E anche oggi si pedala domani

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Dal momento esatto in cui ho detto “Ok, ora basta blog, via con le zingarate a pedali” sapete quante volte ho inforcato la bici?

Zero.

E non fate riferimento alla data di pubblicazione del breve articolo in cui vi auguro buone vacanze; quella è la messa online, ma era stato composto una decina di giorni prima. Ne ho solo posticipato la pubblicazione per dare spazio ad altro, per rispettare le scadenze dei test.

In realtà quindi avevo messo in pausa le pedalate “scopo recensioni” subito dopo la seconda metà di luglio.

Queste poco più di due settimane erano quelle che mi ero ritagliate per andarmene a zonzo, da lunedì prossimo devo ricominciare, ho un test da svolgere di copertoni gravel e di cui leggerete presumibilmente tra fine di questo mese e inizio di settembre. Il tempo medio di lavorazione è sempre tra le 4 e le 5 settimane.

Ma, appunto, ad oggi di zingarate manco l’ombra.

E non che non ci ho provato: itinerari, studio di cartine varie, chiacchierate con autoctoni per farmi suggerire posti poco conosciuti, messa a punto delle bici e così via; tutto fatto con cura.

Mi sa che alla fine è proprio lì il problema: ogni volta che pianifico qualcosa, qualunque cosa, va sempre tutto storto.

E’ iniziato col riacutizzarsi dei problemi al ginocchio infortunato in inverno, e qui è pure colpa mia. Tra l’eccessivo stressarlo per chiudere i test e una vera e propria fesseria che ho fatto io mentre sistemavo il mio piccolo rifugio estivo, zoppico ancora.

Ma che me frega, mi sono detto: ho pedalato mesi con una gamba sola, continuerò a farlo! Bel cretino…

E’ proseguito con una infinità di cose da fare, tutte saltate fuori inevitabilmente la sera prima di ogni uscita pianificata. E via quindi ad alzarsi al mattino per un lavoro da fare, un appuntamento, un rientro allo studio.

Quando finalmente ti sembra (mi sembra) che tutto quello che poteva ostacolarmi è stato rimosso, ecco che ti alzi alle 4.30 del mattino per uscire col fresco e alle 5 la temperatura è già 26 gradi; mezz’ora dopo 27. 

E siccome tu sai (io so) che quella salita di 12 km partendo all’alba prima delle 9,30 non la raggiungi, che la strada si inerpica praticamente sotto il sole per tutto il tempo e quando ci poggerai le ruote se ti va bene ci saranno almeno 35 gradi, che diventeranno quasi 40 quando a mezzogiorno dovrai affrontare quella successiva, più breve ma con pendenze pericolose, beh, rinunciare non pesa poi così tanto.

Perché sai (ma io so che non è così) che poi ti rifarai.

I giorni passano e ogni mattino ne salta fuori una nuova invece.

Fino a che, di nascosto da tutto e tutti, col telefono lasciato spento dal giorno prima e pc chiuso nel cassetto per non essere rintracciato in alcun modo, ti vesti, prendi la bici e parti.

E ti rilassi.

E sei felice.

E sorridi.

E inizi il riscaldamento.

E cali un pignone.

E alzi la cadenza.

E sorridi ancora.

E ti godi il sole che inizia a fare capolino da dietro la montagna.

E ripassi mentalmente dove dovrai svoltare per raggiungere quel belvedere nascosto.

E senti la gamba che gira sempre meglio.

E senti una stramaledetta vespa che ti è entrata nel casco, freni, sfili velocemente ma ormai ti ha già punto almeno 4 volte, la fronte pulsa da paura, il dolore è forte e dopo manco 5 minuti hai una tale sequela di bozzi in fronte che tenere il casco in testa è impossibile.

E torni a casa, perché anche oggi si pedala domani.

Buone pedalate, meglio se ve le organizzate in incognito.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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