[News] Chiude il Dolomiti Superbike, alcune considerazioni
Chiude Dolomiti Superbike, la gara di MTB che negli anni è divenuta appuntamento importante per gli amanti delle ruote grasse.
La notizia ufficiale è stata diramata qualche giorno fa ma io non sono un quotidiano e non rincorro la velocità della rete, preferisco documentarmi coi miei tempi.
Per chi preferisce, questo articolo è presente anche in video.
Vi cito le parole di Kurt Ploner, l’organizzatore: “Dopo trent’anni di storia, purtroppo, ci troviamo a dover chiudere i battenti. Dobbiamo ringraziare i biker appassionati per il loro supporto, tuttavia i costi sempre maggiori ci hanno costretto a prendere questa decisione sofferta e difficile”.
Per ragioni organizzative e di sicurezza, la Dolomiti Superbike autolimita il numero massimo dei partecipanti a 3500 iscritti.
Nell’ultima edizione sono stati 2500, 2200 quella precedente, ancor meno nelle edizioni più vecchie.
Quindi non possiamo dire che si è registrato un calo dei partecipanti, anzi, il trend era in crescita.
Poniamo per assurdo che tutti gli iscritti decidano di non profittare delle tariffe più vantaggiose aderendo prima, e che quindi tutti paghino quota piena di 100 euro, per il 2025 siamo a un introito derivante dalle sole iscrizioni di 250.000 euro.
Nella realtà è più basso, ma abbondiamo.
Mettere in piedi una organizzazione complessa e articolata come quella del Dolomiti Superbike, che impegna oltre 1000 persone a vario titolo, tenendosi stretti stretti costa non meno di 300.000 euro.
Quindi è evidente che coi soli costi di iscrizione non copri l’evento.
Servono gli sponsor, che siano privati o istituzionali poco conta, potrei quasi dire “pecunia non olet”, basta che arrivano denari in cassa.
Esclusa la possibilità, paventata dai soliti che straparlano sui social, che tutto sia fatto gratis, organizzare eventi è un lavoro e non comprendo perché non debba essere retribuito, anche accettando questa ipotesi balzana, comunque non ci siamo.
Sempre Ploner ci racconta: “Con questa situazione [il solo ricavato delle iscrizioni n.d.r.] non riusciamo ad andare avanti. Ci saremmo aspettati una mano più corposa dalle Istituzioni, dagli sponsor e dalla Federazione, ma tant’è: non abbiamo raggiunto gli standard adeguati a garantire una manifestazione con i giusti attributi. Sia in fatto di sicurezza, personale addetto e servizi per bikers e spettatori”.
Quindi ecco due problemi: il numero di partecipanti, benché cresciuto, non basta. E, aggiungo, quel limite dei 3500, che credo non sia mai stato raggiunto, mi sembra più il traguardo per entrarci con le spese che un limite dettato dalla sicurezza.
Gli sponsor che non ci credono più o non ci credono abbastanza.
La sponsorizzazione degli eventi rientra nella generica voce di spesa che le aziende definiscono comunicazione e che comprende una miriade di attività. A giorni vi parlerò di altra crisi, quella dei saloni, perché c’è un nesso, anzi, una causa comune, ma oggi limitiamoci a questo evento.
Tutte le aziende di settore hanno tagliato, e in modo pesante, il budget destinato alla comunicazione, non quest’anno ma già da diversi anni.
C’è chi ha scelto tagli lineari e chi ha selezionato pochi obiettivi su cui investire; investire comunque meno rispetto agli anni precedenti ma più di quanto avrebbe fatto preferendo i tagli lineari.
Giusto o sbagliato che sia, evidentemente chi prima appoggiava con X denari la manifestazione o ha scelto di non farlo più o ha scelto di farlo con un budget inferiore, inadatto secondo l’organizzazione.
Sempre citando Ploner: “Con rammarico e delusione dobbiamo alzare bandiera bianca. Nel 2026, la Dolomiti Superbike non si farà. Il futuro? Chi può dirlo. Abbiamo in mente una sorta di “social ride” per tenere vivo lo spirito della DSB, ma non c’è ancora niente di certo. In ogni caso, non ci precludiamo nessuna possibilità: chiediamo soltanto un maggiore supporto”.
Ecco, quest’ultima dichiarazione mi porta a ulteriori riflessioni.
La prima, che si ricollega a quanto appena detto, è la mancanza di supporto. Non solo delle aziende private, che in quanto tali hanno la loro ragion d’essere nel creare profitto, non sono Onlus; ma anche degli enti locali, quelli che invece non devono guardare al profitto immediato ma investire nella promozione del territorio e delle sue peculiarità.
Certo, non che le Dolomiti ne abbiano assai bisogno, ma resta il fatto che un evento come il Dolomiti Superbike attrae moltissime persone e non appoggiarla a dovere mi sembra una occasione persa.
La seconda è il richiamo al social ride, una formula che incontra il favore di centinaia di migliaia di ciclisti, come dimostra l’incredibile successo del Gravel Rebound, oltre 400.000 partecipanti in tutto il mondo all’ultima edizione.
Si lo so, è una cosa diversa, lì ognuno si sceglie il percorso, quello del Dolomiti Superbike no.
Eppure le tracce ci sono e quindi mi chiedo: tenere una sorta di Dolomiti Superbike h 24, sette giorni su sette, undici mesi l’anno e nel dodicesimo tirare le somme?
Creando però una infrastruttura agile capace di offrire assistenza, informazioni, magari una sorta di timbro come si fa coi divide?
Ma al di là di queste mie speculazioni che lasciano il tempo che trovano, la chiusura di un evento come il Dolomiti Superbike riesce a far felici solo i soliti frustrati che si sfogano contro il prezzo alto delle bici; perché si, sui social ho letto pure questo.
Rattrista invece chiunque ami il nostro mondo a pedali perché si, è vero che io tratto pochissimo il gravity, essenzialmente per ragioni logistiche e di costi da sostenere per creare test approfonditi come i miei, ma non significa che non ne segua le vicende.
Forse c’è stanchezza, forse la MTB non tira più come prima, forse il gravel ha sostituito l’off road leggero perché tanti che usano o usavano la MTB hanno capito che possono fare meglio quello che abitualmente fanno o facevano proprio con una gravel, forse la formula della semplice gara, senza quel contorno di socialità che sta facendo le fortune ancora nel gravel, è stantia, io francamente non lo so.
So che spiace vedere finire così, quasi in silenzio, un evento importante come il Dolomiti Superbike; come spiace, a me spiace, quando mi arrivano i comunicati di chiusure varie di aziende, licenziamenti, tagli di spesa.
Il mercato è in crisi, lo è da tempo, le sue cause le annunciai quando ancora andava tutto a gonfie vele, così come avvisai di cosa sarebbe successo dopo e no, il prezzo delle bici proprio non c’entra.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Ciao
Ho pedalato la DSB per 15 edizioni consecutive; quando fare 120 km con 3500 mt di dsl sembrava un’impresa epica, l’ultima circa 10 anni fa.
Non l’ho mai considerata una manifestazione sportima ma LA MANIFESTAZIONE SPORTIVA. Conosco anche Kurt e altri e so dell’impegno che hanno sempre profuso.
Al tempo c’erano anche altri circuiti di MTB ma la DSB era regina per tutto; dall’ambientazione all’organizzazione. Qualcosa di simile l’ho pedalato solo in Germania alla Ultra Marathon della Foresta Nera, ma ripeto era qualcosa di simile.
Avevo già letto la notizia tempo fa ma in una logica in cui Kurt ipotizzava ma non ancora era stato deciso nulla.
Mi piange il cuore.
La manifestazione coinvolgeva un territorio molto grande ma secondo me l’indotto era limitato alle strutture ricettive attorno a Villabassa e Dobbiaco pertanto un aiuto anche da questo settore lo vedo molto difficile.
Dieci anni fa si affacciava già il gravel e secondo me, almeno per quella che è la mia esperinza di pedalatore, si è aperto e scoperto tutto un altro mondo e lentamente l’utenza è migrata verso questo settore decretando una lenta morte per GF su strada e gare di MTB.
Bici da strada e MTB se ne vendono sempre meno.
Si è scoperto che si possono organizzare anche le social ride spendendo quasi niente, pedalando comunque per centinaia di km in solitaria o compagnia e scoprire e vedere territori nuovi.
Non a caso manifestazioni come il Tuscany (da MTB lentamente diventato gravel), non certo economiche per iscrizione e partecipazione, raccolgono migliaia di partecipanti con chiusura anticipata delle iscrizioni.
Porto la testimonianza diretta della MiAMi Gravel, una social ride che organizziamo e ormai quest’anno ha raggiunto la 12ma edizione: quest’anno ha superato ancora una volta i 2000 partenti.
Quattro tracce da 40, 70, 150 e 360 km per scoprire il territorio in cui spesso si abita ma di cui si conosce poco. Non si paga niente per iscriversi, si paga quello che si consuma alla festa che c’è all’arrivo, i gadget omaggiati sono quelli che qualche marchio offre.
Iniziative e modalità di partenza pensate per rendere l’evento quanto più sostenibile. Perchè anche far muovere migliaia di macchine per partecipare ad un evento ciclistico è una cosa un pò assurda.
Sia chiaro, niente di paragonabile alla MAGNIFICA DSB, ma forse è quello che la gente vuole e di cui ha bisogno.