Crisi del mercato bici: non si vede la fine
Il mercato della bici è ancora in crisi, in Italia un grosso player ha attivato la CNC (Composizione Negoziata per la Crisi), il peggio potrebbe ancora non essere passato, con magazzini pieni e, cosa assai grave, valutati al loro listino storico.
Prima però sgombriamo il campo da alcune obiezioni prive di fondamento, buone solo per i commenti social.
I prezzi alti delle top di gamma sono un falso problema, le bici top son sempre costate un botto, l’ho già dimostrato; e comunque sono una nicchia.
I listini son pieni di ottime bici abbordabili.
Sconti e promozioni stanno ulteriormente abbassando il prezzo finale per il ciclista.
Vedere aziende che scontano del 40 o 50% non significa che a prezzo pieno vi stanno vendendo la bici al doppio ma che vendono in perdita pur di creare liquidità. Stanno “bruciando cassa” come dicono quelli bravi.
Basta urlare contro le bici da 14.000 e passa euro, in gamma non ci sono solo loro; e poi quelli che urlano più forte son quelli che la vorrebbero, ma pagandola 1.400 euro…
Come nel mercato auto, dove tutti pretendono ogni sorta di optional e gadget e poi si lamentano del prezzo finale.
Ok, ma perché sono poco fiducioso per il futuro? Perché io non guardo solo al nostro piccolo orticello e invito anche voi ad ampliare lo sguardo sull’orizzonte: solo così possiamo evitare di andare a sbattere.
Piuttosto stupisce ma non sorprende che tanti ai piani alti delle aziende di ciclismo restino incollati ai monitor e ai grafici settoriali, senza curarsi di cosa avviene là fuori.
Non dico che il battito di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, come titolava la celebre conferenza di Lorenz nel 1972.
Dico che viviamo in un mondo globalizzato, se non comprendiamo le iterazioni e come queste si riverberano anche negli aspetti quotidiani, finiamo, appunto, con l’andare a sbattere.
Un mercato, qualunque mercato, è una ruota in perenne movimento: se un sassolino la inceppa, si blocca tutto.
E qui più che sassolini abbiamo macigni.
Restiamo sul mercato bici, dove abbiamo quattro attori fondamentali.
L’industria che produce, il distributore che smista, il negoziante che vende e il ciclista che compra.
A far girare la ruota nel verso giusto sono i soldi del ciclista che compra.
Però il ciclista non compra, o almeno non compra abbastanza: perché?
Perché siamo tutti più poveri. Noi, persone normali e non i cafoni da matrimonio tra i canali.
Le brutte notizie non finiscono qui: ci apprestiamo a diventare ancora più poveri.
I numerosi fronti di guerra aperti si traducono in aumenti dei costi e difficoltà di approvvigionamento per le materie prime, abbiamo quasi raggiunto la crisi del periodo Covid.
C’è un forte aumento dei costi di trasporto, le merci viaggiano per lo più via mare e le incursioni dei pirati nel Mare Arabico obbligano sia a rotte più lunghe che a spendere per la sicurezza.
I costi energetici sono in costante aumento malgrado il prezzo del barile sia in discesa ma l’incognita Iran gioca a sfavore.
E in questo quadro, sintetico e parziale, con l’inflazione che non da tregua, da mesi i mercati vivono sulle montagne russe create dal lunatico presidente della più grande (ex) democrazia occidentale.
Nel poco tempo finora trascorso dal suo insediamento, con il dire una cosa a colazione, l’opposto a pranzo, negare di aver mai parlato a cena, sono stati bruciati migliaia di miliardi.
L’imposizione con toni mafiosi dell’ennesima tornata di dazi, basata su percentuali prive di ogni fondamento economico come ampiamente dimostrato da chiunque abbia due nozioni di economia, è un ulteriore colpo all’economia: di imprese e famiglie, anche (e soprattutto) americane. Secondo le stime di Goldman Sachs, il 70% di aumento sarà sulle loro spalle.
I dazi, lo comprende anche un bambino di terza elementare (certamente più maturo del presidente), si traducono in un prezzo più alto per il consumatore finale, perché è lì che vengono alla fine scaricati per la maggior parte se non per il totale.
Un prezzo più alto significa anche meno vendite perché lo stipendio, e quindi il potere di acquisto, resta lo stesso.
Meno vendite significa dover ridurre la produzione, con costi più alti per le aziende.
Costi più alti per le aziende significa dover tagliare: e indovinate nel medio periodo quali sono e saranno i costi ad essere tagliati?
Esatto, i posti di lavoro.
Più licenziamenti significano ancora meno soldi in casa.
Ora, secondo logica e buon senso, secondo voi quando i soldi son pochi, cosa taglia una famiglia?
Taglia i beni voluttuari, seppure ormai si stiano tagliando anche le spese essenziali.
La bici è un bene voluttuario, è sensato tagliarla dal (poco) budget familiare. Secondo l’ultimo rapporto Inps, negli ultimi 5 anni abbiamo perso 9 punti di potere d’acquisto.
E per favore non tiratemi in ballo la storiella della bici come mezzo di trasporto e che per risolvere la crisi basta costruire più ciclabili.
Perché la necessità di infrastrutture serve a far si che chi non va in bici ne prenda una e lasci a casa la macchina.
Infatti anche io ho sostenuto che servono più infrastrutture per incentivare l’uso della bici ma qui, adesso, in questa fase storica, il problema è che non ci sono i soldi per le bici. Se mi fai la ciclabile la percorro con la vecchia Mtb anni ’90 riesumata dalla cantina. Basta vedere la famosa Olanda, non è che lì stiano vendendo bici come il pane.
E non tiratemi in ballo nemmeno la storiella della bici unico mezzo di trasporto nei Paesi in via di sviluppo. In Occidente questa fase ce la siamo lasciati alle spalle dai primi anni ’60, nessuno vuole tornare indietro e, suonerà razzista e classista, ma i soldi stanno qui in Occidente, dobbiamo farci i conti.
Anche se nei Paesi in via di sviluppo si fanno grandi numeri, è un mercato di bici quasi tutte prodotte nel Far Est e di bassissimo costo, buono per creare profitti alle aziende dell’estremo oriente ma irrilevante per noi.
Quindi, se ci stiamo impoverendo e dobbiamo tagliare le spese, se la bici è bene voluttuario, beh, chiudere il sillogismo è facile.
Tristemente facile.
Versione video, questo il link diretto oppure miniatura in basso.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Ciao Fabio, ho appena acquistato una bicicletta Cube nuova dopo aver contattato una marea di venditori. Ho fatto fatica a trovare sconti accettabili nonostante siamo a fine stagione.
Alla fine l’ho comprata con uno sconto di 400 euro dal prezzo di listino (1900 euro) ma è stata dura.