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Rimessa in strada una bici malandata - di Christian T

Rimessa in strada una bici malandata – di Christian T

Caro Fabio,

Ti scrivo per ringraziarti per il tuo bellissimo blog e il tuo indice officina dal quale ho imparato praticamente tutto quel poco che so sulle biciclette. Mi chiamo Christian, vengo dal Friuli e di mestiere faccio il ricercatore universitario.

La mia storia ciclistica è molto banale: il mio ‘vero’ sport è il cannottaggio, la mia unica bici fino a poco tempo fa era una vecchia mtb che uso per passare del tempo di qualità con mio padre e, a margine, come allenamento alternativo.

Ultimamente, complici tutte le circostanze dettate da virus&co, ho cominciato a usare la bici sempre di più, e a fare sempre più chilometri e dislivelli, al punto che mi sono comprato una bici da corsa (Lapierre alluminio) approfittando del bonus bici conquistato con grande fatica. Credo sia nata una passione. Ma non è di questo che ti vorrei parlare.

Qualche mese fa, durante uno di questi giri, mi sono imbattuto in una vecchia Atala da corsa buttata a margine di una piazzola ecologica, in stati veramente disastrosi. Ho pensato fosse un segno, e ho deciso di metterla in macchina, non sapendo bene cosa farne. La mia conoscenza della meccanica della bici era ferma a come cambiare una camera d’aria, ma il manubrio con la curva mi attizzava.

La bici è una Atala Corsa Olympic, verniciata oro spento e adesivi blu con la dicitura Olympic, Campione del Mondo 1982 1983 1984, (quindi a sentimento dovrebbe essere del 1984 o 1985, considerando che manca la vittoria del 1986). Ho fatto un restauro praticamente senza soldi, comprando o raccattando i pezzi che mi mancavano da altri cicli.
La bici, oltre a essere stata rovinata dal tempo, è stata massacrata da piccoli interventi incongrui, come la sostituzione di alcune viti, 5 strati di scotch di carta solidificato su manubrio e sella, strani cablaggi e legamenti vari. Tutte cose che mi hanno fatto sudare parecchio.

Ho dovuto prendere molte decisioni radicali. Come riverniciare il telaio – neanche per sogno, non è nella mia filosofia e non avrei nemmeno i mezzi. Meglio lasciare le tracce dell’entropia e limitarsi a pulire e proteggere dalla ruggine dannosa.

Tutto quello che ho fatto, l’ho imparato dal tuo blog. Da come smontare la bici, a come funzionano le varie parti che si muovono e hanno cuscinetti all’interno (sono molte di più di quanto credessi!), a come sostituire i pezzi. Ogni dettaglio si è rivelato un piccolo rompicapo da risolvere. Ti cito solo alcuni esempi: i freni che ho montato non avevano il filetto abbastanza lungo per questo telaio, per smontare la ruota libera ho dovuto coinvolgere mezzo mondo e alla fine non ci sono riuscito (mi sono rassegnato a montare un raggio piegato dall’interno), ho dovuto imparare a centrarmi da solo le ruote a occhio, usando solo le pastiglie dei freni come riferimento, perché il meccanico sotto casa al quale ho chiesto di farmi quel lavoro me le ha tornate peggio di prima (tralatro ha provato anche a smontarmi la ruota libera, con il solo risultato di spaccarmi i dentini della stessa…no comment).

Gli strumenti poi, sono stati un incubo. Il mio set consiste in un multitool con smagliacatena. Fine. Il resto delle chiavi e chiavette me li sono ritagliati con pezzi di lamiera, seghetto, flex e lima. L’unica cosa che sono stato costretto a comprare era un estrattore. Con quelle sono riuscito a smontare e rimontare mozzi e serie sterzo, regolare i raggi, insomma a fare quasi tutto.
Con mazze di legno e corde sono riuscito piano piano a rendere meno storto il telaio (lo so che inorridirai a leggere questo).

Ti mando le foto della bici rimessa a posto (dire restaurata sarebbe troppo) durante il suo primo giro inaugurale: 50 km di ghiaia (volevo fare un test come si deve). La bici ha funzionato perfettamente, e per questo mi sento veramente soddisfatto, anche se alcuni dettagli sono ancora raffazzonati. Mi piace che, nel complesso, abbia mantenuto il suo carattere vissuto.

Note:

-Ho deciso di montare dei freni doppi, ma per un motivo ben preciso: la bici è troppo piccola per me, e volevo regalarla a mia sorella (per coinvolgere anche lei nel mondo del ciclismo, vedi foto in fondo), volevo che potesse guidarla subito in modo intuitivo e comodo, anche in città. Per lo stesso motivo ho montato dei copertoncini da 28mm Michelin classic.

-Dopo essere stato deluso dalle selle e dai nastri manubrio che ho trovato in negozio e su internet (a prezzi popolari), ho preferito usare del tessuto elastico che avevo già a casa, simile a quello per i jeans, una sparapunti, colla e tanto biadesivo per ritapezzare la sella. Con lo stesso materiale ho cucito un nastro manubrio, e credo che nell’insieme sia venuto bene.

-Sì, i cavi freno sono troppo lunghi: li accorcerò. Sì, la catena è troppo corta: l’ho già cambiata.

-I pedali, nonostante tutti i miei tentativi di resuscitarli, si sono ingrippati dopo 100 pedalate. Ne ho messi di nuovi di ferro non troppo brutti.

-La pompa è bruttina, ma avevo solo quella e mi serviva in caso di forature sulla ghiaia.

-il cambio posteriore non mi ha dato troppe noie, bastava raddrizzarlo. Il deragliatore anteriore, invece, un disastro. Una delle viti di limite era stata stretta troppo e si è spezzata. Impossibile tagliarla o prenderla con le pinze: non c’è spazio per entrare con uno strumento. Dopo giorni a lambiccarmi il cervello, mi sono costruito un estrattore usando dei piccoli dadi ricavati dallo smontaggio di un elettrodomestico: ho avvitato questi dadini nella parte che per fortuna ancora sporgeva della vite, avvitato dall’altra parte una vite uguale, fissato tutto con una goccettina di epossidico e fra mille preghiere sono riuscito a svitare quella bestia.

Altre foto della bici durante il primo test e con il suo nuovo futuro (speriamo) ciclista.

Ciao Christian, questo tuo contributo che mi hai inviato lo pubblico qui.

Come ti ho detto via mail, mancando un test o una precisa descrizione dei lavori, non ha senso metterlo in altre sezioni.

In effetti sono stato combattuto se pubblicare o meno.

Apprezzo, molto, il tuo entusiasmo e mi sarebbe dispiaciuto tarparlo.

D’altro canto tanti, troppi lavori sono stati fatti male, a discapito della sicurezza. 

Sicurezza che è assai aleatoria su tutta la bici, basta vedere la forcella fortemente deformata.

Io ti sconsiglio di usarla o farla usare.

Hai fatto esperienza, ti sei ingegnato per risolvere problemi con poche risorse e tanta inventiva e tutto questo lo apprezzo moltissimo.

Conserva questa bici a memento di cosa sei riuscito a fare ma conservala ferma.

Fabio