La crisi del mercato bici tocca anche Eurobike
E’ crisi anche per il mercato fieristico, ne fa le spese Eurobike che da evento internazionale sembra ridimensionato a semplice fiera di settore.
Qualcosa che senza troppi clamori mediatici è già successo in Italia, dove abbiamo, ma a questo punto devo dire avevamo, l’Eicma che va ricordato è l’acronimo di Esposizione Internazionale Ciclo Motociclo e Accessori.
Ciclo, ossia bici in un linguaggio ormai in disuso ma non dimentichiamo che è lì da oltre un secolo.
Le bici a Eicma sono sparite quasi del tutto, come avrà notato chi l’ha visitata quest’anno e quelli precedenti.
Il salone, lo definisco per distinguerlo dalla fiera, è un evento dove le aziende di settore calano i pezzi da 90. Ossia le novità, gelosamente tenute segrete (ma devo dire che era facile quando iniziai io a fare il giornalista, la rete era agli albori…) e dove si incontrano operatori del settore, pubblico e media.
Nel settore moto, con riferimento al nostro Eicma, questa impostazione, dopo un periodo di calo, è tornata portante. Si sono adeguate anche le aziende cinesi, che sfornano novità a getto continuo ma hanno preferito proprio il salone milanese per mostrare i nuovi modelli.
Non solo loro, chi aveva novità da proporre lo ha fatto.
Novità, roba nuova, non qualche grafica rivista.
Che era quello che facevano le industrie del settore ciclo con Eurobike, dove effettivamente arrivavano le novità.
Arrivavano, perché ormai, dal dopo covid, che è stato uno spartiacque per tutti e con cui ancora ancora non abbiamo chiuso i conti per quanto riguarda il mercato, ognuno ha iniziato a presentare le proprie novità secondo logiche sue, scadenze temporali proprie.
Se novità c’erano, perché poi c’è stato chi in fiera ha presentato solo i colori nuovi perché quello aveva.
E poi c’è la crisi del mercato bici, che solo i rancorosi si ostinano ad attribuire ai prezzi delle bici.
Che sia argomentazione fallace l’ho raccontato e dimostrato in altri video e articoli, quindi non ci ritorno.
Ma crisi c’è e la soluzione, sbagliata come le scelte che innescarono la crisi, seppure poi sia perdurata per altre ragioni, anche queste analizzate a fondo qui sul blog e sul canale video, è tagliare a tutti i costi.
Che è cosa del tutto diversa dal tagliare i costi.
I tagli più pesanti nella comunicazione, per coprire anche evidenti errori strategici.
L’errore più clamoroso sono i troppi soldi investiti nella comunicazione social, una comunicazione perdente perché frettolosa, poco incisiva e capace di catturare solo la massa di frustrati che lì vanno a sfogarsi.
Solo che invece di imparare dai propri errori, quelle stesse persone hanno eliminato anche quello che di buono c’era, a iniziare dal contatto diretto col pubblico: quindi fiere e saloni.
Tagliare il budget destinato alla comunicazione significa ridimensionare tutto, gettando il bambino con l’acqua sporca come usa dirsi.
Per chi conosce poco o nulla di questo aspetto del nostro mondo a pedali, specifico che nella generica voce comunicazione rientrano una miriade di attività.
Dalla promozione classica alla partecipazione agli eventi, dai rapporti coi media al supporto alla rete vendita, dalla partecipazione (per chi lo fa) alle competizioni alla comunicazione in proprio e così via.
I tagli di spesa, come può confermarvi un qualunque studente al primo anno di un corso di laurea in economia, posso essere lineari, ossia riduzioni percentuali applicate in modo uniforme a tutte le voci di bilancio, senza distinzioni, per contenere la spesa.
Oppure mirati, quindi si focalizzano su specifici obiettivi superflui preferendo concentrare le risorse dove servono. Generando benefici a lungo termine perché creano una modifica strutturale che conduce all’efficienza.
I tagli lineari nel nostro settore hanno comportato e stanno comportando non solo un deficit informativo per i ciclisti, passatemi questa locuzione, ma licenziamenti e chiusure.
E ovviamente un disimpegno da saloni, fiere ed eventi.
Come vedete, a perdere sono i ciclisti e i lavoratori del settore, ossia dipendenti e negozianti.
A gioire restano solo i frustrati di cui ho accennato prima, chi ha sale in zucca, si informa ed è capace di decifrare la realtà, comprende che è un danno importante, c’è nulla da gioire.
Eventi come Eurobike, così torno al titolo, e come era e dovrebbe essere Eicma, risentono di errori clamorosi da ambo le parti.
Da chi organizza e da chi partecipa o smette di partecipare, stabilire una netta distinzione è impossibile perché ognuno è causa dell’altro.
Ci provo.
Lato organizzazione: i costi elevatissimi per partecipare, non giustificati dal format, dalla durata, dall’assenza di ciò che servirebbe e dall’eccessiva presenza di ciò che non serve.
Lato aziende: presentare le novità nel corso dell’anno, senza una strategia comune, portando quindi ai saloni o il già visto o l’irrilevante.
Saloni, le fiere sono altra cosa, in queste l’elemento portante è far toccare le bici e gli accessori ai ciclisti, come a IBF dove le puoi provare.
Apro un inciso: il fatto che i negozi non facciano provare le bici è un grande cruccio dei ciclisti.
Per farle provare, i negozi dovrebbero ricevere le bici dalle aziende, gratis o con una fortissima riduzione di prezzo. E’ una spesa che le aziende pongono sotto la voce comunicazione.
Ma se la comunicazione la taglio in modo lineare, come stanno facendo da qualche tempo con semplice riduzione del budget lasciando all’intelligenza di qualcuno far quadrare i conti trasformando il taglio in selettivo (ma son rari, credetemi), taglio la possibilità per i ciclisti di provare le bici.
Questa è solo una delle tante conseguenze, quindi mi spiegate ancora di cosa gioite? Come quelli che si asportano i gioielli per far dispetto alla moglie…
La crisi di un salone portante e importante come Eurobike non è solo un trillante campanello d’allarme. E non è nemmeno la spia che qualcosa non sta funzionando.
E’ la conferma che manca una visione a lungo termine, sia da una parte che dall’altra.
Con l’ovvio corollario che a farne le spese sono i dipendenti, i commercianti e noi appassionati. I più colpiti, con la beffa che siamo noi a portare avanti la baracca coi nostri acquisti, se ci maltrattate beh, non aspettatevi gratitudine.
Per chi preferisce, c’è anche in video, questo il link diretto oppure miniatura in basso.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

