Chrome Citizen Messenger bag

La prova su strada

Tempo di lettura: 7 minuti

La prova su strada

Cosa c’è da provare in una borsa? Non è una bici o ruote o copertoncini, quindi in teoria dovrebbe essere semplice: la riempi e ci vai in giro qualche giorno. Se non si rompe, non ti scivola dalla schiena e si inzuppa con una pioggia leggera hai finito: in meno di una settimana hai l’articolo pronto.

In teoria, appunto. Già a riempirla ci perdi mezza giornata, perché entra tanta di quella roba che stai lì a chiederti cosa puoi inventarti per mandarla in crisi.

Ventisei litri di capienza sono tanti. Considerate che una borsa da portapacchi per uso urbano la trovate in un range fra i 9 e 15 litri. Oltre si parla di borse da turismo.

Tanto spazio in questa Chrome Citizen messenger, però non è una borsa da viaggio. E’ cittadina per definizione, lo recita anche il suo nome. E in città non ci serve tanta roba come stessimo pedalando sulle strade del mondo.

Tanto spazio che potenzialmente avrebbe potuto rivelarsi un limite, perché sappiamo che pedalare con borse a tracolla mezze vuote significa renderle instabili, col carico che ondeggia all’interno trascinando la borsa da ogni lato.

Quindi l’ho riempita fino a scoppiare, l’ho lasciata piena per metà, l’ho usata quasi vuota: e in ogni occasione stabilità e comodità sono state perfette. Unica indicazione da seguire quando si intende sfruttare ogni spazio è evitare di posizionare oggetti spigolosi con gli angoli dal lato della schiena. La borsa va indossata aderente e alla lunga ti fai male. Non un difetto della borsa, ovvio, solo un consiglio pratico.

Perché questa borsa è bella ma anzitutto pratica: 9 tasche di foggia e misura differenti, ogni cosa trova il suo giusto posto.

A farla da padrona è la grossa tasca centrale, in grado di accogliere un notebook da 17″ e avanza tanto spazio. Nell’immagine in basso ho inserito il mio 15″; hai voglia ad aggiungere roba…

Per darvi una prima idea del tanto volume ho inserito una scatola di scarpe: Chrome ovviamente 😀

Più avanti vedremo la borsa riempirsi, un poco di pazienza che termino la parte teorica.

La tasca principale ha due asole in velcro; ci fissi un moschettone, fai passare un lucchetto a U più abbondante o quello che pensi possa andarci.

Una altra grossa tasca è immediatamente davanti a quella principale. Non ci fai subito caso perché la sua chiusura in velcro la mantiene ben aderente. E’ perfetta per oggetti larghi e sottili, come buste di documenti, cartellette, quaderni da appunti.

Tra la patta superiore, la chiusura in velcro e il rivestimento interno assolutamente impermeabile, non c’è pericolo che i nostri preziosi fogli si bagnino.

Ancora più avanti altre tre tasche, tutte aperte, che seguono il profilo frontale della borsa. Quella centrale accoglie tranquillamente un lucchettone a U, le due laterali possono ospitare dalla borraccia alla pompa o qualunque altro oggetto lungo quanto è alta la borsa vi venga in mente.

La foto in basso l’ho scattata giusto per illustrare la disposizione di tutte le tasche, senza inserire a fondo gli oggetti. Per darvi una idea delle dimensioni, tenete presente che il grosso tubo nero è l’attrezzo per montare la pista della serie sterzo sulla forcella.

Ad aiutarci ad avere tutto in ordine e subito disponibile provvedono quattro ulteriori tasche, di cui una chiusa da cerniera; le altre sono aperte e adatte a penne, telefono o quant’altro.

 

In questa sequenza animata possiamo farci una idea di quanta roba riusciamo a far entrare nella borsa. Per esigenze fotografiche ho dovuto lasciare gli oggetti parzialmente in vista, sacrificando spazio utile; e usare una risoluzione molto bassa altrimenti ne sarebbe venuto fuori un file troppo pesante e non avrei potuto caricarlo sul server.

Comunque rende l’idea.

Ok, ho usato un casco pieghevole, il Morpher di cui avete letta la recensione; ma di roba comunque ne è entrata 😀

Siamo, lo abbiamo visto, ben oltre le normali esigenze cittadine. Anche perché la riempiamo finché ci pare ma poi tutta questa roba la dobbiamo caricare in spalla: e pesa…

Già, il peso. La borsa vuota ha il suo, non proprio contenuto (ma c’è a catalogo una versione alleggerita) che però non annovero tra i difetti ma tra i pregi. Non è peso superfluo ma determinato dai robustissimi materiali con cui è assemblata. Una borsa, si vede subito, destinata a durare una vita.

Comunque i chili sono chili quando dobbiamo trasportarli e la loro fonte interessa poco mentre pedaliamo. Però se la borsa è di quelle che trovano facile collocazione in spalla, sagomata in modo da scaricare e distribuire efficacemente e non ci sbilancia mentre azzardiamo l’ennesimo slalom nel caotico traffico urbano, allora abbiamo trovato la borsa giusta.

Ossia questa Chrome Citizen messenger.

Lo spallaccio è di rara comodità: molto largo, imbottito con generosità e perfettamente sagomato. Riesce a non stancare la spalla anche quando ci si porta dietro ben più del superfluo.

Il cinturino stabilizzatore è utilissimo per evitare che la borsa si sposti o scivoli muovendoci o col carico che si sposta all’interno. Cosa che può avvenire con oggetti piccoli e pesanti perché lo spazio è tanto.

Cinturino utilissimo ma non sempre indispensabile. Con carico moderato (in termini di peso) possiamo tranquillamente evitare l’aggancio supplementare, la borsa resta stabile sulla schiena e non scivola in avanti nemmeno nelle discese più ripide o durante le frenate più brusche.

E non dimenticate che tutta la prova l’ho svolta pedalando sempre e solo su bici dotate di piega e alcune con dislivello sella manubrio importante, sportivo più che cittadino. E sappiamo quanto la schiena inclinata sia nemica di qualunque tracolla.

Ma dovrei dire quasi qualunque tracolla perché sono uscito persino con l’ammiraglia sportiva per provarle davvero tutte e niente da fare: stabilità assoluta.

Due accortezze sono però necessarie se si vuole godere appieno della completa funzionalità della borsa.

La prima, facile intuirlo, è regolare perfettamente lo spallaccio. Viene istintivo stringere al massimo, convinti sia la migliore soluzione per garantirsi stabilità.

Invece no: bisogna stringere ma lasciando un minimo gioco. Difficile spiegare a parole, ci provo.

Stringendo al massimo la borsa, è vero, non si sposta di un capello; ma impaccia, non ci si sente (o almeno io non mi sono sentito…) a proprio agio. Molto meglio lasciare un poco di libertà, volendo quantificare posso dire che basta riuscire a inserire la mano a pugno chiuso tra spalla e tracolla.

Ottenendo così due risultati: gran comodità in sella senza alcun senso di costrizione ed eccellente stabilità della borsa.

La seconda accortezza è in realtà buon senso e regola generale quando si carica qualunque borsa: posizionare gli oggetti con i più pesanti in basso. Facile, però il basso qui in realtà è di lato: quello destro guardando la borsa frontalmente per l’esattezza.

E si, perché una volta indossata la borsa si posizionerà fortemente in diagonale sulla schiena e al momento di riempirla non dobbiamo dimenticarlo.

Nessuna controindicazione pratica a indossarla stretta come spiegato poco sopra perché sfilarla e infilarla è un attimo grazie alla fibbia di apertura della tracolla.

Una volta indossata non è di alcun impaccio; non lo è in sella, ci mancherebbe. Non lo è a piedi, lasciando uguale libertà di uno zaino ben fatto. Per darvi anche una idea delle proporzioni una volta messa in spalla la nostra messenger, il modello fotografico (io…) è alto 172 cm.

Una idea semplice questa della fibbia e decisamente efficace. E fa la differenza nell’uso quotidiano.

Uso quotidiano che, passatemi il facile gioco di parole, prevede l’imprevisto. Che per noi pedalatori è la pioggia, una gran seccatura diciamolo. Durante una uscita sportiva ce ne facciamo una ragione e ci sentiamo anche eroici; in città, con abbigliamento civile e la borsa carica dei nostri documenti e del costoso notebook ci sentiamo solo sfortunati.

Però se anche noi ci bagniamo come pulcini, abbiamo la sicurezza che il nostro prezioso carico non subirà analoga sventura. L’impermeabilità è a prova di acquazzone.

Anzi, a prova di idropulitrice. Già, stavolta mi sono spinto decisamente oltre. In questo settembre che si millanta luglio, di pioggia decente per provare l’impermeabilità non ne ho avuta nemmeno una goccia.

Così ho appeso la borsa, l’ho riempita di giornali e innaffiata con generosità con l’idropulitrice regolando il getto a ventaglio; non a spillo altrimenti mi volava dal terrazzo.

Per quanto sia la mia una idropulitrice hobbistica, i suoi 120 bar li dichiara; e per quanto usando il getto a ventaglio la pressione si riduce, resta comunque una violenza ben superiore a un temporale.

 

Quindici minuti mi sono sembrati una durata sufficiente per questo test estremo (anche perché se realmente piovesse così forte mi chiedo chi continuerebbe a pedalare invece di cercare, saggiamente, riparo…) e alla fine la borsa era appena bagnata all’esterno.

 

E come si può vedere la zona protetta dalla patta è perfettamente asciutta; e i giornali perfettamente asciutti all’interno.

Solo un angolo ha presentato una infiltrazione ma considerando che la patta non l’avevo fatta aderire perfettamente direi che la prova impermeabilità è stata superata a pieni voti.

Però devo considerare che non avendo a disposizione un manichino, e di certo non mi mettevo io sotto il getto d’acqua (senso del dovere si, ma fino a un certo punto) la borsa è stata sottoposta a questo test tenendola in orizzontale.

In condizioni di marcia invece sappiamo che la indossiamo in diagonale, quindi è bene prestare attenzione a chiuderla per evitare che dall’alto si infili la pioggia nel varco che abbiamo lasciato libero.

C’è infatti una palpebra chiamata a fare da ulteriore barriera; basta essere meno distratti di come sono stato io; o forse è stata la violenza del getto dell’idropulitrice a spostarla.

Bene, credo abbiamo dati sufficienti per poter trarre le nostre conclusioni; che, come abitudine, trovate alla pagina successiva.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Io ho sempre il terrore del sudore con la roba sulla schiena…cosa che mi blocca di più nell’andata al lavoro

    • Elessarbicycle

      Oibò, qualunque cosa metti sulla schiena, zaino o borsa che sia, alla lunga scalda. Questa borsa meno di uno zaino ma per la sua forma più che altro; forma determinata da come è riempita. Per capirci, in questi giorni che sembra luglio ho usato mettere al centro una “pallina” di gommapiuma: praticamente mi teneva tre quarti della borsa staccata dalla schiena.
      Ma ovviamente non potevo indicare il caldo tra i difetti; è una borsa da indossare sulla schiena, punto. Se hai bici con portapacchi allora usa qualcosa di agganciabile, ma se non hai portapacchi la scelta si riduce.

      Fabio

      • si unica soluzione portapacchi…avendo una singlespeed (non so se la ricordi) per ora uso uno da tubo sella, non lo sopporto tanto, ma vorrei acquistarne uno anteriore che forse ho già individuato

        • Elessarbicycle

          Ehm, come dire, cioè, insomma…non mi ricordo proprio…
          Scusa, è un limite mio, pochissima memoria.
          Se non hai alcuna predisposizione per il portapacchi puoi montare un BacMilano. Fascette sopra e staffe per perno pieno sotto.
          Solo anteriore è carino ma lo devi caricare poco altrimenti la bici diventa antipatica da guidare

          Fabio

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