Met Crossover

Come è fatto

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Come è fatto

La visiera trae in inganno a uno sguardo veloce, fa riandare subito alla mente i caschi da Mtb.

Ruolo che il Crossover può tranquillamente interpretare: però non è l’unico e un esame più attento rivela forme e dimensioni tipicamente stradali. Sia il taglio sopra le orecchie che, soprattutto, quello della zona frontale: alto per non ostruire la visibilità guidando in posizione raccolta.     

La consueta panoramica sia a visiera montata che nudo ci permette di apprezzarne la forma.

 

 

E adesso senza visiera

Ampia sequenza fotografica, trasformiamo in parole ciò che abbiamo visto. 

Spiccano subito le tante prese d’aria, con quelle frontali dotate di retina anti insetti; l’estensione della visiera, giusta per proteggere dai raggi del sole ma non così lunga da pregiudicare la visibilità; la luce e led integrata nel pomello di regolazione e sormontata da un piccolo adesivo riflettente; il taglio da casco sportivo; la bella linea del posteriore con le grosse bocche di uscita; la piacevole integrazione delle piastrine su cui inserire la visiera; il cinturino con il classico sistema Met dei divider a clip.

C’è ancora altro, servono immagini ravvicinate per i dettagli. E siccome so che più delle mie (troppe) parole preferite le foto, eccone altre.

Il sistema di aerazione è assai ampio, con prese anche nella parte superiore e che nelle immagini precedenti non erano visibili.

La visiera funge da ulteriore convogliatore.

Si innesta a pressione nelle sedi che fanno anche da asole per il cinturino. 

 

I lunghi pin entrano con facilità e la mantengono stabile in posizione.

La vista laterale spiega meglio quello che ho detto in apertura, parlando di un casco che rimanda la sensazione di essere più costoso di quanto sia in realtà.

L’Eps a vista, ossia il polistirene sinterizzato che costituisce la parte vitale di un casco, è minimo.

Qualcosa, una sottile linea, percorre la parte bassa della calotta stampata.

Ma per renderla evidente sono stato costretto a ruotare il casco.

Sappiamo che i ciclisti poco gradiscono l’Eps a vista; e io sono uno di quelli. Non tutti i ciclisti sanno però che il costo produttivo sale all’aumentare del suo coprirlo. Se è lecito aspettarsi una calotta “pulita” su un top di gamma dal prezzo conseguente, con il Crossover che è invece venduto a prezzi concorrenziali è un punto a suo favore.

Il dettaglio della vista frontale mostra due caratteristiche.

L’ampia sezione dedicata al flusso di ingresso, persino troppo se esci col fresco e hai fronte socratica…

La protezione dagli insetti e corpi estranei offerta dalla retina.

Che sarà pure secondo alcuni poco adatta ai caschi più sportivi (che infatti ne sono privi) ma io non ho mai creduto che una vespa stia lì a valutare se il casco è racing o turistico prima di infilarsi nell’ampia bocca di ventilazione… 

Sulla parte superiore fanno mostra di sé le tre losanghe di ulteriore immissione per l’aria fresca.

Spostandoci sul fianco abbiamo a vista sia le altre prese di immissione che l’inizio del “circuito di uscita”, chiamiamolo così.

L’estrazione è affidata a sei bocche, con quella centrale sdoppiata che grazie alle grafiche che ne sottolineano la forma appare un unico pezzo, molto aggressiva e piacevole da vedere.

Prima di passare all’interno mi soffermo ancora poco sulla zona posteriore.

Tra le varie colorazioni disponibili (che vedremo alla fine di questo paragrafo) ho richiesto questa che forse non è la più bella ma che ha l’innegabile vantaggio di avere la grossa banda gialla molto ben visibile. E in bici, lo sappiamo, essere visti è fattore fondamentale per la sicurezza.

Lo ritengo così importante che oltre ad avere la fissa degli elementi riflettenti, inizio a inserire tra la colonna dei difetti l’assenza di luci integrate o removibili sui caschi. La responsabilità è proprio di Met Helmet, che mi abituato a trovare sempre una luce, anche su caschi che si pongono nella fascia inferiore di prezzo.

Così il Crossover non fa eccezione. Una piccola luce a tre led rossi, molto visibili, è parte integrante del pomello di regolazione. O è più corretto dire che il pomello di regolazione è in realtà una luce a led? Boh, fate voi.

Non solo la luce ma anche un piccolo trapezio riflettente; mettendo insieme la fascia gialla di questa versione con l’adesivo e la luce, posso dire che siamo a prova di guida notturna.

La luce posteriore ha doppia funzione, fissa o intermittente. E’ alimentata da una classica batteria a bottone facilmente sostituibile.

Adesso capovolgiamo il casco e osserviamone l’interno.

Imbottitura minimale ma spessa, morbida e di buona qualità. Removibile e lavabile, ovviamente.

Piacevole al contatto, soprattutto la fascia frontale; gradita da chi ha sempre fronte socratica 😀

Adesso i sistemi di calzata.

Parto dalla nuca, provvisto del sistema che in casa Met è classificato E-mid.

Ha confortevole imbottitura ed è regolabile in larghezza ma non in lunghezza; non ha cioè la fascia longitudinale presente su altri sistemi Met e va bene così visto il prezzo di acquisto.

Il cinturino sottogola ha chiusura tradizionale, con fibbia maschio/femmina.

L’eccesso ha il suo comodo anello elastico di tenuta e non manca quello per regolare la tensione al volo.

Ha i classici divider a clip presenti credo su tutti i modelli dell’azienda. 

Memore del primo test di un casco Met un paio di anni fa, quando uno di voi lamentò la rottura della clip, anche questa volta (e come per tutte quelle precedenti) ho passato una bella quantità di tempo ad aprire e chiudere il divider: 500 volte, che mi sembra assai più di quanto un ciclista si troverebbe a compiere durante la vita utile del casco. Integri, quindi va tutto bene.

Otto colori disponibili; come vedete forse non ho scelto per questo test la versione più accattivante, fosse per mio uso avrei scelto probabilmente il nero. Ma quando si tratta di test devo dare priorità alla visibilità in foto e questo modello a tre colori mi ha permesso di mostrare meglio le forme. Ecco gli altri colori compreso quello visto fino ad ora.

Bene, non c’è altro da mostrare, quindi casco in testa e via a pedalare.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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