E’ confermato: il 2025 è stato annus horribilis per i ciclisti uccisi sulle strade
Puntuale è arrivata la conferma dell’Asaps: il 2025 è stato annus horribilis per i ciclisti ammazzati sulla strada: 222.
Di questi 222, 22 erano donne.
In aumento, come già vi ho raccontato, rispetto al 2024 quando furono 204.
Preciso che il numero reale dei decessi sulle strade è sempre superiore nella realtà, questo perché non vengono conteggiate le morti successive ai 30 giorni dall’evento. Quindi chi muore dopo lunga degenza non fa nemmeno statistica. E preciso anche che la conta fornita da Asaps non è definitiva, come loro stessi dichiarano, perché mancano ancora diverse comunicazioni.
Per chi preferisce, c’è la versione video.
Vi ricordo, avrei dovuto dirlo subito, che Asaps è acronimo di Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, nata nel 1991 per iniziativa di un gruppo di appartenenti alla Specialità di Forlì, Cesena, Ravenna e Faenza. Oggi il sodalizio, divenuto in Italia il simbolo stesso dell’impegno a favore della Sicurezza Stradale, conta oltre 13 mila soci.
La forza di questa struttura è stata la propria capacità di divenire una vera e propria agenzia, paragonabile – per temi trattati e scientificità dell’approccio alle problematiche – agli uffici ministeriali sorti nel corso degli anni in gran parte dell’Europa e del mondo cosiddetto occidentale. Oggi, i suoi osservatori costituiscono una fonte preziosa di dati e considerazioni, sintesi dell’applicazione tra conoscenza pratica del “pianeta strada” e le profonde implicazioni sociologiche che stanno alla base stessa della società moderna, prima tra tutte la necessità di muoversi, per motivi economici o ludici.
Serbo con affetto il ricordo di una intervista che feci a Giordano Biserni, presidente Asaps allora e presidente oggi, quando lavoravo alla carta stampata, perché conobbi un gentiluomo di raro acume e grande passione. Il focus di quell’intervista era concentrato sui motociclisti, all’epoca collaboravo alle riviste di moto, ma ne venne fuori un bel lavoro privo di partigianerie, grazie alla profonda conoscenza dei fenomeni e dell’interagire tra differenti realtà di cui Biserni mi fece dono.
Lo racconto perché quando io e altri abbiamo definito la riforma del Codice della Strada codice delle stragi siamo stati tacciati di partigianeria e di astio verso il ministro competente per materia ma mai della materia di cui dovrebbe occuparsi.
L’Asaps da subito ha denunciato le criticità di quella riforma che celava sotto la patina propagandistica il sicuro aumento delle pericolosità sulle strade. E quando lo afferma il loro centro studi chiunque di noi ha l’obbligo da tacere e imparare.
Continuo coi dati, vi lascio anche i link a fondo pagina.
Dei 222 decessi ben 24 sono stati provocati da pirati della strada, che sono fuggiti dopo aver ucciso i ciclisti. Dodici i decessi di gennaio e quindici quelli di febbraio 2025. Quattordici i decessi a marzo, mentre sono diciannove quelli avvenuti ad aprile. Ben venticinque i decessi di maggio, record negativo degli ultimi anni. Ventuno quelli avvenuti a giugno. Diciannove quelli contati a luglio. Trenta quelli avvenuti ad agosto, record degli ultimi otto anni. Venti quelli avvenuti a settembre, lo stesso numero avvenuto nel 2025. A ottobre sono avvenuti 20 sinistri con ciclisti deceduti. Tredici a novembre. Quattordici a dicembre.
Ve li ho citati pari pari perché hanno importanza: l’aumento nei mesi estivi rispetto a quelli freddi è naturale, come già dissi è dovuto al maggior numero di persone sulle strade.
Quello che deve far riflettere è non solo che in primavera estate sono stati più degli anni precedenti ma che non c’è stato il calo significativo in autunno inverno, quello che solitamente abbassa il totale.
Si è continuato a morire sulle strade perché ancora non si vuole comprendere che la bici, l’uso della bici, è sempre più entrato nella quotidianità e non è da molti anni solo retaggio di appassionati sportivi.
Come con evidente cecità ha creduto e crede l’On Pella con la sua fantasiosa proposta di legge di cui ho parlato pochi giorni fa.
Quasi la metà dei ciclisti uccisi, sempre secondo i dati forniti da Asaps/Sapidata era over 65, come nell’anno precedente.
Sono stati uccise donne e uomini che andavano al lavoro in bici, a fare la spesa, a svolgere le loro commissioni.
Sono stati uccisi anche se impegnavano la ciclabile.
Sono stati uccisi perché non c’è alcuna volontà politica di agire sulle cause primarie delle morti sulla strada: la velocità.
Una velocità troppo alta, limiti mai rispettati e vissuti con fastidio, unita alla perenne distrazione di chi guida.
Poi si, lo so, sempre ci sarà quello pronto a urlare di aver visto un ciclista col telefono in mano mentre pedala.
Però, se anche fosse, il peggio che può capitargli è andare a sbattere e farsi male da solo.
Un auto che ti viene addosso, persino a soli 30 km/h ti manda in ospedale, a 50 km/h può ucciderti, a 70 km/h non hai speranze.
Sento sempre ripetere che serve reciproco rispetto, che i ciclisti se la cercano con la loro arroganza, sono loro a tirarsi l’odio addosso.
Non è vero, è solo il facile alibi dietro cui si nascondono i mediocri che ci detestano perché così gli è stato detto di fare dai loro padrini politici.
Credo che quasi chiunque di noi vada in bici abbia anche una automobile e/o una moto.
Sono certo che la stragrande maggioranza tra noi quando è alla guida dell’auto o della moto non mette in difficoltà un ciclista, lo supera con attenzione e quando è sicuro per chi pedala: lo rispetta perché sa che in sella domani ci sarà lui.
Non posso dire la totalità di noi ciclisti perché so bene come anche tra le nostre fila ci siano dementi e frustrati, che vivono male la bici e in auto diventano ancora peggio, come ha testimoniato in un suo commento al mio video sulla proposta di legge Pella tale mauriziocastellari6121 che, estrapolo e cito testuale “quando sono in giro con il camion e mi trovo quei branchi selvaggi li odio e basta”. I branchi sono altri ciclisti, lui stesso si definisce ciclista amatoriale. Tutto molto triste.
Ci accusano di voler essere i padroni della strada, di pretendere il monopolio assoluto sulla circolazione.
Tutto sbagliato: noi pretendiamo il rispetto che ci è dovuto, lo stesso che noi persone per bene, qualunque sia il veicolo che in quel momento usiamo, abbiamo per tutti gli altri utenti della strada.
Pretendiamo di vivere in un Paese civile che non si abbandoni sempre più all’odio, alla legge del più forte, alla prepotenza.
Pretendiamo che chi ha l’onere di legiferare abbia conoscenza e competenza, altrimenti stia zitto.
Pretendiamo norme e interventi a tutela degli utenti deboli della strada, di tutti gli utenti deboli, senza distinzioni.
Pretendiamo di uscire con la certezza di tornare a casa dai nostri cari.
I link
Osservatorio Asaps Sapidata ciclisti 2025
I dati 2025 divisi per regione
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

