Casco Van Rysel RoadR 900

Come è fatto

Tempo di lettura: 7 minuti

Come è fatto  

Casco di chiara destinazione sportiva il nostro Van Rysel RoadR 900.

A dominare la scena nella vista frontale spicca la grossa bocca centrale, incorniciata da una coppia di prese più piccine. Tutte e tre protette da retina rigida, inglobata nell’Eps.

Ad aumentare il flusso di ingresso altre tre prese poste appena sopra, con anche qui quella centrale dimensionata con generosità.

Non so a voi ma a me ricorda un casco di una nota azienda americana…

Triplice apertura di sfogo nella zona posteriore. Quella centrale ha una elegante geometria.

Ovviamente non mancano altri ingressi e sfoghi.

Tutta la parte alta della compatta calotta è alleggerita da diverse ben dimensionate bocche di ingresso e uscita.

 

Si apprezzano la cura posta sia nel disegnarle che nell’unire efficacia, favorendo il convogliamento dell’aria e cercando al contempo di non sacrificare la aerodinamica.

Infatti malgrado la posizione poco favorevole alla direzione di marcia ho trovato decisamente efficaci le grosse bocche laterali.

Quelle di sfogo non vantano dimensioni eccessive e forse qui si sarebbe potuto osare di più.

Viste dall’esterno appaiono più grandi di quanto siano in realtà. Andando in profondità si nota l’Eps che stringe l’ingresso avvicinandosi al capo.

Il piccolo spoiler sulla parte alta posteriore non convoglia aria. Funzione aerodinamica? Oibò, io direi più che altro estetica. Comunque è carino.

Ben sagomata la zona sopra le orecchie; c’è spazio senza che una zona molto importante resti troppo scoperta.

Inoltre in questa vista laterale si apprezzano due cose: Eps a vista sulla calotta è poco, praticamente l’interno delle prese d’aria e poco più. 

Un poco più che si traduce nella linea obliqua che percorre il casco da un capo all’altro e accompagna il piccolo spoiler posteriore. In questa versione nero matto ovviamente qualcosa si perde.

Ma in altre varianti cromatiche, soprattutto le bicolori, risalta e dona personalità facendo da chiara linea di demarcazione tra le tinte.

Il sistema di regolazione della calzata si avvale di una ben dimensionata fascetta governata dal classico pomello zigrinato. Pomello che gestisce non la sola escursione della fascia posteriore ma un anello che corre lungo tutta la circonferenza del casco e avvolge in sicurezza tutta la testa. Non a caso Decathlon lo ha chiamato Full Turn Ring: facile tradurre… 

La fascia chiara è un adesivo ad alta visibilità.

Che si accompagna alla striscia verticale che incornicia il bottone con l’aggressivo simbolo della Fiandre e che, sappiamo, serve a offrire supporto alla fascia del sistema di ritenuta.

Nel complesso c’è buona visibilità al buio.

All’interno della fascia un morbido cuscinetto provvede a garantire confortevole contatto.

Il sistema di regolazione non si ferma qui.

E’ possibile far scorrere su due posizioni la fascia di sostegno, assicurando la perfetta tenuta. Casco da 50 euro, quindi è stata per me gradita sorpresa.

Proseguiamo con le chiusure per un rapido sguardo al cinturino.

I divider, cioè le clip o fibbie che sdoppiano il cinturino sotto le orecchie, sono fisse. 

Non hanno alcun sistema di regolazione e questo mi ha lasciato perplesso. 

Non so se sono stato fortunato io o i tecnici Decathlon, sta di fatto che poi indossato il casco me li sono trovati alla giusta altezza, come avete visto nell’immagine di apertura di questa recensione.

Però è una mancanza che non condivido.

All’insegna del classico la chiusura, con fibbia maschio femmina. Non c’è patta a protezione, comunque il contatto resta morbido. 

Guardiamo dentro e scopriamo gli interni.

L’imbottitura è spessa e copre una porzione di calotta più estesa di come avviene su altri caschi, arrivando fino alla parte posteriore.

E’ removibile e lavabile.

Non però la fascia frontale che è chiusa e avvolge il cinturino di regolazione della calzata. Ed è piuttosto sottile.

Ed è anche il secondo elemento che mi ha suscitato qualche perplessità.

Per risolverle l’unica è indossare il casco e pedalare.

Ossia andare al prossimo paragrafo dedicato alla prova su strada.

COMMENTS

  • <cite class="fn">Adriano</cite>

    È pure bellillo!

  • <cite class="fn">Giulio</cite>

    Perché nero? Da quando uso il casco l’ho sempre preso bianco per paura che nero scaldasse troppo. È una mia fissa?

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Giulio, la mia è scelta per sole esigenze fotografiche.
      Uso sfondo bianco, tendo sempre a chiedere colori che mi permettono facile contrasto. Tutto ciò che è destinato al blog non lo scelgo mai seguendo i miei gusti o le mie preferenze ma solo pensando, appunto, alla pubblicazione.
      Quindi disponibilità permettendo chiedo colori scuri e matti. Poi ovvio che se un ufficio stampa mi dice non ne hanno e ci vogliono 6 mesi prima che arrivi, faccio inviare quello che c’è.

      Fabio

  • <cite class="fn">Patrizio</cite>

    L’ultimo dell’anno ho involontariamente provato l’efficacia di questo casco. Pedalavo in piano, sui 30 all’ora. Non so cosa sia successo. Forse la nebbia greve di umidita’ ha reso scivoloso l’asfalto. Forse un residuo di brina notturna. Forse un mio qualche errore, non so. La ruota anteriore e’ partita sulla sinistra, io ho viso il mondo inclinarsi verso destra e sono caduto sul fianco, sbattendo schiena, spalla e, soprattutto testa, a livello tempia. Il casco si e’ ben danneggiato, ma e’ rimasto perfettamente in posizione. Il collo ha preso un bel colpo di frusta, 2 costole si sono rotte ma la testa e’ rimasta intatta. Nemmeno un bernoccolo, o una minima commozione. Io il casco lo trovavo gia’ quasi perfetto, e squadra vincente non si cambia. Ne ho comperato un altro.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Patrizio, è sempre una brutta cosa dover scoprire l’efficacia di un casco, è sempre una bella cosa poterlo dopo raccontare.
      Ti auguro di cuore di rimetterti presto e perfettamente.

      Fabio

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