Giro d’Italia 2018: chi vincerà?

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Tranquilli, non ho tirato fuori la sfera di cristallo per vaticinare il futuro vincitore del prossimo Giro: mi chiedo, alla luce delle ultime notizie di stampa, se Israele vincerà la sua battaglia geopolitica contro l’organizzazione della corsa rosa.

Inutile star lì a chiedersi perché il Giro d’Italia debba partire da Gerusalemme Ovest, non è una novità l’inizio in terre straniere.

Diciamo che il Giro, come il Tour e come qualunque grande evento sportivo, fa girare denari. Chi ne mette di più sul piatto vince la partita. Può piacere o meno, ma è così e nulla lo cambierà.

Questa volta ha vinto Israele, con tanto di giretto in bici tra le strade di Gerusalemme di alcuni top rider al momento della presentazione.

Non so quanti soldi avrà sborsato il governo israeliano, di sicuro non pochi. E non ha gradito che sul sito ufficiale del Giro d’Italia 2018 la partenza della prima tappa sia da West Jerusalem: Gerusalemme Ovest.

Cioè? Cioè la Gerusalemme così intesa da ONU e quasi tutte le Nazioni sul globo. Perché Gerusalemme è contesa ma se la parte Ovest è ormai accettata universalmente come sotto il controllo israeliano, non lo stesso per Gerusalemme Est, militarmente occupata da Israele; come ribadito in decine di risoluzioni ONU.

Ora, qui siamo in un blog di biciclettine e non mi metterò certo a tracciare torti e regioni né a sviscerare la questione Medio orientale che in tanti, dal colonnello Lawrence agli odierni Capi di stato hanno cercato se non di risolvere almeno di non peggiorare senza riuscirvi.

Provo però a chiedermi chi ha torto: l’organizzazione del Giro che ha usato la definizione internazionalmente riconosciuta per quella zona di Gerusalemme o Israele per il cui governo Gerusalemme è una sola e tutta sua?

Hanno torto entrambi.

Ha torto il governo israeliano perché se esistono risoluzioni ONU, organismo a cui Israele aderisce e di cui ne accetta regole e statuti, che reputa l’annessione di Gerusalemme Est illegittima giacché avvenuta militarmente, allora la definizione di Gerusalemme Ovest usata dall’organizzazione del Giro d’Italia 2018 è corretta.

Ha torto l’organizzazione del Giro, perché ha venduto un prodotto, un format come direbbe uno bravo: e le condizioni le detta sempre chi apre i cordoni della borsa, quindi non aderendo alle richieste del committente viene meno a un dovere contrattuale.

E non uso l’arido linguaggio tecnico a caso. Perché ormai questo è il nostro amato sport: un mercimonio.

Se, come fa da anni l’organizzazione del Giro, accetti di vendere al miglior offerente, allora alle sue condizioni dovrai sottostare. E il governo israeliano sta usando, infatti, la leva economica per ottenere la modifica di quanto potete vedere qui sotto.

In pratica l’aut-aut è: o scrivi Jerusalem e basta oppure non ti diamo un centesimo.

Qualcuno potrebbe pensare che il voler ribadire quel West Jerusalem da parte dell’organizzazione del Giro sia un gesto politico, un voler ribadire quanto più volte sostenuto dall’ONU.

Io sono un sempliciotto, a certi pensieri manco ci arrivo e secondo me hanno solo scritto il primo risultato di una ricerca su Google che si sono trovati davanti, senza manco sapere che storia ha Gerusalemme.

Perché se fosse voluto, allora cancellare quel West significherebbe rinnegare una precisa scelta; se non fosse voluto beh, che dire, questo Giro è sempre più in mano ai dilettanti.

Di sicuro è da troppo ormai in mano solo al dio business e per questo a uscirne sconfitti è lo sport che amiamo e noi, che malgrado tutto, saremo in strada per la nostra festa rosa. Già, perché poi alla fine a maggio avremo dimenticato tutto e saremo lì, pronti a seguire le gesta dei nostri eroi sui pedali.

E quindi, alla fine, di cosa mi indigno? Di cosa mi stupisco? Sono io, siamo noi tutti che seguiamo il Giro o qualunque altro evento sportivo ad averlo trasformato in business, perché se nessuno guardasse una partita di calcio non avremo tizi che corrono in mutande su un prato pagati per un loro minuto quanto una persona onesta non guadagna in una vita.

Organizzare un evento così importante vuole risorse. Però avremmo dovuto iniziare a chiederci già da tempo chi comanda nel nostro sport: chi fatica sui pedali o chi conta le banconote?

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Mi autoaggiorno; un paio d’ore che ho messo online queste note, dal sito ufficiale del Giro è sparita la scritta West. Come facile prevedere ha vinto la minaccia di ritirare i finanziamenti. Circa 4 milioni di dollari, si vociferava all’epoca della presentazione.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Giovanni

    Fabio, una volta Andreotti disse ” A pensare male si compie peccato ma spesso non ci si sbaglia”. Ho la netta sensazione che sia stato un banale errore del “grafico” che ha però causato uno pseudo incidente diplomatico o sarebbe meglio dire di compravendita.
    Purtroppo da italiano devo ammettere che il nostro livello culturale e sociale sta scendendo in maniera preoccupante. Ne abbiamo avuto un esempio negli ultimi giorni dove, il “guardone ben pensante ” di turno, chi ha raccolto la denuncia ed i giornalisti che l’hanno diffusa hanno spaccio la bandiera della Marina Imperiale Tedesca , il “Reichskriegsflagge”, per una bandiera nazista. Peccato che nel lontano 1867 quando fu innalzata per la prima volta, “Adolf” non era neanche venuto al mondo, anzi forse i suoi genitori non uscivano neppure insieme ed i colori come le insegne sono quelle dell’Impero Prussiano.
    Quindi di che ci meravigliamo!.
    Chi ha scritto Gerusalemme Ovest ha preso spunto dall’uscita di qualche nostra uscita autostradale.
    Giovanni.

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