Chrome Citizen Messenger bag

Come è fatta

Tempo di lettura: 7 minuti

Come è fatta

Difficile per un modesto fotografo come me riuscire a creare immagini decenti di una borsa floscia. Così apro la presentazione statica con un paio di foto prelevate dal sito ufficiale.

Ha una aria di già visto, di familiare. E’ qui il pregio: è la messenger per eccellenza, è stata Chrome a ideare questa forma. Ci è familiare perché dopo di lei qualunque altro produttore si sia cimentato è da qui che è partito. Che ha parafrasato.

La linea è semplice, figlia della massima funzionalità in bici.

Le dimensioni espresse in pollici sono: 22″ in larghezza, 13″ in altezza e 7″ in profondità. Traducendo in centimetri abbiamo rispettivamente 56x33x18cm, arrotondando. Trattandosi di borsa floscia le misure non possono essere determinate con assoluta precisione.

Il volume interno è stato calcolato in 26 litri; il tutto con un peso complessivo di 1210 grammi da me rilevati.

Numeri che è interessante conoscere ma che da soli non spiegano questa messenger; però ci fanno capire che siamo al cospetto della versione medium.

Già, Chrome declina le sue borse messenger in tre differenti dimensioni per il mercato europeo. Specifico mercato europeo perché al momento in cui scrivo la Metropolis, che è la più grande in gamma, è prevista solo per noi abitanti del Vecchio Continente.

Quindi per ora a catalogo sul sito ufficiale abbiamo la Citizen oggetto della recensione odierna e la più compatta Mini Metro, che rimpicciolisce a 20x12x7 pollici ricavando un volume interno di 20,5 litri.

La Citizen può ospitare comodamente un notebook da 17″, la Mini Metro deve ripiegare su quello da 15″.

La Metropolis è vitaminizzata: 11,5″x26″x7″ con un volume utile di 40 litri.

Informazioni che è sempre comodo ricevere queste; però visto il susseguirsi di novità in casa Chrome, è bene dare prima una occhiata al sito ufficiale. Chi capiterà su questa recensione tra un anno potrebbe ritrovarsi con informazioni non aggiornate.

Aggiungo una nota personale; ero indeciso se chiedere la Citizen o la Mini Metro, quest’ultima più vicina anche alle mie personali esigenze. Ho scelto la Citizen però perché la ritengo la versione più interessante per un maggior numero di ciclisti. Con un minimo ingombro superiore, guadagna volume e versatilità tali da renderla adatta e uscire dal recinto d’uso specialistico per trasformarsi in quotidiana compagna. Dall’università al lavoro, dalla palestra alla spesa del supermercato davvero riesci a farci entrare di tutto. E, anticipo ma lo vedremo meglio nel test su strada, la corretta forma e l’indovinato sistema di attacco fanno si che la borsa non si sposti dalla schiena e il peso sia ben scaricato, senza sbilanciare.

Bene, dopo tutte queste premesse e presentazioni possiamo andare a conoscere la borsa nei sui dettagli. Abbandono le immagini prese a prestito dal sito Chrome Industries e passo alle mie.

Iniziamo dal tessuto esterno in nylon antiabrasione 1050d.

Dire nylon antiabrasione e basta vuol dire poco; ho aggiunto una sigla ma senza fornirvene una (rapida) spiegazione non faccio un buon lavoro. E siccome a me piace non trascurare, saccheggiando Wikipedia ho scoperto che è definito ballistic nylon: opperò!

Ma non lasciamoci fuorviare, non è un tessuto antiproiettile, non esageriamo. Messo a punto dal colosso Dupont già durante la seconda guerra mondiale si mostrò inefficace, appunto, contro i proiettili. Rivelandosi però decisamente robusto per altri usi, all’inizio militari e poi civili, in cui resistenza e tenacia sono fondamentali.

Al giorno d’oggi il nylon balistico è sfruttato per innumerevoli applicazioni, dalle divisi di polizia ed esercito alle cinture, dall’abbigliamento da lavoro alle borse. Il numero classifica il peso su un filato predefinito di 9000 metri, quindi non la resistenza. Studi di laboratorio hanno stabilito che il nylon 1050d è il filato che offre il miglior rapporto tra peso, resistenza e durata nel tempo. E uno pensa che scrivere il test di una borsa è lavoro di pochi minuti, tzé… 😀

Questo nylon non è però l’unico materiale usato. Una anteprima la ritroviamo sulla grossa patta anteriore; il resto è tutto all’interno ed è tela cerata totalmente impermeabile. Ci informa il produttore, non senza una punta di bonario snobismo, che è quella usata per rivestire i rimorchi dei camion 😀

Torniamo all’esterno e concentriamoci sui dettagli, iniziando dalla chiusura della patta.

Che presenta due pratiche cinghie con fibbia a innesto, regolabili in lunghezza.

Le cinghie sono ricamate da filato riflettente ad alta visibilità. Valido contributo alla sicurezza.

Osservando meglio possiamo notare delle larghe strisce di velcro fare capolino.

Sono due, cucite in verticale, e garantiscono una più tenace chiusura. Per essere facilmente sfruttabili indipendentemente da quanto abbiamo riempito la borsa (e quindi gonfiato…), l’altra metà del velcro corre in orizzontale nella parte interna della patta.

La lunghezza delle strisce verticali è generosa…

…permettendo di chiudere saldamente la borsa anche quando trasportiamo oggetti particolarmente voluminosi.

In basso abbiamo una asola, creata per accogliere una luce di sicurezza o un moschettone.

Le cuciture sono robuste e protette.

Molto grazioso il logo in rilievo che impreziosisce il frontale

Questo quello che appare all’esterno; l’interno lo conosceremo nel prossimo paragrafo dedicato alla prova su strada.

E adesso arriva il punto forte: lo spallaccio. Perché punto forte? Beh, robustezza a parte, è lui il principale artefice di comodità e praticità di questa messenger.

Già a vederlo così appare chiaro che non è una semplice cinghia

La grossa e luccicante fibbia cattura immediatamente lo sguardo ed è senza dubbio il tratto distintivo sia tecnico che estetico della nostra Chrome Citizen messenger e delle borse della casa.

Perché inserire una fibbia a dividere lo spallaccio? In metallo, robusta senza dubbio ma anche pesante, non era meglio una semplice tracolla? Più economica da produrre e più leggera?

La risposta a tutte le domande è una sola: non sarebbe più una Chrome messenger.

Bisogna focalizzarsi sul modo in cui questa borsa è indossata e sulla sua perfetta stabilità mentre pedaliamo.

Uno dei requisiti fondamentali quando utilizziamo una borsa a tracolla, qualunque borsa intendo, è poter accorciare la tracolla fino a rendere perfettamente aderente alla schiena la borsa stessa; e dobbiamo poterla indossare “alti”, quanto più possibile, per evitare ondeggi a destra e sinistra e scivoli di continuo.

Quindi utilizzare una normale borsa a tracolla significa allargare la cinghia altrimenti non riusciamo a indossarla, infilarci la borsa in spalla, poi il casco e stringere la tracolla al massimo consentito e/o necessario. Che poi con borse normali raramente il consentito è quanto necessario…

Scesi di sella ci togliamo il casco, allarghiamo la cinghia e poi sfiliamo. Insomma, stiamo lì ad armeggiare non poco. Senza contare che se il sistema di regolazione è tenace ogni sosta è una battaglia; se è fluido si allenta durante la marcia obbligandoci a continue regolazioni.

Tutte difficoltà risolte dalla fibbia in acciaio brevettata da Chrome. Un click al pulsante e la indossiamo, un click e la togliamo. Facile.

Il pulsante è quello smaltato rosso con il logo in rilievo.

Questa parte della fibbia è solidale a una metà spallaccio ben imbottita, piuttosto larga e non regolabile in lunghezza.

L’altra metà e fissata a una generosa cinghia in nylon e qui troviamo due sistemi di regolazione.

Uno è quello classico a scorrimento.

L’altro è nella fibbia: una leva che serve ad allargare in caso di necessità; una sorta di sgancio rapido possiamo definirlo.

In sovrappiù, la fibbia incorpora anche un pratico apribottiglie: prosit!

Oltre a essere funzionale come vedremo nel prossimo paragrafo dedicato alla prova su strada, questo sistema è decisamente bello. La mia preferenza ovviamente è per la fibbia luccicante, del resto basta dare una occhiata alla mia Elessar. Su altre borse è previsto in alluminio e in grintoso nero opaco

Non abbiamo finito. Infatti la tracolla, per quanto ben strutturata e pratica, potrebbe non essere sufficiente a garantire perfetta stabilità una volta indossata la borsa.

La soluzione studiata da Chrome per risolvere il problema alla radice è un cinturino supplementare da far passare sotto la ascella.

In situazione di riposo, quando cioè non è necessario ricorrervi, per evitare che penzoli fastidiosa la assicuriamo alla sua sede con chiusura in velcro.

Il materiale è identico a quello delle cinghiette anteriori di chiusura, quindi eredita anche il filato ad alta visibilità.

Quante soluzioni tecniche in borsa, vero? Dettagli capaci di fare la differenza.

Torno sullo spallaccio imbottito per un ulteriore dettaglio: la grossa cinghia superiore è provvista di velcro

Si solleva e può essere sfruttata come cinta a cui assicurare un piccolo borsello.

Riassumo con una immagine ufficiale il funzionamento di spallaccio e cinghietta stabilizzatrice.

Se tanta tecnologia sia davvero funzionale lo scopriremo nel prossimo paragrafo; dove conosceremo anche l’interno della borsa e i suoi nove distinti scomparti. Ho preferito spostare questa parte nella sezione dedicata alla prova su strada, mi sembra più idoneo scriverne lì.

Colori disponibili, escluse le serie dedicate.

Quindi voltiamo pagina e iniziamo a riempire la nostra borsa.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Io ho sempre il terrore del sudore con la roba sulla schiena…cosa che mi blocca di più nell’andata al lavoro

    • Elessarbicycle

      Oibò, qualunque cosa metti sulla schiena, zaino o borsa che sia, alla lunga scalda. Questa borsa meno di uno zaino ma per la sua forma più che altro; forma determinata da come è riempita. Per capirci, in questi giorni che sembra luglio ho usato mettere al centro una “pallina” di gommapiuma: praticamente mi teneva tre quarti della borsa staccata dalla schiena.
      Ma ovviamente non potevo indicare il caldo tra i difetti; è una borsa da indossare sulla schiena, punto. Se hai bici con portapacchi allora usa qualcosa di agganciabile, ma se non hai portapacchi la scelta si riduce.

      Fabio

      • si unica soluzione portapacchi…avendo una singlespeed (non so se la ricordi) per ora uso uno da tubo sella, non lo sopporto tanto, ma vorrei acquistarne uno anteriore che forse ho già individuato

        • Elessarbicycle

          Ehm, come dire, cioè, insomma…non mi ricordo proprio…
          Scusa, è un limite mio, pochissima memoria.
          Se non hai alcuna predisposizione per il portapacchi puoi montare un BacMilano. Fascette sopra e staffe per perno pieno sotto.
          Solo anteriore è carino ma lo devi caricare poco altrimenti la bici diventa antipatica da guidare

          Fabio

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