Nitto R 15

Come è fatto

Tempo di lettura: 4 minuti

Come è fatto 

E’ un modello particolare questo R 15.

Piccolo, compatto, indicato dalla casa madre per telai con ruote da 26″ e 27″.

E io l’ho montato su un telaio con ruote da 28″; anzi, due perché un altro gira su una bici che ho curato.

Come mai? Gli attacchi posti più in alto su ambedue i telai.

Mi riferisco agli occhielli bassi che non sono in posizione canonica sui forcellini ma più sopra. Come avviene per tante bici da turismo/gravel con freni a disco. Quindi il Nitto R 15 diventa una valida opzione, a volte l’unica che permetta un montaggio decente, quando non abbiamo attacchi in posizione classica.

Vedremo meglio più avanti, per adesso mettiamo in pausa queste considerazioni e dedichiamoci alla conoscenza del nostro portapacchi.

Il disegno è senza tempo, nessuna concessione a linee fini a se stesse.

Non fa gridare al miracolo visto così. E nemmeno si adatta facilmente all’estetica di bici moderne.

Ma se siete amanti delle geometrie tradizionali, di quelle bici dove l’orizzontale è reale e non virtuale e non sapete resistere al fascino dei tubi tondi in acciaio, magari uniti da luccicanti congiunzioni, beh, allora questo Nitto diviene il perfetto complemento. 

Le spondine riservate alle bisacce appaiono più grandi di quanto siano in realtà. Questo perché il piano d’appoggio è compatto.

Nella parte inferiore gli occhielli a cui assicurare le staffe da fissare al telaio.

Una per lato ed l’unico elemento dove la saldatura non è curata come le altre.

Motivazione tecnica, la robustezza ne sarebbe stata compromessa se si fosse deciso di limarle. Però stona, poco da fare.

La dotazione di attacchi è buona: comprende le quattro staffe, il necessario per fissarle al portapacchi con il classico sistema a vite cava e dado e rondella sagomata, così che sia possibile farle scorrere e inclinare a piacimento.

E quattro fascette in acciaio e morbida gomma, così da poter montare questo R 15 anche su telai privi di occhielli.

Vediamo prima le staffe, in doppia misura.

Misurate dal centro occhiello alla fine abbiamo due staffe da 24cm e due da 20cm.

La lavorazione della sede occhiello è svasata; questo permette di scegliere l’orientamento senza che la parte terminale entri in contatto col telaio. 

Si fissano al portapacchi con le viti in dotazione.

Sia le staffe, anche in lunghezze differenti da quelle proposte di serie, che tutta la minuteria di montaggio è sempre disponibile come ricambio. A prezzi non modici, diciamolo. Ma almeno è garantita lunga vita…

Sulle fascette si sarebbe potuto osare di più. Funzionali, in tripla misura per diametri 12, 15 e 20mm ed estremamente tenaci nella presa senza danneggiare il telaio.

Però oggettivamente non sono belle.

Quattro i punti di ancoraggio; due sotto che abbiamo già visto in precedenza e due sopra.

Ed eccolo con tutte le staffe montate.

I fori sono per viti M5.

Il piano d’appoggio è compatto, perché tutto il portapacchi ha misure minimali.

La zona superiore è appena 29×13 cm misurata esterno/esterno. Non è portapacchi da giro del mondo… 

Proprio per questo le spondine appaiono sovradimensionate.

Saldature ben rifinite; pratica la coppia di asole poste al centro. Ganci elastici o di sicurezza per le borse hanno il loro alloggiamento.

Massiccia la piastra reggifaro. Interasse 50mm tra i due fori esterni, lunghezza totale 95mm. Per chi volesse scegliere il faretto senza avere ancora il portapacchi tra le mani.

Esiste anche una versione con archetto, molto graziosa.

Ma bisogna valutare bene, perché chi usa montare borse da sella voluminose (penso alle Carradice) potrebbe trovarsi in difficoltà con poca luce sfruttabile. Soprattutto usando, sempre per Carradice e similari, il loro supporto specifico.

Bene, adesso lo conosciamo abbastanza. E’ già famoso di suo, quindi non ho ecceduto con le immagini.

Adesso montiamolo e andiamoci in giro. Paragrafo unico per test e conclusioni.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

Commenta anche tu!