Il gravel che non esiste traina il ciclismo in Italia

Tempo di lettura: 2 minuti

Il gravel che non esiste fa pedalare l’Italia.

E’ quanto emerge dai dati Strava e Koomot, le due piattaforme digitali più usate.

Sono dati reali, registrati da milioni di ciclisti nelle loro uscite.

Secondo Strava, nel periodo 2021 2024 le attività ciclistiche sono cresciute nel nostro Paese al ritmo di un +12% l’anno.

Attività che posso definire ricreative, uscite di svago, poco agonistiche.

Uscite più lunghe e soprattutto più uscite in gravel: nel 2024 c’è stato un + 28% rispetto all’anno precedente.

Crescono nel 2024 anche le altre discipline rispetto al 2023 ma con percentuali minori.

Il cicloturismo segna un +11%, la MTB si attesta a un +9%, la bici da corsa registra solo un +4% ma dobbiamo tener conto che la platea sportiva è più ampia nell’uso di queste piattaforme, quindi è normale che essendoci più praticanti la variazione percentuale sia inferiore.

Molti ciclisti di età compresa tra 33 e 55 anni scelgono la bici per fare sia attività fisica che turismo.

Sono dati significativi per diverse ragioni.

La prima è un cambiamento nelle abitudini dei ciclisti e l’affacciarsi dei nuovi, persone che pedalano per svago, per esplorare il territorio a ritmo dolce, tenersi in forma ma senza assilli agonistici.

La seconda è un ritorno alle origini del ciclismo, cosa intenda io con questa affermazione lo racconterò dopo.

I dati di Koomot forniscono un panorama coincidente, segnando un aumento del 27% di attività.

Con una progressione inversa rispetto a Strava, dovuta essenzialmente alla tipologia di ciclisti che ne fanno uso.

Infatti qui è la strada che domina, con un netto +41%, a seguire le bici touring che segnano un +36%, poi Mtb con +16% e a chiudere le gravel con solo il 7% in più, seppure da Koomot fanno sapere che la crescita ha avuto progressione doppia rispetto agli altri segmenti.

E, aggiungo io, questi dati forniti dalla piattaforma non tengono conto che buona parte del segmento touring è con bici gravel, in salsa gravel mi vien da dire.

E poi c’è il boom delle e-bike, sempre più usate per turismo e svago e non solo il bike to work.

Sempre secondo Koomot, il 18 per cento di tutti i tour italiani è percorso con bici a pedalata assistita.

Bici che permettono di allungare i percorsi, risolvere pendenza impegnative, avvicinare più persone al mondo della bici.

Si, mondo della bici: perché solo chi vive di pregiudizi si ostina a dire che non lo sono.

Ma quello che più mi interessa è la crescita del gravel, che non esiste o è solo marketing, sempre secondo gli stessi dei pregiudizi di prima.

Secondo Strava, le uscite gravel sono quelle con la crescita più alta in assoluto, e Koomot ha ormai superato i 160.000 percorsi gravel mappati a livello globale, con un incremento costante in Italia.

E qui arriviamo alla spiegazione della mia affermazione precedente, quella del ritorno alle origini del ciclismo.

L’ho raccontato sul blog nel corso degli anni, trovate tutto, qui mi limiterò alla sintesi

Ossia che da anni sostengo come il gravel in realtà è il ciclismo più antico. E’ e non sia, non è errore sintattico ma una netta affermazione, quindi richiede l’indicativo.

Non si chiamava gravel, non si definiva e basta.

Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 in Francia e Inghilterra sbucavano come funghi gruppi, associazioni, club che la domenica organizzavano scampagnate e picnici in sella alle loro bici.

Cancelli visti con gli occhi di oggi, ma pur sempre due ruote con i pedali in mezzo.

Simbolo di libertà, per le donne di emancipazione quando non aperta sfida alle convenzioni, lo scopo era passare una giornata all’aria aperta godendosi i luoghi, la compagnia, la pedalata.

Non vi sembra assomigli a qualcosa?

Chi non mi conosce pensa che io sia un convertito al gravel per ragioni commerciali o di moda.

Chi mi conosce sa che mi sono fatto le ossa imparando la ciclomeccanica proprio nel costruire bici che ora definiremmo gravel, oltre 35 anni io non le definivo, cercavo solo un modo per godermi il fuoristrada senza i limiti delle prime Mtb e senza la scomodità delle ciclocross.

Sfruttavo per lo più telai in acciaio di bici da trekking, che pure loro non si chiamavano così ma ci siamo capiti, cercando di combinare tra loro ruote e trasmissioni strada e Mtb.

Una formidabile palestra, l’incompatibilità era all’ordine del giorno, provare a far funzionare tutto era ogni volta una sfida.

Affascinante per un amante della meccanica, frustrante perché non sempre riusciva.

Il gravel non è né moda né marketing.

Lo vogliamo chiamare gravel per comodità, ma comprende tutto, ognuno lo vive a modo suo.

Ma tutti legati da un unico filo: la voglia di pedalare in libertà.

Non male per un fenomeno che non esiste.

Vi lascio anche il video, questo il link diretto o miniatura in basso.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">morescopiero</cite>

    Pedalando in regioni diverse del nord est noto marcatamente la diversa diffusione sui territori delle tipologie di ciclismo.
    Sarebbe interessante una valutazione in merito soprattutto in merito.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao, dove faccio base per i test sia strada che gravel (e ultimamente anche urban) girano e si vendono solo bici sportive e Mtb, più la naturale pletora di bici da città. A 40km a nord solo Mtb. A 60km a sud solo Bdc. A 30 km a est i (pochi) negozi faticano a star dietro alle richieste di gravel.
      Cosa ci dimostra questo? Niente.
      A meno di non fare i censimenti paesello per paesello, giusto per soddisfare qualche campanilistica curiosità, una ricerca così ristretta serve a nulla.
      Dobbiamo guardare il mercato globale e, in nome della regola giornalistica della vicinanza, stabilire dei focus nazionali. Né regionali, né provinciali, che sono del tutto inutili a meno di non essere il gazzettino del paesello.

      Fabio

      • <cite class="fn">morescopieroPiero</cite>

        Ho espresso il mio pensiero dicendo che “sarebbe interessante” proprio perchè la mia constatazione non è a livello di paesello ma di regione (Veneto e Friuli Giulia).
        Se si parla di gravel come fenomeno nuovo va anche capita la dinamica della evoluzione/diffisione perchè può aiutarci a capirne qualcosa di più. I dati globali magari interessano di più a produttori, distributori, rivenditori.
        O probabilmente abitiamo in paeselli diversi.

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Si, due regioni in una economia globalizzata sono un paesello.
          E poi: dove trovi i dati disaggregati? E perché Veneto e Friuli e non Lazio e Sicilia? Ma soprattutto cosa dimostrerebbe, se non giusto soddisfare una campanilistica curiosità?
          Ci sono cose che nessuno fa perché non ha voglia, cose che nessuno fa perché non hanno valore; qui è la seconda ipotesi.

          Fabio

Commenta anche tu!