Lotta ai ladri di bici

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Confindustria ANCMA ha deciso di intervenire in prima persona contro i furti di bici.

Lo farà con un portale internet gratuito nel quale sarà registrato il numero di telaio. Non è una novità come tecnologia: è una novità che sia gratuito.

Al momento in cui scrivo il progetto non è stato presentato ufficialmente, quindi non sono in grado di raccontarvi come effettivamente funzionerà.

Sicuramente in prima linea ci saranno i rivenditori, visto che è un progetto che parte dall’associazione industriale e, a cascata, interessa direttamente chi poi quelle bici prodotte le vende a noi.

E altrettanto sicuramente c’è un forte interesse per le aziende nel combattere la piaga dei furti.

Furti che l’anno scorso sono stati circa mezzo milione. Un dato ricavato per difetto, perché spesso chi subisce il furto non lo denuncia nemmeno.

Lo sconforto senza dubbio, ma è lo sconforto di sapere che la denuncia è inutile.

La bici non è tracciabile, non ha una targa e non esiste una banca dati che permetta l’immediata verifica per le forze dell’Ordine.

Ma, a quanto pare, possiamo dire che una banca dati esisterà.

Non è filantropia a spingere Confindustria Ancma: i furti di bici penalizzano noi ciclisti ma anche le aziende e i negozianti.

Quanti di noi hanno subito un furto ripiegano su usati malconci nel timore di vedersi nuovamente sottratta la amata compagna a pedali?

E questo significa meno introiti per il comparto bici, perché i ciclisti evitano di investire cifre importanti proprio per timore dei furti.

Ma voler pensare che sia solo il profitto a spingere Confindustria, anche se vero, è ingiusto.

Io per anni ho usato in città solo vecchi cancelli, finché un poco mi sono stufato e un altro poco stavo per ammazzarmi perché saltando alcuni gradini il telaio mi si spaccò all’atterraggio.

Mi sono privato per molti anni del piacere di pedalare su qualcosa di decente nei miei spostamenti urbani proprio per timore dei furti. Lo sappiamo che le bici non sono tutte uguali e certi cancelli fanno passare la voglia di stare in sella.

Mi hanno rubato cinque bici; tra cui una di valore (una Pinarello Prince), una praticamente nuova (una Mtb al suo primo giorno con me) e soprattutto una senza prezzo perché era la mia prima Elessar, quella che nacque insieme a questo blog.

L’ho ricreata e malgrado il furto, decisi di farla ancora più appariscente. Non voglio che la mia vita sia condizionata dai ladri.

Quindi ben venga l’iniziativa di Confindustria Ancma.

Che non sarà risolutiva, ma potrebbe dare una grossa mano.

Poi certo, poiché a quanto pare il sistema si baserà solo sulla registrazione del telaio, restano esclusi gli smembramenti. 

Ossia telaio in discarica e ladro che vende i componenti.

Sradicare del tutto il fenomeno è impossibile, lo so. 

Però anche noi ciclisti dovremmo fare la nostra parte. Perché i furti di bici esistono grazie a chi quelle bici compra.

Quando acquistiamo un usato, controlliamo. 

Quando il prezzo chiesto dal venditore è insolitamente basso, controlliamo.

Quando ci sembra di aver scovato l’affarone, controlliamo.

Soprattutto con bici di una certa importanza è raro che il proprietario non conservi la fattura di acquisto, tra l’altro necessaria a lui per la garanzia; e di solito scaduta questa, non la butta.

La certezza che quella bici non sia di provenienza illecita non possiamo mai averla, tranne ovviamente il caso di conoscere il proprietario.

Quindi se questo portale ci sarà, e ci sarà, usiamolo.

E ricordiamo sempre che acquistando una bici rubata non solo stiamo commettendo un reato: anche noi stiamo rubando il sogno di un ciclista.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Lorenzo

    Ottimo articolo Fabio hai rispolverato un annoso problema che attanaglia noi utilizzatori di pedali. Ottima iniziativa da parte della ancma che un pò ci dovrebbe aiutare. Io mi dichiaro fortunato ad avere la possibilità di mettere la bici in un magazzino dell’azienda appena arrivo a lavoro, ma molti altri la devono mettere per strada e vedi che viaggiano con catene che pesano più della bici stessa. Permettimi di dare due consigli a chi purtroppo è costretto a lasciare la bici in strada: non lesinare sull’antifurto, una nota marca tedesca ne produce di ottimi, il fattore tempo è essenziale, partendo dalla premessa che nessun antifurto è inviolabile, almeno possiamo rendere la vita difficile al ladro, certo è che se ha deciso di rubarti la bici, niente resiste al disco da taglio di una smerigliatrice ma capite che deve essere un ladro ben attrezzato. Se poi ci rubano la bici e la rivediamo in qualche mercatino come possiamo dimostrare che è nostra? Una fotocopia di un nostro documento di identità o una foto che ci ritrae insieme alla bici e la si avvolge e inserisce nel tubo sella, se chi ha rubato la bici non la smonta e la rivende così, almeno abbiamo un punto in più per recuperarla.

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, l’antifurto impossibile non esiste però, come giustamente rilevi, il fattore tempo è essenziale: parcheggiando in luoghi affollati il ladro potrebbe rinunciare se quel dato antifurto richiedesse un tempo eccessivo per essere aperto.
      Però vale anche la legge della domanda e dell’offerta: rubano le bici perché c’è chi poi le compra.
      Se nessuno le acquistasse avremmo la soluzione definitiva…

      Fabio

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