Brooks C13 All Weather

La prova su strada

Tempo di lettura: 8 minuti

La prova su strada

Stavolta ho messo a frutto l’esperienza del test della Cambium C15 AW carved per il corretto posizionamento della sella.

La C15 carved infatti non andava messa in bolla regolando la livella sui punti di appoggio anteriore e posteriore. Questo perché il suo alzarsi dietro e una naturale cedevolezza della zona centrale, quella aperta, finivano col far sentire la fastidiosa pressione della punta.   

Fiducioso ho preso l’adattatore per il reggisella, la livella, il nastro carta per segnare a matita i riferimenti di arretramento dicendomi che stavolta non avrei commesso identico errore.

Tutto inutile. Si, qui non ho la C15 e non è carved.

E’ un bel profilo piatto, non c’è morbidezza centrale da compensare, ma che sto facendo?

Però, mio personale consiglio, la resa migliore è sempre con la punta impercettibilmente rivolta verso il basso.

Poca roba. Un minimo rialzo dietro c’è, difficile da notare in foto e dal vivo. E malgrado sia piena, la gomma naturale dello scafo resta morbida quel tanto da cedere sotto il peso (mio, 72kg, i tre mesi di stop hanno avuto il loro pegno…) e far avvertire, seppure dopo tante ore, un poco di fastidio causato dalla pressione del corposo “naso”.

Il telaio in carbonio è robustissimo. Ciò non toglie sia suscettibile come ogni manufatto in composito ai serraggi eccessivi. Se non avete una dinamometrica, procuratevela. E non superate i 9 Nm nello stringere il carrello.

Ho visto qualcuno applicare del nastro adesivo sui binari; non condivido anche se comprendo la volontà di evitare segni.

Aumenta, di poco ma aumenta, la sezione. La chiusura non sarà ottimale e questo si traduce in sforzi anomali che potrebbero pregiudicare la durata. E di avere un telaio senza graffi ma spezzato non è che ci interessi molto…

Quello che invece vi consiglio di fare è assicurarvi che il morsetto non abbia bave di lavorazione: se ci sono, carta abrasiva su un bastoncino tondo di legno da 5mm e via a rimuovere. Mano leggera, tanto movimento.

Bene, sella montata, posizionata, non resta che salirci sopra.

Giusto, ma dove? Che uso farne?

Domande che mi sono posto sia prima di chiedere la sella in prova che al momento di stilare il protocollo dei test.

Ho chiesto la variante piena e All Weather per diverse ragioni.

Test di permanenza in sella e per mia esperienza con le Cambium, sulla lunga distanza mi sono sempre trovato meglio senza foro di scarico. Parlo di oltre 7 ore in sella; che poi le pedalo a passo blando è solo perché sono un plinto, ma l’orologio non ci bada. E nemmeno le mie terga.

All Weather, sia perché per mio modo di pedalare non mi sono mai trovato del tutto a mio agio con la superfice in cotone e sia perché la ritengo la soluzione preferibile per chi decidesse di attrezzare la propria gravel con una Brooks C13.

Oltre a non temere le intemperie non teme nemmeno i continui lavaggi a cui una bici da fuoristrada è per forza di cose sottoposta. Nemmeno una Cambium in cotone se è per questo, solo un poco di tempo in più perché la superfice asciughi. 

Che dirvi, al momento mi era sembrata l’opzione più valida e non credo di essermi sbagliato.

Quindi avremo strada, fuoristrada e lunghe percorrenze.

Iniziamo con la strada, affrontata con piglio sportivo.

Ho scelto la mia ammiraglia da corsa che dalla sua nascita usa il sistema Monolink per la sella. Io ci ho sempre pedalato così, quindi potendo contare su una zona centrale e verso quella finale assai snella grazie al binario unico.

Il primo impatto è stato per questo molto sentito ma solo a causa della consolidata abitudine.

La Brooks C13 ha, come tutte le Cambium, taglio abbondante nel tre quarti posteriore. Meno di altre, qui c’è superiore sportività. Però se quella bici l’hai sempre usata con sella sottile, te ne accorgi.

Te ne accorgi la prima mezz’ora; poi te ne dimentichi; poi lo apprezzi; poi ti chiedi se in fin dei conti questa tua fissa per la libertà di movimento di una sella Monolink abbia senso; poi smetti di farti domande e pedali contento.

Risolto velocemente il dubbio sulle dimensioni ne restava un altro. 

La confezione riporta come angolo ottimale di seduta, cioè l’inclinazione della schiena, 45 gradi.

Tanti in uso sportivo. Persino io che non sono più ragazzetto e la flessibilità di quei tempi è vago ricordo, in presa bassa ho la schiena assai più inclinata. Fino a tenerla in posizione quasi parallela al suolo quando cerco la migliore penetrazione all’aria.

E adesso come la metto? Sia metaforicamente che realmente?

Alla prima domanda ho risposto dicendomi che l’unica era provare a lungo e vedere che ne saltava fuori; alla seconda il montaggio leggermente inclinato verso il basso ha risposto per me.

E’ pure vero che uno non passa sette ore naso nel manubrio, nemmeno un professionista nella fuga della vita ci riesce, figuriamoci un pedalatore della domenica come me. 

Però mi muovo tanto quando sono in bici. In discesa come in salita sposto di continuo il punto di appoggio alla ricerca del giusto assetto per la manovra del momento. Soprattutto in discesa, quando sfrutto al massimo il carico per non volare via.

Per questo in uso sportivo ho netta predilezione per selle che non ostacolino i movimenti e sappiano offrire il giusto grip, tale da non farti scivolare (e i tessuti più recenti dei calzoncini non sembrano curarsi troppo di questo aspetto) e offrendoti al contempo ampia possibilità di movimento in ogni direzione senza essere costretti ad alzarsi troppo dalla seduta, manovra che porta inevitabilmente a scomporre l’assetto. 

Non mi aspettavo brutte sorprese da questa Brooks C13 AW; la sua fitta bugnatura tipica delle All Weather è identica a quella della Cambium C15 che ormai uso quotidianamente, quindi già sapevo cosa avrei ricevuto: mobilità perfetta.

E così sono tornato a interrogarmi sulla larghezza nel tre quarti posteriore, la zona cioè dove può esserci contatto con l’interno coscia e che per questo mi fa preferire le selle Monolink, assai sfinate proprio lì.

Ma la Brooks C13 ha taglio sportivo. Non si avverte alcun fastidioso sfregamento in larghezza; e in altezza provvede il taglio preciso in zona mediana a evitare contatti. I “fianchi” scendono e a vederla sembrano più abbondanti di quanto siano. Una volta in sella invece si rivelano giusti.

In più, rispetto a minimali selle sportive, qui puoi contare su l’abbondante appoggio nella parte finale. Che tendi a sfruttare assai più spesso di quanto saresti solito fare perché ti regala tanto comfort.

Già, il comfort. Lo stavo dimenticando, dandolo per scontato.

La gomma naturale dello scafo ha la sua intriseca elasicità che non è mai cedevolezza; e la cedevelozza sappiamo che alla lunga è dannosa, per questo sconsiglio sempre le selle subito morbide.

Hai sostegno, non affondi. Ammortizzi, smorzi, ma non rimbalzi. 

Si, la Brooks Cambium C13 ci mette molto del suo ad annullare le brutture del manto stradale.

Forte di così tante buone impressioni non ho esitato a trapiantare sella e reggisella su altra bici per andarmene a vagare tra i campi.

Quello che adesso tutti chiamiamo gravel. Quindi una pratica dove ci si muove tanto in bici ma si pedala quasi sempre seduti, non in piedi come in Mtb.

Cosa chiedere a una sella da gravel? Più o meno le stesse caratteristiche di una sella sportiva con in più una bella dose supplementare di comfort, sotto forma di smorzamento.

Tutti pregi che la C13 mi ha donato a piene mani.

Però se l’uso è prevalentemente gravel potrebbe essere preferibile ricorrere alla variante carved.

Seppure la C15 abbia dimensioni e forma leggermente differenti, in questo ambito posso azzardare un paragone riferito solo alla presenza della grossa apertura centrale. In effetti sulle asperità in rapida successione una carved blocca sul nascere eventuali contraccolpi, semplicemente perché lì è vuota. 

E’ difficile decidersi. Io nel complesso mi sono trovato meglio con la sella piena; per tragitti più brevi e/o molto tormentati avrei scelto la carved. 

Però la forma differisce tra C13 e C15 e per avere un quadro preciso avrei dovuto confrontare due C13, una carved e l’altra no. Onestamente, non mi è sembrato il caso abusare della pazienza di mamma Brooks…

Altro dubbio, non mio ma che mi hanno manifestato altri ciclisti durante lo svolgimento del test: il telaio in carbonio è un limite nella concitata guida in offroad?

No.

La sella è qui davanti a me mentre scrivo e non vedo segni di rottura o cedimenti; giusto un graffio sui binari, purtroppo inevitabile, causato dal morsetto. 

Diciamo che finché non hanno iniziato a chiedermelo io il problema proprio non me lo ero posto.

Questa della fragilità del carbonio è una della tante leggende metropolitane dure a morire. Lì dove l’acciaio si deforma divenendo inutilizzabile, il carbonio si crepa divenendo inutilizzabile. L’unico limite è una superiore sensibilità applicando forza in direzione avversa alla trama. Ma siccome i manufatti in fibra di carbonio sono progettati per resistere, e resistere bene, proprio lì dove si applica la maggior forza, il problema non si pone.

Poi un poco il problema me lo sono posto ma non per una presunta fragilità del telaio della C13, inattaccabile invece.

E’ che quando la gente inizia con “Eh, come è bella, beato te”; e poi ” Però non ti metti paura si rompe e ti fai male…”, beh, il finto illuminista lascia il posto al vero partenopeo e inizio a fare gli scongiuri.

Comunque, danni zero. Merito di Brooks o dei miei rituali? Non scherziamo: merito di Brooks. 

Giusto per dovere di informazione: su una gravel, quindi bici da guidare con schiena più sollevata, la questione dei 45 gradi non si è nemmeno posta. Salti in sella e via.

E ora le lunghe percorrenze. 

Prima intendiamoci su come definire la lunga percorrenza.

L’unità di misura è il tempo, non i chilometri.

Tempo che per uniformarmi a quanto stabilito per i fondelli ho fissato in sette ore.

Che poi io le passi a godermi il paesaggio invece di frullare le zampette come un forsennato, sempre su una striscia di gomma sono seduto e al mio, ehm, come dire, soprasella ecco, di media e cadenza interessa nulla.

Avevo ragionevole certezza che la versione piena mi avrebbe favorito dopo tante ore in sella e ho avuto ragione.

Certo, anche qui come per il gravel non ho confronto diretto tra una coppia di C13 ma tra questa C13 piena e una C15 carved, quindi c’è da fare la tara anche alla diversa forma.

Però credo sia comunque un sufficiente termine di paragone.

Due le qualità che si prendono la scena quando le lancette dell’orologio girano più di quanto le gambe riescono a reggere: comfort inteso come smorzamento e confort inteso come piano di seduta.

E non potevi semplicemente scrivere comfort invece di cavillare sempre? No 😀

Due diverse caratteristiche che lavorano allo stesso obiettivo; così ho pure la motivazione che sembra tanto logica e giusta per giustificare il mio cavillare.

Dello smorzamento ho già detto, quindi passo oltre.

Piano di seduta e qui occore cavill…ehm, distinguere ancora.

In sella ci spostiamo di continuo; per questo sorrido quando vedo ciclisti che impazziscono per il millimetro di arretramento: non pedaliamo imbullonati in identica posizione. 

Variamo posizione e inevitabilmente variamo appoggio.

La Brooks C13 offre tre distinte zone, te ne accorgi nell’uso.

La zona posteriore permette di godere di un ottimo appoggio, molto comodo e per nulla invasivo quando metti un rapporto agile e fai girare le gambe arretrando quel poco che ti serve ad avere la migliore posizione per questo stile.

La zona mediana è larga, abbondante in un certo senso; morbida appena la sfrutti, avverti il suo leggero incurvarsi sotto il peso. Poi si stabilizza, non si smuove più, non allenta dopo ore a zonzo. Hai sempre sostegno comodo e tenace, quello che serve nei giri randagi.

La zona anteriore vanta anche lei una dimensione mediamente superiore rispetto alla concorrenza delle selle sportive. Presa bassa, rapporto duro, avanzamento a cercare la massima pressione sul movimento e terga poggiate sulla punta della sella. Senza effetto fachiro, mica poco…

Promossa anche su lunghe distanze.

Resta qualcosa? Ah si, teoricamente la città. 

L’ho saltata.

Dopo i risultati su strada e fuoristrada che sul pavé sarebbe stata comoda era scontato. Ho fatto qualche giro per esserne sicuro, però per me città significa uso quotidiano, bici che resta spesso in strada e “suggerirvi”, sia pure indirettamente, di lasciare una Brooks C13 al palo onestamente non me la sento di farlo.

Bene, mi ero ripromesso di arrivare fin qui senza superare le 3000 parole per non sfiancarvi. Ce ne sono 800 in più (e te pareva…), quindi chiudiamo e passiamo alle conclusioni.

COMMENTS

  • Damiano

    Ottima recensione come sempre. Io alla fine sulla mia bici da bikepacking/monstercross ho montato la C15 AE carved, complice fortemente il tuo articolo di recensione. Molto soddisfatto per tutte le qualità che hai sottolineato (resistenza, comodità, qualità dei materiali, etc). Personalmente sceglierei di nuovo la C15 rispetto alla C13 per poter agganciare borse e morsetti ai binari. Il carbonio (se capisco bene i limiti progettuali) può facilmente essere progettato per resistere in maniera ottimale ad un certo tipo di compressioni/flessioni/impatti; ma, sempre se capisco bene, sarà più suscettibile in caso di sollecitazioni in direzioni non previste, corretto?
    Ecco, se dovessi montare una nuova sella sulla mia Vetta, questa forse sarebbe molto, molto interessante (se non per il prezzo 🙂 )

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, tutto corretto. Anche se c’è da aggiungere che in certi casi (pr esempio forcelle da gravel, componenti sottoposti a stress particolari) vengono surdimensionati e quindi si annulla ogni debolezza. Tranne lo schiacciamento, ovviamente.
      Il prezzo è alto come valore ma non credo sia alto in rapporto alla sella.
      Quella della mia bdc costa di più, come tante altre sella con telaio in carbonio.
      Comunque è fuor di dubbio che la C13 è più una scelta emozionale, una sua esclusività o fascino, che reale esigenza. La C15 va più che bene e costa la metà.
      Però che dirti, a me quelle due curve del telaio mi sono proprio piaciute…

      Fabio

  • Stefano

    Ciao Fabio, la consiglieresti a un ciclista vicino al quintale?

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, l’azienda non specifica limiti di peso o io non sono riuscito a trovare alcuna indicazione.
      Comunque se ti preoccupa il telaio in carbonio puoi stare tranquillo perché è materiale robustissimo.
      Data la sua struttura è più soggetto ad altri impedimenti, per esempio il serraggio del morsetto reggisella.
      In ogni caso in mancanza di una indicazione ufficiale di solito vuol dire che entro certi limiti va bene.

      Fabio

  • Giovanni Bonazzi

    Ciao Fabio, complice la tua prova è un prezzo scontatissimo di in negozio online ho comprato una c13 con rivestimento in cotone.
    Non so se posso utilizzare il reggisella originale della specialized chisel 2019 che possiedo utilizzando un adattatore o se devo comprarne uno apposito.
    Ho letto nell’articolo che deve essere adatto a un diametro da 9 mm ovale, Ti chiedo su quale reggisella lo hai montato oltre a quello particolare della Rose?
    Grazie mille
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, per praticità ho preferito usare sempre lo stesso reggisella, un Ritchey in carbonio a cui ho applicato il ricambio specifico della casa per rail in carbonio. Sfruttando uno shim visto il diverso diametro dei tubi reggisella dei due telai usati.
      Posso uscire con una bici alla volta mi spiegò un amico nel vederne tante per casa, faccio prima a sfilare un reggisella che a spostarla da una bici all’altra.

      Fabio

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