Crisi delle Gran Fondo, la parola a uno di voi

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L’altro giorno ho pubblicato la notizia della chiusura del Dolomiti Superbike, gara amata da tanti appassionati.

Da giornalista ho riportato la vicenda, da appassionato ho aggiunto qualche mia considerazione.

Con l’intenzione di approfondire poi il tema delle gran fondo, sia strada che MTB, in futuro.

Perché problemi ci sono, servono idee per risollevarle, francamente non so se ci sia la volontà, però.

Ma oggi voglio lasciare la parola a uno di voi, Stefano Ceccon, che mi ha inviato una lunga mail all’indirizzo del blog, piena di spunti di riflessione interessanti.

Ve la riporto integralmente, ovviamente con il permesso di Stefano.

In video invece trovate una versione ridotta, ho lasciato fuori, come potrete notare confrontando, considerazioni più personali per aggiungerne di mie.

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La lettera di Stefano

Spett.le Elessarbicycle,

la ringrazio per avere dato ascolto al mio commento pubblicato a seguito del suo gradito video su YouTube. Mi permetto di scriverle via mail, per non invadere ulteriormente gli spazi dei commenti, non idonei a divulgazioni prolungate.

Mi chiamo Stefano Ceccon, sono un trainer e preparatore atletico in quel di Bassano del Grappa.

In merito alla questione granfondo, MTB o strada, denunciai il problema da lei evidenziato, parecchio tempo, ma ovviamente, fui inascoltato. Ora il problema c’è, esiste, è reale, ovvero, quei format che per anni, decenni, hanno riscosso interesse, successo e richiesta tra i fruitori, garantendo introiti utili a mantenere in essere i format stessi (e tutto l’indotto della macchina organizzativa), ora non funziona più; il meccanismo si sta inceppando, e quando si inceppa, i conti non tornano, quindi, le fondamenta che reggono gli equilibri del sistema scricchiolano ed il sistema stesso, prima o poi crolla. Solo colpa del rincaro delle quote di iscrizione? Colpa del caro vita? Forse, sì, probabilmente sì, ma anche forse, no! Facendo riferimento, come enunciato anche da lei in passati video su YouTube, nei quali si denunciava l’eccessivo e sproporzionato costo delle biciclette, si è così sicuri che, se anche, domattina, il mercato del lavoro offrisse un cospicuo adeguamento dei salari, si tornerebbe, come per magia a vendere un maggior, significativo, numero di biciclette? O meglio, il problema è il solo prezzo della bicicletta, o il format legato alla bicicletta ed al suo utilizzo che sta radicalmente cambiando, cosicché, l’offerta di mercato, prezzo a parte, non soddisfa le richieste dell’utenza? Si osservi il mercato, si osservi com’è questo composto: chi sono i possibili acquirenti e di che fascia di età sono, ed in funzione della fascia di età, quale mezzo desiderano acquistare, se si osserva il tutto con la legge dei grandi numeri? Quanto la MTB è, nei grandi numeri, un mezzo che la massa desidera ancora acquistare, in funzione di un suo probabile utilizzo funzionale a cosa una MTB deve offrire come mezzo stesso?

Ma torniamo al problema granfondo MTB. Si osservi il mercato MTB, e la quantità di granfondo MTB presenti tutt’oggi e come queste sono cambiate da fine anni ‘90 ad ora. È cambiato per l’arrivo delle gravel, è cambiato perché ci sono le biciclette elettriche, o forse sono cambiate le esigenze dell’utenza, cosicché, il cambio generazionale, che dapprima desiderava cimentarsi e sfidarsi sui sentieri di montagna, ora non lo vede più come una necessità? Le faccio un esempio pratico personale: sono del 1970, ed iniziai con l’agonismo Strada/MTB nel 1993, cimentandomi in più granfondo nel corso del successivo ventennio. All’epoca una bicicletta top di gamma era accessibile ad uno stipendio normale, idem per partecipare alle granfondo, sia nei termini di iscrizione sia nei termini di costi di trasferta; ogni domenica era una trasferta fuori porta sia per gareggiare sia per allenarsi. Ora la mia disponibilità economica è cambiata, in meglio, ma nel tempo però sono cambiate le mie esigenze, portandomi a non desiderare più quel format e l’impegno fisico/mentale che ci dovevo dedicare per usufruirne; ma c’è di più. Ricordo una edizione della Rampiledro, e la ricordo perché nell’ultima, tecnica e difficile discesa, tra fango, sassi c’erano ambulanze e soccorritori pronti ad evacuare i probabili “feriti”. Arrivai sano al traguardo, tra mille pensieri sul senso del fare una gara, nella quale mi sarei piazzato si e no tra i primi 100 di classifica, rischiando di farmi del male, e soprattutto investendo soldi, danaro e sacrifici, che forse non valeva più la pena di fare. Il, dunque, è questo: se per arrivare a non essere uomo da podio, che differenza passa tra il fare un percorso più o meno impegnativo con qualcuno che mi dice e scrive su di un foglio quanto tempo ci ho impiegato, ed il fare lo stesso percorso, in ogni caso mettendomi in gioco nei termini atletici, ma quando voglio io, al prezzo che voglio io, ed alle condizioni che non mi mettono a rischio? Questo è un po’ il paradosso che nel tempo mi ha portato a scegliere altre soluzioni, sempre inerenti all’utilizzo della bicicletta, strada, MTB, gravel, che sia, con l’intento di divertirmi, mettermi alla prova, ma senza, necessariamente, dovermi sentire in gara. Questo è la mia umile esperienza, che tutt’ora mi ha portato a possedere più mezzi, gravel, MTB, strada, viaggio, che utilizzo al meglio a seconda delle situazioni. Il percorso della DSB lo faccio ogni estate, con gli amici, divertendomi ugualmente, senza spendere soldi di iscrizioni e soggiorno, e della gara/classifica, chi se ne frega.

All’epoca scrissi alle autorevoli (non c’era il web) riviste del settore, ma ricevetti solo critiche, eppure, a distanza di vent’anni, ciò che predissi, si sta avverando, ovvero, noi oramai vecchi, che eravamo i giovani di allora, guardiamo l’utilizzo della bicicletta con altri occhi e altre filosofie, mentre, il ricambio generazionale, non riesce ad assicurare una quantità di nuovi biker interessati a dei modelli di competizione che sono sempre uguali da trent’anni, ed anche quei pochi che lo sono, non sono sufficienti a garantire l’esistenza di un mercato globale di granfondo e biciclette dedite all’MTB.

Questione prezzo. Iscrizione + trasferta + alloggio, se sommate fanno una bella cifra, che, se moltiplicata per più eventi l’anno, fanno una cifra ancora più grande, ma il problema è il prezzo? Direi di NI! Se al Tuscany trail, evento gravel, ci sono, da anni, ben più di 5000 interessati disposti a spendere una bella cifra per percorrere una traccia GPX senza supporto, servizi, pasta party, in completa autonomia, ma parallelamente non sono interessati ad altre competizioni off road con servizi, pasta party, sicurezza, servizi, etc…, la cosa deve far riflettere, e non poco, e deve far riflettere su quali sono le attuali e moderne esigenze del mercato dei pedalatori. Perché il gravel ha successo e la MTB sempre meno? Perché costa poco o forse perché abbraccia e soddisfa esigenze diverse di chi pedala, che sono ben diverse da chi pedalava venti o trenta anni or sono? E nel corso di questi venti, trent’anni, il ciclismo nelle sue varie forme, la federazione (sono tecnico FCI), gli organizzatori, cos’hanno fatto per adeguarsi ai cambiamenti? Quali format la federazione sta proponendo se non, quello di esaltare solo quelle realtà o situazioni nelle quali riesce ancora a primeggiare e fare bella figura, in un mercato atletico-competitivo globale, che nel tempo ha accelerato a dismisura rispetto a noi italiani? Quanto, l’attuale mercato delle social ride gravel troverà sviluppo, prima che la burocrazia, le federazioni e lo stato ci ficchino il naso, in termini di sicurezza, certificazioni e via dicendo, visto che finché va tutto bene, va sempre bene, ma quando, malauguratamente dovesse succedere qualcosa, chi risponderà in merito all’accaduto? Mi riferisco a: di chi è la responsabilità nei confronti di un biker che gironzola per strada con un numero/targa sulla bicicletta in una pseudo-competizione definita “unsupported” (che si sa benissimo essere definita tale, perché altrimenti i costi di gestione diverrebbero mostruosi, specie sulle lunghe distanze), qualora lo stesso divenga vittima o artefice di un sinistro?

Grazie per i suoi bei video che cordialmente pubblica.

Cordiali saluti

Stefano Ceccon

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Riprendo io la parola, e ringrazio Stefano Ceccon, trainer e preparatore atletico in quel di Bassano del Grappa.

Lo ringrazio per averci offerto importanti spunti di riflessione.

Che hanno valore perché frutto di esperienza e pensieri che nascono dall’esperienza. Non il solito analfabeta funzionale che straparla sui social.

Lo ringrazio perché mi ha fatto rendere conto che quel lungo lavoro fatto qui sul blog per avere un pubblico di teste pensanti, di qualità senza badare alla quantità, sta iniziando a dare i suoi frutti anche sul canale video.

Non posso far mia ogni tua affermazione Stefano, ma solo perché troppo settoriale. Che è cosa giusta provenendo da te, ciclista appassionato; sarebbe un errore se venisse da me, giornalista e con il dovere di essere se non proprio sopra le parti, siamo comunque tutti appassionati, almeno con uno sguardo più ampio.

Tornerò sull’argomento, seguo da tempo l’evoluzione delle Gran fondo e il loro raffrontarsi con le manifestazioni dove la socialità viene messa in primo piano.

Non oggi, però

Buone pedalate

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