Pedali Rose Pro Duo Plus

La prova su strada

Tempo di lettura: 6 minuti

La prova su strada

Pedali sul blog ne ho recensiti diversi e ogni volta ho sempre ribadito la loro importanza: un componente troppo spesso sottovalutato o valutato solo per il suo (poco) peso.

Ma il pedale è lì dove esercitiamo la spinta, il nostro punto di contatto tra bici e forza motrice. Deve essere rigido, avere buona superfice e un asse scorrevole. Poi a seconda della destinazione d’uso dovremo guardare anche altri elementi: però questi tre sono imprescindibili.

Parto dall’ultimo: la scorrevolezza è ottima, segno di cuscinetti di buona qualità è del loro corretto montaggio. Appena tirati fuori dalla confezione il movimento è minimo e la cosa non mi è dispiaciuta perché restavano fermi in posizione durante la procedura fotografica, senza ruotare da soli.

Ma attenzione, non significa siano frenati, anzi. Scorrono fluidi, senza incertezze, rallentamenti e senza assolutamente grattare. Hanno solo bisogno del loro rodaggio affinché il grasso si assesti. Una settimana di quotidiano utilizzo e pedalarci diventa un piacere.

La superfice di appoggio è buona, non ampia come i pedali da freeride ma più che sufficiente per scaricare l’energia, anche alzandosi in piedi e pestando forte. E comunque non sono pedali sportivi, a loro si chiede poliedricità e non far scivolare la scarpa se usati dal lato flat.

Lato flat impreziosito dagli elastomeri e finalmente è arrivato il momento di scoprire se servono davvero.

La loro funzione è duplice: assicurare comfort smorzando le vibrazioni e adattarsi alla suola delle differenti scarpe “civili” sfruttando l’intrinseca elasticità.

Sul secondo aspetto posso dire già da subito che effettivamente funzionano; quelli più alti, facile intuirlo, si avvertono molto meglio. Usando scarponcini da trekking, quindi suola con battistrada scolpito e già adatti per loro costruzione ad assorbire gli impatti, si sente poco o nulla. Ottima presa, questa si, un immediato adattamento ma con una suola così spessa e morbida è difficile sentire se gli elastomeri lavorano o meno.

Già cambiando scarpe a favore di altre, con suola meno corposa anche se pur sempre dedicata al ciclismo come le Chrome Truk Pro Bike, una sensazione inizia ad arrivare. Sempre però con gli elastomeri più lunghi.

Mi serviva qualcosa di “scomodo”: i mocassini, quelli da grisaglia per capirci.

Suola in cuoio si, ma rigida, di quelle che ti fanno sentire ogni imperfezione della strada mentre passeggi. Non certo le scarpe più indicate per andare in bici, lo so. Ma per quanta sensibilità possa avere, onestamente per capire questi elastomeri l’unica era ricorrere a scarpe così.

Diversamente da quanto avessi preveduto, la combinazione migliore non l’ho avuta con gli elastomeri lunghi bensì con quelli corti, scaricati quasi completamente. Agendo cioè sulla vite di compressione e liberandoli al limite massimo oltre il quale, con ancora un paio di giri, vanno via.

Con quelli lunghi ho accusato il problema, comune alla suola in cuoio sprovvista di inserto in gomma, di non avere sufficiente presa. Vero che l’elastomero cede un poco e si ha un certo grip sui denti della gabbia, ma durante la risalita del piede, quando pedalando sganciati sei completamente scarico, ho perso più volte la presa. Solo coi mocassini, mai con altre calzature, da trekking, running e le Chrome viste sopra.

Adesso potrei pavoneggiarmi e dirvi quanto sia efficace il lavoro degli elastomeri passando per il collaudatore più sensibile della storia; oppure potrei dirvi onestamente che qualcosa ho avvertito, in termini di maggior comfort, usando scarpe con le quali ho sempre avuto fastidi a pedalare e che con questi Rose Pro Duo Plus non mi hanno fatto soffrire.

Ricavandone un semplice ragionamento: anche se non sono riuscito a decifrare ogni sensazione, il fatto che un miglioramento l’ho avuto pedalando coi mocassini significa che in ogni caso gli elastomeri lavorano. Forniscono il loro apporto a un superiore comfort di marcia e, dopo aver fatto più prove e con diverse scarpe, una volta trovato il giusto set up (che si traduce nella giusta altezza) il pedale si adatta perfettamente alla conformazione della suola. Che non è mai perfettamente piatta.

Quindi si, posso dire con ragionevolezza certezza che non si tratta di una boutade o di uno specchietto per le allodole: sono io che non ho sensibilità tale da potervi indicare con esattezza il loro lavoro anche con suole più morbide e sono dovuto ricorrere a quelle rigide per capirci qualcosa.

C’è da perderci del tempo le prime volte, facendo varie prove. Il mio consiglio è partire dagli elastomeri più corti nella posizione tutto scarico e poi ripetere lo stesso tragitto con la regolazione sul tutto chiuso. Se non si indossano scarpe dalla suola in gomma molto spessa (e non da running ammortizzate…) la differenza si avverte. Una volta chiari i due estremi sarà poi solo questione di stringere un poco l’uno e un poco l’altro e non tutti e quattro uguali per adattarli alle scarpe: a questo punto usando un flat normale la differenza tra questi Rose e altri senza elastomeri si sentirà.

A me è successo durante l’uscita per alcune immagini a corredo di questo e altri articoli, dove ho usato due bici e diverse scarpe, alternando continuamente la London Road equipaggiata coi pedali Rose e la mia Peugeot coi suoi pedali Maillard di serie. Saltellando da una all’altra ripetendo gli stessi passaggi a favore di fotocamera sentivo la differenza: i Rose assai più confortevoli.

Insomma, non saranno la soluzione finale ma una buona idea si. Potendo scegliere tra un doppio uso senza elastomeri e uno con questi cilindretti gommosi, scelgo questi.

Ed ora passiamo all’altro lato.

Agganciare e sganciare è facile e veloce; ma almeno all’inizio, finché tacchette e pedale non si siano interfacciati, meglio usare una tensione bassa. Stringendo di più il precarico, le prime volte c’è quell’attimo di ritardo nello sgancio che, vista la mia visione urbana di questo test, può essere antipatico.

Il pedale si inserisce perfettamente nella svasatura delle zona tacchette e l’assenza di una gabbia esterna più alta come quella, per esempio, degli Shimano 545 che uso da anni, non intralcia la manovra.

La presenza della gabbia offre quel plus nella tenuta che sempre è utile. Quando ci alziamo sui pedali (si, anche in città succede…) o vogliamo caricare di più la pedalata.

Mi avrebbe fatto piacere trovare una linguetta sulla gabbia, quella per dare un colpo e girare il pedale in modo da avere subito il lato scelto. Comunque ci si abitua presto, la parte Spd sporge abbastanza da accorgersi se è quella che volevamo o no e non c’è bisogno di distrarsi abbassando lo sguardo per scegliere come pedalare.

Ho usato questi Rose Pro Duo Plus anche senza la gabbia esterna, nudi diciamo così. Dal lato con aggancio è rimasto tutto uguale; dal lato flat ho potuto contare sulla lavorazione del corpo pedale che coi sui denti mi ha garantito buona presa. Con gli elastomeri più corti ma sempre abbastanza scarichi. Con quelli più lunghi la presa non era ottimale. La merlatura del corpo principale è quel poco più bassa di quella della gabbia da far si che l’elastomero sia troppo alto.

Nessun problema rilevato, sintetizziamo con le conclusioni.

COMMENTS

  • michele

    Ciao Fabio invece io con i pedali doppia funzione mi trovo benissimo.. Ho due bici e su entrambe ho montato questo tipo di pedali. Non è quel secondo che perdo per agganciare che mi cambia la vita… A fronte di questo secondo perso la comodità di pedare con scarpe normali è impareggiabile ..
    Per me che uso la bici anche per andare al lavoro o per pratiche cittadine sono promossi senza remore

    • Elessarbicycle

      Ciao Michele, hai perfettamente ragione; e non è infrequente che li monti su bici che escono dalla microfficina.
      E infatti ho specificato che si tratta di una mia fisima, non di un limite dei pedali.
      Per quanto provi a tenermi asettico e imparziale nei test, è impossibile lasciare completamente fuori il ciclista che, bene o male, sono.
      Almeno nelle preferenze, che però mai inficiano, credo, i risultati dei test; come in questo caso. E lo testimonia proprio il fatto che malgrado non sia un fan dei doppia funzione sono proprio dei doppia funzione che ho deciso di proporvi per aprire la sequenza di test sul ciclismo urbano 😀

      Fabio

  • Luca

    Uso da anni Exustar spd doppia funzione con tacchette flottanti, 5 gradi di libertà angolare, non regolabile e mi trovo molto bene.

    I pedali Rose messi sotto la lente da Fabio, beh, bisogna dirlo, hanno un magnifico aspetto, Rose non delude quasi mai da questo punto di vista; la scelta di inserire elastomeri, tuttavia, merita qualche considerazione.

    Dalle foto sembrerebbe che il profilo degli elastomeri e quello della gabbia ondulata siano piuttosto sfalsati, ciò lascia pensare che gli elastomeri oltre a svolgere una funzione ammortizzante, svolgano anche la funzione di grip, prendendo il posto del profilo ondulato; il grip del profilo ondulato, a lume di naso, direi che mi piace di più.

    La funzione degli elastomeri io l’ho inserita nelle scarpe, con l’intersuola di 1mm Noene.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, Exustar fa parecchie cose buone.
      Profilo elastomeri: dipende da quali usi. Quelli corti sono quasi incassati, sporgono davvero poco e sono bel al di sotto del profilo merlato del pedale, anche aprendoli al massimo. Quelli lunghi sporgono un pelo dal profilo merlato, si comprimono durante l’uso e quindi comunque c’è grip coi denti della gabbia.
      Poi bisogna considerare che come fotografo sono scarsino, la prospettiva potrebbe sfasare.

      Io per questo test ho tolto la soletta Noene dalle scarpe (ne ho un tipo in ognuna ormai…) per non falsare le impressioni; quelle solette sono uan di quelle cose di cui ti dimentichi per accorgerti di quanto siano comode solo dopo averle tolte…

      Fabio

  • Luca

    Le solette Noene le ho messe anche negli scarponi da trekking pesanti, che sono concepiti solo per il fuoristrada, scomodi su superfici dure; quando piove molto, adesso ci giro per la città (regolarmente allagata).

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