Ogni giorno (un) Leone si sveglia…

Tempo di lettura: 3 minuti

…e sa che dovrà correre veloce per non finire in un selfie della Ferragni e Fedez…

Ora chi fosse la Ferragni io non lo sapevo, Fedez l’avevo visto perché in casa c’è chi segue X-Factor. Ma visto che ogni giorno qualunque quotidiano online apro me li ritrovo davanti, alla fine l’ho imparato persino io.

Ok, ora vi state chiedendo dove voglio andare a parare con questo inizio, qui, su un blog di biciclettine.

Ve lo dico subito: parlarvi della tirannia dei like a cui sono sottoposti tutti quelli che per un motivo o per l’altro operano in rete.

Più passa il tempo, più mi accorgo che la qualità del lavoro non sempre paga; anzi a volte è il contrario. Si preferisce chi ti assicura la vagonata di click senza che buttino un occhio nemmeno a cosa si sta parlando piuttosto che chi offre un lavoro accurato. Che per sua stessa natura richiede attenzione anche al lettore e questo viene visto quasi come una attività criminogena.

Ma, scusate, qualcuno pensa davvero che facendo vera informazione si possa battere una Ratajkowski? Le regole del buon giornalismo vorrebbero che a nome citato segua foto di accompagnamento. Sorry, non la metto.

La cercate se volete, comunque è senza dubbio una gran bella figliola, usa a mostrarsi con generosità.

Nulla di cui mi scandalizzo, è il business; come recitano i gangster nei film americani dopo averne mandati al creatore una trentina a botta “…niente di personale, sono solo affari”.

Affari che hanno le loro regole e, mi rendo conto, è anche giusto funzionino così. Parliamo, nel caso della graziosa Ratajkowski, di una modella che fa il suo mestiere. Punto.

Ma nel ciclismo? Nel nostro mondo che anzitutto non è solo maschile ma, da sempre, anche patria dell’altra metà del cielo? Patria e, per chi ne conosce un poco la storia, strumento di emancipazione.

Eppure basta passare qualche minuto a sfogliare un social a caso che ti accorgi come nel nostro mondo a pedali siamo messi male.

Possibile, mi chiedo, che siamo ancora fermi allo stereotipo della ragazza copertina, la bellezza da calendario?

E poi, domando ai geni della comunicazione, quando piazzi in testa a una di queste signorine il tuo casco e lei si scatta il selfie con ripresa dall’alto, maglia rigorosamente aperta il giusto e un bel respiro a pieni polmoni, cosa ottieni?

Migliaia di click, like o come si chiamano in pochi minuti, è vero.

Però poi c’è qualcuno tra i maschietti alla visione che si ricorda la marca del casco? Che abbia almeno visto il casco? Anche perché, fatemelo dire, se hai guardato il casco allora hai qualche problema…

E le cicliste? Sono tante, e pensate possano essere interessate o infastidite da un simile atteggiamento?

Siamo nel 2018 e ancora abbiamo chi gestisce la comunicazione in questo modo? Senza una idea originale? Metti la pupa in copertina, tanto vende sempre? No, non più e sarebbe ora qualcuno glielo dicesse.

Mi sono imbattuto mesi fa anche io in gente così.

Escluso che possa farmi crescere le tette, che potevo rispondere io, semplice blogger che lavora con passione, quando mi sentii dire “no guardi, non rispetta il nostro standard sui social; ha visto la xy, con la sua foto ha fatto 2489 like in un ora”?

“No, scusi, non l’ho vista; cioè l’ho vista ma che avesse un casco in testa non me ne ero accorto…”

Quanto potrà durare questa bolla speculativa dei like sui social vari? Perché la domanda non è se scoppierà ma quando scoppierà.

E quando lo farà saranno lacrime e sangue per tanti. Avete una vaga idea di quanto valga in denaro una foto da milioni di like su Instagram? La pubblicità, palese o occulta che c’è dietro?

Da qualche tempo uso FB e Instagram; il primo lo faccio obtorto collo, ma mi sono accorto che per tanti è più comodo essere aggiornato da lì sulle nuove pubblicazioni. Il secondo lo sfrutto a mo’ di anteprima, un modo per anticipare ciò su cui sto lavorando.

A breve ridimensionerò la mia presenza, chiudendo la pagina FB che porta il nome del blog. Non la apro mai, premo un pulsante da questo blog e una anteprima dell’articolo appare lì: fine della mia interazione con quella pagina.

E forse cancellerò anche il mio profilo FB; certo, la mossa non piacerà alle aziende, quelle che pretendono questo tipo di visibilità.

Ma ho spesso spiegato loro che la velocità e, diciamolo, la superficialità di questo mezzo di condivisione proprio non si sposa con un progetto editoriale che fa dell’approfondimento la propria bandiera.

Insomma, se voglio essere in rete devo abbozzare anche alle sue regole; però non a tutte, questo no. Oppure farmi crescere le tette.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Ciao Fabio,

    condivido in pieno la tua analisi, purtroppo la comunicazione “berciata” (e becera) sembra essere preferita, non preferibile, rispetto a quella che offri con il tuo blog.
    Il discorso che fai riguardo Miss CTRL+C – CTRL V si può fare anche riguardo una ciclista professionista che passa più tempo a farsi foto mezza nuda piuttosto che a pedalare… Giusto oggi ho visto una sua foto in cui, a quanto mi è dato di capire, si pubblicizza un qualche spray per la bici, e già il fatto che non abbia minimamente capito che tipo di spray la dice lunga.
    La chiusura del tuo profilo FB, sia della pagina che personale. mi dispiacerà (mi fa sempre piacere aprire il computer e vedere i tuoi progressi come modello 😀 ma continui a non essere il mio tipo, per la tua serenità), ma come è stato per il forum legato al blog comprendo e supporto la tua scelta.
    Continua a lavorare come hai sempre fatto, alla lunga (a volte parecchio alla lunga) il buon lavoro paga,
    Ciao
    Samuele

    • Elessarbicycle

      Ah, la ciclista me la sono persa; mi sa che invecchio…
      FB; al di là dello scandalo scoppiato in questi giorni, che è la semplice scoperta dell’acqua calda perché lo sanno pure i muri che i dati personali sono il vero valore e autentica merce di scambio, nel giro di un mesetto la pagina Elessarbicycle chiuderà. Con avvisi, per dare modo a chi la sfrutta per sapere quando è online un nuovo articolo di iscriversi al blog se vuole o fare come preferisce.
      La questione profilo è più complessa. Questo blog vive di contenuti e i contenuti riesco a crearli solo se le aziende mi supportano (e sopportano…); aziende che in cambio chiedono un giusto ritorno in termini di visibilità e non posso, a cuor leggero, salutare e addio. E’ una cosa che dovrò valutare con attenzione.
      Si, il buon lavoro ripaga, se trovi dall’altra parte chi ha il tempo di leggerti e non scappa subito a scoprire chi ha cenato cosa.
      Comunque, per quanto il mio sia un sito fuori dai canoni, col tempo si sta facendo conoscere proprio per questa sua particolarità, per la mia volontà di curare ogni articolo. Proprio ieri sono stato a lungo a telefono con il manager comunicazione di Shimano Italia, persona davvero simpatica e squisita. E soprattutto uno che pur avendo alle spalle un tale colosso non sta lì a fare lo snob come altri al suo posto (e pure con aziende assai più piccole) farebbero. Ricevere i complimenti per l’accuratezza e la passione che traspare in ogni articolo da chi conosce questo mondo dall’interno è sempre una bella cosa.
      Non perché i suoi apprezzamenti valgono più dei vostri, anzi. Ma non ho detto dall’interno a caso: è tutto diverso rispetto a quello che vedete voi, c’è tanto che chi legge (giustamente) ignora quando, vi assicuro, è tutt’altro che un universo paradisiaco.
      Ne avrei di aneddoti da raccontare e se non lo faccio non è per timore di ritorsioni di cui poco mi importerebbe. Come dicevo ieri al telefono, il mio lusso è che col blog non ci devo campare, posso fare come voglio, anche chiuderlo domani. Ma non avrebbe senso raccontare episodi o comportamenti che scadrebbero nel pettegolezzo.
      Il mondo a pedali è un mondo come tutti, con persone in gamba e altre no. Tutto qui.

      Fabio

  • Giovanni74

    Fabio, io credo che il lavoro serio e puntuale ripaga sempre e la comunicazione di oggi è molto lontana anche essa dai messaggi che hanno fatto epoca di persone del calibro di Armando Testa o di Oliviero Toscani. Giusto per fare un esempio, chi non ricorda ancora adesso lo spot della Roberta con la Hunziker in sella alla vespa rosa. Una pubblicità non banale che sapeva colpire a tutto tondo. Ecco oggi in molti like o in tante signorine copertina c’è molto di banale, e la diva di oggi domani non se la ricorda più nessuno. Io sò per certo una cosa, che nel momento di scegliere una maglia a maniche lunghe ho letto con piacere l’articolo di Fabio ed ho scelto, oggi vi dico bene, il prodotto della Santini. Se posso fare un parallelismo, e qui Fabio mi direbbe che sono esagerato, le sue recensioni sono al pari del vecchio adagio ” Lo ha detto il TG1″…:-) Per me il suggerimento di chi viene percepito persona seria e lontana da oscuri interessi vale più di un lato B da qualche migliaio di like.

    • Elessarbicycle

      Beh Giovanni, un pochino esageri: comunque facciamo lo diceva il Tg1, sai com’è, di questi tempi non è che sia il massimo della precisione 😀
      Scherzi a parte, ho parlato per me, per mie esperienze. Ma parlo anche per tanti che mi contattano perché vorrebbero dire la loro e si scontrano con questa mentalità.
      Certo, ci sono nel mucchio anche quelli che mi chiedono consiglio per aprire un blog convinti che basta questo e il giorno dopo hanno le aziende a loro disposizione (prima o poi ne scriverò, sui consigli per aprire un blog intendo) ma anche chi ha del potenziale però nessuno che gli dia fiducia.
      Per me che sono della vecchia scuola, di quelli che ancora crede che fare informazione è un dovere che impone rispetto sacrale per chi legge, quindi niente sciocchezze e articoli tirati via, sarebbe bello vedere stesso spirito ovunque. Non è così.

      Fabio

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