Campagnolo: come stanno davvero le cose?

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Campagnolo, come stanno davvero le cose?

Due premesse, la prima: quanto sto per dire non è una semplice opinione ma, come ogni mio articolo e ancor più tutti quelli che riguardano il mercato, frutto di studi documentati.

In questo caso specifico ho accesso a voci dall’interno, senza filtri, che mi stanno da tempo mostrando cosa avviene davvero.

La seconda: questo articolo sarebbe dovuto essere online circa un mese fa. Se ho posticipato è solo per mie ragioni personali, ho dovuto fermare tutto quello a cui stavo lavorando per una grave emergenza familiare. Che non si è risolta, solo stabilizzata ma richiede ancora il mio tempo e lo richiederà nelle settimane a venire.

Ma adesso iniziamo, al solito chi preferisce ha il video.

Ho accolto con gran favore l’arrivo in azienda di Matteo Cassina che è entrato nel CdA a inizio marzo.

Un nome che non ha bisogno di presentazioni, sintetizzo: è un appassionato, conosce molto bene il nostro mondo a pedali, ha solide basi culturali e tecniche. E già nelle scelte strategiche operate in queste settimane si vede che ha una rotta precisa.

La vera domanda è: quanta autonomia ha?

Perché Cassina arriva in un momento drammatico per Campagnolo, una lunga fase che i comunicati ufficiali rivestono di patina trionfalistica. Comunicati fedelmente riportati dalla stampa senza quella necessaria opera di analisi critica che è dovere di noi giornalisti, un dovere codificato nel nostro codice deontologico.

Ecco quindi che attingo ai miei informatori, i cui nomi ovviamente tengo per me. Non solo il codice deontologico ma anche la legge mi permettono di tenerli celati ma questo non inficia la verità del racconto.

Infatti non temo alcuna smentita proprio perché mi baso su fatti veri, inoppugnabili.

Inizio da un dato: la forza lavoro nello stabilimento vicentino.

Nel 2014 erano 389, nel 2015 erano 396, nel 2016 erano 374, nel 2017 erano 356, nel 2018 erano 357, nel 2019 erano 355, nel 2020 erano 338, nel 2021 erano 335, nel 2022 erano 362, nel 2023 erano 378.

Del 2024 non son riuscito a recuperarlo.

Nel 2025 ai primi di dicembre erano 310.

Al primo di febbraio 2026 i dipendenti sono scesi a 290, nel mese di febbraio ci son almeno altri 6 dipendenti che hanno presentato le dimissioni. E altri lo hanno fatto da febbraio a oggi.

Altro dato: il piano industriale prevede al 31 maggio 2026 una cifra pari a 41 milioni di euro; ai primi di marzo mancano all’appello circa 1,8 milioni di euro.

Al 31 maggio dello scorso anno si era sotto i 40 milioni, addirittura il piano industriale impone il traguardo dei 56 milioni per il 31 maggio 2027.

Cifra allo stato attuale impossibile da raggiungere, non invidio Cassina seppure spero ce la faccia.

Anche la questione licenziamenti e contratto di solidarietà non è come è stata raccontata dai comunicati ufficiale dell’azienda.

Anzitutto la prima proposta del 60% della forza lavoro da licenziare è vera, lo riportai all’epoca, quindi sul punto ho detto la verità come sempre faccio.

Poi è intervenuto l’accordo col contratto di solidarietà, vi ho raccontato anche questo. E non è stato il successo magnificato nei comunicati e riportato dalla stampa senza alcuna analisi critica.

A dicembre 2025, quando è stato votato l’accordo, gli aventi diritto erano 297: hanno votato in 244, i si sono stati 189, 54 i no, 1 scheda bianca.

189 si su 297 aventi diritto non è il successo che è stato raccontato.

L’applicazione di questo accordo mostra, fino ai primi di marzo di quest’anno, una situazione tutt’altro che rosea.

Dal 12 gennaio, ossia dall’entrata in vigore del contratto di solidaroietà, al 31 gennaio ci son state queste percentuali di ore lavorate sui 241 dipendenti in forza alla sede vicentina. Il numero è sceso perché tanti hanno lasciato l’azienda nel frattempo.

120 dipendenti tra il 20% e il 35%

49 dipendenti tra il 36% e il 59%.

66 dipendenti tra il 60% e l 80%

Queste le percentuali di Febbraio 2026 su 234 dipendenti presenti in azienda.

7 dipendenti meno del 19%.

114 dipendenti tra il 20% e 35%

In 49 dipendenti tra il 36% e il59%.

In 64 dipendenti tra il 60% e l 85%.

Questo significa che fino a poco più di un mese fa in Campagnolo non dico che ci si girava i pollici ma poco ci manca.

Perché nulla c’era da fare e buona parte del poco da fare trasferito alle sedi in Romania.

Poi l’arrivo di Matteo Cassina, che ha subito mostrato competenza con l’attivismo che lo contraddistingue.

Io avrei voluto essere presente per vedere la sua faccia quando è stato distribuito il suo corposo piano di rilancio di oltre 80 pagine redatto in inglese e buona parte di chi l’ha ricevuto si è rigirato il fascicolo tra le mani perché ignora l’inglese. Una mancanza inaccettabile tra ricopre ruoli dirigenziali.

La famosa piattaforma 13 velocità che dovrebbe garantire il rilancio e che dovrebbe uscire a maggio di quest’anno ha rilevato problemi tecnici inaspettati a cui si sta cercando di porre rimedio e spero abbiano trovato la soluzione in questa lasso di tempo in cui io sono stato fermo.

Ma la vera questione è altra e si riallaccia a quanto ho detto in apertura: qual è il margine di manovra di Cassina?

Perché la crisi di Campagnolo non è recente, si trascina da anni scelte tecniche e strategiche sbagliate, frutto di quel capitalismo familiare che raramente ha funzionato.

Ci si è illusi per troppo tempo che bastassero l’eredità di Tullio e il blasone conquistato, meritatamente conquistato.

Probabilmente senza il comparto ruote, coi marchi Campagnolo e Fulcrum, la crisi sarebbe scoppiata prima.

Matteo Cassina non è uno che si tira indietro e ha messo nero su bianco tutte le criticità. Compreso quelle dei massimi vertici aziendali che si sentivano al sicuro grazie al nobile cognome.

Accetteranno quelli che sono di fatto i principali responsabili della difficile situazione di un marchio che qualunque appassionato ama di fare se non un passo indietro almeno uno di lato e lasciar lavorare chi ha dimostrato sul campo valore e competenza?

E si tenterà qualcosa per recuperare all’azienda le esperte e abili maestranze che hanno abbandonato e stanno abbandonando?

Così come non svelo i nomi delle mie fonti non svelo qui nemmeno il contenuto del piano inizialmente presentato perché sarebbe inutile, ogni lunedì c’è una riunione, le cose cambiano e, come nelle indagini giudiziarie, dire troppo potrebbe comprometterle.

Io non sono di quelli che gioisce delle altrui disgrazie, di quelli pieni di rabbia e odio per le proprie miserie che persino davanti a un clamoroso pesce d’aprile come la chiusura di Shimano che ho pubblicato hanno avuto la capacità di esultare. Dimostrandomi, ma ormai lo so da anni, che tra noi pedalatori gli analfabeti funzionali abbondano.

Però io sono di quelli che crede al ruolo della libera stampa, il cane da guardia della democrazia secondo la definizione anglosassone.

Questa che vi ho raccontato è la verità, che forse brucia ma non fa mai male. Le menzogne riportate senza aver prima verificato una notizia fanno davvero male. Ai lettori, all’opinione pubblica, alle testate che le propalano e, ultimo ma non ultima, alle stesse aziende.

Buone pedalate.

COMMENTS

  • <cite class="fn">loris trevisiol</cite>

    Buongiorno e Buona Pasqua in ritardo; io penso che forse Campagnolo dovrebbe ripartire dal basso, ha un prodotto (13 velocità) che funziona, le ruote fulcrum sono valide: non tutti ambiscono al Top di gamma e la situazione economica è quella che è, chi ha i soldi continua a cambiare Topbici ogni anno, gli altri guardano, a volte invidiosi tante volte rassegnati.
    Ridimensionare il mercato potrebbe essere una soluzione.
    cordialmente

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