Challenge Gravel Grinder Race

La prova in fuoristrada

Tempo di lettura: 8 minuti

La prova in fuoristrada

Fuoristrada, quindi come ogni volta descrivo perché è troppo vasto come concetto.

Sentieri, strade bianche, sottobosco non troppo cedevole; ma come detto prima, ho alzato l’asticella delle difficoltà girovagando su single track dedicati alle gare per Mtb.

Poi certo, i muri li ho fatti a piedi: battistrada centrale praticamente stradale e rapporti della bici troppo duri annullavano la trazione, con la ruota posteriore a girare a vuoto.

Ma a girare a vuoto solo lì dove era naturale sarebbe successo, quindi non ne tengo conto. 

Rispondo subito alla domanda che sicuramente vi frulla per la capoccia: in fuoristrada si è ripetuto lo stesso schema di funzionamento come su asfalto?

Si.

Peccato.

Ma ci arrivo dopo, prima fatemi elencare i pregi, perché ci sono.

Sentieri moderatamente pietrosi, sottobosco tormentato (ma comunque compatto), strade bianche, tutto digerito in scioltezza.

Qui anche usando una pressione d’esercizio più stradale (ergo, superiore) mai viene meno una virgola del superbo comfort di marcia.

I copertoncini assecondano morbidi ma mai flaccidi ogni imperfezione del manto (fuori)stradale, dandoti la sensazione di planare dolci.

Una capacità di assorbimento notevole e che, come su asfalto, non si trasforma in energia superiore richiesta al ciclista che, anzi, pedala veloce e coi moscerini tra i denti.

Solo quando il terreno diventa troppo cedevole si inizia a perdere trazione ma ormai siamo fuori dal campo di utilizzo dei Chellenge Gravel Grinder Race che, è bene non dimenticarlo, sono copertoncini per terreni duri e non certo da fango.

Scorrono proprio bene, sembrano persino più leggeri di quanto attesti la bilancia. 

Carcassa e mescola si confermano di alta qualità, trasmettendo al pedalatore di turno un profondo senso di sicurezza.

Finché la strada scorre dritta o con leggere svolte.

Eh già, perché in fuoristrada le curve più strette rappresentano un problema. E non parlo di quelle a gomito, basta una svolta a 90 gradi o una esse rapida che ci si trova incerti sulla condotta di guida da tenere.

Quando sei in fuoristrada veloce, su un sentiero appunto, e si avvicina la curva stretta hai due scelte.

La prima: entri a palla, butti giù la bici dandogli un colpo con l’interno coscia, inneschi la derapata controllata, controsterzi, percorri la curva, colpo di pedale, raddrizzi e ne esci fuori. Perdi una quantità di tempo, se sbagli rapporto in proporzione alla tua gamba o ti pianti (troppo duro) o ti sbilanci (troppo agile) e cadi. Mesta figura soprattutto se sei stato buono buono in coda al gruppo di biker incontrato per caso e stavi aspettando il momento per fare lo sborone. E dire che sono ormai a poche settimane dai 50 anni…

Comunque, per la cronaca, non sono caduto e l’onore è salvo; ma avevo altre gomme…

La seconda: guidi come fossi su asfalto, rotondo e pulito, scendi in piega con dolcezza e gradualità, non tiri staccate e al massimo ti aiuti col busto per bilanciare e caricare maggior peso sulla verticale (ossia inclini la schiena in senso opposto alla curva); sei veloce, per nulla coreografico, non ti ammazzi e al massimo ti può slittare leggermente l’anteriore, ma poco. Di solito “traslano” tutte e due le ruote, e se accade comunque hai dato spettacolo per il tuo pubblico.

Bene, esibizionismo a parte, che fare se pedaliamo con le Chellenge Gravel Grinder? Nessuna delle due. Rallentare, purtroppo.

Prendiamo la prima ipotesi, quella del bambinone che derapa felice.

Per farlo devi prendere tanta velocità e tu ci butti l’anima; se serve un aiuto a derapare un colpo al freno aiuta ma non sempre; butti dentro la bici e quella inizia a scivolare dolce; per un breve istante la derapata si fa addirittura più rapida, che goduria! E poi zakkete, arrivano le tacchette ad artigliare il terreno e riprendi grip con tale rapidità che praticamente ti raddrizzi e addio sbruffonata. E siccome ti raddrizzi praticamente poco prima della corda (il punto più vicino al raggio della curva), tiri dritto nel campo. Che figuraccia…

Prendiamo la seconda ipotesi, quella della guida dolce, stradale diciamo così.

Sei veloce e allegro, arriva la curva, freni quel poco che serve e senti la gomma tenere bene, togli sempre quei due o tre pignoni per uscire veloce, pieghi e la bici ti asseconda, inizia a scivolare un poco su tutte e due le ruote ma in perfetta sicurezza (un leggero controsterzo ci può stare), controllo e feeling non mancano e ti senti proprio uno figo, la curva chiude e tu pieghi un altro poco e zakkete, ecco di nuovo le tacchette entrare in azione incollandosi al suolo e rallentando l’azione. E tu ti trovi a una velocità sempre troppo bassa, perché è come si uncinassero al terreno, frenandoti.

Devi essere deciso, cattivo, entrare più forte e darci dentro senza timore.

Però siccome il grip al suolo, guidando in fuoristrada, è aleatorio, quel tratto che il giorno prima ti ha permesso la cattiveria può benissimo il giorno dopo decidere di mandarti gambe all’aria.

E nel dubbio, finisce che tiri i remi in barca.

Devo dire che verso il finale del test le cose sono migliorate. Un poco perché ormai ci stavo facendo l’abitudine (e questo mi ha indotto a fermarmi, mai abituarsi altrimenti diventa difficile discernere limiti dalle caratteristiche) e un tanto perché a furia di provare curve su asfalto (rovente) le Y del battistrada hanno subito una decisa spianata, limitando parecchio lo scalino.

Ma non basta, almeno per me. Quello che su asfalto ho potuto accettare, seppure non proprio con entusiasmo, perché sono gomme da fuoristrada e mi sembrava essere ingiusto, non posso accettarlo sul suo terreno teoricamente congeniale.

Ultime notazioni per la marcia su asfalto bagnato: tutto eccellente.

Venendo meno l’esigenza di piegare la bici o comunque quando accade si usa moderazione, il limite nella forma del battistrada proprio non si pone.

Così emergono l’ottimo grip, davvero elevato, e la buona comunicazione che si instaura tra copertoncino e ciclista, capace di infondere la giusta sicurezza. Sempre necessaria e gradita sul bagnato.

Non ho sottoposto le Chellenge Gravel Grinder Race alla prova urbana, in questo caso mi è sembrata superflua vista la destinazione sportiva.

Giusto una presa di contatto breve, dove ho rilevato come il gran comfort e l’ottima scorrevolezza aiutino sul martoriato pavé. E dove, visti i percorsi urbani, non emerge alcun limite dovuto alla forma del battistrada, c’è poco da fare i racing in città…

Bene, abbiamo un quadro piuttosto preciso, possiamo voltare pagina e dedicarci alle conclusioni.

COMMENTS

  • Grazie per il test e grazie per avermi(ci) fatto conoscere questa CycleTyres…d’ora in poi di certo nessuno lettore del blog potrà più dire di non aver trovato un copertone adatto alle proprie esigenze!! 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, come ho scritto nell’introduzione ricevo ogni settimana molte proposte di test da parte di negozi e sempre le rifiuto.
      Stavolta ho fatto un eccezione proprio perché ho trovato a catalogo diversi marchi che ho sempre grande difficoltà a reperire e che so molti di voi usate.
      Alla fine conta il test, andato meno bene di quanto credessi visto quello che avevo letto di questi copertoncini; e, sempre alla fine, che mi inviate mail per chiedermi dove comprare cosa e io ve lo indico o che lo scrivo direttamente qui, cambia poco. Anzi nulla, perché la stesura dell’articolo non è stata influenzata dal canale di approvvigionamento.
      Col gravel comunque non finisce qui: stamattina ho parlato con l’agenzia che cura la comunicazione Pirelli e ho avuto l’ok all’invio dei nuovi Cinturato gravel. Quando dipenderà dalla disponibilità dei sample test, gomme nuove e attese quindi chieste da tanti. Ma arriveranno…

      Fabio

  • Paolo Mori

    Come al solito test interessante, peccato per il risultato. Come avevo scritto sotto l’articolo che raccontava il test imprevisto, non mi ispiravano molto ma ero curioso di leggere il tuo parere. Guardandoli in foto si intuiva il potenziale problema con le tacchette laterali, con un comportamento simile a quello di gomme mtb senza tacchette intermedie tra battistrada centrale e spalla. Però avrei immaginato fosse fastidioso su asfalto, non in offroad… peccato per il design non azzeccato

    • Elessarbicycle

      Oibò Paolo, io metto sempre in conto un mio errore, non sono l’oracolo di Delfi.
      Però effettivamente non essere io riuscito a trovare uno stile di guida idoneo non me lo aspettavo. Ne avevo letto un gran bene, confesso le avevo scelte a colpo sicuro (il negozio CycleTyres non mi ha indicato un modello, ha lasciato fossi io a decidere cosa provare) “sarà un test facile, solo loro da provare, una passeggiata…” e invece così non è stato. Succede, raro ma succede che un prodotto si collochi al di sotto delle aspettative. Mi secca più che altro il fatto che altre gomme della casa, che ho usato ma non pubblicato perché non erano per i test, mi avevano fatto felice. Vabbè, andiamo avanti, stamattina ho preparato la bozza del calendario di pubblicazione e sono pieno fino a Natale. Come al solito dico sempre che a settembre mi do una calmata e invece…

      Fabio

      • Paolo Mori

        “non sono l’oracolo di Delfi”: per fortuna, oserei dire! Già le recensioni sono lunghette, se poi non si capisse un’accidente – come spesso succedeva con i responsi – non oso immaginare quanto potresti sentirti fischiare le orecchie 😀

  • ivano

    Ciao Fabio, il sito di Cycle Tyres è davvero molto ben strutturato e completo. Ho acquistato varie volte da loro e sono sempre stati puntuali e veloci. Inoltre sono gli unici che importano i tubeless IRC da strada, che reputo i migliori nella misura da 23 mm, dopo aver provato svariate marche.

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