Gios Foxes’Land

Come è fatta

Tempo di lettura: 17 minuti

Come è fatta

Ok, un telaio sono vari tubi saldati, tutto qui. E il David è un pezzo di marmo, tutto qui.

Solo che Michelangelo da quel pezzo di marmo ha estratto la bellezza; e Gios da questi tubi pure.

Ve l’ho detto, io di questa Foxes’Land mi sono innamorato; pensate solo a un dato: spesso pedalando con lei l’ho confrontata con la mia Elessar e questo, vi assicuro, è il più grande complimento che potessi fare alla volpina…

Geometrie classiche, un impercettibile sloping che non so se attribuire a scelte progettuali o necessità personali (ricordo che è un telaio su misura) tradizione e modernità fuse con gusto e maestria. Credo che se fosse stato tecnicamente possibile farla a congiunzioni avrei pianto commosso.

 

 

Queste viste ci forniscono sufficienti indizi per capire che non è una stradale pura, una bici da corsa; non tanto e non solo il corposo tubo obliquo, quanto la foggia del carro coi suoi tubi dal sinuoso andamento.

Ma andiamo con ordine nell’osservarla in dettaglio, partendo dal tubo sterzo.

Non sono mai stato un amante dei tubi sterzo differenziati, quelli cioè con dimensioni diverse tra cuscinetto superiore e inferiore. Creano una asimmetria che è difficile digerire.

Qui Columbus ha saputo invece creare un elegante curva che partendo dalla zona superiore ci conduce morbidamente a quella inferiore, come una piccola anfora greca, ma capovolta. O una femminile linea dei fianchi…

Nessuno spigolo o inutile bombatura; pulizia e tanta eleganza. La bellezza è nei dettagli, si sa.

Ho lasciato montate le calotte della serie sterzo Columbus, mi è sembrato superfluo smontare anche loro. 

Dal tubo sterzo a sezione differenziata parte un robusto orizzontale da 28 mm di diametro, che è davvero (quasi) orizzontale. Sapete che oltre tutte le mie infinite fisime c’è anche quella che disdegna lo sloping eccessivo. Anzi, lo sloping e basta.

L’obliquo domina il triangolo anteriore grazie alla sua generosa sezione (38 mm); più esile il tubo piantone, dimensionato per reggisella da 27,2. E’ giustamente privo di piastrina per l’aggancio del deragliatore, quindi servirà una fascetta (da 28,6, Gios ha la sua con logo stampato) e dico giustamente perché dato il tipo di bici l’uso della fascetta permette ampia libertà nella scelta della guarnitura. In pratica non sei vincolato dall’altezza di installazione del deragliatore.

Nella vista laterale il carro appare pulito, lineare, da sportiva pura.

 

Solo variando l’angolo visuale compaiono le sinuosità dei foderi alti e la leggera curvatura di quelli bassi. Ben visibili i quattro attacchi per il portapacchi; quelli bassi dovranno convivere con l’eventuale parafango. Parafango al quale sono riservati anche i due attacchi superiore e inferiore in posizione classica, ossia sui ponticelli di irrigidimento superiore e dietro la scatola movimento.

All’insegna della semplicità e pulizia la zona terminale del tubo reggisella; a serrare provvede un collarino griffato Gios.

Questa immagine però mette in luce anche l’unico aspetto migliorabile: la finitura di alcune saldature.

Molte perfette, per esempio quelle viste prima in zona tubo sterzo o quelle che vedremo in basso nelle immagini dei forcellini. 

In questa però si nota una leggera sbavatura, dovuta si all’artigianalità ma che risalta proprio perché tutto il resto è pulito.

Avete presente un pavimento candido? Quello dove in tanto chiarore spicca un solo granello di polvere? E’ il paradosso di quando fai le cose per bene, non ti perdonano nemmeno il granello di polvere… 😀  

Comunque ho ben presente che la bici che mi è stata inviata è un esemplare creato non per la vendita ma per essere “prestato” e che è, non vorrei sbagliare ma ricordo così, uno dei primissimi esemplari: quindi qualche imperfezione è naturale.

Però io questo telaio ho tra le mani e solo su questo telaio posso basare le mie valutazioni. 

E in ogni caso ti vorrò bene lo stesso, anche con qualche difetto cara volpina. Voi, mi raccomando, non ditelo mai a una donna: una bici ti perdona, una donna no. 

Proseguiamo.

I foderi bassi partono già larghi e con la zona dietro la scatola movimento giustamente rastremata. C’è luce per copertoncini fino a 39/40 di sezione; ho tentato un 700×42 ma strusciava. La forcella Columbus Futura Gravel, come vedremo, ha luce per copertoncini fino a 40mm, quindi siamo uniformi.

Però oltre la sezione c’è da fare i conti con la più o meno evidente tassellatura laterale delle gomme che preferiamo, quindi spingersi fino al limite massimo consentito potrebbe essere difficile. Molto dipende dal disegno del copertoncino, come sempre in questi casi.

Forse un pelino di luce ancora dietro il movimento (di solito nella parte superiore è più facile senza congiunzioni), potrebbe essere possibile ricavarla; forse, perché poi bisognerebbe vedere se la sezione dei tubi nonché la loro curvatura corrisponderebbe con l’innesto della scatola movimento. Sul punto in Gios sapranno dirvi meglio di come potrei fare io.

E del resto il bello dei telai su misura è proprio farli in base alle nostre preferenze, quindi chiedere male non fa giusto? 😀

Affollati di attacchi i foderi bassi; sia per la guaina freno posteriore che per quella cambio. L’attacco freno a disco è per standard flat mount, soluzione che condivido. Il limite alla scelta per chi preferisse impianti a pinze meccaniche e non idrauliche è insussistente. Di fatto esistono solo quattro impianti meccanici che vale la pena montare e per tre di questi sono facilmente reperibili le pinze ad attacco flat mount. Chi invece optasse per l’idraulico non avrà alcun problema, ormai è questo lo standard da tempo.

I forcellini sono removibili; dalla foggia e dimensione si comprende che la tecnologia è quella del perno passante. Volendo c’è anche quello per QR ma onestamente non so fino a che punto conviene. A perno passante è anche la forcella, ovviamente, e lì non c’è adattatore. Quindi o si gira con ruote a tecnologia diversa o si opta per altra forcella. E io, dopo aver guidato con questa Columbus Futura, vi sconsiglio caldamente di rinunciarvi…

Il fodero basso lato trasmissione ha anche lui il suo bel forcellino per perno passante e, ovviamente, la sede filettata per l’alloggiamento del cambio. Sulla parte posteriore i fermaguaina per il cavo destinato a servirlo. 

Questo è dettaglio che non mi convince appieno. Da un punto di vista tecnico è assolutamente corretto che il cavo cambio passi sopra il fodero basso e non sotto. E questo per la foggia dei passacavi che fra poco vedremo. Io però avrei scelto una soluzione a cavo scoperto; ossia il solo fermaguaina all’estremità, con cavo quindi scoperto lungo il tragitto. La motivazione non è tecnica ma pratica. Vi ho già detto che ho tante fisime? Vabbé, lo sapete già. Quindi sapete anche che soffro a vedere i salti di vernice. Le gabbiette entro cui fissare la guaina rendono impossibile applicare un batticatena. Di fatto sono proprio loro, le gabbiette, quelle che subiscono l’impatto con la catena e il conseguente e inevitabile salto di vernice. Ah, e che non vi venga in mente di risolvere con un batticatena in neoprene a fasciare l’intero tubo: certe eresie non sono ammesse…

Ok, dettagli e rilievi da paranoico. Sono fatto così; o forse mi disegnano così.

Ho fatto cenno poco fa al passaggio cavi trasmissione, motivo per cui è corretto che quello del cambio passi alto. Perché?

Per i bellissimi passacavo esterni posti sopra la scatola movimento. Scatola a passo ITA, ça va sans dire…

Quello del deragliatore è squisito, ad ali spiegate per accompagnare il cavo lungo il percorso. 

E’ un sistema che mi è sempre piaciuto, vi ho rinunciato, a malincuore, sulla mia Elessar perché il cromatore non mi poteva garantire una lucentezza perfetta: troppo difficile la pulizia e la preparazione a causa di forma e spazi. Altrimenti li avrei usati.

Hanno un solo inconveniente: segnano la vernice. Anche se non andrebbe fatto io uso sempre montare i cavi coprendoli coi filler, quei sottili tubi in nylon che spesso vengono usati per evitare l’ossidazione dei cavi. Il problema è che così facendo aumenta il diametro e il passacavo, soprattutto quello deragliatore, potrebbe non svolgere più correttamente il suo compito.

In verità io non ho mai “perso” un cavo, ma oltre a prestare molta attenzione uso da sempre dei filler sottili. Trasparenti, più discreti. Però siccome l’avevo finito, quando ho rimontato la Foxes’Land al termine di questa procedura fotografica del telaio a mostrarsi senza pudore, mi sono preso la libertà di montarli io, seppur neri. Scusa Marco Gios, ma io come ti ho detto soffro a vedere la vernice saltata; e poi nelle immagini pubblicate sul sito Gios la volpina i filler li ha…

Nell’immagine in basso potete comprendere perché il cavo cambio debba passare alto; e potete vedere anche l’attacco inferiore per il parafango. 

La scelta del miglior percorso per i cavi trasmissione ha determinato anche la posizione dei fermaguaina superiori, quelli sull’obliquo. Che infatti fanno mostra di sé nella parte alta e non ai lati. Il percorso è così più elegante e lineare. A proposito, ma vi ho mai detto che ho un sacco di fisime? Ah si? E vi ho mai raccontato del tempo che sono capace di perdere solo per ottenere una curvatura esteticamente perfetta per le guaine? Pure questo sapete già? Capperi, non ho segreti per voi… 

Due gli attacchi per i portaborraccia, in posizione canonica. 

Sull’obliquo un adesivo, rigorosamente in tinta, ci informa che le tubazioni sono Columbus; avrei dovuto dire subito quali, rimedio: Zona, con kit specifico per gravel a creare il carro.

E sempre in tinta, sull’orizzontale una simpatica scritta ci rimanda al nome della bici, che è nata a Volpiano: terra di volpi, appunto. 

E ora comprendete meglio perché io la chiamo spesso “volpina”; mesi a pedalare con quella simpatica faccina a osservarmi, che dovevo fare? Si si, d’accordo, prima o poi mi farò vedere da uno bravo.

Noi però continuiamo a vedere lei, perché ora le facciamo indossare la forcella.

Che è, come avete già letto, una Columbus Futura Gravel.

Una massiccia monoscocca in fibra di carbonio, leggera, resistente e tanto grintosa.

C’è chi la preferisce verniciata in tinta col telaio; eppure persino io che ho la fisima (una altra? E basta, su!) dei particolari colorati apprezzo assai più la versione nera. Rende l’insieme più aggressivo, più racing. Magari farei a meno delle scritte bianche, un poco chiassose. Incontentabile? E voi trovatemi un ciclista che non lo sia, così la finiamo con questa storia che solo io ho le fisime, tié!

In questa vista posteriore possiamo apprezzare l’ampia luce sotto la testa, per copertoncini sino a 40mm di sezione. Il foro al centro della testa è per il parafango. Infatti sugli steli vediamo quattro attacchi: i due più alti servono proprio a quest’utile accessorio. Quelli in basso, sul fodero sinistro, sono per la pinza freno, anche lei standard flat mount. 

Da quest’altra angolazione si apprezzano meglio. E si possono vedere i forcellini in alluminio, per mozzi a perno passante.

Il passaggio del cavo freno è interno; nessuna complicazione, una canalina affogata permette il veloce inserimento, senza necessità di guide.

Ed ecco in dettaglio l’attacco pinza flat mount…

…e quello per i parafanghi. Ovviamente data la loro posizione serve un adattatore. E’ una semplice coppia di viti con testa ad anello, facilmente reperibile negli store online più famosi. Esiste anche una staffetta a L ma la trovo poco elegante. E una volpe non gradirebbe, lei è elegante di natura…

Bene, ora conosciamo il telaio in ogni suo dettaglio.

Manca l’ultimo dato: il peso. In questa taglia, che è grosso modo una 52, siamo intorno al chilo e settecento, cui sommare i 450g circa della forcella. Ma francamente non è fattore a cui do, letteralmente, peso. Una bici così non si misura sulla bilancia ma sulla godibilità. Che è proprio tanta.

Ora un sunto su come è assemblata.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Giovanni

    Gran bella bici e prova, che ti permette di effettuare un ciclismo ad ampio raggio, non solo allenante ma anche di lavoro e tempo libero, più mezzi in uno, da godersi separatamente ed insieme, ottimo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, il progresso in questo settore è stato notevole. Le prime bici di impostazione tuttofare/sportiva non si avvicinano a quanto abbiamo ora.
      Se all’epoca le provavo e mi piacevano è perché rapportavo sempre a quanto disponibile.
      Se lo stesso modello lo testassi oggi, beh, ne uscirebbe un verdetto differente.
      Se poi al progresso aggiungiamo il valore aggiunto della artigianalità potete capire perché io mi sia innamorato della volpina.
      Giornalista ok, ma prima di tutto sono un ciclista. Molto appassionato 😀

      Fabio

  • Giovanni

    Condivido in pieno da appassionato utilizzatore e ciclista amatoriale/turistico.

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, hai una volpina? Se si, e se ne hai voglia ovvio, mi piacerebbe conoscere le tue impressioni. Per quanto posso essere attento il pericolo mi sia sfuggito qualcosa lo metto sempre in conto.

      Fabio

  • Bellissima bici, giudizio assolutamente riduttivo visto che si limita alla mia sola lettura del tuo articolo. Traspare assolutamente il fascino che solo i prodotti pensati da chi ha assoluta conoscenza e padronanza riescono a trasmettere. La bici dei sogni, potrebbe essere sicuramente la mia bici dei sogni! Ha fascino da vendere, anche solo leggendo l’articolo e guardando le fotografie, una bici con l’anima, non otto tubi da Taiwan al prezzo di un su misura artigianale…Una di quelle bici vive, quelle che ti stregano, si l’abbiamo capito Fabio!

    • Elessarbicycle

      Ciao Eugenio, rileggendo la bozza dopo la prima stesura mi è venuto il dubbio “accidenti, quante lodi; ho esagerato? Capiranno i miei lettori che c’è passione in questa bici, qualcosa che va oltre il mezzo meccanico, qualcosa che non puoi descrivere ma solo sentire col cuore?”

      Però poi ho pensato che voi conoscete me, io conosco voi.

      Voi conoscete la mia passione, io conosco il vostro amore per le cose ben fatte e mi sono risposto che avreste capito il mio trasporto nel raccontarvi questa bici.

      Raramente sono soddisfatto di un articolo, trovo sempre mille difetti in ogni mio scritto. Stavolta no, sono davvero contento di questo test.
      C’è però un senso di incompiuto, io che mi conosco lo vedo, ed è perché a causa della scivolata mi è rimasta una casella bianca sul notes. Mi spiace aver chiuso senza tutte le verifiche che avevo preventivato.

      Mi spiace ancor più non essermi preso quella settimana a test chiuso per andarcene a zonzo io e la volpina, ma non potevo abusare oltre della grande disponibilità di Marco Gios.

      Ma soprattutto mi spiace averla mandata su, se non avessi da affrontare tutte le spese di questo blog (se vi dicessi quanto mi è costato in spese vive gestire solo questo test… diciamo solo che un ottimo set di ruote sportive ci usciva tranquillo) puoi stare sicuro che la compravo per me.

      Fabio

  • Che dire!
    Aspettavo con ansia la pubblicazione di questo test. Sin dalle immagini di anteprima pubblicate dai social, non stavo nella pelle e avrei voluto conoscerne subito le tue impressioni. L’attesa è stata lunga ma devo dire che (nonostante il tuo rammarico per non aver completato ogni possibile scenario) sei andato letteralmente a fondo con i dettagli! Sei riuscito persino a denudare la bicicletta! Sembra assurdo!
    Eppure devo ammettere che in questo modo si mette in risalto la vera “opera” che è il telaio; denudato dei componenti (non me ne voglia campagnolo) commerciali che possono avere tutti, si pone meglio l’attenzione sul prodotto vero e proprio che l’artigianato Gios offre.
    Complimenti dunque; a te per l’articolo e a Gios come azienda che ha nuovamente dimostrato di essere al passo coin i tempi sfornando la sua versione di un prodotto esattamente in linea con le richieste del mercato, oltre che lungimirante nell’affidarti così a lungo una bici per un test approfonditissimo. Questo anche a controprova del fatto che sono certi della qualità dei loro prodotti e non temono nemmeno la più dettagliata delle recensioni.
    Essendo di Torino, ero già passato allo showroom Gios per curiosare non appena avevo visto le prime immagini sui social, purtroppo ero fuori oraruio di apertura e non sono riuscito a toccare con mano. Poco male, ora ho un’idea decisamente chiara di quello che ritengo l’ennesimo gioiello di manifattura del marchio Torinese.
    Sono contento di leggere di questa bici. Sono contento di essere di Torino.

    Daniele

    • Elessarbicycle

      E io son contento di averci pedalato; un poco meno esserci caduto, ahia…

      Fabio

      ps che poi questa di non aver completato ogni scenario, di avere per la prima volta dovuto lasciare una casella bianca sul mio notes: è così evidente che ci sono rimasto male? Sto messo così? Si, mi farò vedere da uno bravo…

      • Più che altro mi chiedo di questo passo dove andrai a finire. Forse la prossima bici in test oltre a smontarla la svernicerai?
        Ahhhhhh!!!!
        😀

        Daniele

        • Elessarbicycle

          Mumble mumble, potrebbe essere una idea…

          No, scherzo ché se poi qualche azienda legge mi gioco il supporto 😀
          E comunque tra infortunio al ginocchio, stanchezza mia accumulata e voglia di occuparmi più di tecnica, test per ora non ne programmo. Serve una pausa pure a me, questo della Gios è stato molto impegnativo. Soprattutto la produzione e postproduzione, sono andato parecchio oltre i miei canoni e lo sforzo fotografico ha richiesto capacità che non ho, studiare tutto è stato un casino.

          Fabio

  • Giovanni

    Amo Torino che mi ha dato tanto così come amo l’acciaio, come testimonia la mia Carlà. Non nascondo neanche il fatto di aver contattato tempo fa Marco Gios perchè un giorno mi piacerebbe regalarmi un bel telaio fatto da loro. Qualcuno potrebbe dire che sono già di parte ma vedrò di dare più spazio alla ragione che non al cuore. Il telaio mi sembra dimostri una grande cura nella progettazione e nel sapere che comportamento voler conferire alla bicicletta come superbo è il modo con cui è stato modellato il tubo sterzo. Personalmente trovo il telaio molto curato e traspare il grande livello di conoscenza tecnica che porta con se. Ogni grado ogni mm, è stato scelto per conferire quel particolare comportamento,non ci sono di mezzo scelte aziendali per risparmiare sugli stampi o per conferire misure universali, qui trovo che c’è l’espressione del grande artigianato italiano. Come detto da Fabio,inutile parlare di componenti,visto che li possiamo scegliere, ognuno di noi monta quello che vuole, personalmente sarei già al telefono con Corrado Spada per le ruote, con la Campagnolo per avere il gruppo completo di freni idraulici e con la Deda per manubrio ed attacco. Ritengo che se pur paghi qualcosa in termini di peso rispetto ad un telaio in fibra di carbonio, possa anche essere scelta per qualche gara da ciclocross, perchè precisione di guida , di inserimento in curva come di trasmissione delle forze valgono qualche grammo in più. Fabio, ha descritto molto bene la sensazione di guidabilità come anche quella che si ha nella trasmissione della forza dal posteriore, la conosco bene perchè la mia Carlà ha lo stesso comportamento, senti una rotonda sensazione e senza accorgerti la velocità sale in maniera performante più di quanto i sensi ti trasmettano. Complimenti alla famiglia Gios. Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, io vorrei scrivere qualcosa di intelligente in risposta, anche per mostrare che leggo sempre i vostri interventi e li apprezzo.
      Ma tra il fatto che cose intelligenti non so scriverle e che hai già detto tutto tu, io che aggiungo?
      Appunto, ‘sta cazzata che ho appena scritto.
      E vabbé

      Fabio

  • Giovanni

    Adesso mi fa arrossire 🙂

  • bk

    Su quella saldatura tra tubo orizzontale e piantone il problema non è estetico, semplicemente non è fatta bene. Il cordone della saldatura deve essere uniforme, la non c’è stata la completa fusione tra due tubi o manca il materiale d’apporto. Per carità non si romperà.

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