Eh, beato te…

Tempo di lettura: 3 minuti

…che ti arriva tanta bella roba a casa…

Già, me lo ripetono spesso, troppo spesso. E siccome io sono partenopeo e a certe cose attribuisco il giusto valore, sono preparato a contrastare, o almeno limitare, il potere di taluni personaggi.

Però c’è poco da fare: quando incontri uno di quelli forti, potenti, non c’è rituale, amuleto, sortilegio, miracolo che tenga.

L’unica strategia sarebbe tacere, non svelare i propri piani e sperare di superare indenne la giornata. Sarebbe.

Però a volte non è; alla fine ti ripeti che sono solo sciocchezze, suggestioni e ragionandoci a mente fredda ti accorgi che in realtà ti sei solo scontrato con una serie di coincidenze o, peggio, con la burocrazia.

Che è quello che mi è successo. Mica il potere. Mica…

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Squilla il telefono, il display mi informa che a chiamare è proprio lui. Strategia, mantieniti vago, ce la puoi fare…

“Pronto Fabio, ci sei dopo pranzo, volevo passare da te, ho preso un brutto fosso e la ruota adesso sbanda: mica sei impegnato?”

“Ma no tranquillo (mantieniti vago), a quell’ora sono qui (mantieniti vago) non devo scendere (mantieniti vago) anche perché ho in consegna le borse da città per il test (mantenersi vago no? Che ti ho detto? Te lo meriti!) e devo profittare pure di questi giorni di sole (ma si, abbonda in dettagli) per le foto in esterno”.

“Ah capisco: ma sei sicuro che la consegna è oggi?”

“Beh si (dai, puoi recuperare, dici che è domani) ho controllato il track Royal mail (ma si, aggiungi) e alle 11.00 lo dava in consegna (e vabbè, ma allora sei scemo!) quindi per ora di pranzo saranno qui”.

“Ok, ci vediamo dopo, segui bene il track, quando è Royal mail passa a poste italiane e lì ti fanno un casino. Beato te che ti arriva tanta bella roba a casa”.

Ecco, ora se fossi un retrogrado che ancora crede ai sortilegi avrei dovuto afferrare la collezione di cornetti che possiedo, i vari amuleti, spargere sale sul telefono, chiudere le imposte e sperare.

Invece sono un essere razionale, a queste sciocchezze non credo, solo superstizioni e non mi metto certo a eseguire strane macumbe per una semplice telefonata; anzi, è stato pure gentile a ricordarmi di verificare sul sito delle Poste Italiane.

Giusto, adesso verifico: restituito al mittente. Eh?????????????????????

E perché? Io sono qui, manco avete bussato, perché lo rimandate in Inghilterra?

Aspé, telefono al call center.

“Salve, ho un problema: spedizione track ecc, data in consegna alle 11 di stamattina, alle 12 mi risulta in lavorazione al centro operativo per la restituzione al mittente”

“Guardi, io dal sistema la vedo in consegna”

“Si, alle 11, ma alle 12 lo dice in lavorazione…”

“Ah capisco: non posso aiutarla, il mio sistema non è aggiornato”

“Che? Cioè mi sta dicendo che io sto parlando con il servizio informazioni o come si chiama e io da privato ho informazioni più dettagliate di voi?”

“Si, è così…”

“Vabbè, allora come faccio a prendermi questo pacco di persona prima che lo imbarchino per la terra d’Albione?”

“Per dove?”

“Lasci perdere, parlavo da solo; dove lo trovo il pacco?”

“Al suo ufficio postale”

“Grazie: e qual è?”

“Quello dove paga le bollette o spedisce le raccomandate”

“Si, ma io lo faccio online e ho la domiciliazione bancaria”

“Vabbè, quello più vicino”

“Si, se guarda al mio cap e indirizzo ne ho due esattamente equidistanti”

“Allora non lo so”

“Grazie, mi è stato di grande aiuto; se vuole le lascio il mio recapito, così se ha bisogno di qualche informazione aggiornata in tempo reale le faccio io la ricerca”.

Visto? Non c’entra il potere, è solo un problema di disorganizzazione.

Ma devo evitare che il pacco riparta, quindi l’unica è scendere e tentare all’ufficio postale. Salto in bici e via.

“Salve, ho questo problema. Il pacco ecc ecc”

“Ehhh non siamo noi, deve andare all’altro ufficio”

“Ok, parto, grazie”

Altro ufficio postale.

“Salve, ho questo problema. Il pacco ecc ecc”

“Ehhh non siamo noi, deve andare all’altro ufficio”

“No scusi, io da lì vengo”

” E chill nun tenen genio e fa nu ca##” (hanno poca voglia di lavorare, trad. a cura del redattore)

Riparto.

“Salve, sono stato all’altro ufficio, ma il suo collega mi dice che siete competenti voi…”

“No senta, quello non è collega mio. Con chi ha parlato? O scucciat? (Calvo, trad cit). E chill nun tene genio e fa nu ca## (inutile tradurre, avete capito).”

“Vabbè, ma io allora dove vado, dove lo trovo questo pacco?”

“E che vi devo dire (e che ne so? sei tu che lavori qui, mica io, ndr), provate alla centrale”.

E così rimonto in sella e pedalo fino alla sede centrale.

“Salve, ho questo problema. Il pacco ecc ecc”

“E perché siete qui? Dovete andare alla centrale”

“Ma perché, da quando tengo tre anni qui si è sempre chiamato Posta centrale, mo che è, la periferia?” E scusate, pure inizio a spazientirmi…

“Si, questa è la centrale, ma la centrale non c’è più”

Ecco, ammetto che qui la mia fede ha vacillato e ho seriamente pensato di chiuderla coi test sul blog. Ma un vero ciclista non molla mai. E io non mollo!

“D’accordo, allora dove hanno spostato la centrale? E come si chiama, perché se poi arrivo in zona e chiedo la centrale, quelli qui mi rimandano”.

“Dovete andare al corso ecc, ma fate presto che alle due chiude”.

E che problema c’è? Sono in bici, cinque minuti e arrivo.

Ora il pathos vorrebbe bucassi: non è successo, tiè!

Arrivo alle 14 spaccate, becco l’omino che sta chiudendo, mi fiondo “Salve ho un problema…”

“Siamo chiusi”

“Eh no, un momento. Ho questo problema ecc ecc,  ho chiamato il call center e non sanno una mazza (scusate), sono andato all’ufficio postale di #### e mi hanno mandato all’ufficio postale di @@@, che mi ha rimandato all’ufficio postale di ### che mi ha spedito (spedito, ahahahaha) alla centrale, dove mi hanno detto che non esiste più la centrale e dovevo venire qui ma entro le 14. Sono le 14 e 01, ok, tecnicamente siete chiusi, ma io sto facendo la trottola da una ora e mezza…”

“Vi capisco, ce lo avete il codice? Aspettate qui, ora vado a vedere”

Dopo 15 minuti questo impiegato di rara gentilezza mi informa che “…il pacco è qui, al primo piano, ma è già stato chiuso e il collega non vuole riaprire la pratica”

“Eh vabbè, vado io al primo piano e…”

“No, al primo piano non si può salire”

“Cioè, io non posso salire, il collega non vuole riaprire, io sono qui, il pacco è qui e lo dobbiamo rimandare in Inghilterra? Scusate, ma non vi sembra una minchiata?” Ecco, quando ci vuole, ci vuole.

“Ma lo sapete che avete ragione? Fate così, io però non vi ho detto niente: andate alla centrale…”

“Eh no, una altra volta lì no, che poi manco è la centrale”

“No no, la centrale qui affianco, andate dal direttore XYZ e spiegategli la cosa, quello ve la risolve”.

“Ah grazie, vado”

Arrivo alla centrale, che poi è la porta affianco e mi trovo alla reception.

“Salve, ho questo problema. Il pacco ecc ecc”.

“Non possiamo farci niente”.

Lapidario. Ma un vero ciclista non molla, io non mollo!

“E no, statemi a sentire: stamattina alle 11 il pacco era in consegna, poi alle 12 ecc “, raccontando tutta la vicenda.

Effettivamente il paradosso deve aver colpito anche le mitologiche figure alla reception (metà uomini, metà sedia) da far avvenire il miracolo: uno si è alzato!

“Datemi il codice, ci vado io al primo piano…”

Primo piano, luogo inaccessibile, pregno di oscuri pericoli, chissà. Vabbè, chemefrega, mica devo salirci io.

Dopo poco il collega rimasto incollato alla sedia mi chiama: “Mi da un documento, le faccio il pass per salire al primo piano”

Ah, mo mi tocca salire? D’accordo, un vero ciclista non molla mai, e io non mollo!

Arrivo al primo piano, pronto ad affrontare ogni eventualità: niente, uno stanzone sterminato pieno di pacchi. Tutto qui. Deluso ma rincuorato affronto il primo interrogatorio.

“Lei perché è qui?”

“Guardi, c’è questo pacco che ecc ecc”

“Aspetti qui, le mando il collega”

Arriva il collega.

“Lei perché è qui?”

“Guardi, c’è questo pacco che ecc ecc”

“Aspetti qui, le mando il collega”

Arriva il collega.

“Guardi, c’è questo pacco che ecc ecc”

“Aspetti qui, le mando il collega”

Arriva il collega.

“Guardi, c’è questo pacco che ecc ecc”

“Aspetti qui, le mando il collega”

Arriva il collega. E sto per andarmene io, onestamente se lo tenessero pure sto pacco!

Ma ecco il colpo di teatro: il semicerchio di colleghi si apre per far spazio a un corpulento signore che non si rivolge a me ma al semicerchio “Lui perché è qui?”

“Perché c’è questo pacco per lui che…”

“E dateglielo no? Che stiamo a perdere tempo…”

E’ calato un silenzio tombale. Ora ho capito qual è il mistero del primo piano: fa scomparire la logica, un triangolo delle Bermude dell’intelligenza.

E così alle 14 e 38, verificato, ho potuto caricare il pacco sulla bici e tornare a casa.

Non prima di aver mandato un sms: “Scusami, impegni di lavoro, oggi non ci sono, dobbiamo rimandare per la ruota tua. Ti avviso io”.

Sarà pure che il potere non esiste, però…

Buone pedalate.

Ah no, scusate, dimenticavo: mi hanno spedito il modello di borse sbagliato…

Ribuone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Gian Giacomo Pittaluga

    GRANDE FABIO !!!! Se non fossimo italiani potremmo pensare che esageri …. e invece noooo … è tutto vero …!!!

  • Guybrush Threepwood

    Io tornerei ai cornetti…
    Daniele

  • alfaluna

    io domani chiederò la cittadinanza turca…..
    mi ricorda un vecchio disegno animato di Asterix alla presa con l’antica burocrazia dell’Impero Romano

  • Giovanni

    Fabio,dovresti passare a scrivere romanzi 🙂 Che suspance,che cascata di eventi,ho letto tutto fino alla fine con trepidazione. Sono Ken Follet era riuscito ad attrarre tanto la mia attenzione fin ora 🙂
    Come consiglio visto che di problemi con le spedizioni ne ho viste anche io di tutti i colori, mi sono dedicato alla cura dei rapporti con i corrieri.Un caffè, un panettone a Natale o una colomba a Pasqua non sai quanti problemi risolvo 🙂
    Giovanni

  • Damiano

    Fantozzi alle poste centrali. Un racconto a metà fra Kafka e Risi. Eccezionale 😀

  • Flavio

    Che spettacolo! Peccato erano sbagliate

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