L’ovvio flop della manifestazione romana contro la mobilità sostenibile
Per la giornata di ieri, 16 novembre, il partito dell’attuale premier aveva organizzato una sagace manifestazione contro la mobilità sostenibile.
Che fosse pura propaganda ve l’ho raccontato in questo articolo.
Che sarebbe stato un flop era talmente ovvio che non l’avevo nemmeno accennato.
E infatti è arrivata la conferma.
Circa 300 partecipanti secondo gli organizzatori, un centinaio secondo la Questura ma il flop non è per la bassa partecipazione, che pure effettivamente è magra figura.
Il flop è malgrado la bassa partecipazione.
Già, perché il corteo che sarebbe dovuto partire strombazzando è rimasto fermo sul piazzale di partenza.
Malgrado fossero quattro gatti, e non me ne vogliano i felini se li accosto a tali figuri, son rimasti lì perché, udite udite, gli organizzatori hanno affermato: “se partiamo paralizziamo la città”.
Ma daaveero?
Cioè, un centinaio di auto possono paralizzare l’Urbe e tu manifesti proprio contro tutto quello che serve a snellire il traffico?
Ma vedete, il punto non è che questi hanno organizzato ‘stà buffonata: il problema è che hanno persino trovato chi gli da corda.
Comunque, vista l'(in)esperienza organizzativa, posso suggerire alcune manifestazioni alternative.
Un qualunque lunedì mattina, dalle 7 alle 9 blocco delle stazioni della metropolitana per protestare contro l’inefficienza della stessa.
Un qualunque venerdì, dalle 17 alle 19 occupazione dei binari della stazione Termini per protestare contro i ritardi dei treni.
A scelta in qualunque giorno della settimana e in fasce orarie flessibili, occupazione delle stazioni di servizio per protestare contro la fila eccessiva nel fare rifornimento.
La domenica dalle 8 alle 10 blocco dei furgoncini coi maritozzi per protestare che arrivano sempre tardi e freddi.
Ogni venerdì dalle 17 alle 19 occupazione di tutti i tavolini dei bar e baretti zona Ponte Milvio per protestare contro l’impossibilità di trovare un posto libero per l’aperitivo.
Ogni volta che si fa la spesa al supermercato acquistare un solo prodotto alla volta, uscire, rientrare, acquistare il secondo prodotto, pagare, uscire, rientrare, acquistare il terzo prodotto e così via per protestare contro la troppa attesa alle casse del supermercato.
Per farsi le ossa a manifestare, direi che va bene, poi in futuro valuteremo i progressi.
Ora però alcune riflessioni che si ricollegano al mio precedente intervento.
La prima è che lì ho inteso smascherare, spiegandola, la grande truffa della propaganda. Ma al solito non tutti l’hanno compreso. Il punto non era se le ciclabili di Roma fossero o no decenti, io credo non lo siano e infatti lo scorso inverno ho pubblicamente lodato i ciclisti romani per il loro coraggio nello spostarsi in bici, ma che dietro il propagandistico buon senso si cela l’odio, e quindi la volontà di abolizione, per ogni ciclabile e politica di mobilità sostenibile e sicura. Si trincerano dietro il buon senso solo per mascherare l’odio contro tutto ciò che ai loro occhi è green e, quindi, roba da compagni come dicono loro.
Questo significa che anche qui il punto non è la capacità dei provvedimenti della giunta capitolina di risolvere il problema traffico, possono essere giusti o malpensati ma non è di questo che parlo. Quindi evitiamo commenti nel merito dei provvedimenti stessi, che non sono oggetto odierno.
La seconda è che anche stavolta, davanti al fiasco totale della manifestazione, hanno tirato in ballo il buon senso. Però se davvero ne avessero, non avrebbero fatto questa tapina figura.
La terza è che al di là del folklore, questa manifestazione, fallita ma comunque organizzata, è uno stress test. Deciso per registrare le reazioni dell’opinione pubblica, capire fin dove ci si può spingere, valutare quanto le persone siano disposte a seguirli se non su strada almeno nelle urne, abbattere e ribaltare una visione del vivere civile facendo diventare normale la loro arroganza, il loro egoismo, la loro pochezza.
La quarta è l’assoluta necessità che tutte le amministrazioni che credono in uno sviluppo urbano che ponga cittadini e sostenibilità al centro del loro mandato smettano di farsi del male da sole e coinvolgano nello studio dei progetti per la mobilità veri esperti del settore. Altrimenti è fin troppo facile dare il destro a questi personaggi d’ultima fila.
La quinta è che per ora hanno tastato il terreno ma non illudiamoci che la campagna denigratoria si fermerà per questo fallimento. Proseguirà, perché la loro propaganda ha sempre bisogno di creare un nemico per giustificare la loro presenza e dare senso alla loro pochezza.
La sesta è che non dobbiamo dimenticare mai che questi sono gli stessi che davanti al meme ironico del nuovo sindaco di New York che proclama “d’ora in avanti nelle scuole solo numeri arabi” si indignano sbraitando contro la deriva islamista: la loro ignoranza è il vero pericolo.
Per chi vuole c’è il video a questo link oppure in miniatura in basso
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Grazie, Fabio, dell’attenta analisi del flop. Condivido l’articolo con amici ciclisti e non.
Un commento epigrafico che ho letto sintetizza il tutto: La retromarcia su Roma.
E ho detto tutto (cit.)