Casco pieghevole Morpher

Come è fatto

Tempo di lettura: 6 minuti

Come è fatto

Inverto l’impaginazione e vi mostro subito il casco “ripiegato”. Perché la sua peculiarità è questa, poco da fare 😀

Confezionamento minimale, una semplice ma robusta scatola di cartone. Ovviamente piatta.

Mi chiama il corriere: “Avvocà, consegna per voi, vi fate trovare sotto il palazzo?”

Scendo (sostare qui è difficile, coi corrieri ormai è un rapporto di amicizia…), non avevo controllato se quel giorno avessi consegne e non sapevo cosa fosse; leggo la nota e vedo il mittente: “Ah, un casco”

“Avvocà, un casco? E che tenete, la capa a sogliola?”

Effettivamente… 😀

E vediamolo chiuso, così capiamo subito come è fatto.

Si notano la struttura a settori, altrimenti chiuderlo sarebbe impossibile; la forma a barchetta, per lo stesso motivo; le tante prese d’aria, ben quattordici, a cui si aggiungono le fessure tra una sezione e l’altra; le due piastre nere che inglobano i pulsanti che governano il sistema di apertura; gli innesti gialli, che assicurano la chiusura; infine cinturino sottogola e di regolazione alla nuca, anche loro dalla fattura originale ma la vedremo in dettaglio più avanti.

Ora apriamo il casco.

Ecco, una volta in posizione di lavoro chiamiamola così, capiamo meglio la struttura. Il carapace mi viene da dire. Si notano bene i diversi settori (tutti collegati tra loro in modo discreto), la maggiore estensione in zona nuca e le tantissime prese d’aria.

Ventilazione davvero efficace, pure troppo per l’inverno; ma è un bene, in città si suda facile e un casco arieggiato fa piacere. Infatti, come detto prima e come possiamo vedere meglio in basso, oltre le quattordici prese d’aria, che sono pure belle estese, possiamo contare sulle tante fessure che separano una sezione dall’altra. Insomma, non teme il caldo peggiore.

Il casco è proposto in unica taglia: copre dalla 52 alla 58, quindi un range abbastanza ampio. Del resto la struttura così particolare, questa costruzione a placche senza la quale perderebbe la sua migliore qualità, rendono difficoltoso (e antieconomico…) prevedere più calotte. E’ comprensibile, meglio rinunciare a qualche esemplare venduto a chi ha circonferenza cranica più ampia piuttosto che industrializzare una seconda calotta.

La regolazione della taglia avviene tramite il cinturino alla nuca. Che è particolare. In verità c’è da chiedersi se c’è qualcosa di normale in questo casco 😀

Abbiamo una coppia di cinturini scanalati, sui quali agiscono due clip e così possiamo adattare il casco alla nostra misura. L’ampia escursione si spiega con la necessità di coprire un numero maggiore di taglie.

Però c’è una aggiunta: due fibbie, sempre una per lato, che fungono da sgancio rapido, diciamo così.

Mi spiego meglio. Regolare la calzata sfruttando le clip appena viste col casco in testa è praticamente impossibile, non si riesce a manovrarle se non a casco sfilato. Ma in realtà è normale, perché servono solo a regolare la taglia, e lo fai la prima volta e poi non le tocchi più.

Invece per rendere agevole indossare o sfilare il casco andremo ad agire sulle due fibbie a sgancio rapido, queste si facilissime da maneggiare col casco in testa. In basso sia in posizione chiusa che aperta.


Uno potrebbe chiedersi perché una struttura siffatta e non un normale cinturino, magari con pomello al centro, come tutti gli altri caschi. Beh, la risposta sta nel fatto che questo non è un casco come gli altri: è richiudibile.

Era necessario avere un cinturino di regolazione flessibile e con precisi angoli di piega, altrimenti addio chiusura a libro.

I due fermi sono in morbida gomma, piacevoli al tatto. In trasparenza si vedono i cinturini di regolazione.

L’altro cinturino è, ovviamente, quello sottogola. In robusto filato di nylon, dotato di regolazione a fibbia continua ai lati e di chiusura magnetica. Mancano una pattina o una leggera imbottitura; il comfort, devo dire, non ne risente: però devo valutare ogni dettaglio, è il mio mestiere…

Avrei preferito un sistema a clip anche ai lati e non la fibbia continua; che è veloce da regolare, certamente, ma che tende pure a perdere la regolazione nel togli e metti continuo. Di ottima fattura e soprattutto di gran tenacia la fibbia magnetica, con incastro maschio/femmina preciso, e veloce in aggancio e sgancio. Anche con una mano pesantemente guantata. E’ sistema sempre più diffuso su caschi urban di fascia alta, lì dove il peso non è limato al grammo come per quelli sportivi. E col tempo mi ci sto abituando, effettivamente è assai pratico. Una volta presa dimestichezza, impari anche a chiuderlo con una mano sola, sfruttando il fatto che i magneti si attirano.

L’imbottitura interna è minimale. Non scomoda ma ridotta all’indispensabile e molto sottile. Del resto non è casco per randonneur ma urbano; e troppo spessore avrebbe inficiato la chiusura.

Staccabile e lavabile; in tessuto traspirante, piacevole al contatto con la pelle (devo dire pelle perché ormai capelli sempre meno…) anche se che è sottile si avverte, alla lunga. Dopo una oretta diciamo, quindi ampiamente entro i limiti d’uso di un casco a vocazione cittadina.

Ed ora il sistema di chiusura, che mi sono lasciato in ultimo per bilanciare l’apertura del paragrafo a casco già ripiegato.

Due piastre, una per lato, alloggiano i pulsanti di sgancio.

Premendoli verso il basso libereranno i quattro fremi (due per lato) gialli, che prima erano incastrati nelle loro sedi per mantenere il casco in posizione da lavoro.

All’interno delle piastre di sgancio abbiamo anche dei magneti: cosi quando richiudiamo il casco questo resta compatto, senza la tendenza ad aprirsi. Furbo.

La struttura a piastre, malgrado il sistema di blocco, non potrebbe svolgere il suo lavoro se le varie sezione non fossero collegate tra loro, formando un tutt’uno. Provvedono piccole e discrete piastre, dei “ponti” tra un isola e l’altra.

Il logo presente sulla parte posteriore è riflettente: al solito non sono capace di fotografarlo. Rassegnatevi 😀

Col casco è fornita di serie una pratica pochette sagomata a mezzaluna e col logo impresso a caldo: riponi il casco in borsa e non lo graffi con gli altri oggetti con cui deve condividere il ristretto spazio.

Non mancano alcuni opuscoli con le istruzioni per apertura e chiusura nonché regolazione della calzata; e l’importante avviso di bloccare sempre il casco prima di indossarlo.

Oltre al rosso visto fin qui abbiamo il nero lucido e quello matto, l’argento, il bianco e una simpatica versione a pois.

C’è altro? Non credo, quindi casco in testa e via a pedalare con la prova su strada.

COMMENTS

  • xtanatos

    Domanda assolutamente off topic…
    Ma il taccuino in foto dove lo hai preso ??????

    • Elessarbicycle

      E dai, uno si sbatte a scrivere e pubblicare un test a settimana e tu guardi il taccuino? Però è caruccio, eh? 😀
      L’anno scorso, alla Feltrinelli. Lo fa o lo faceva Legami; ne presi tre, non so se è ancora a catalogo. Comunque, è appropriato agli appunti durante i test…

      Fabio

      • xtanatos

        ahahahahha
        Hai ragione e infatti mi sono vergognato mentre scrivevo…. ma la curiosità era troppa !
        Adesso commento anche il l’articolo.
        E’ un casco interessante proprio per il fatto che potrebbe aiutare tutti quelli che non amano il casco ad usarlo. Non sempre è comodo portarsi dietro un caschetto classico (anche se l’ingombro è veramente minimo…).
        A vederlo però mi da la sensazione quasi un giocattolo…

        • Elessarbicycle

          No, tranquillo, non è un giocattolo.
          E’ un casco omologato, molto ben fatto. Le soluzioni tecniche necessarie a renderlo pieghevole sono state a lungo testate e collaudate, quindi sul piano della sicurezza nulla di meno di altri caschi.
          Sono per la massima libertà di scelta, ognuno decida come vivere il proprio ciclismo. L’unico punto fermo sul quale proprio ho difficoltà a essere tollerante è l’uso del casco. Se questi test servono a farvi trovare il modello più adatto, è un bene. Ma l’importante è che qualunque sia, che ci sia sempre un casco sulla capoccia.

          Fabio

  • Damiano

    Domanda sull’acquisto e sul prezzo: Da dove viene spedito? Bisogna poi aggiungerci le tasse di importazione?
    E invece rispetto al Closca Fuga che hai recensito un po’ di tempo fa? Come sono messi a confronto, per uso e ingombri?

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, sei fortunato perché diversamente dal solito anche io ho seguito la procedura di acquisto come fossi un cliente, quindi posso fornire informazioni.
      Lo specifico perché la roba per i test segue tutti altri canali, sono gli uffici stampa e/o marketing e comunicazione a inviarmi direttamente il materiale.
      Qui invece ho ordinato dal sito, a costo zero inserendo apposito codice, ma la procedura è identica.
      Spedizione dall’Inghilterra, nessun costo aggiuntivo né dazi doganali. Ho fatto ordine direttamente sullo shop ufficiale di lunedì e ho ricevuto il casco il lunedì successivo, direi ottimi tempi per una spedizione europea senza costi extra.

      Un confronto diretto col Closca Fuga non è fattibile; pieghevoli tutti e due ok, ma con struttura troppo differente per poterli paragonare. In ambedue i caschi le soluzioni tecniche sono dettate dal diverso modo in cui è possibile richiuderli e questo rende un confronto impossibile.
      L’unica cosa che sicuramente posso dirti è che la ventilazione del Morpher è superiore, proprio grazie alla diversa foggia; e proprio grazie alla diversa foggia il Fuga è più comodo una volta indossato.
      Sono caschi unici nel loro genere, come unico sarà il Fend quando, finalmente direi, risolveranno alcuni problemi sorti in produzione che ne hanno ritardato l’immissione sul mercato; e che dovrei riuscire a proporvi appena disponibile, sono da tempo in contatto con loro.

      Fabio

      • Damiano

        Ah, molto bene e molto utile il test del Fend! Difatti guardavo anche quello 😀 Allora aspetto la recensione anche di quello, dopo l’ultimo piccolo incidente vorrei sempre avere un casco indosso, ma non sempre è pratico portarsi dietro un casco completo al bar o al cinema. Queste soluzioni sono molto interessanti.
        Ormai sei il mio tester di riferimento per i componenti strani! Tipo i pedali MKS che alla fine ho preso, con estrema soddisfazione (più tardi aggiorno sulla sezione commenti del tuo articolo le mie impressioni d’uso)

        • Elessarbicycle

          Ciao Damiano, per il Fend mi sa dovrai attendere e non poco. Era dato in produzione a giugno/luglio 2017, l’ultimo aggiornamento che mi ha inviato l’azienda parla di agosto 2018 come data possibile ma poco probabile.
          Dubito quindi che prima del prossimo autunno lo potremo vedere qui, se tutto va bene.

          Fabio

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