della tacchetta.

Però un pedale fuoristrada risponde anche ad altre esigenze, e su queste dobbiamo concentrarci.

La facilità di aggancio è una di queste e abbiamo appurato che sia ottima; che si scelga la tensione minima o massima, è sempre agevole l’attacco.

Sono pedali indirizzati a una platea con più esperienza all’uso degli attacchi, quindi la tensione molla portata alla sua massima tenacia rallenta un poco lo sgancio. Assicurando però una tenuta eccellente.

Diventa questione di scelte personali e d’uso il grado di tensione da adottare.

In linea di massima tenendosi lenti si perde poco o nulla in tenuta e si guadagna una velocità di manovra che sempre è utile.

Una ultima notazione sugli agganci.

La necessità di limitare al massimo l’accumulo di fango ha indotto Shimano a disassare lievemente gli attacchi.

La regolazione delle tacchette avverrà di conseguenza; però usando pedali SPD differenti, senza questa variazione chiamiamola così, le tacchette non avranno più corretta regolazione. E’ una cosa davvero minima, non serve avere due scarpe o variare la posizione delle tachette cambiando bici se l’altra ha pedali differenti. 

Lo specifico solo per chi potrebbe avvertire la sensazione di una differente posizione passando da un pedale all’altro.

La base di appoggio è ampia per essere un pedale SPD nudo; inoltre è stata ribassata per garantire maggiore stabilità quando carichiamo il peso per “schiacciare” la bici.

Si ha una piacevole sensazione di controllo, senti la bici; ma anche qui molto dipende dalla calzatura impiegata. Più la suola è stabile più si apprezzano gli M8000.

La trasmissione dell’energia è avvertibile, non è una gabbietta a cui agganciare una scarpa.

Certo, la superfice della tacchetta è quella, ma in uso stradale non si rimpiange troppo un pedale road. Solo se si cerca la massima velocità la differenza c’è.

Ma del resto non sono studiati per questo; o per meglio dire, non sono studiati solo per questo, perché potrebbe stupirvi quanto un buon pedale SPD (con scarpa conseguente) sappia essere soddisfacente su asfalto.

Il loro habitat naturale è però il fuoristrada, che io ho declinato in versione gravel; sorbendomi terreno pesante per infangarli (pure io…) e capire che succede quando provi ad agganciare il lato rimasto esposto.

In fuoristrada la velocità di sgancio, mia teoria e liberi di essere in disaccordo, è fondamentale.

La manovra azzardata, la perdita di aderenza, la scodata, insomma tutte quelle situazioni che richiedono una provvidenziale zampata a terra esigono uno sgancio rapidissimo.

E fa comodo avere buon appoggio in quei passaggi scabrosi dove non c’è velocità di sgancio che tenga, piede libero e pianta a caricare il peso. Operazione non fattibile con suole in nylon rinforzato o carbonio (scivolerebbero) ma tecnica applicabile con scarpe dalla suola in gomma.

Non dimentichiamo che in off road una piega non offre identico controllo del largo manubrio piatto di una Mtb, bisogna inventarsi qualcosa per non finire col naso nell’albero difronte.

In uso prettamente gravel gli M8000 si sono rivelati eccellenti, qualunque delle due scarpe ho usato.

Al solito mi sono concesso qualche divagazione su track da Mtb, affrontati però sempre con bici gravel; e ho annotato ancora una volta la velocità di manovra nell’innesto/disinnesto, la buona trasmissione dell’energia, la possibilità di sentire la bici e infine il buon appoggio offerto dalla struttura di attacco pedalando con la pianta poggiata.

Pratica poco ortodossa, ma credetemi, serve…

Alzandosi sui pedali non c’è stata incertezza nemmeno con la molla alla minima tensione, e questo infonde sicurezza.

Insieme alla ruota anteriore che si sfila mentre scendo veloce, il pedale che scappa quando scatto è uno dei miei ricorrenti incubi notturni. Si lo so, serve farmi vedere da uno bravo.

Capitolo fango, perché sul punto Shimano pone l’attenzione.

Il pedala si impasta, punto. La zona sottostante, quella non impegnata dalla tacchetta, raccoglie quel che può.

L’importante però è che basta innestare la scarpa che subito l’attacco si libera. Quindi la questione va interpretata più che nell’accumulo nella velocità con cui lo smaltisce.

Garantendo così presa sicura.

Un consiglio; tenete sempre puliti e lubrificati i meccanisimi, olio denso e non grasso. I pedali ringrazieranno.

La scorrevolezza dell’asse è quella fluida, precisa, a cui ci ha abituato Shimano. La lieve resistenza a pedali nuovi scompare dopo poche ore di utilizzo, rodaggio minimo.

La finitura è resistente ma inutile farsi illusioni. Tra tacchette in metallo e inevitabili “strusciate” in fuoristrada pensare di mantenerli intonsi a lungo è pura utopia. 

Più importante la resistenza del pedale, della sua struttura. L’asse è robustissimo, e di botte ne prende soprattutto nei salti. Le “conchiglie” che fungono da sedi delle tacchette non le usuri, serve un flessibile per limarle.

L’ingresso di acqua e sabbia all’interno dell’asse è precluso dalle ottime guarnizioni, a garanzia di lunga vita per i cuscinetti.

La manutenzione è assai semplice, non richiede attrezzi specifici ma solo seguire con cura le istruzioni. Che forse pubblicherò pure io. 

Bene, ci siamo assicurati che gli M8000 rispondano alle aspettative, tracciamo un bilancio.

Commenta anche tu!