Gios Foxes’Land

La prova su strada

Tempo di lettura: 17 minuti

La prova su strada

Svolgere un test non è né semplice né quasi mai divertente. Per provare a essere attendibili non devi tralasciare nulla, concentrarti al massimo e ripetere all’infinito alcune manovre finché non raggiungi il limite: tuo o della bici.

Poi tra una noiosa uscita di prova e una altra mandi tutto al diavolo e pensi solo a goderti la pedalata; come mi è capitato più spesso del solito con la Gios Foxes’Land.

Chissà come mai…

Le prove su strada, lo sapete, seguono sempre uno specifico protocollo; che prevede percorsi, azioni, manovre. E soprattutto prevede sempre di isolare il componente in prova, eliminare cioè ogni variabile che potrebbe falsare il risultato.

Con la volpina le cose sono state più complicate del solito. 

Il mio scopo primario era isolare il telaio. Per farlo avrei dovuto usare ruote, gomme, trasmissione e persino la sella già ampiamente conosciute. 

Non è stato possibile, per ragioni tecniche e logistiche. 

Così ho lavorato per esclusione, dedicandomi a un solo settore alla volta; e solo quando tutto ciò che decora il telaio mi è stato ben chiaro ho rivolto a lui ogni attenzione.

La parte più difficile, come è facile immaginare, è stato separare le ruote dal telaio. Quanto merito dell’uno o dell’altro? Quanto la dolcezza di risposta (da non confondere col ritardo, del tutto assente) è da attribuire ai tubi della volpina e quanto alle ruote Miche? E così via.

Non vi nascondo che è stato estenuante, mi ha costretto a rivedere tanti automatismi e procedure consolidate; però mentirei se dicessi che non mi sono divertito.

Certo, se dedichi una intera mattinata a percorrere sempre le stesse due curve, variando velocità, traiettorie e rapporti in uscita diciamo che è dura trovare un senso a tanta fatica.

Quando però finalmente raggiungi il tuo verdetto e la volta dopo molli il notes a casa per andare a zonzo spensierato pensi pure che si, in fin dei conti sei fortunato a poterti godere una bici così. E se anche è una fortuna che ti costruisci giorno dopo giorno lavorando senza tregua, resta quel sorriso stampato sul volto fino a sera a confermarti che ne vale la pena.

E poi come sempre accade quando ti trovi a provare qualcosa creato per più usi, tutto il lavoro si moltiplica. Una bici da corsa non la testi in città o nell’uso turistico, ti interessa solo stabilire quanto sia veloce.

Una bici tuttofare è, letteralmente, a suo agio in una infinità di situazioni; tutte da verificare.

E le difficoltà non finiscono qui, perché la volpina ci ha messo molto del suo nel complicarmi la vita. 

Non l’ha fatto apposta, è la sua natura; è su livelli così alti in qualunque habitat si decida di farla correre libera che trovarne i limiti è stato arduo.

Siamo a un capello dalla bici sportiva universale, senza i compromessi che di solito dobbiamo accettare.

Ma non voglio anticipare le conclusioni, quindi saltiamo in sella e partiamo con la guida sportiva su strada.

La prima uscita con la Foxes’Land è stata traumatica. Non era una uscita di prova in senso stretto, solo quella che mi serviva per regolare l’assetto. Per fortuna le quote del telaio sono praticamente le mie (5 mm di differenza sull’orizzontale, trascurabile) ma dovevo pedalarci per una verifica.

Questa uscita di verifica è una costante in ogni prova, qualunque sia ciò che devo testare in quel momento. Di solito non le dedico più di mezz’ora.

Di solito; stavolta esco, pochi metri e mi fermo per una sistemata alla sella, la mattinata è primaverile anche se siamo in autunno inoltrato e io pedalo. E mi diverto. E godo.

E si che godo: perché rientrare? Appunto, non rientro.

Mi dirigo subito verso una delle mie salite preferite che dopo prevede una veloce e divertentissima discesa. Salgo, mi alzo sui pedali, rilancio, mi acquieto e sempre godendo come un riccio (credo, mai capito in effetti come godono i ricci) pregustando la successiva discesa: cavolo, si guida così bene, sai come mi divertirò. Mi ripeto quasi a ogni giro di pedale.

E quando finalmente la discesa arriva e io mi avvicino a tutta alla prima curva, che è stretta e dove di solito mi tiro la staccata fin dentro, arriva la doccia gelata: la bici non frena! Rallenta, finché ero in piano e in salita manco ci avevo badato. Ma adesso che ho affidato la mia sorte alla rapidità con cui posso perdere velocità per non finire nel canalone dabbasso comprendo quanto l’entusiasmo mi abbia giocato un brutto scherzo, facendomi dimenticare di verificare prima la forza frenante.

Sono mestamente rientrato alla base, ho lavorato sull’impianto ma con scarsi risultati; ho informato della cosa Marco Gios che mi ha inviato a stretto giro un impianto nuovo, i Trp Spyre; livello assai superiore a quello con cui mi era arrivata. 

Ciò non toglie che nell’attesa del nuovo impianto non abbia continuato a lavorare di fino su quello che avevo per farlo rendere al meglio (l’anteriore ok, il vero problema era il posteriore, pinza assai scarsa di marca differente dall’altra) e che, seppure con qualche timore, io non mi sia lasciato trasportare dall’entusiasmo che si accendeva ogni volta che la strada si apriva davanti alle ruote.

Perché sarà pure una gravel ma onestamente tantissime bici da corsa pure un rendimento così se lo sognano.

E’ veloce, si guida con precisione assoluta, stabilissima, avantreno solido e al tempo stesso svelto in inserimento, morbida senza accusare dispersioni, che puoi volere di più? Le gambe per spingerla forte, ecco cosa desideri…

Si, perché come ogni purosangue il meglio di sé lo da quando sei veloce. Finché vai piano ti godi comfort, panorama e il grazioso passeggio locale. Ti trovi subito a tuo agio sulla Foxes’Land ma andando di passo leggero apprezzi giusto il perfetto smorzamento del carro e forse nemmeno ci fai caso, dipende da quanto ti distrae il grazioso passeggio.

E quando smetti di distrarti, quando la volpina ti strizza l’occhio (sarà stato un effetto della luce però davvero una volta mi è sembrato che il faccino sull’orizzontale ammiccasse…) e ti ricordi che sei in sella per uno scopo preciso, che non è quello a cui dedicato le energie e gli sguardi sino a quell’istante, allora capisci che è il momento di darci dentro: la Foxes’Land smette i panni della tuttofare e tira fuori l’anima da sportiva. Da sportiva pura, badate bene.

E siccome la mia gamba è quella che è, sapete che sfrutto la discesa per raggiungere velocità degne di questo nome; e proprio in velocità è emerso il carattere racing.

La stabilità è eccellente, la bici infonde un incredibile senso di sicurezza con l’avantreno precisissimo.

Più la velocità aumenta più ci si sente “sereni”. Già, sereni. 

Avete presente quella sensazione di precarietà che ci prende quando superiamo certe velocità, il dubbio che la bici non resti in strada, quel sentirla leggera tra le mani? Ecco, in sella alla Foxes’Land nulla di tutto questo.

Sono convinto che il set di ruote, molto solido, abbia dato una mano e a causa della mia impossibilità a procurarmene per tempo uno diverso, non posso stabilire con precisione quanto uno abbia aiutato l’altro.

Però per quanto buone ruote queste Miche che ho usato non sono certo ruote al top, non sono cioè quelle ruote capaci di mettere una pezza a un telaio così e così, e quindi alla fine mi resta la certezza della intrinseca qualità della volpina.

Per averne conferma mi sono dedicato molto alle curve strette, lente; quelle cioè dove l’eventuale apporto direzionale delle ruote sarebbe stato ininfluente a causa della modesta velocità.

Se la bici avesse “preso sotto”, se cioè avesse mostrato propensione a cadere verso l’interno costringendomi a correggere la traiettoria, allora avrei dovuto giocoforza dare tutto il merito dell’eccellente tenuta in velocità alle ruote. Ve l’ho detto in apertura di questo paragrafo che isolare i componenti è stato un lavoraccio…

Risultato di queste prove? Bravi, la volpina non ha fatto una piega; cioè no, l’ha fatta, ma in curva. E che pieghe che si fanno con lei 😀

La fase di ingresso, anche entrando sporchi, è sempre precisa: l’anteriore al millimetro dove lo hai diretto e senza che mai venga meno la sensazione di sicurezza. Merito dovrei dire di una forcella davvero eccellente e sicuramente il suo contributo è fondamentale. Ma senza un telaio che sappia accoglierla e valorizzarla, da sola potrebbe poco. 

E siccome, come mi avrà ripetuto all’infinito uno che costruisce telai da una vita “Fabio, parti sempre dalla forcella, poi disegni il resto” è sicuro che in Gios hanno disegnato proprio bene.

Ovviamente la percorrenza della traiettoria si mostra altrettanto precisa, veloce e sicura.

 

Batto molto su questa sensazione di sicurezza perché, lo sapete, io in bici come in moto ho sempre avuto paura di farmi male. Se non mi sento sicuro, non spingo.

E il fatto che ci abbia dato dentro malgrado le prime uscite siano state affrontate con un impianto frenate non all’altezza (e quindi incapace a offrirmi il senso di sicurezza che cerco) e malgrado ciò abbia trovato la serenità di spingere, la dice lunga su come la volpina sappia esaltarti nella guida veloce.

Ma, almeno per me, in bici non c’è solo la velocità. In piano sono un pessimo passista e in salita un plinto. 

Vediamo prima la pianura.

Qui poco da riferire. La bici è comodissima, smorza efficacemente le brutture della strada e permette a chi ha la gamba giusta un passo assai veloce.

Acquista rapidamente velocità senza ritardi e la mantiene a lungo, sempre gamba permettendo. Qui sicuramente le ruote hanno avuto il loro merito ma ancora una volta ho cambiato i miei soliti test per isolare il telaio.

Perché le ruote aiutano a tenere il passo ma solo quello; nei rilanci, come ho poi verificato meglio in salita, il loro peso si fa sentire. 

In questi miei tentativi di decifrare al meglio la Foxes’Land ho capito due cose.

La prima è che persino io riuscivo a essere veloce ma non me ne rendevo conto. E’ come se bici e strada viaggiassero su differenti dimensioni temporali. Non avverti questa sensazione di velocità, non senti la bici che ti chiede di pestare più forte. Poi butti un occhio al computer e vedi che sei sopra i 40 km/h, che non è male.

Però ti sembra di stare andando più piano e quindi ti alzi sui pedali e rilanci, aspettandoti il classico effetto fionda, tipico di tante bici sportive in acciaio: la bici che accumula energia e poi ti lancia in avanti.

E invece nisba: sali di velocità, costante e immediato dal primo colpo di pedale ma non te ne accorgi. E sulle prime ci resti anche un poco male perché ti manca anche quella sensazione di trasmissione diretta della potenza (potenza io? ahahahaha, ehm, sorry…) che è sempre esaltante.

Anzi, se dovessi fidare solo delle sensazioni penseresti che è pure un poco fiacca, risponde in ritardo.

Allora rallenti, ripeti la manovra ma stavolta sguardo fisso ai numeri del display: e quelli salgono subito, accipinchia se salgono!

La variazione di velocità è istantanea ma non la sua percezione; a te che pedali forsennato arriva tanta dolcezza che sulle prime confondi per inerzia. Invece no, l’orizzonte scorre più veloce intorno a te, il cuore che pompa forte ti avverte che ci stai dando dentro, la volpina divora l’asfalto e tu pensi: ma perché la chiamano gravel? Questa è una bici da corsa, mah…

Le discese uno spasso, la pianura mi annoia ma la Foxes’Land è riuscita a farmela piacere e la salita mi esalta. Pure se sono un plinto.

In salita, vi ho raccontato spesso, servono gambe e leggerezza. 

Per le prime poco da fare, per la seconda le premesse non sono incoraggianti.

La bici è leggera per essere un acciaio ma siamo comunque lontani dai palloncini per la festa che sono le sportive in composito. E le ruote Miche si candidano al ruolo di zavorre quando le pendenze superano le due cifre.

Così sono partito con un approccio soft, via di passo e cadenza regolare. 

Opperò, ma come è comoda la volpina.

Opperò, ma come è morbida la volpina.

Opperò, ma come sale regolare la volpina.

Opperò, ma come ti godi la pedalata con la volpina.

Opperò, ma come non avverti fatica salendo con la volpina.

Opperò, ma come…aspé, quel puntino lassù è un altro ciclista? Volpì, lo andiamo a prendere?

E quella mica se lo è fatto dire due volte, in fondo sempre predatore è.

Avete presente la cosa che rilanci in piano e non hai immediata la sensazione della velocità che aumenta?

Bene, in salita è quasi lo stesso: qui però lo vedi subito che stai salendo veloce, ma proprio veloce.

Sempre con questa morbidezza, questo ovattato accompagnarti, come se tu stessi fermo e il mondo prendesse velocità intorno a te.

Il vero e unico limite è proprio questo: ti invoglia talmente a spingere senza che te ne rendi pienamente conto che finisci facilmente in fuorigiri. Cioè io finisco in fuorigiri, uno forte penso di no.

Poi certo, quando la strada sale cattiva vorresti meno peso, soprattutto sulle ruote; che reputo responsabili anche di un leggero ritardo di risposta, stavolta intendo proprio ritardo e non dolcezza nel trasferire energia dai pedali alla strada, nelle immediate variazioni di ritmo. Ma visto che ognuno sceglierà come vestire la Gios Foxes’Land non me ne sono curato più di tanto.

Io vi ho detto già decine di volte che della volpina mi sono innamorato; quando l’ho vista in foto e ancor più quando ci ho pedalato.

Mi sono trovato immediatamente a mio agio, come sa la guidassi da sempre. 

Finché un giorno, dopo che già erano diverse settimane che usavo solo lei, mi sono preso un giorno di vacanza dal blog e sono andato a zonzo con sua maestà, la mia Elessar. 

E ho capito: pedalando con la Gios mi tornavano indietro molte delle sensazioni di guida di Elessar. Soprattutto la dolcezza nella trasmissione del moto ma senza dispersioni.

E così ho compreso che quello che io avevo cercato e ottenuto con una geometria del carro più ardita (e non dimentichiamo che dovevo fare i conti con le congiunzioni e con un passaggio gomme più ampio di quanto queste permettessero) qui l’eccellente kit per gravel messo a punto da Columbus ha permesso lo stesso risultato. E mi ha fatto sentire a casa.

Però Elessar per mia precisa scelta ha vocazione più sportiva stradale. Si, sportiva e so che il suo luccichio confonde ma provatela e poi mi dite; anzi no, non provatela… 😀

E affronta in scioltezza il fuoristrada leggero fatto di sentieri e strade bianche, non disdegna sporcarsi le cromature.

Ma la Gios Foxes’Land è pensata per essere veloce in strada e anche in fuoristrada, pure quello più duro.

Quindi lasciamo l’asfalto e portiamola a zonzo nella natura. 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Giovanni

    Gran bella bici e prova, che ti permette di effettuare un ciclismo ad ampio raggio, non solo allenante ma anche di lavoro e tempo libero, più mezzi in uno, da godersi separatamente ed insieme, ottimo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, il progresso in questo settore è stato notevole. Le prime bici di impostazione tuttofare/sportiva non si avvicinano a quanto abbiamo ora.
      Se all’epoca le provavo e mi piacevano è perché rapportavo sempre a quanto disponibile.
      Se lo stesso modello lo testassi oggi, beh, ne uscirebbe un verdetto differente.
      Se poi al progresso aggiungiamo il valore aggiunto della artigianalità potete capire perché io mi sia innamorato della volpina.
      Giornalista ok, ma prima di tutto sono un ciclista. Molto appassionato 😀

      Fabio

  • Giovanni

    Condivido in pieno da appassionato utilizzatore e ciclista amatoriale/turistico.

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, hai una volpina? Se si, e se ne hai voglia ovvio, mi piacerebbe conoscere le tue impressioni. Per quanto posso essere attento il pericolo mi sia sfuggito qualcosa lo metto sempre in conto.

      Fabio

  • Bellissima bici, giudizio assolutamente riduttivo visto che si limita alla mia sola lettura del tuo articolo. Traspare assolutamente il fascino che solo i prodotti pensati da chi ha assoluta conoscenza e padronanza riescono a trasmettere. La bici dei sogni, potrebbe essere sicuramente la mia bici dei sogni! Ha fascino da vendere, anche solo leggendo l’articolo e guardando le fotografie, una bici con l’anima, non otto tubi da Taiwan al prezzo di un su misura artigianale…Una di quelle bici vive, quelle che ti stregano, si l’abbiamo capito Fabio!

    • Elessarbicycle

      Ciao Eugenio, rileggendo la bozza dopo la prima stesura mi è venuto il dubbio “accidenti, quante lodi; ho esagerato? Capiranno i miei lettori che c’è passione in questa bici, qualcosa che va oltre il mezzo meccanico, qualcosa che non puoi descrivere ma solo sentire col cuore?”

      Però poi ho pensato che voi conoscete me, io conosco voi.

      Voi conoscete la mia passione, io conosco il vostro amore per le cose ben fatte e mi sono risposto che avreste capito il mio trasporto nel raccontarvi questa bici.

      Raramente sono soddisfatto di un articolo, trovo sempre mille difetti in ogni mio scritto. Stavolta no, sono davvero contento di questo test.
      C’è però un senso di incompiuto, io che mi conosco lo vedo, ed è perché a causa della scivolata mi è rimasta una casella bianca sul notes. Mi spiace aver chiuso senza tutte le verifiche che avevo preventivato.

      Mi spiace ancor più non essermi preso quella settimana a test chiuso per andarcene a zonzo io e la volpina, ma non potevo abusare oltre della grande disponibilità di Marco Gios.

      Ma soprattutto mi spiace averla mandata su, se non avessi da affrontare tutte le spese di questo blog (se vi dicessi quanto mi è costato in spese vive gestire solo questo test… diciamo solo che un ottimo set di ruote sportive ci usciva tranquillo) puoi stare sicuro che la compravo per me.

      Fabio

  • Che dire!
    Aspettavo con ansia la pubblicazione di questo test. Sin dalle immagini di anteprima pubblicate dai social, non stavo nella pelle e avrei voluto conoscerne subito le tue impressioni. L’attesa è stata lunga ma devo dire che (nonostante il tuo rammarico per non aver completato ogni possibile scenario) sei andato letteralmente a fondo con i dettagli! Sei riuscito persino a denudare la bicicletta! Sembra assurdo!
    Eppure devo ammettere che in questo modo si mette in risalto la vera “opera” che è il telaio; denudato dei componenti (non me ne voglia campagnolo) commerciali che possono avere tutti, si pone meglio l’attenzione sul prodotto vero e proprio che l’artigianato Gios offre.
    Complimenti dunque; a te per l’articolo e a Gios come azienda che ha nuovamente dimostrato di essere al passo coin i tempi sfornando la sua versione di un prodotto esattamente in linea con le richieste del mercato, oltre che lungimirante nell’affidarti così a lungo una bici per un test approfonditissimo. Questo anche a controprova del fatto che sono certi della qualità dei loro prodotti e non temono nemmeno la più dettagliata delle recensioni.
    Essendo di Torino, ero già passato allo showroom Gios per curiosare non appena avevo visto le prime immagini sui social, purtroppo ero fuori oraruio di apertura e non sono riuscito a toccare con mano. Poco male, ora ho un’idea decisamente chiara di quello che ritengo l’ennesimo gioiello di manifattura del marchio Torinese.
    Sono contento di leggere di questa bici. Sono contento di essere di Torino.

    Daniele

    • Elessarbicycle

      E io son contento di averci pedalato; un poco meno esserci caduto, ahia…

      Fabio

      ps che poi questa di non aver completato ogni scenario, di avere per la prima volta dovuto lasciare una casella bianca sul mio notes: è così evidente che ci sono rimasto male? Sto messo così? Si, mi farò vedere da uno bravo…

      • Più che altro mi chiedo di questo passo dove andrai a finire. Forse la prossima bici in test oltre a smontarla la svernicerai?
        Ahhhhhh!!!!
        😀

        Daniele

        • Elessarbicycle

          Mumble mumble, potrebbe essere una idea…

          No, scherzo ché se poi qualche azienda legge mi gioco il supporto 😀
          E comunque tra infortunio al ginocchio, stanchezza mia accumulata e voglia di occuparmi più di tecnica, test per ora non ne programmo. Serve una pausa pure a me, questo della Gios è stato molto impegnativo. Soprattutto la produzione e postproduzione, sono andato parecchio oltre i miei canoni e lo sforzo fotografico ha richiesto capacità che non ho, studiare tutto è stato un casino.

          Fabio

  • Giovanni

    Amo Torino che mi ha dato tanto così come amo l’acciaio, come testimonia la mia Carlà. Non nascondo neanche il fatto di aver contattato tempo fa Marco Gios perchè un giorno mi piacerebbe regalarmi un bel telaio fatto da loro. Qualcuno potrebbe dire che sono già di parte ma vedrò di dare più spazio alla ragione che non al cuore. Il telaio mi sembra dimostri una grande cura nella progettazione e nel sapere che comportamento voler conferire alla bicicletta come superbo è il modo con cui è stato modellato il tubo sterzo. Personalmente trovo il telaio molto curato e traspare il grande livello di conoscenza tecnica che porta con se. Ogni grado ogni mm, è stato scelto per conferire quel particolare comportamento,non ci sono di mezzo scelte aziendali per risparmiare sugli stampi o per conferire misure universali, qui trovo che c’è l’espressione del grande artigianato italiano. Come detto da Fabio,inutile parlare di componenti,visto che li possiamo scegliere, ognuno di noi monta quello che vuole, personalmente sarei già al telefono con Corrado Spada per le ruote, con la Campagnolo per avere il gruppo completo di freni idraulici e con la Deda per manubrio ed attacco. Ritengo che se pur paghi qualcosa in termini di peso rispetto ad un telaio in fibra di carbonio, possa anche essere scelta per qualche gara da ciclocross, perchè precisione di guida , di inserimento in curva come di trasmissione delle forze valgono qualche grammo in più. Fabio, ha descritto molto bene la sensazione di guidabilità come anche quella che si ha nella trasmissione della forza dal posteriore, la conosco bene perchè la mia Carlà ha lo stesso comportamento, senti una rotonda sensazione e senza accorgerti la velocità sale in maniera performante più di quanto i sensi ti trasmettano. Complimenti alla famiglia Gios. Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, io vorrei scrivere qualcosa di intelligente in risposta, anche per mostrare che leggo sempre i vostri interventi e li apprezzo.
      Ma tra il fatto che cose intelligenti non so scriverle e che hai già detto tutto tu, io che aggiungo?
      Appunto, ‘sta cazzata che ho appena scritto.
      E vabbé

      Fabio

  • Giovanni

    Adesso mi fa arrossire 🙂

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