Campagnolo ha i conti in rosso e decide di licenziare

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Campagnolo, 120 esuberi su 300 dipendenti che in una sua nota sostiene: “Non c’è un’alternativa” se non con “conseguenze drammatiche per l’azienda e per Vicenza”.

Con una nota la società fa presente che “…i dati di bilancio fino al 31 maggio 2025 evidenziano come negli esercizi 2023, 2024, 2025 la perdita superi i 24 milioni di euro. La produzione, nel bilancio consolidato al 31 maggio 2024, è scesa da 132 a 82 milioni di euro, mentre il risultato netto ha registrato un rosso di 15 milioni

120 gli esuberi su 300 significa il 40% della forza lavoro.

E già detto così spaventa. Ma spaventa ancor più che l’azienda abbia solo 300 dipendenti, destinati a divenire, in assenza di ripensamenti, appena 160. Una fabbrichetta.

La notizia è di qualche giorno fa, ma ripeto sempre che non sono un quotidiano e non inseguo la velocità della rete; preferisco i miei tempi e seguire la via dell’approfondimento.

Mi colpisce però il silenzio di quasi tutte le testate di settore, solo una, in ritardo, e al solito per auto promuoversi. Forse, mentre compongo queste note e preparo il video, qualcun altro oggi se ne accorgerà, tenete presente che per notizie come questa di solito passano 24/48h dacché poggio le dita sulla tastiera alla pubblicazione. E’ tantissimo nel mondo internet.

Ma torniamo sul pezzo e, per chi preferisce, qui c’è anche la versione video.

Posso condividere l’affermazione dell’azienda sulle conseguenze drammatiche per loro, meno quella sulle conseguenze drammatiche per la città di Vicenza.

Diciamolo: non siamo nel Sulcis o in qualunque area del sud Italia priva di tessuto industriale, siamo nella ricca e prosperosa Vicenza, dove il PIL pro capite è di €44.102, il che la rende la provincia più ricca del Veneto e la prima in Italia per valore aggiunto pro capite.

Quindi, per favore, evitiamo di piangere misera, come diciamo dalle mie parti, cercando di coinvolgere gli enti locali per farsi dare una mano.

Continua la nota di Campagnolo: “A fronte di questi numeri difficili [ossia i 24 milioni di perdite, N.d.R.] dovuti in primis a una congiuntura di settore davvero gravosa che vale per Campagnolo come per i suoi competitor in tutto il mondo l’azionista ha sottoscritto un finanziamento, fra novembre 2024 e dicembre 2025, di 10 milioni».

Nonostante ciò”, prosegue il documento, “la liquidità, oggi, non può garantire una continuità d’impresa alle condizioni attuali. Quindi, assieme ad un necessario piano di sviluppo prodotto in corso, il rilancio non è possibile senza un ripensamento molto importante dei costi, a tutti i livelli”.

Anche qui dissento. Vero che la crisi di mercato, che non trae causa dal prezzo delle top di gamma come non mi stancherò mai di ripetere, morde e morderà ancora per molto tempo, i principali competitor tengono botta, come usa dirsi.

Shimano domina il mercato, Sram malgrado sfrutti la strada degli standard diversi piuttosto che ragionare sul prodotto ha la sua fetta, Campagnolo è marginale, in termini di percentuale, da moltissimi anni. Ma ci torno più avanti.

Leggo ancora dalla nota: “[I vertici di Campagnolo hanno] prodotto un piano finanziario rivolto agli istituti ed eventuali partner per invertire la tendenza e riconsegnare alla comunità vicentina un’azienda non solo tecnicamente all’eccellenza, ma anche capace di sostenersi e con una riduzione del costo del lavoro del 40% che permetterà una prosecuzione dell’occupazione nel sito di Vicenza anche in futuro, seppur ridotta”.

Diversamente dai tanti analfabeti funzionali che gioiscono a ogni sventura delle aziende di bici, per sfogare la loro frustrazione e la rabbia per non avere la top di gamma anche se non saprebbero che farsene, tranne sfoggiarla, a me dispiace.

Dispiace anzitutto per i lavoratori e le loro famiglie, dietro ogni licenziamento c’è una persona, un marito o una moglie, genitori, figli da mandare a scuola, bollette e mutui da pagare.

Chi gioisce farebbe bene a pensarci; farebbe bene a pensare, anzi.

Dispiace per un marchio storico, capace di produrre gruppi bellissimi e non è un caso che la mia Elessar, la mia personale bici pensata, disegnata e montata da me usi proprio una trasmissione della casa vicentina.

Potremmo star qui a discutere ore sulla capacità di Campagnolo di innovare con geniali intuizioni e perdersi per scelte strategiche sbagliate, una per tutte snobbare la MTB, ritenuto, all’epoca, un settore senza futuro.

Il gravel? Il fenomeno che non esiste o è solo marketing ma che sta trainando il ciclismo, ve ne ho parlato, dove l’azienda è arrivata in netto ritardo rispetto ai competitor, che già avevano da anni prodotti specifici, e con una trasmissione solo monocorona, solo meccanica e con un tredicesimo pignone a cui addossare un ruolo salvifico, senza tener conto delle peculiarità della guida gravel.

Mi riferisco al primo Ekar, che testai, se cercate sul blog trovate la sua recensione.

All’epoca scrissi che l’unica evoluzione possibile sarebbe stata l’elettronica, a meno di non ripensare completamente la piattaforma.

Così ha fatto, da poco, con il Super Record X 1x13v, wireless, da cui nasce anche la versione 2×13 destinata alla strada.

Va bene, però, chiedo: il resto della gamma?

I miei coetanei ricordano sicuramente quando a catalogo c’era ampia scelta.

Mirage, Daytona, Veloce, Centaur, e via via fino al Super Record.

Famiglie di prodotti, a volte con pleonastiche sovrapposizioni, ma comunque in grado di accontentare tanti ciclisti: per prestazioni e prezzo.

Senza dover essere miei coetanei, chi è più giovane ricorderà l’arrivo della tecnologia Ultra Torque, sfoggiata persino dal gruppo d’accesso Veloce a 10 velocità.

E poi? Siccome era troppo bello ecco il Power Torque, una soluzione già in uso da anni dalla concorrenza ma declinata in modo originale: che tradotto dagli ingegneri della casa ha significato un cervellotico sistema per montare e soprattutto smontare, con necessità di costosissimi attrezzi e il concreto rischio di danneggiare le pedivelle in carbonio.

Un semplice dado autoestraente da subito no? Vabbè.

Gamma attuale? Per la strada il Super Record declinato in varie salse e poi il Chorus, con comandi idraulici o meccanici.

Per il gravel oltre al Super Record X citato prima, due versioni dell’Ekar, dove non è chiaro perché mantenere la precedente visto che la GT risolve alcuni suoi limiti.

Scegliere di essere nicchia è plausibile, scegliere di essere nicchia d’eccellenza è l’unica via per sopravvivere, abbandonare del tutto fasce importanti di mercato, quelle che ti permettono di tirare avanti, è una completa follia.

Malgrado quello che sostengono i soliti analfabeti funzionali, ben sobillati da parte della stampa di settore e influencer scappati di casa, il mercato non sono le top da quindicimila euro.

Che nel mercato globale della bici sono marginali, fanno numeri marginali.

E di conseguenza condannano alla marginalità chiunque abbia a catalogo prodotto solo per questa fascia.

Perché vedete, non è vero che sono le aziende a dettare le scelte dei consumatori, almeno nel nostro mondo a pedali.

Sono i ciclisti a decidere, le aziende rincorrono per accontentarli.

Se lasci fuori tutti quei ciclisti che ti chiedono qualcosa, sei fuori pure tu.

Ma era così difficile lasciare una famiglia Veloce, aggiornata alle attuali esigenze? Ossia 11 o 12v ma soprattutto una gamma rapporti più moderna? Vi ricordo che il vecchio Veloce a 10 velocità supportava fino al 28 e poi, qualche tempo dopo, il 30 finale.

Ma sono anni che i ciclisti chiedono più agilità sulla cassetta, e tu che fai? Invece di investire sulle richieste del mercato togli il prodotto dalla gamma.

Anzi, tagli il prodotto dalla gamma.

Pensando di risolvere coi tagli, esattamente come sta facendo adesso.

Dove i tagli sono di pezzi di metallo e plastica ma persone.

Lavoratori che pagano la miopia, la mancanza di immaginazione, l’estremo conservatorismo.

Nessuno chiede, e nessuno vorrebbe, a Campagnolo di mettersi a fare robaccia economica pur di vendere.

Nessuno vuole che per inseguire la quantità si sacrifichi la qualità, come fossimo su un social.

Eppure è impossibile che una tale azienda non abbia la capacità di creare trasmissioni più accessibili economicamente, così da poter equipaggiare bici meno onerose all’acquisto.

Come è impossibile che una tale azienda non abbia le capacità di esplorare altri settori o studiare meglio quello che già propone.

No, sono convinto che le capacità ci sono.

I miei dubbi sono solo sulla volontà.

Campagnolo, nei suoi novant’anni di storia, è passata attraverso tante crisi, riuscendo sempre a riemergere.

Da appassionato lo spero, da cronista degli eventi, onestamente, stavolta la vedo dura.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Paolo</cite>

    Buongiorno.
    Credo che il problema generale, non solo di Campagnolo, sia il rapporto tra il costo ed il potere di acquisto del cliente; la bici per uso sportivo è un bene superfluo, ovviamente il discorso è diverso per chi la usa come mezzo di locomozione, per esempio per andare al lavoro; i prezzi sono spesso fuori budget per la maggior parte delle persone. Io ho una gravel che ho assemblato, più per il piacere e la soddisfazione di farlo, alla voce trasmissione monta un Sensah SRX 1×11, decisamente molto più alla portata delle mie tasche, e che sta là, perfettamente funzionante, da quattro anni. Campagnolo, Shimano e Sram saranno più performanti, ma, a mio parere, stanno diventando componenti di lusso, che credo molte persone, attualmente, non possono permettersi. Per quella che è la mia esperienza, mi ritrovo un mezzo affidabile, che mi permette di fare tutto ciò che il mio (basso) livello mi permette; è chiaro che anche tra gli amatori c’è chi va forte e che, chiaramente, desidera pedalare su un mezzo top level o quasi, ma credo che, in questo senso, la forbice dei possibili acquirenti sia decisamente più piccola.
    Io non amo l’ergonomia delle leve Campagnolo, ma questo non significa niente; sono d’accordo con te quando scrivi che, se decidi di essere “di nicchia”, devi accettare il rovescio della medaglia, e che il problema non sono le specialissime da 15000 euro, che sono per pochi adesso come lo erano vent’anni fa.

    Mi scuso per la lunghezza del messaggio, e ti ringrazio per le riflessioni che pubblichi, che trovo illuminanti.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao paolo, condivido tranne l’affermazione che Shimano sia di lusso. Proprio perché Shimano, ben più di Sram e Campagnolo, ha gamma vastissima e per tutte le tasche. Un GRX 1x11v completo (ossia con guarnitura, cassetta, pinze, rotori, movimento e quindi non solo comandi e cambio) lo porti a casa con 600 euro. Che non è distante da qunto viene alla fine prendere cambio e comandi sensah, perché poi ci devi mettere il resto. Per non dire della famiglia Cues.
      Ecco, quello che manca a Campagnolo è proprio la scelta, prima le avevano famiglie accessibili…

      Fabio

      • <cite class="fn">Paolo</cite>

        Mi incuriosisce Shimano Cues, di cui non so quasi niente, se non che esiste e che ha molte possibilità di match tra i vari componenti. Magari provo a navigare un po’ in giro, e mi documento; ripensandoci, è vero che ho scritto un’inesattezza, Shimano ha sempre in catalogo anche il Sora, che rimane più che affidabile, ad un prezzo accessibile. Campagnolo, rinunciando allo sviluppo di componenti come Xenon e Veloce, ha fatto una scelta ben precisa.

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Qualcosa ho pubblicato, usa la casella “Cerca” digitando Cues. Sono per lo più news ma da un mese ho iniziato lo stress test, seppure in configurazione flat.
          Non troverai granché in giro, alla stampa non è mai stato affidato. L’unico gruppo disponibile l’ho “scippato” io per il test in lavorazione. O forse sono l’unico che si sarebbe sciroppato un lavoraccio simile e mamma Shimano ha spedito…

          Fabio

  • <cite class="fn">morescopiero</cite>

    Lungi da me dal godere per le nefaste vicende di questa azienda.
    In primis perché ci sono in gioco posti di lavoro, famiglie, perché la mia bici di 50 anni fa che ancora pedalo è montata Campagnolo, perché conservo ancora il gruppo MTB e anche perché sono veneto.
    Però voglio dire solo due cose.
    Ho assistito alla presentazione dell’ultimo gruppo a Misano e ho fatto due domande che hanno avuto risposte pietose e già sono rimasto deluso.
    Da altra parte ho letto anche commenti negativi al fatto che l’azienda fosse ancora della vecchia proprietà ma abbiamo un sacco di esempi di come questa situazione possa essere un plus.

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