La Federazione Ciclistica Italiana crea le sue proposte per la sicurezza dei ciclisti

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La Federazione Ciclistica Italiana scende in campo con suoi suggerimenti per migliorare la sicurezza dei ciclisti.

Non è una proposta di legge, come erroneamente riportato da alcune testate ma si sa, la fretta di essere online gioca brutti scherzi: solo alcuni suggerimenti inviati a tutti i gruppi parlamentari.

Io ci arrivo il giorno dopo, non solo perché sono lento come in salita ma perché anzitutto prima di parlare studio; e poi perché ieri volevo finire di montare il video sul mio personale viaggio tra bici e arte, che già so si fileranno in pochi ma non vi dico il piacere che mi sta dando immergermi in queste opere straordinarie.

Qui a seguire la versione video, altrimenti potete continuare la lettura, i contenuti coincidono.

Ma torniamo ai suggerimenti della Federazione. Condivisibili o meno lo vedremo di volta in volta, meglio leggerli insieme così per ognuno potrò raccontarvi le mie considerazioni. Da giornalista e appassionato, non da studioso del diritto giacché, ribadisco, questa non è una proposta di legge.

Si parte coi velocipedi e mi chiedo perché non ci decidiamo a sostituirlo con bicicletta.

I Velocipedi possono percorrere la strada sempreché dotati delle luci anteriori e posteriori. Le luci, nel corso del giorno, devono essere accese sempre ad intermittenza. Da mezz’ora prima del tramonto e fino a mezz’ora prima del sorgere del sole la luminosità deve essere fissa.

E’ buon senso, la tecnologia attuale permette di installare luci valide anche di giorno; certo, hanno un costo elevato, spesso superiore a quello di qualunque bici sia usata per il diporto quotidiano, quelle da palo per capirci; inoltre non abbiamo una normativa di riferimento, quindi si finirebbe col mettere sullo stesso piano la lucina da 2 euro con quella da 100. Comunque, nulla di irrisolvibile, basterebbe un regolamento ministeriale, che però sarebbe di competenza del ministero delle infrastrutture e trasporti, un dicastero che al momento non brilla per attenzioni verso i ciclisti.

Altro suggerimento della Federazione.

Casco obbligatorio per tutti coloro che percorrono strade aperte al traffico; casco obbligatorio fino a 14 anni anche su piste ciclabili.

Non posso condividerla. Non posso condividere l’obbligatorietà.

Da sempre, e i tanti test pubblicati lo certificano, mi batto per indurre i ciclisti a indossare il casco: ma per libera scelta.

Questo suggerimento non tiene conto delle infinite sfaccettature del nostro mondo a pedali. Non in maniera marchiana come la proposta di legge Pella, tutta rivolta solo ai ciclisti sportivi malgrado l’Onorevole abbia avuto l’ardire di negarlo in una dichiarazione raccolta dalla stampa e chi era col taccuino in mano non ha avuto nemmeno un sussulto d’orgoglio e ribattere: scusi, ma chi va a fare la spesa ci va con la scorta tecnica o coi pedali agganciati?

Comunque resta un suggerimento, questo della Federazione, che ha potenziali ripercussioni negative su tutto il settore.

Penso al bike sharing, già poco diffuso e sostenuto da noi, che diverrebbe ancor più complicato. Te lo porti da casa il casco? Te lo deve fornire il gestore del servizio? L’igienizzazione? I furti? Basta vedere nella Capitale quanti indossano sui loro scooter i caschi di una compagnia di sharing.

La bici è usata quotidianamente anche per piccoli spostamenti, parliamo di un chilometro scarso. Sono gli spostamenti di chi la usa per le commissioni, la spesa, i quotidiani servizi. Risparmia tempo, può portare quei pesi che a mano sarebbero scomodi, non usa l’auto a su quelle tratte non ha trasporto pubblico.

E’ una realtà ben presente, nelle metropoli come nei piccoli centri come nelle piane coltivate, basta guardarsi intorno.

Si, la possibilità di cadere o essere vittima di incidente è sempre presente, io potrei pure cadere dalle scale mentre scendo bici in spalla, ma serve lasciare la possibilità di non indossare il casco.

Poi è sempre bene usarlo, io lo usavo sul cinquantino e non esisteva alcun obbligo quando avevo 14 anni; ma moto e bici sono due cose diverse, per tipologia di veicolo e di conseguenza uso.

Vediamo gli altri suggerimenti.

Divieto espresso del sorpasso nell’inesistenza della possibilità del rispetto dello spazio della distanza di 1,5 metri

Divieto di sorpasso nelle zone 30

Divieto di sorpasso con presenza di ciclisti che percorrono la carreggiata opposta

Divieto di sorpasso a velocità superiore a quella di percorrenza della strada ridotta di 20-30km/h, ad accezione delle strade con limite di 50km/h nelle quali è considerato valido tale limite

Durante il sorpasso del velocipede il veicolo deve mantenere la distanza di sicurezza

Intervengo su questi punti prima di guardare i prossimi.

Sono suggerimenti di buon senso, persino banali perché già dovrebbero essere patrimonio comune di chi usa le strade.

Pedoni e ciclisti sono le categorie deboli, l’Asaps, che a dispetto di chi ritiene i loro studi propria esclusiva pertinenza io seguo e racconto da oltre 25 anni, il 12 gennaio ha certificato 16 pedoni uccisi. Sedici in appena 11 giorni.

Però questi suggerimenti sono importanti per quello che non dicono: si ribalta completamente la proposta Pella, che impone oneri ai ciclisti, per accendere un faro sugli obblighi di chi ha oggettivamente una connaturata pericolosità.

Non fraintendete per favore. Non dico che tutti gli automobilisti sono pericolosi: dico che la massa di un veicolo a motore è tale da non perdonare errore o distrazione.

Calamandrei, e stiamo parlando di un periodo appena successivo alla entrata in vigore della nostra Costituzione, metteva in guardia chi si accingesse a porsi alla guida di un auto, ricordandogli che aveva la stessa potenzialità offensiva di un’arma.

Pietro Calamandrei, mostro sacro sui cui scritti si sono formati e si formano generazioni di giuristi.

I suggerimenti della Federazione proseguono.

E’ consentito ai velocipedi la percorrenza parallela in coppia per aumentare la visibilità

La percorrenza ciclabile delle strade vede la possibilità di utilizzo di auto al seguito con funzione di assistenza nel pieno rispetto delle norme del Codice della Strada.

Anche qui ancora semplice buon senso, tutti gli studi e l’esperienza delle Nazione dove è possibile pedalare affiancati dimostrano che è più sicuro per tutti.

L’unica cosa è che, leggendo il testo per intero, senza le mie interruzioni, questi ultimi due suggerimenti sembrano aggiunti all’ultimo momento perché li aveva messi Pella. O forse sono io che leggo sempre analizzando la struttura, deformazione professionale.

Continua a suggerire la Federazione.

Obbligo di dotazione delle strade di cartellonistica atta al rispetto degli obblighi di percorrenza nel rispetto dei ciclisti e dei loro obblighi

Obbligo di realizzo, in occasione del rifacimento delle strade o della costruzione di nuove, di spazi di percorrenza ciclabile delimitati da strisce

Gli spazi riservati alla ciclabilità, creati all’interno della strada, possono essere realizzati al di fuori delle dimensioni previste per le piste ciclabili al sussistere di spazi adeguati

Lo spazio di percorrenza non può essere inferiore a 80cm-1 metro

Introduzione, all’articolo 12 del Codice della Strada, di ulteriore comma specifico per lo svolgimento delle gare su strada denominato “3-ter”

Le scorte tecniche autorizzate per lo svolgimento delle manifestazioni su strada, le cui funzioni possono essere svolte nello spazio compreso tra inizio e fine gara, sono altresì autorizzate ad operare nell’ambito di ciò che è loro concesso durante lo svolgimento della gara stessa in relazione a necessità strettamente funzionali e aggiuntive per la sicurezza

A parte l’ultimo punto, oggettivamente fumoso, ma ricordo che questi sono suggerimenti rivolti al legislatore, non una proposta di legge come troppi, sbagliando, stanno classificando, l’Unione europea già da anni ha indicato agli stati membri di seguire questa via. E anche se gli analfabeti funzionali sbraitano sulle ingerenze europee, il semplice fatto che stiamo qui a parlarne significa che, purtroppo, l’Unione è meno pervasiva di quanto servirebbe.

Interessante l’ultimo suggerimento.

Obbligo per i camion, autoarticolati, pullman, furgoni e per tutti i mezzi di lunghezza superiore a 5,5 metri di strumenti di rilevamento laterale, posteriore e negli angoli morti dei velocipedi e pedoni

I veicoli di cui al punto precedente devono vedere l’adozione di strumenti di protezione di spigoli e angoli atti a creare specifica offesa

A partire dall’anno 2028 tutti i nuovi veicoli a motore a tre o quattro ruote devono essere dotati di strumenti di rilevamento dei pedoni e dei velocipedi nonché prevedere l’adozione di sistemi automatici di frenata o correzione della guida che dovranno essere oggetto di omologazione da parte del Ministero.

La tecnologia esiste, al netto del forte intervento statale per tenere bassi i prezzi le auto che arrivano dalla Cina la implementano in buona parte a costi contenuti, la semplice analisi delle dinamiche che vedono la morte di pedoni e ciclisti dimostra che è qualcosa che serve e serve introdurre quanto prima.

Forse il 2028 è troppo vicino per le aziende, lontano per salvare vite, ma almeno ha più senso di quel 1 gennaio 2026 indicato nella proposta di legge Pella per l’obbligo di contrassegno per le bici. Non mi pronuncio su come l’Onorevole ha giustificato questa innovazione a chi ha diligentemente raccolto le sue dichiarazioni senza disturbare, rischierei io la querela.

Comunque, ribadisco, questi della Federazione sono suggerimenti inviati ai gruppi parlamentari, non una proposta di legge; quindi non è manco detto qualcuno oltre noi li leggerà.

Buone pedalate

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