Mille parole

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Mille parole: tante o poche?

Nessuna delle due ipotesi, ho sempre detto che se non pronunciate a casaccio, tutte le parole sono importanti.

Io ne uso molte nei miei articoli, troppe secondo alcuni.

Non troppe in assoluto, in realtà molte servono a rendere più fluida e leggera la lettura; del resto mica è facile tenervi davanti a un monitor, lontani dalle infinite distrazioni della rete.

E poi credo che tecnica e test non debbano ridursi ad arido resoconto. Un poco di familiarità nei toni fa piacere.

Però se qualcuno mi dice qualcosa, io ascolto.

Ascolto sempre, tutti. 

Poi faccio di testa mia perché ci tengo a sapere chi è il mandante delle boiate che faccio.

E tanti colleghi ed ex colleghi mi hanno ripetuto che la rete vuole brevità.

Ok, su questo già mi sono espresso e sapete che l’assioma per cui internet vuole articoli didascalici non mi convince. 

Credo che pure qui, in questo affollato mondo virtuale, ci sia uno spazio per l’approfondimento di qualità.

Uno spazio piccolo, fuori dai canali tradizionali, dalle caotiche strade di grande comunicazione.

Un angolo quieto dove rilassarci; come quelli che nel mondo reale pedaliamo tanto per trovare.

Ma io fermo non so stare; se intravedo una possibilità di migliorare ci provo, ogni giorno.

Mai stato convinto che le cose siano immutabili o giuste così o immutabili perché giuste.

La vita è evoluzione continua, è cambiamento costante e chi resta arroccato senza guardarsi intorno non ha futuro.

E torno così alle mie mille parole: cioè quelle che mediamente non leggerete più nei test.

Ho deciso di ridurre, di seguire i consigli che mi hanno dato per anni.

Non perché vedo il traffico del blog diminuire, anzi è il contrario. Esclusa una fisiologica flessione invernale, basta un raggio di sole che torna la voglia di bici e in tanti quella di informarsi.

Eliminare 1000 parole per me è molto; non è questione numerica ma di ritmo.

Dopo oltre 30 anni a scribacchiare, tanti comportamenti sono diventati parte del mio modo di scrivere; del mio stile se posso dirlo senza apparire presuntuoso.

In quelle 1000 parole che ho deciso di tagliare potrebbe finirci di tutto.

Potrebbero perdersi il ritmo, l’armonia, l’estetica, la cadenza. Tutto quello che voi non vedete ma che è lì e serve a rendervi scorrevole persino un test di un paio di scarpe.

Del resto in tanti mi contattate per proporvi con un vostro articolo ma pochissimi arrivano alla meta.

Quasi tutti abbandonano perché solo quando sei tu e il foglio bianco comprendi la difficoltà di riempirlo. 

Perché eliminare allora queste 1000 parole? E perché proprio 1000?

Rispondo subito alla seconda: non è una soglia rigida e corrisponde circa a un quinto della durata complessiva della maggioranza dei test, che si attestano sulle 5000 parole. Ovvio che se me ne servono di più per quell’argomento, le uso. E se ci riesco, a volte ne uso meno.

Proverò a eliminarle per capire se riesco a mantenere fluidità e leggerezza di lettura chiedendovi meno tempo da dedicarmi.

Significherà più lavoro per me, più tempo da impiegare nello scrivere perché la difficoltà è usare meno parole, non il contrario.

Trovare il ritmo tra pieni e vuoti, le pause al momento giusto abbandonando abitudini consolidate potrebbe rivelarsi una pessima idea.

Io ci provo, al peggio cancello. Tanto voi conoscete solo quello che pubblico, non quello che cestino 😀

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Luca

    Ciao, non sono convinto….a Mozart qualcuno disse che usava troppe note e sappiamo che servivano tutte…per me banale fruitore del blog il tuo stile (quindi anche la presunta lunghezza) è inimitabile. Tante sane e fruttuose pedalate.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, non sono convinto nemmeno io.
      Però ci sono due ma.
      Ma quando in tanti ti dicono una cosa, farsi venire il dubbio che potrebbero aver ragione è salutare.
      Ma se poi dopo aver scritto, rileggo e il risultato non mi piace, cancello e tiro dritto per la mia strada.

      Buone pedalate anche a te

      Fabio

  • Edoardo

    Fabio, io ti seguo da tanto tempo con piacere ma devo ammettere che a volte salto pezzi dei tuoi articoli per arrivare più rapidamente al dunque.
    Non me ne volere, ma pure se molto ben scritti i tuoi articoli sono effettivamente un po’ lunghetti. Letterariamente sono ottimi, se uno ha tempo è un gran piacere leggerli con calma ma se tutto questo tempo non lo si ha allora diventano poco pratici.
    Ciao e grazie.
    Edo
    Per scherzare: conoscendoti anche come “fabiolora” pensavo che questo fosse il nomignolo affibbiatoti dal tuo professore di italiano che aveva bisogno di un ora per leggere un tuo tema; poi comunque ti dava sempre 9.

    • Elessarbicycle

      Ciao Edoardo, prendi un numero di ciclisti superiore e uno e avrai tante opinioni diverse quanti sono i ciclisti…
      Scherzi a parte, comprendo la necessità della praticità e per questo introdussi lo scorso anno la divisione in paragrafi.
      Non sono d’accordo sul fattore tempo.
      Perché ho sempre immaginato (e cercato di costruire) questo luogo come un posto confortevole, dove stapparsi una birretta e godersi la lettura, senza fretta e lontano dalle guerre da forum. E poi un libro (raramente) lo leggo in una serata e se si è fatta ora di dormire non salto all’ultima pagina per vedere come va a finire 😀
      Il punto non è la lunghezza da sola, ma se tante parole scorrono piacevoli o annoiano. Ecco, se mi dovessi accorgere che annoio, fossero 10 o 10000 parole, smetterei.
      Per quanto voglia provare a modificare il mio modo di scrivere riducendo la lunghezza, comunque resterò fuori media internet, questo è sicuro.
      Poi vedremo, ancora non ho una bozza di test e quindi ignoro pure se riuscirò a mantenere i propositi.

      Fabiolora ha radici lontane, quando Luca Cadalora vinceva il suo primo mondiale. Si, sono, ero motociclista appassionato e praticante finché la salute mi ha bloccato.
      E al liceo raramente superavo il sette agli scritti. Però era anche un liceo dove l’otto non esisteva, altrimenti ci montavamo la testa, dicevano…

      Fabio

  • Damiano

    Concordo con Edoardo, anche io a volte salto dei pezzi. Ma di solito sempre nella pagina iniziale, quella di presentazione e di introduzione, che talvolta a me sembra, ad una lettura che vuole essere magari troppo veloce, un po’ ridondante. Per il resto apprezzo moltissimo la dettagliata analisi di tutti i pro ed i contro, o le minute descrizioni dei passaggi nella parte dell’officina! Lì ci vuole altrochè la capacità di scrivere a lungo ed in dettaglio!
    Ma in generale verficarsi e costantemente verificare l’efficacia del proprio scrivere (ed operare) è la chiave del successo 😉 Bravo!

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, l’introduzione è paragrafo particolare, obbligatorio.
      Lo dico perché mi piace sappiate anche i dietro le quinte.
      Quando decisi per la divisione in paragrafi ritenni il sistema migliore quello di installare un software specifico che se ne occupasse.
      Che ha tanti pregi perché mi semplifica il lavoro (dividere a mano, link ai paragrafi numerazione pagine ecc, fa tutto lui e io guadagno tempo) ma ha di default questo primo paragrafo e il suo titolo, che non posso eliminare.
      Facendo di necessità virtù lo uso per rompere il ghiaccio, a volte inserire note storiche sulle aziende ma consapevole della sua non indispensabilità mai gli riservo contenuti che è assolutamente necessario conoscere per comprendere poi i successivi paragrafi.
      So che tu e molti spesso lo saltate o gli date una scorsa veloce e a me va bene così proprio perché io per primo “vi investo” poco.
      Nei test il paragrafo fondamentale è la prova su strada, seguito in ordine di importanza dalle conclusioni e poi dal come è fatto. L’ordine di impaginazione è ovviamente diverso, mica posso pubblicare prima la prova e poi come è fatto.
      Gli articoli Officina sono discorso a parte ma ne scrivo rispondendo a Giovanni per non ripetermi.

      Fabio

  • Giovanni74

    Ciao Fabio, leggere i tuoi articoli è una di quelle cose che ti migliora la giornata e ci permette di staccare dal tram tram quotidiano. Io credo, pensiero personale, che il nocciolo non sta nella lunghezza dell’articolo quanto nel rapporto fra argomento trattato e lunghezza, vado a spiegarmi. Se devo fare un lavoro sulla bicicletta e corro nella sezione officina, ho bisogno di seguire una descrizione si attenta ma anche snella, magari schematica o accompagnata da supporto video o fotografico, perchè se sono riuscito a ritagliare 30 minuti agli impegni lavorativi e familiari ho bisogno di massimizzare l’uso del tempo. Se invece voglio leggere un test, ed in questo caso molto provabilmente mi sono messo bello comodo per rilassarmi, allora mi piace che sia particolarmente accurato, che tratti tutto nei minimi dettagli senza tralasciare nulla. Non è facile spiegare le cose e mettere la gente,sopratutto il neofita, nelle condizioni di fare un’operazione corretta e credo che questa spesso sia la ragione della lunghezza di alcuni articoli.
    Un abbraccio. Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, mi basta sapere che vi ho donato qualche minuto piacevole, non ambisco a tanto 😀
      Per gli articoli Officina hai colto nel segno e da tempo anche io vi sto dicendo che voglio revisionare i vecchi e impostare diversamente i nuovi.
      Calendario alla mano se riesco a partire col primo test pubblicato la prossima settimana e mantengo cadenza settimanale, ne ho fino a luglio sicuro.
      Poi dovrei iniziare col doppio binario test/officina in occasione del montaggio del gruppo Ultegra 8070 Di2, quindi se finora ho solo detto avrei revisionato i vecchi articoli e non l’ho fatto è per cronica mancanza di tempo.
      Però qualcosa già si intuisce nell’ultimo articolo in ordine di tempo, quello dedicato al taglio delle guaine idrauliche.
      Nessun fronzolo, descrizione accurata, immagini decenti in ottica di un articolo tecnico, è mancato solo il video che avevo prodotto ma la cui qualità non mi aveva soddisfatto. E poiché lì lavoravo su materiale non mio, dovevo anzitutto preoccuparmi della bici.
      In quel’articolo serve più tempo a leggere che a fare il lavoro, è vero.
      Ma credo sia meglio sacrificare qualche minuto prima di un lavoro che ore dopo, quando hai fatto un danno.

      Fabio

  • Luigi

    torno periodicamente su questo blog e tante volte rileggo per intero i post, che riproducono i tuoi ragionamenti e le tue riflessioni prima di arrivare alle conclusioni e che io percepisco quasi come i miei ragionamenti e riflessioni, consentendomi di beneficiare al meglio della Tua esperienza.
    Ecco: meno parole se dovessero portare ad una esposizione asettica, potrebbero non trasferire l’esperienza, che è l’elemento che rende unico questo blog.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luigi, se segui il blog da tempo ricorderai che spesso ho parlato della differenza tra lettori e visitatori.
      E quindi sai che questo strano diario è dedicato ai primi e tu ne hai colto perfettamente lo spirito.
      Non sarà maggioranza ma resto convinto che uno spazio dedicato a chi non guarda una figura e via abbia la sua ragione di esistere e troverà sempre chi lo apprezza.
      Detto questo, mai resto immobile sulle mie posizioni. Qualunque cosa mi permetta di rendere più piacevole il tempo trascorso qui, io lo tento.
      L’ho sempre fatto, sperimentando e condividendo con voi idee e propositi.
      Alcuni all’atto pratico si sono rivelati buoni e ho proseguito, altri no e li ho subito abbandonati.
      Sono al lavoro su alcune bozze, le lascerò sedimentare e poi vedrò rileggendole se scorrono come voglio io o no. La recensione pubblicata ieri, i parafanghi sks speedrocker, non fa testo perché dato l’oggetto non hai tanti elementi da valutare e quindi viene più breve per forza.
      Il banco di prova saranno i test più impegnativi, ruote, gomme caschi; lì c’è tanto da lavorare e poi da trasferire sul foglio bianco,senza perdersi in chiacchiere inutili ma senza nemmeno rinunciare a spiegare il perché di certe valutazioni. Che è un poco la mia firma, non mi interessa dirvi “è così” ma raccontarvi “è così perchè”, in modo che poi ognuno possa fare le sue valutazioni in autonomia, non con un giudizio calato dall’alto.
      Vedremo.

      Fabio

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