Ciclismo a pagamento?
Sta facendo discutere la proposta, messa anche in pratica, di Filippo Pozzato di creare zone a pagamento nelle gare ciclistiche su strada.
Non semplici recinti, ovvio, ma zone con servizi, musica, schermi, cibo: come le hospitality che già troviamo avvicinandoci al traguardo delle grandi corse a tappe.
Quindi non sarebbe una novità assoluta, non solo in Italia; penso al Fiandre, dove sul Vecchio Kwaremont, uno dei muri simbolo della Ronde, è da qualche edizione che viene allestita un’area vip con biglietti che viaggiano dai 150 ai 500 euro. Non certo prezzi popolari, va detto.
Io però ho qualche perplessità.
Le gare su strada hanno nelle ali di pubblico la loro naturale cornice.
Ali che non verrebbero recise, non dico questo.
Però chiunque di noi ha assistito a una tappa del Giro conserva gelosamente nel proprio cuore quella giornata. Si, giornata anche se tutto si risolve nella manciata di secondi necessari al passaggio dei corridori.
Ma è una giornata.
Una giornata che inizia presto in compagnia di tanti come te che si muovono per trovare il miglior posto d’osservazione.
Una giornata che trascorre in compagnia di tanti come te, condividendo emozioni, pensieri, birra, vino, cibo.
Una giornata che trascorre in compagnia di tanti come te, ognuno con una sua idea per star comodi, un aiuto per combattere il freddo o il caldo, la pioggia o il vento.
Una giornata che sciorina la lunga tappa in una telecronaca continua grazie alle dirette, una volta radio, ora via rete.
Una giornata che esplode in compagnia di tanti come te al passaggio dei corridori, con le immancabili vedette che ti avvisano minuti prima dell’imminente passaggio dei corridori.
Una giornata che si chiude riponendo ognuno le proprie cose, i propri pensieri, le proprie emozioni.
Una giornata che ti lascia la dolcezza dei vecchi amici con cui l’hai condivisa e la curiosità di quelli nuovi con cui l’hai condivisa.
Una giornata che a distanza di mesi, anni, ricordi con affetto.
Inserire zone a pagamento non cancellerà tutto questo, certamente.
Però come ho detto, ho qualche perplessità.
Io il Giro l’ho visto sia da spettatore per strada che da presunto Vip in hospitality sul traguardo in alcune occasioni; una di questa, da Vip, l’ho raccontata in questo articolo.
Dove fra le righe si legge che, se non fosse stato per la presenza di vecchi amici e nuovi, mi sarebbe mancato lo spirito della strada.
Ma non è per mio romanticismo che ho dubbi.
Ci sono tappe e classiche che hanno punti, zone, momenti, dove si decide la gara.
Sono i posti più ambiti, quelli da levataccia all’alba se non a dormirci dal giorno prima.
Sono zone iconiche, simboli di quell’epica del ciclismo che possiamo toccare con mano, con gli atleti a pochi centimetri da noi.
Da imprenditore, se dovessi creare una zona vip a pagamento la farei lì, non certo in mezzo al nulla su una piana spoglia.
Ma spesso gli spazi quelli sono, limitati. Se li occupi con i tuoi stand o le hospitality per gli altri resta nulla, manco uno strapuntino.
Certo, al momento le uniche esperienze in tal senso, quelle messe in campo proprio da Pozzato, hanno prezzi popolari ma parliamo di gare minori in un certo senso, seppure faccia strano definire così anche il Campionato Italiano. Ma tant’è, se lo filano in pochi, diciamolo.
Un giornalista che non ne imbrocca una nelle sue telecronache cita come successo 700 biglietti venduti. Soldi che aiutano i Team perché per il resto le entrate sono poche.
L’ultima affermazione è vera, l’ho raccontata a proposito della chiusura del team Arkéa. E lì vi ho indicato i budget delle squadre del World Tour: una cinquantina di milioni e più per le top.
Poniamo 700 biglietti venduti a 20 euro: 14.000 euro lordi. Che al netto diventano meno della metà considerate le spese.
In un grande giro da 21 tappe abbiamo 294.000. Che al netto diventano meno della metà considerate le spese.
Per questi pochi spiccioli vogliamo occupare le zone migliori delle tappe, togliendole al pubblico degli appassionati?
Perché questo è il mio dubbio: per essere davvero remunerativa, una simile idea deve vendere molto, offrire i posti migliori.
Che significa sottrarli ad altri perché non è più questione di chi arriva prima ma di un privato che occupa una parte di suolo pubblico per trarne profitto.
In una gara minore ci può stare, offrire dei servizi per attirare pubblico può avere senso.
Pensare di traslare questa impostazione nei grandi giri no.
La magia delle grandi corse a tappe è il pubblico di appassionati che accompagna gli atleti per centinaia di chilometri, la fatica sui pedali e quella di chi ha fatto di tutto per essere lì.
Non sempre condivido le decisioni dell’UCI ma stavolta a non voler nemmeno prendere in considerazione l’idea hanno tutto il mio appoggio.
Al solito, c’è anche il video a questo link diretto, altrimenti miniatura in basso.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

