Crisi Campagnolo, la voce dei sindacati e mie ulteriori considerazioni

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Torno sulla vicenda Campagnolo, dopo il mio recente intervento. Se vi è sfuggito vi consiglio uno sguardo, altrimenti questo secondo contributo potrebbe risultare in parte incomprensibile.

Come naturale, e devo dire meno male, la crisi di Campagnolo sta facendo molto rumore.

Si va oltre il puro dato economico e industriale, parliamo di un importante pezzo di storia del nostro ciclismo, ovvio che ci sia allarme, sconforto, dispiacere tra gli appassionati.

E, ripeto meno male, quasi tutti solidarizzano con le maestranze destinate (forse) a perdere il lavoro, pagando colpe altrui come troppo spesso avviene e come raccontai in altre occasioni con differenti aziende.

Per chi preferisce, questa è la sua versione in video, a seguire sotto di lui il video precedente.

 

Qui di seguito trovate il comunicato ufficiale diramato dalla Fiom di Vicenza: “Durante un incontro con Fim e Fiom di Vicenza, organizzato a inizio settimana per l’illustrazione alle parti del piano industriale dell’azienda Campagnolo di Vicenza, la proprietà si è presentata con tutt’altra notizia e ha annunciato l’intenzione di licenziare 120 persone fra impiegati e operai su 300 dipendenti in organico nello storico stabilimento vicentino. Questo annuncio sta generando forte preoccupazione tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali. La posizione della FIOM di Vicenza è netta: l’azienda deve ritirare questa proposta e intraprendere strade differenti per la salvaguardia del sito produttivo e dei posti di lavoro.

Nella giornata odierna si stanno tenendo le assemblee con i lavoratori e le lavoratrici in vista dell’incontro fra le parti di domani in cui Fim, Fiom e Rsu chiederanno all’azienda di fermare la riduzione del personale per avviare un dialogo costruttivo per trovare insieme e, soprattutto, senza sacrificare lavoratori e lavoratrici, altre strade per uscire dalla crisi in atto nel settore. L’azienda negli anni ha effettuato scelte e gestioni manageriali non competitive che hanno minato i bilanci, per questo la richiesta delle organizzazioni sindacali è, oltre il ritiro dei licenziamenti, quella di presentare un piano industriale che spieghi quali sono i progetti futuri e come intendono tornare ad essere concorrenziali e in attivo.

“La Fiom di Vicenza esprime forte preoccupazione riguardo ai licenziamenti annunciati da Campagnolo nello stabilimento di Vicenza. Non neghiamo l’esistenza di una crisi, né la crasi del fatturato negli ultimi due anni, ma i licenziamenti non possono essere l’unica soluzione proposta per risanare l’azienda, anzi.

Da un’analisi del bilancio, inoltre, possiamo dire che la situazione non è così disastrosa come ha dichiarato l’azienda sui giornali, e, quindi, non è necessario usare i licenziamenti come strumento per garantire la continuità aziendale ed è possibile salvaguardare l’intera forza lavoro presente. Ci sono molteplici strade da poter intraprendere senza arrivare a questa decisione, in primis aprire una consultazione con Veneto Sviluppo. Anche dopo le assemblee di oggi e dopo aver ascoltato lavoratrici e lavoratori, ribadiamo la necessità di tutelare tutti i posti di lavoro e di aprire un confronto costruttivo con l’azienda, al fine di trovare soluzioni alternative ai licenziamenti nel rispetto dei diritti e della dignità di lavoratori e lavoratrici. 

Come Fiom chiediamo il ritiro dell’intenzione di procedere con la riduzione del personale e invitiamo la proprietà alla responsabilità e al dialogo, ricordando che non possono essere i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo delle crisi e che le persone che lavorano devono essere rispettate e tutelate anche dalle parti datoriali.” ha dichiarato Marco Maraschin, funzionario della Fiom di Vicenza che segue l’azienda Campagnolo.

Mie considerazioni.

La prima: per formazione intellettuale e professionale sostengo da sempre che non esiste mai una sola versione dei fatti, perché le persone quei fatti li interpretano, e quindi serve ascoltare l’altra campana, a usare detto comune.

Per questo trovo interessante l’affermazione di Maraschin lì dove recita: “Da un’analisi del bilancio, inoltre, possiamo dire che la situazione non è così disastrosa come ha dichiarato l’azienda sui giornali, e, quindi, non è necessario usare i licenziamenti come strumento per garantire la continuità aziendale ed è possibile salvaguardare l’intera forza lavoro presente.”

Fossimo in un’aula di Tribunale non avrei grosse difficoltà in fase di controesame a legare questa frase con quella dell’azienda, lì dove paventa danni per la città di Vicenza nel suo comunicato.

Per chi l’ha persa, la riporto: “Non c’è un’alternativa” [ai licenziamenti] se non con “conseguenze drammatiche per l’azienda e per Vicenza”.

Che suona come un monito a far intervenire lo Stato, gli enti locali, le partecipate o quello che volete per rimediare gli errori dei privati.

E infatti a questione è approdata in Consiglio Comunale a Vicenza, chiamato a intervenire sulla crisi aziendale per quanto possibile.

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale Chiara Luisetto, che cito: “Il tema del lavoro e dello sviluppo industriale è una delle priorità che andrà affrontata da subito, come anche questa crisi aziendale ci mostra. La nuova giunta regionale dovrà mettersi immediatamente all’opera per dare risposte concrete.

Basti pensare che da gennaio a settembre in Veneto sono state autorizzate oltre 15 milioni di ore di cassa integrazione, un dato che fotografa una sofferenza profonda del nostro sistema produttivo. È indispensabile che, dal Governo alla Regione, ci sia un focus deciso e coordinato sulle politiche industriali, sulla tutela dell’occupazione e sul sostegno alle imprese; in questo senso, il ruolo di Veneto Sviluppo — anche in situazioni come quella di Campagnolo — può diventare essenziale”.

Viviamo in regime di economia liberale, solo in parte mitigata da tutele socialiste (mi riferisco al socialismo storico, non certo quello che abbiamo conosciuto all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, che detto così mi impressiona perché io c’ero e lo raccontavo collaborando ad alcuni periodici…), quindi se da un lato trovo sacrosanto esistano sostegni per i lavoratori secondo un sistema mutualistico, da intendersi con sua definizione giuridica, dall’altro non posso, non possiamo tollerare che gli errori di pochi ricadano interamente sui lavoratori e sui cittadini tutti, lasciando che chi ha creato il disastro non solo resti al proprio posto ma pretenda persino di governare la ristrutturazione.

Usando le parole del Sommo Poeta: “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”.

Involgarito nel corso dei secoli col più immediatamente comprensibile: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

La seconda, che trae spunto da un commento tra quelli arrivati al video che ha narrato la vicenda.

Cito testuale una frase, il commento è di @iulius951, ecco l’affermazione che mi ha colpito e che condivido, sia per contenuto che con voi:

“[…] Credo che la Campagnolo, fidandosi della sua fama leggendaria, abbia puntato solo sui componenti di alta fascia […] Se punti sulla fascia alta, però, devi essere una Ferrari, nel senso che devi essere perfetto, e poi le altre ditte, che puntano sulla fascia media, possono permettersi di vendere i prodotti di fascia alta a meno […].”

Ringrazio iulus e faccio mie le sue parole, come farò di nuovo tra poco per altra sua considerazione.

Nel precedente mio intervento ho detto che è legittimo decidere di essere nicchia ma a quel punto devi essere nicchia di eccellenza. Che non significa solo un prodotto almeno una spanna sopra gli altri ma offrire tutta una serie di servizi che altri non hanno. Dare quel plus, latino, che giustifichi prezzo e blasone.

Ossia quello che manca ed è mancato a Campagnolo. Non voglio fare ingenerosi paragoni con la concorrenza ma chi questo mondo a pedali lo vive anche dall’interno conosce bene gli alti standard che i concorrenti richiedono alla propria rete di assistenza, i corsi di aggiornamento, l’obbligo di avere magazzino o consegnare al cliente in tempi rapidissimi il ricambio necessario.

Strada che Campagnolo ha intrapreso, ma tranne qualche eccezione creata dalla volontà del singolo, chiunque tra noi ha avuto necessità, o almeno son certo la maggior parte tra noi ha avuto necessità, si è trovato davanti a una realtà ben poco professionale.

Il blasone è per diritto di nascita, conservarlo è faticoso dovere.

Terza considerazione, che trae ancora spunto dall’interessante intervento di iulus, cito ancora: “In un certo senso avevano ragione perché con 300 impiegati (la SRAM ne ha 3,500, con un miliardo di dollari di fatturato, la Shimano 2,5 miliardi all’anno (non fanno solo robe per bici) e 13,000 dipendenti….) più di tanto non puoi fare”.

Questa mi permette di allacciarmi a una notazione personale. Frequento assai poco i social, mi limito a “lanciare” gli articoli, raramente rispondo ai commenti ma non per cattiva volontà, semplicemente non apro proprio la pagina (e a proposito, per questo se usate messenger, che non ho più, non avete risposta…) ma dopo la pubblicazione del precedente articolo su Campagnolo una persona dal cognome famoso ha iniziato ad attaccarmi per il mio aver definito l’azienda vicentina, al netto dei preannunciati licenziamenti (perdonate, detesto chiamarli tagli, troppo crudo, son persone) una “fabbrichetta”.

Intristisce che a distanza di anni costui serbi ancora rancore perché gli feci notare un errore di lavorazione del suo prodotto, lo avvisai con tanto di foto ben prima della pubblicazione, gli consigliai di parlare con chi quella lavorazione eseguì e, come sempre faccio quando in un test rilevo un problema, specificai che in assenza di risposta o soluzione avrei pubblicato la cosa. Risposta mai arrivata, solo a pubblicazione avvenuta mi accusò di tradimento. Vabbè.

Attenzione, non significa che io nei test vi nasconda i difetti, la prova ne è la pubblicazione, infatti.

Significa che io provo un pezzo singolo, dove un problema o un errore può capitare. Quindi avviso il produttore, mi confronto, se necessario chiedo un nuovo esemplare, verifico. Perché non è corretto soprattutto per i lettori costruire un articolo su un singolo caso.

Nel corso del tempo è successo, le aziende serie, praticamente la quasi totalità che vedete pubblicate (il quasi proprio a causa di quel test altrimenti avrei potuto dire la totalità) non solo hanno sempre prontamente risposto, non solo mi hanno ringraziato per aver notato qualcosa sfuggito anche a loro ma in alcuni casi hanno immediatamente modificato il particolare incriminato, così che al ciclista arrivasse un prodotto perfetto. L’ultimo caso alcune settimane fa, con tanto di messaggio di accompagnamento da parte degli ingegneri dell’azienda che in meno di una settimana hanno modificato il prodotto, eliminando un difetto da me segnalato.

Per me raccontarlo nel test non avrebbe avuto senso, se ho certezza che il prodotto finale ha risolto il problema, e la ho perché poi verifico se il problema è sparito, non ho bisogno di questi mezzucci per dimostrare la mia indipendenza di giudizio e la mia professionalità, che ormai mi sono ampiamente riconosciute. Per me conta che sullo scaffale il ciclista trovi il prodotto esente da difetti.

Ma chi si ritrova lì per diritto di nascita, magari abituato a recensioni per le quali gli viene chiesto cospicuo contributo economico in cambio di ampia benevolenza, non concepisce, non immagina nemmeno che possano esistere ancora giornalisti seri, onesti e professionali.

E invece di incolpare chi ha sbagliato un lavoro, incolpa chi lo ha avvisato. Che tristezza, per lui, non per me.

Tornando alla mia definizione di “fabbrichetta”, chiunque abbia un minimo di intelligenza e non sia un palese analfabeta funzionale comprende che non è denigratorio ma rispecchia un dato di fatto, numerico.

Nel mio vano tentativo di far comprendere al soggetto di prima cosa significasse in termini numerici, ho frettolosamente affermato che un qualunque negozio Ikea ha più dipendenti.

Frettoloso giacché non ho portato numeri a supporto, ora li cito. Ikea al momento risulta avere circa 7800 dipendenti, tra negozi e sede centrale. Poiché i negozi sono 21 sul territorio nazionale (alla data odierna), ne risulta una media di circa 370 dipendenti per singolo negozio, che ovviamente scendono perché dobbiamo decurtare quelli in sede centrale, dato però non comunicato dall’azienda. Se anche ne volessimo inserire un migliaio, beh, siamo sempre a più dipendenti per negozio di quanti ne abbia Campagnolo a Vicenza.

Se poi i licenziamenti ci saranno, cosa che spero non avverrà, il confronto sarà ancora più impietoso.

Perdonate se vi ho rubato ulteriori minuti con quest’ultima considerazione personale, ma è doveroso per me difendere la mia professionalità da chi crede che il mondo sia un social e come tale lo vive, con identico pressapochismo e analoga incapacità a decifrare la realtà che lo circonda.

Buone pedalate 

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