Bonus bici e rischio frodi

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Ora che si va delineando meglio come dovrebbe funzionare il bonus bici e prima che entri effettivamente a regime potrebbe essere cosa buona valutarne i punti deboli. Perché è ancora modificabile.

Non mi interessa star qui a disquisire se questi soldi sono ben spesi, era meglio la ciclabile e altro. Al netto dei 310 milioni messi a disposizione dal Ministero Ambiente per quei Comuni che ne facciano richiesta per costruire infastrutture ciclabili e che ben si guardano dal farlo. Colpe ci sono, ricordiamoci però di attribuirle in modo corretto.

Come la penso sul bonus l’ho già scritto, polemizzare mi interessa meno di nulla, preferisco fare informazione. Di servizio, perché tale è questo articolo.

Punto di partenza la classificazione giuridica della bicicletta: bene mobile non registrato.

Tradotto dal legalese, significa che non ha targa, certificato di proprietà, non serve voltura per acquistarla usata e così via.

E siccome proprietà e possesso sono due diverse figure giuridiche, ognuna con sue caratteristiche proprie (può esistere la prima senza la seconda e viceversa), nel caso dei beni mobili non registrati le due figure si equivalgono, sovrapponendosi. Ossia il possesso equivale a proprietà.

Per tradurre anche questo, nel momento in cui io pedalo su una bici, si suppone io ne sia proprietario e possessore. Ma non fatevi strane idee se vi presto una mia bici…

Questo suo essere un bene non registrato pone la bicicletta nell’impossibilità di essere “seguita” nel corso della sua vita. Acquisto, rivendita, prestito, discarica, boh, tutto non tracciabile diciamo così.

Che c’entra col bonus? Ora ci arrivo, ma la premessa appena fatta è fondamentale, altrimenti mancano gli strumenti per capire i problemi.

E visto che siamo in tema legale, concedo le attenuanti generiche perché è la prima volta che viene introdotto un bonus bici così strutturato (quello di una decina di anni fà era differente) e qualche falla può capitare. Però siamo in tempo a porre rimedio. Se ci arrivo persino io, artigiano del diritto, possono farlo anche all’ufficio giuridico del Ministero.

Però, attenuanti o meno, i conti sono stati fatti male. Bastava prendere le statistiche del 2019, farsi un giro per negozi di questi tempi e chiunque avrebbe capito che la coperta è corta, i soldi non basteranno come ho scritto in questo articolo

Comunque, qui l’agomento è altro.

Lo scopo del bonus è sulla carta meritorio: abbassare la soglia di spesa incentivando chi non ha una bici ad acquistarla, per usarla in alternativa al trasporto pubblico e/o all’auto.

Nelle intenzioni, quindi, serve non per far cambiare bici o aggiungerne una a chi la possiede già, per esempio il sottoscritto che ne tiene una decina e che non proverà a sfruttarlo, tranquilli.

Buone intenzioni, quindi.

Buone intenzioni di cui, sappiamo, son lastricate le vie per l’inferno.

Poiché la bici è bene mobile non registrato (e spero sarà sempre così, altrimenti per me sarebbero dolori…) non è dato sapere il fruitore del bonus se ha già altra bici e quante.

Aprendo la via a chi, appunto, spera nel bonus per aggiornare il proprio garage.

Qui potrei dire che dovrebbe bastare l’etica del singolo, se hai già la tua bella bici fai un passo indietro. Poi certo, se hai solo una specialissima in carbonio comprendo che non è la più adatta per il bike to work, quindi a ragione potresti volerne una più pratica e sfruttare il bonus.

Insomma, bastrebbe farsi la domanda: mi serve? E comportarsi di conseguenza. Si, uso l’espressione “mi serve” perché qui parliamo di bici intesa come mezzo di trasporto, lasciamo da parte la passione.

Però, è un fatto, stabilire se queste intenzioni dello spirito del bonus siano effettivamente soddisfatte è impossibile.

Togliendo risorse allo scopo primario di aumentare le biciclette in giro in sostituzione di auto e posti sui mezzi pubblici.

Manca una previsione per poter quanto meno limitare il problema; per esempio introdurre requisiti aggiuntivi per l’ottenimento. Qualcosa che aiuti in parte a dirottare il bonus verso chi effettivamente lo sfrutti nello spirito della norma.

Non so come, non ho proposte, di mestiere faccio altro e metto becco solo sugli argomenti che conosco, altrimenti taccio. Però fra tanti esperti nominati ci sarà pure qualcuno che una idea la tiene.

Altro punto debole, il bonus non è vincolato alla durata nel possesso.

Se abbiamo assunto per pacifico che si intende incentivare l’acquisto per aiutare mobilità e pianeta, sarebbe stato auspicabile indicare un periodo entro il quale la bici non la puoi rivendere.

Ma visto che è bene mobile non registrato, come lo tracci? Non puoi, punto.

A pensar male si fa peccato ma: a voi il dubbio che uno si compri la bici da 800 euro, la paga 300 perché 500 son coperti dal bonus (nell’ipotesi sia uno dei fortunati, ovvio…) e poi la rivende il giorno dopo a 500 lucrandoci vi verrebbe?  A me si e spero che se qualcuno ci proverà rientrerà tra quelli a bocca asciutta…

Non voglio invece prendere in considerazione, nemmeno come dubbio ipotetico, un accordo col negoziante malandrino, che vende, fattura, intasca, riprende la bici, rivende a prezzo scontato o pieno, nuova. 

Voglio sempre credere che ci sia del buono nelle persone.

Però la tentazione fa l’uomo ladro, soprattutto se le condizioni sono favorevoli e sfrutti da un lato meccanismi meritori, elaborati per tutelare i consumatori; e dall’altro una buona apertura del Decreto, così come lo conosciamo (e che può essere modificato in sede di conversione): il diritto di recesso e l’acquisto online.

Che c’entrano col bonus? Spiego con un esempio.

Io acquisto oggi una bici online, con fattura; chiedo e ottengo il bonus, entro il 29esimo giorno dall’acquisto (o più, dipende) e al 30esimo giorno esercito il diritto di recesso. Poiché sappiamo che nella fase 1 il bonus viene riconosciuto sotto forma di rimborso e poiché sappiamo che il recesso da diritto al rimborso totale della spesa (esclusa spedizione, ma c’è chi rimborsa pure quella), ecco che io intasco 500 euro, puliti. 

Altro punto debole: il bonus è riconosciuto anche sull’usato, previa fattura. Bene mobile non registrato, se ti hanno rubato la bici devi poter dimostrare che è tua (e questo è lo svantaggio della non registrazione, l’unico direi), spesso non presentiamo nemmeno la denuncia. 

Non avendo obbligo il venditore privato di dimostrare un titolo di proprietà (si chiama così in legalese) sempre per la storia del non registrato, ecco che si apre la via alla ricettazione, una sorta di riciclaggio sullo stile delle lavanderie per i denari.

Scenario fosco? Nella vita sono avvocato, fidatevi se vi dico che in Tribunale ho visto cose che voi umani…

Non condivido però l’impostazione di chi attribuisce il probabile aumento dei furti proprio a questo bonus. Asserendo che a causa dell’aumento di bici e domanda, aumenteranno anche i furti. Questo accadrà, inutile farci illusione, ma attribuirne la responsabilità al bonus è troppo persino per me che avrei scelto altre forme di incentivazione all’uso della bici.   

Come non condivido la critica che il bonus debba essere legato al reddito. Vero che se i soldi li hai, buon per te. Ma se un incentivo deve, appunto, incentivare, che lo faccia con tutti. Anche con chi non risiede in un Comune coi requisiti, altro punto debole ma almeno non foriero di cattive intenzioni.

Questi alcuni punti ai quali sarebbe il caso gli uffici legali del Ministero dell’Ambiente provassero a trovar soluzione.

La mia non è una critica a prescindere del bonus, conta nulla se lo ritengo più o meno valido, come interverrei io e cosa vorrei vedere io.

La mia è la disamina scientifica del tecnico del diritto, asettica.

Perché vedete, per quanta fantasia possa avere il legislatore sempre incontrerà un delinquente con più fantasia di lui.

Buone pedalate

 

COMMENTS

  • fabio

    Al solito, rappresenti problematiche concrete. Quindi inascoltabili dal mediogovernante italiano, troppo preso dalla necessitá di accontentare tutti a parole, per preoccuparsi degli effetti delle proprie azioni;
    d’altronde l’italiano medio è attento solo alle parole dei politici o, al limite, agli effetti per lui interessanti.
    I bonus (bici, auto, elettrodomestici, ecc ecc) sono solo una droga per ogni mercato.
    Vendere 500.000 bici/monopattini ecc non assicura che questi verrano usati per la mobilitá quotidiana, che dovrebbe essere l’effetto che, si dice, si vuole ottenere.

  • vinicio bonometto

    Puoi dare delucidazioni sul fatto che i Comuni hanno a disposizione dei fondi per ciclabili ma come dici tu non useranno? Non li useranno perché costruire ciclabili è impopolare o perché sono solo rogne in più? Grazie sempre per il tuo lavoro preziosissimo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Vinicio, basta leggere le rassegne stampa dei quotidiani locali, con sindaci e consiglieri comunali, per lo più sempre dellastessa area, che tuonano contro le ciclabili. Assassine del commercio, corsie per sfaccendati, piste per spacciatori e via così.
      Non chiedermi tutto l’elenco dei comuni però…

      Fabio

  • Daniele

    Sono certo che in breve tempo troveremo montagne di bici in vendita nei vari siti/mercatini dell’usato e sicuro ad un prezzo più alto del prezzo acquistato scontato dal bonus.

    Non sono assolutamente d’accordo invece sul fatto che il bonus non debba essere legato al reddito, come essere legato ai residenti delle città più grandi, se i fondi bastassero per tutti non ci sarebbe problema.
    Non trovo corretto favorire l’acquisto a chi i soldi li ha e se una bici gli serve se la comprerebbe lo stesso, magari da qualche migliaio di €, in questo caso non è un incentivo all’acquisto ma un semplice sconto sul prezzo. Mentre chi i soldi non li ha e rimane fuori dal bonus non può permettersi o evita di comprarla.

    Per quanto riguarda la mia filosofia, quasi tutte le misure di incentivo devono essere legate al reddito, per appunto incentivare chi effettivamente ne ha bisogno.
    Poi ovviamente resta il problema della valutazione corretta del reddito, senza frodi, ma questo è altro problema.

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, da qui posso godere di un osservatorio privilegiato, sia sui desideri dei ciclisti che delle realtà aziendali.
      Da molti il bonus è stato interpretato come un regalo a chi comprerà la specialissima da 10000 euro.
      Non è così, in questi mesi c’è stato un aumento del 60% del venduto ma la fascia alta di prezzo (dai 2500 in su, muscolari) è rimasta invariata nei numeri.
      Il grosso del venduto sono tutte bici sotto i 1000 euro, con quelle intorno ai 500 praticamente introvabili.
      In quest’ottica legare al reddito, a fini pratici, non ha senso.
      Ha senso non invogliare chi ha una bici a cambiarla ma incentivare chi non la prende in considerazione a usarne una.
      Che poi, per mia esperienza, so che più che un bonus la voglia di bici (sempre intesa per spostamenti, non parlo di passione) viene se a chi mai ne ha usata una offri infrastrutture.
      Un esempio è Pechino (favorita anche dal’essere piana) e la Cina tutta. Lì l’uso della bici è quotidiano, non solo da parte dei cinesi ché loro lo fanno da sempre.
      No, da parte della foltissima comunità straniera, lì per lavoro, che in patria mai ci avrebbe pensato proprio per assenza di infrastrutture.
      Non hai idea di quanti mi raccontano stupefatti questa loro scoperta…

      Fabio

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