Ho qualche però…

Tempo di lettura: 3 minuti

In questi giorni non può esservi sfuggito il lancio del nuovo gruppo trasmissione Sram a 12 velocità.

Con tante innovazioni, non si sono limitati ad aggiungere un pignone.

Eppure resto perplesso, soprattutto quando leggo il listino: 4000 euro, spicciolo più, spicciolo meno.

Anche il peso complessivo mi lascia dubbioso, siamo parecchio oltre a quanto Sram ci ha abituato; una azienda che proprio della lotta ai grammi superflui ha fatto (anche) la sua bandiera.

Abbiamo tanta elettronica, app per la gestione, aiuto alla cambiata e tutto quello che volete voi.

Però…

Però con abile strategia di marketing si è fatta partire l’operazione Sram Red Etap Axs (e il fratello destinato alla Mtb) nello stesso giorno alla stessa ora.

Non solo il comunicato stampa, pedissequamente riportato da tutti con rarissime eccezioni su chi qualche domanda se la è posta, ma anche i produttori di bici hanno annunciato in perfetto sincrono le loro bici equipaggiate con la nuova trasmissione.

Per carità, non sono contro i comunicati stampa né chi li pubblica. Solo che, rispondendo a chi mi chiede spesso perché su queste pagine non li trovate, io preferisco pubblicare solo contenuti originali, lavorati da me e da chi mi aiuta. Sacrifico il traffico che ne verrebbe generato, lo so; ma la filosofia di questo blog è parlare di ciò che effettivamente tocco con mano, non fare da grancassa alle aziende.

Oppure, più semplicemente, sapere sempre chi è il mandante delle sciocchezze che scrivo. 

Torniamo al nostro gruppo a 12v, il secondo a giungere sul mercato dopo Campagnolo. Sempre riferendomi al settore stradale.

Tra le tante rivoluzioni c’è stato anche un totale ripensamento dei rapporti, soprattutto all’anteriore.

Bene, ho pensato, più scelta c’è meglio è per tutti. Forse.

Però…

Però dopo il monocorona che all’atto pratico ha rivelato troppi limiti obbligando i produttori a mettere in campo cassette pignoni improbabili, non è che pure qui qualcosa andrebbe rivisto?

E cosa andrebbe rivisto?

L’approccio mentale, ma non delle aziende: dei ciclisti.

Fino a non molti anni fa quasi ogni produttore di bici aveva in catalogo almeno un modello di bici da corsa equipaggiato con trasmissione a tripla corona.

Perché, soprattutto sui mercati del centro europa, era assai richiesta.

Poi l’avvento della compact, ossia la 50/34; che però nel tempo ha mostrato qualche falla nell’agilità necessaria a chi usa la bici per diletto e si è corso ai ripari, prima aggiungendo un pignone e poi aumentando la dentatura col 32 finale. O viceversa, non ricordo la sequenza.

Innovazione che all’epoca fu presentata come la soluzione alla tripla.

Che poi io tutto quest’astio verso la tripla non l’ho mai capito. E vabbé.

Non sono solo cresciuti numero di pignoni e loro dentatura: a ogni step è cresciuta a dismisura la richiesta economica. E vabbé pure qui.

Tutti a rincorrere le 11v; tanti invece le hanno adottate per necessità, visto che alternative non se ne trovavano.

Io ho al momento due bici 11v, una 10v che è quella più godibile di tutte, una con tripla e 5v che mi porta praticamente ovunque; più varie altre, dall’olandesina alla Mtb da palo.

E ho avuto una bici da corsa con la tripla, 10v. Una delle migliori trasmissioni con cui ho mai pedalato.

Avevo praticamente tutto, grazie a una tripla corona 52/42/30: velocità e agilità, tutte in un unico gruppo. 

Ero ritenuto peggio del principiante quando ero su strada, il minimo che mi dicevano era “La tripla? Ma se non ce la fai allora comprati il motorino!”

Da quegli stessi che ora sbavano per le 12v e hanno brindato felici per il 32 finale.

Perché alla fine il vero problema è qui: il rifiuto psicologico, ma sarebbe meglio dire patologico, per la tripla.

Qualcuno sa spiegarmi che differenza c’è se quella salita la affronto col 34 davanti e il 32 dietro oppure col 30 davanti e il 26 dietro? Anzi, nel secondo caso sono pure più duro (di rapporti, of course…).

Ma no, niente tripla, roba da sfigati che girano su bici da supermercato, suvvia, che figura ci faccio? Sai che vergogna quando mi passa il gruppo di quelli forti, no, non avrei il coraggio di uscire in bici. Bel pirla allora, ti dico.

Ora se vuoi aumentare il range dei rapporti ma davanti puoi mettere solo due corone perché se aggiungi la terza non ti compra nessuno, ecco la genialata: aggiungiamo il dodicesimo pignone. 

E facciamoci dare una barcata di soldi. 

E si, perché i gruppi 12v costano davvero tanto.

E cosa offrono in più?

Praticamente poco o nulla rispetto una normale trasmissione tripla a 9v; nulla se optiamo per una tripla a 10v.

A no, scusate ho sbagliato, una cosa la offrono: un prezzo dalle dieci alle quindici volte superiore.

Ok, allora si rifà sul peso; e no, perché comunque abbiamo 2 chili e mezzo, mica pochi.

Allora la godibilità, la fluidità di pedalata!

Beh, altro buco nell’acqua. Di fatto le variazioni tra un rapporto e l’altro seguono sempre lo stesso schema, quindi pure qui non è che ci sia da entusiasmarsi.

In queste due immagini ho calcolato lo sviluppo metrico mettendo a confronto una tripla 9v e una 10v con una delle combinazioni offerte dal nuovo Sram Red Etap Axs, quella che presumo sarà la più scelta dai ciclisti perché è quasi del tutto sovrapponibile alle attuali compact 11v con 32 finale, combinazione che ora va per la maggiore.  

Ho simulato due configurazioni reperibili sul mercato, anche se la seconda (la tripla 10v) sta diventando assai rara. Ma è stata prodotta fino a pochi mesi fa, quindi reimmetterla in circolazione non richiederebbe chissà che investimenti in ricerca e sviluppo: solo riattivare i macchinari.

Perdonate il design piuttosto elementare ma le mie doti di grafico sono assai limitate.

 

Lo sviluppo metrico da solo non spiega la pedalata ma comunque riesce a fornire validi indizi.

Da questo breve raffronto emergono alcuni dati.

Una tripla 9v è godibile, fluida e senza buchi evidenti; una tripla 10v è ancor più fluida, ancor più godibile e offre uguale velocità e superiore agilità rispetto alla 12v. 

A 400 euro invece di 4000: uno zero in meno che pesa…

Non riduco il nuovo gruppo a semplicemente il pignone in più, l’ho detto all’inizio.

Però…

Però continuo ad avere troppi però irrisolti.

Gestione elettronica? Ok, se proprio un cavetto non sappiamo regolarlo prendiamoci il pc e diventiamo scemi tra software vari.

Cambiata assistita? Ok, se capire le nostre gambe quanto ce la fanno a girare è troppo difficile, facciamo fare a lui.

Visto il proliferare delle E-road (bici da corsa dotate di pedalata servo assistita) mettiamo pure due giroscopi così la bici sta in piedi da sola.

Anzi, a questo punto possiamo pure mandare lei in giro e noi restiamo a casa: però mi raccomando, non dimentichiamo di pubblicare i dati dell’uscita su Strava.

“Salve, che per caso ha visto la mia bici? Era qui davanti al bar”.

“Ah, è la sua? Si era stufata di star ferma, ha detto saliva lo Zoncolan e poi la ripassava e prendere dopo l’aperitivo…”

E’ il progresso baby, chi sono io per giudicare?

Però…

Però faccio anche i conti da brava massaia.

Dai 3000 ai 4000 euro per il gruppo trasmissione, altrettanti per un telaio, almeno un migliaio per le ruote e altri 6/700 tra trittico e sella. 

I 10.000 euro sono lì. Diecimila. Tanti soldi.

Ma li tengo, li ho guadagnati onestamente, la bici mi piace, mi levo lo sfizio. Non io, io manco la catena potrei permettermi…

E dopo essermi alleggerito di tanto denaro mi appesantisco con una bici che se va bene sono 8kg sulla bilancia.

Cioè quasi due chili in più della mia ammiraglia sportiva che però mi è costata 5 volte meno.

E ditemi voi se qualche vagonata di però qui non ci sta tutta…

Alla fine della giostra ci ritroviamo a spendere una cifra blu per avere una bici che pesa quanto quella della grande distribuzione, ha lo stesso range di rapporti e durerà assai meno perché l’usura dei componenti è più veloce.

Però (stavolta lo pronuncia il ciclista che ci è cascato) vuoi mettere quanto sono figo?

Però (e questo sono di nuovo io) in bici servono le gambe: quando ti passerà il vecchietto con la sua scintillante ma pesante bici in acciaio e le sue misere 10v, ti sentirai ugualmente figo?

E quando lo farà con il suo cancello francese di 40 anni fa che sfoggia orgoglioso una tripla e ben cinque pignoni, ti sentirai ugualmente figo?

E soprattutto quando ti passerà il tipo che di tutte queste cose nonglienepàfregàdemeno e pedala (tanto) felice (anche qui tanto) sulla sua bici che tutta intera gli è costata meno del tuo trittico, qualche domanda te la porrai?

No? 

Nemmeno un però?

Buone pedalate, con quanti pignoni vi pare.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

COMMENTS

  • Mauro

    Articolo inutile, tipico del classico conservatore che pensa di saperne sempre più di tutti…continua a pedalare con la tripla e non vomitare stupidaggini sull’innovazione e sul progresso tanto, nonostante le tue patetiche dimostrazioni che “vecchio è perfetto” il mondo va verso cambi senza filo, e-bike, ecc.
    Continua a fare le recensioni, quelle le sai fare.

    • Elessarbicycle

      Ciao Mauro, ho trovato questo commento nello spam; succede a chi non usa un indirizzo mail valido o sfrutta servizi per conservare l’anonimato perché, evidentemente, privo del coraggio delle proprie parole. Ma qui non c’è censura. Quindi pubblico anche la tua poca educazione.

      Fabio
      ps l’avatar è assegnato dal sistema in automatico per chi ne è privo, non da me. Però calza…

    • xtanatos

      Probabilmente non hai letto l’articolo con la dovuta attenzione perchè il tono non è quello che descrivi.
      Innovare solo per il gusto di farlo non è detto che sia intelligente.

  • Alex

    Un articolo semplicemente splendido, lo approvo totalmente. Il motivo dell’ astio verso la tripla o la propensione verso l’ assurdo monocorona, forse, sarà mica perchè non sono capaci di regolare bene la trasmissione…? Comunque, si potrebbe scrivere davvero tanto sul perchè di queste mode, nel campo della bici, ma non solo; in sintesi, si può dire che alla base c’ è sempre la scarsa preparazione tecnica, ma il vero motivo è, secondo me, un altro: chi si affida alle mode è perchè, forse solo inconsciamente, ha poca considerazione di se stesso. Quelli che si fanno convincere dal marketing, dalle pagine dei giornali specializzati, lo fanno per illudersi di essere qualcosa d’ altro, di essere migliori di quello che sono. Sbaglierò, ma io mi sono fatto questa idea al proposito, che vale, appunto, in generale. Dico questo senza giudicare nessuno, semplicemente constatando come è fatta la società.

    • Elessarbicycle

      Ciao Alex, al di là di ogni altra innovazione tecnologica presente in questo gruppo e che, ovviamente, contribuisce al prezzo davvero elevato, quello che da anni fatico a comprendere è perché se aggiungo pignoni e li faccio sempre più grandi sono un vero ciclista, uno duro e puro; se aggiungo una corona sono un povero sfigato.
      Comunque non ti sei allontanato dalla realtà; molte soluzioni tecniche rispondono a due criteri: velocità nella catena di montaggio (pensiamo ad alcuni mozzi, roba da orologiai, e altri che in 10 secondi sono assemblati) e facilità d’uso per il pubblico. La tripla, checché ne dicano i suoi detrattori, è tutt’altro che da neofiti. Sfruttarla bene nella guida sportiva significa aver sempre chiara la sequenza da usare, variando spesso di corona. Scendi di pignone (o sali, a seconda), cambi corona e contemporaneamente devi variare pignone. Non è facile non perdere cadenza.
      A me non infastidiscono i 12 pignoni, come non mi hanno infastidito gli 11 (beh, quelli un poco si, hanno svalutato la bici in un zot) e nemmeno i 10: e sono uno nato sulle bici da corsa a 5v.
      Che ognuno sia libero di pedalare come meglio crede, che sia felice.
      Mi infastidisce, molto, chi accetta qualunque cosa senza fermarsi a pensare con la propria testa.
      Perché, tornando a noi, ripongo la domanda: perché se aggiungo pignoni su pignoni sono figo e se metto una corona sono un pirla?
      Io, onestamente, mi sento più pirla a spendere 4000 euro per avere ciò che potrei portarmi a casa per 400…

      Fabio

  • xtanatos

    Ciao Fabio, la tua mi sembra un’analisi fin troppo sensata e lucida per il mercato dei ciclisti di oggi: sei un extraterrestre !
    🙂
    Purtroppo sulle bici da corsa si sta abbattendo il ciclone di quello che ho visto accadere in MTB: una miriade di novità anno dopo anno indipendentemente dal fatto se questa è veramente utile oppure no. In MTB hanno cambiato 3 misure di ruota (26 -> 27,5 -> 29) facendo passare ogni volta io cambiamento come qualcosa di epocale e immancabile; poi si è passati a monocorona e quindi ad aumentare le velocità (questo per compensare la mancanza di rapporti)
    Ormai c’è sempre più una netta separazione tra quello che detta il marketing da quello che realmente sarebbe utilizzabile; purtroppo vince il marketing perché se volessi comprare una bici nuova farei fatica a trovarne una senza freni a disco e perni passanti. I freni a pattini o i QR non sono più efficaci ? Per me, semplicemente, non riesco più a generare profitto !
    I favolosi sistemi elettronici però rimarranno appannaggio dei PRO e di alcuni AMATORI particolari che non prendono la bici per godere del mezzo ma per MOSTRARE il loro mezzo facendo delle belle passeggiate in centro paese.
    Alcune cose io le vedo positive (il 50-34 è una misura adatta ad una persona che come me può dedicare poco tempo all’allenamento) ma altre le vedo come esagerazioni.
    E’ bello poter scegliere tra molte soluzioni ma quando le scelte vengono IMPOSTE è un grosso limite. Così come lo sono i commenti a queste notizie dove di BICI si parla davvero poco.

    Personalmente penso che non sono i rapporti che hai o la bici che pesa 2kg ma la passione e la gioia che provi girando in sella qualunque sia la strada che stai facendo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Massi, ben vengano le innovazioni.
      Il punto però è un altro, ed è come giustamente dici anche tu l’innovare tanto per farlo. Senza un reale progetto di effettivo miglioramento.
      Modificare di continuo gli standard solo per obbligarti all’acquisto del componente nuovo non è innovazione, tanto per dirne una.
      Il perno passante, lo dico perché lo hai citato, ha senso, ha validità tecnica.
      Modificare l’attacco pignoni sul corpetto ogni due e tre non serve a niente se non a farti buttare soldi.
      I dischi sono un discorso a parte, non basta il disco senza telaio e soprattutto gomme adatte: per questo, al momento, una bdc pura frena meglio al cerchio che coi dischi, mentre una mtb o una gravel se ne avvantaggia.
      E così via.
      Ma resta il problema di fondo: se mi riempio di pignoni sono un vero ciclista, se aggiungo una corona devo stare a casa.
      Ecco, questa è la mentalità bacata di tanti che si sentono prof.

      Fabio

      • valerio

        per quanto mi riguarda, ho smesso anche di puntare il dito verso chi decide di usare l’ebike (continuando ad essere scettico su costi ambientali di produzione e smaltimento delle batterie). il discorso “troppo facile, così non c’è gusto senza fatica” non regge. ce ne avrei avuto da dire allora anche su chi alleggerisce la bici all’estremo o spende 500€ per le pulegge ceramicspeed pur di guadagnare una manciata di watt. si mettessero in sella ad una bici d’inizio secolo a scatto fisso e ci facciano vedere quanto sono forti piuttosto 🙂

        • Paolo Mori

          Risposta su un’inezia, e solo a occhio e senza prova alcuna, giusto perché sento questo commento per la prima volta: ho il sospetto che le bici elettriche siano l’applicazione ideale (o tra le più adatte) per quanto riguarda ‘sta “rivoluzione” dei motori elettrici e delle batterie. Se per esempio confronti la potenza necessaria per alimentare una bici o un’auto elettrica non c’è paragone… Per spostare una persona è molto più “efficiente” la prima, serve molta meno materia prima per la sua batteria e dura più a lungo (sempre a occhio). Giusto per mandare la discussione sempre più per la tangente… 🙂

          • Elessarbicycle

            Ciao Paolo, tranquillo, non stai mandando per la tangente. E’ pure piacevole lo scambio, tranne i rarissimi casi di incursioni particolari e non è il tuo caso.

            Argomento spinoso questo della rivoluzione elettrica. Qualche anno fa mi commissionarono una inchiesta sulla “guerra del litio” ma in quel momento la questione riguardava i telefoni e apparecchi similari, che se è pur vero ne usano una inezia sono però un quantità pazzesca.

            Poi non ho più seguito la cosa, anche perché io ero il ghost writer non quello che poi firmò l’articolo (si fa anche questo…) e quindi mi dedicai ad altro. Però c’è qualcosa che in effetti non quadra ma il tutto andrebbe analizzato con cognizione e soprattutto alla luce delle più recenti tecnologie.
            Non ho elementi sufficienti per un quadro completo, soprattutto sulla produzione auto dove effettivamente la richiesta è superiore; senza tralasciare quello della telefonia, a causa dei numeri però credo qualcosa sia cambiato nella tecnologia e quindi nelle materie prime utilizzate.
            Insomma, è un discorso complesso dove aleggia in sottofondo il pericolo che la soluzione potrebbe essere peggiore del male. Ma su dove puntare l’obiettivo, beh, è un lavoraccio studiarlo a fondo.

            Fabio

            • Paolo Mori

              Nel senso, nel post si parla di innovazioni “inutili” e trend di mercato, e siamo passati a discutere della sostenibilità ambientale della produzione di batterie. Interessante, giusto un filo fuori tema 🙂

              Comunque, tornando al tema-fuori-tema, non volevo inoltrarmi nell’intricato mondo della produzione delle batterie ma soltanto far notare che una bicicletta elettrica – pur con tutti i problemi che può comportare – è sicuramente più ecologica di un’auto (elettrica e non), se non altro per la quantità di materiali necessari. E l’efficienza è migliore, visto il peso ridotto del veicolo: il consumo di energia e l’inquinamento per km è un’inezia se lo paragoniamo ad un’auto – elettrica o a combustione che sia (circa un quarantesimo, usando dati di una Tesla). Ovviamente non è un problema trascurabile come le batterie vengono prodotte e smaltite, ma ad occhio se si usassero più bici elettriche e meno auto (elettriche e non) sarebbe un miglioramento. E le auto elettriche vengono presentate come una gran rivoluzione… andate a pedalare, va 😀

              • Elessarbicycle

                Oibò, andare fuori tema ma con argomenti di interesse comune non è poi una cosa cattiva…

                Certo, una bici è sempre superiore, mi riferisco alle elettriche.
                Ma chiedersi dove potrebbe portare l’innovazione della mobilità elettrica, in ogni sua forma, forse non è così peregrino.
                Anche l’innovazione degli idrocarburi fu vista come una ottima soluzione, eppure guarda oggi dove ci ha portato.
                E’ la strategia sul lungo periodo che è mancata ogni volta. Un po’ come i candidati che guardano solo alla prossima elezione, senza curarsi di cosa porterà fra 10 anni (anche il prossimo mese, ormai…)
                Non ho certezze, solo dubbi a cui fatico a trovare risposta; eppure da qualche parte, credo, gli strumenti per capirci di più ci sono. Trovarli è la sfida.

                Fabio

                ps. gli altri pedalano, io sono fermo ancora per almeno altre 4 settimane

  • valerio

    l’elogio della tripla magari no! secondo me utile prevalentemente per utilizzo nei cicloviaggi, dove abbinata a trasmissione 9v dà una buona affidabilità oltre a facilità di regolazioni e reperibilità ricambi in posti sperduti nel mondo. la perfezione, o qualcosa di simile, è stata raggiunta dalla doppia per quanto mi riguarda ma anche 1×10/11 ok in alcune situazioni specifiche (ciclocross?). detto questo, articolo lucidissimo e troppo divertentee riguardo le mode, l’abile marketing e i babbi che ci cascano perché fondamentalmente gli basta dimostrare di aver speso quei soldi più che trarne reale vantaggio nelle prestazioni.
    cmq vi presento il futuro: la quadrupla!

    • Elessarbicycle

      Ciao Valerio, la scelta dei rapporti, se fatta con cognizione, deve tener presenti stato di forma e utilizzo prevalente. Non esiste la soluzione universale, solo quella più adatta a noi.
      Che la tripla si presti a più usi è indubbio ma il punto non è questo.
      Come sto ripetendo sino allo sfinimento: perché se dietro monto un 42 sono uno buono e se invece monto una 30 davanti sono un mentecatto?
      Perché se salgo col 34/32 va bene ma se uso un 30/26, quindi pure più duro da spingere, quelli “bravi” ti sberleffano?
      Questo nuovo gruppo Sram (che ha tante soluzioni tecniche che a me piacciono) è solo il pretesto usato per porre interrogativi.
      E poi, come ben sai e come ben sapete tutti quelli che come te seguono questo strano blog, io ho sempre detto che ognuno deve essere libero di pedalare come crede, senza essere giudicato.
      Soprattutto dai “fenomeni”, vera piaga in qualunque campo.
      Ho un amico a cui è scoccata la scintilla della bici. Gli piace la Mtb e ha acquistato tre mesi fa un modello economico, non sapendo se poi gli sarebbe piaciuto non ha voluto da subito investire cifre importanti.
      Poi si è innamorato, ha iniziato a guardarsi in giro per cambiarla e subito il fenomeno di turno: “Devi prendere questa col monocorona, ad andare in giro con questa doppia non sei nessuno, fai la figura del principiante”.
      E quello scemo lo ha fatto, e adesso sta lì a cambiare corone nel tentativo di trovare i rapporti giusti per le sue necessità. Rimpiangendo la doppia che era, esattamente, la soluzione migliore per lui.
      Migliore per lui, non ho detto migliore in assoluto.
      Impariamo a usare la nostra testa, informiamoci con cognizione, smettiamola di guardare le figure senza manco capirle.
      Non solo in bici…

      Fabio

  • A mio avviso, il motivo di tanta ostilità verso la tripla in favore di cassette sempre più ampie ha fondamenta assai banali: c’è poco da scervellarsi, ma all’occhio del ciclista stradista(ma anche gravel, osservo) moderno la tripla sà di vetusto, di superato.
    Sò che quello che dico può sembrare assurdo, banale, ma credo sia così.
    Quanto influisce la moda nel nostro stile di vita, in quello di una buona parte della società? Tanto. Quante persone vediamo oggi andare in giro con i pantaloni a zampa d’elefante? Chi ha mai comprato i famosi stivaletti beige perchè aveva davvero bisogno di una scarpa a prova di bomba? Perchè non si riesce a fare a meno di un auto che sia almeno un surrogato o abbia sembianze o sia almeno alta e imponente come un SUV? Perchè?
    Sono stato sbeffeggiato in passato per aver costruito una bici a 10v nell’era del 11v. Scelta nell’ottica di contenere i costi, mi si è rivoltata contro nel momento di rivederla? Perchè?
    La moda.
    Il nuovo è tap mi ha impressionato per le sue specifiche tecniche. Stop. Costasse 4/5 o 10.000€ per me non fà differenza. Tanto non lo comprerei comunque. Non mi serve. Ma è lo specchio di alcune soluzioni (più o meno valide) di ciò che troveremo nelle bici del futuro anche nei gruppi inferiori. Stop. Per me è quella la notizia.
    La tripla ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi a mio avviso: per lo sportivo è complicata (per alcuni anche la doppia in realtà), per la mtb spesso è superflua.
    Insomma difficile riassumere in poche parole, ma i lconcetto rimane quello della moda del momento. Ahimè quello meno importante.
    Ma si sà, la bici è una passione e alle passioni…

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Beh Daniele, anche a te non posso che rispondere che ci stiamo troppo fossilizzando su pregi e difetti della tripla, quando poi il discorso è altro.
      Ed è quello che affronti in apertura: la moda del momento.
      Avere ampia scelta è sempre buona cosa, scegliere senza capire ma solo per seguire il guizzo del momento, no.
      Nessuna configurazione è giusta o sbagliata in assoluto, esistono solo quelle giuste o sbagliate per noi.
      Tu in mtb, dico tu per fare un esempio, non ti trovi con la doppia e preferisci monocorona.
      Bene, è la tua esigenza.
      Un altro avrà esigenza opposta.
      Ma tu non dirai a chi gira con la doppia che è un mentecatto, perché comprendi che ognuno ha le proprie necessità.
      Un altro invece lo dirà, dimostrando di essere lui il mentecatto.
      Tutto qui

      Fabio

  • Luca

    Premessa uso la BDC e anche la MTB (nessuno è perfetto!)
    Se sulla MTB la corona singola davanti è assurdamente comoda rispetto a doppia o tripla e i 12 rapporti della SRAM sono la manna dal cielo per poter salire rilassati e non ritrovarsi a frullare in piano, sulla BDC non abbandonerei mail la mia doppia.
    Pur abitando in Liguria, e quindi avendo un gran bel numero di saliscendi se non salisali, la mia doppia mi permette di godere di ogni KM di asfalto; Credo infine che la situazione stia sfuggendo al controllo: pur essendo un appassionato di diavolerie elettriche, e pur sognando l’ETAP prima versione sulla mia bici, non metterei mai un cambio da 2000€ su una bici usata per ruzzolare su attraverso sassi e sterpaglie: si può cadere sempre ma credo che l’aspettativa di vita di un cambio stradale sia immensamente più lunga di un cambio da sterrato usato nelle peggiori condizioni pensabili.
    Detto ciò sono certo che vedremo tra poco BDC con la singola, con i dischi (che reputo davvero brutti e sgraziati) e anche tante bici elettriche con telai similstrada… l’importante però è che continuino a produrre doppie e freni caliper per telai muscolari in modo che ognuno trovi quello che più lo aggrada.
    Ciao

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, dopo tanti anni in questo mondo a pedali almeno una cosa l’ho imparata: metti un numero di ciclisti superiore a due e avrai da due a più opinioni diverse 😀

      Come ho appena detto a Daniele rispondendo al suo commento, ogni ciclista ha proprie esigenze e necessità; e preferenze.
      L’importante è scegliere con cognizione, non perché se non monti quella tal cosa o non usi la bici della tal marca allora ti danno del demente, resta a casa ecc.
      Cosa che, lo sappiamo bene ed è inutile nasconderlo, succede.

      Fabio

  • Giovanni

    Ciao Fabio, un saluto a tutti gli amici del blog. Un paio di anni fà ho fatto una scelta, contro corrente, una bicicletta da corsa in acciaio in un mondo di telai in carbonio. Quando mi aggrego ad un gruppo o quando mi incontrano per la strada non posso non notare qualche sguardo della serie “ma da dove è uscito questo e la sua ferraglia?”. Quando però la ferraglia rimane attaccata alle calcagna il “da dove è uscito” diventa “accidenti però”. La prima cosa che ognuno di noi dovrebbe ricordare è che in bicicletta contano le gambe, possiamo anche avere una bicicletta tecnologicamente avanzatissima, ma senza gambe non si va da nessuna parte.Ora sicuramente proprio per agevolare chi non può allenarsi, chi ha poco tempo per le uscite e vuole comunque godersi una bella salita, o una lunga passeggiata con gli amici, le aziende hanno sviluppato cambi con pignoni che ci permettono, anche a fronte di una non grande preparazione, di andare un pò dappertutto. Però credo che si stia andando un pò oltre perdendo il senso delle cose. Nuovo non vuol dire per forza migliore così come vecchio non vuol dire per forza desueto. Prima di tutto avere pacchi pignoni con eccessivi salti di denti non è certo un bene, nè lo è una soprapposizione di rapporti dovuta alla scelta delle corone non proprio corretta. Comprereste mai una macchina con un cambio che dalle seconda passa alla quarta o viceversa? Direi proprio di no. Pacchi pignoni a 10 denti (13-26) hanno un grande vantaggio ti permettono di salire un dente alla volta gestendo al meglio lo sforzo sulla gamba, così come le corone 52/39 o 52/42 fanno lavorare meglio la catena in maniera più rotonda anche se richiedono più sforzo. Non ho montato una tripla ed un bel pacco ad 8 pignoni perchè non sono più riuscito a trovare la mitica combinazione 52/42/30 altrimenti come consigliato dal Maestro Carlà, il mio telaista, sarebbe stata un’ottima scelta. Ma non si sà mai. Fin ora poi si è fatta la guerra ai grammi e poi che facciamo torniamo ai tempi di Binda? Si Binda perchè la bicicletta di Coppi degli inizia degli anni 50 era intorno agli 8 kg 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, poco da aggiungere alla tua analisi, sempre precisa e completa.
      Solo una notazione: avete notato i listini delle bici con questo pignone in più? Ecco, forse questa è una direzione sulla quale dovremmo riflettere.

      Fabio

Rispondi a Elessarbicycle Annulla risposta