[Bikeconomy] Mercato bici: male il 2025, il 2026 sarà anche peggio

Tempo di lettura: 3 minuti

Il mercato bici 2025 si è chiuso con un meno 4% di vendite, il 2026 sarà peggio.

E non per il prezzo delle bici, argomento cavalcato non più solo dagli scappati di casa in cerca di facili click ma ormai anche da alcune testate che si autocelebrano dure e pure ma purtuttavia sempre a caccia di facili click.

Per chi preferisce, c’è il formato video.

Ho mostrato e dimostrato che il problema non sono le top da 10.000 euro, una nicchia (che tra l’altro non conosce crisi, anzi), ma la perdurante crisi economica.

Quando sono emersi i primi dati 2025, qualche mese fa, in molti si sono lanciati in cauto ottimismo, con dichiarazioni che non tenevano conto della realtà che ci circonda.

Sempre i duri e puri pronti a far da grancassa, per non dire di quelli che si celebrano esperti di bike economy.

E io, al solito, espressi i miei dubbi.

Non perché ho accesso a informazioni che altri non hanno: perché io non guardo solo al nostro ristretto orticello.

Quando, in altro articolo sulla crisi di mercato, spiegai come le scorrerie dei pirati Houthi si andavano riverberando sulle rotte commerciali e quindi i costi di trasporto, il solito analfabeta funzionale pubblicò un suo commento facendosi una risata.

Bene, anzi male: state vedendo adesso, in questi giorni, cosa significa la crisi energetica e commerciale causata dalla crisi mediorientale scatenata dal più potente analfabeta funzionale del globo.

Lo state vendendo alla pompa di benzina, lo state vedendo al supermercato, lo vedremo tra poco sulle bollette.

E la cosa più grave è che siamo solo all’inizio, il peggio deve ancora venire.

Tutti i mercati sono in sofferenza, tutti peggioreranno. Perché quello della bici, bene voluttuario, dovrebbe esserne esente?

Ma vediamo prima i dati definitivi presentati da Ancma, (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) il cui Presidente, Mariano Roman ha sentenziato: «Uno dei momenti più difficili per il settore».

Cito: «Un anno pessimo – spiega Massimo Panzeri – con riduzioni nell’ordine del 30% come risultato di magazzini di fine 2024 ancora carichi». «Dai picchi del 2022 siamo scesi del 40% – aggiunge Diego Turato – e se ora i ricavi tengono è solo grazie a grandi sacrifici sui margini».

I commenti dei numeri uno di Atala e Bottecchia, brand iconici delle due ruote a pedali, inquadrano il momento negativo del settore in Italia, forte di 220 aziende e 17mila addetti. Fuga in avanti e sprint sono ancora una volta rimandati, come già accaduto del resto lo scorso anno.

Nei dati elaborati da Confindustria Ancma, leggo, le vendite 2025 si riducono del 4% a 1,3 milioni di unità, frenata corale che vede una discesa del 3% per il segmento tradizionale (1,047 milioni), più pronunciata per le biciclette a pedalata assistita, giù del 7% a quota 256mila.

Dato che nasconde trend diversi nei canali distributivi, in cui si evidenzia un recupero per grande distribuzione specializzata e web, mentre nei negozi specializzati l’andamento è decisamente negativo, leggo ancora: -14% per le vendite di e-bike, -8% per la pedalata muscolare. Il giro d’affari si riduce così a 2,5 miliardi, in calo quasi continuo dai 3,2 miliardi del picco del 2022, anche se rispetto al periodo pre-Covid il progresso è comunque del 19%.

Sul fronte industriale il quadro è misto, con segnali timidamente più favorevoli per il comparto delle biciclette tradizionali, ché sapete detesto definirle muscolari con 1,8 milioni di bici vendute, +6%, con dati positivi per la fascia alta di gamma nelle bici da corsa, ossia proprio quelle che vengono demonizzate e additate a causa di tutti i mali per sobillare bassi istinti e scatenare traffico sui propri siti, come ho detto, ormai anche da testate giornalistiche disposte a tutto per un pugno di click.

Nel segmento della pedalata assistita la produzione crolla a 281.000 unità (-17%) e l’export (107mila pezzi) cede oltre venti punti.

«Il 2025 – spiega il presidente di Ancma Mariano Roman – è stato un anno difficile, probabilmente uno dei più complessi degli ultimi tempi per il mercato nazionale della bicicletta. La lettura approfondita dei dati fa risuonare un campanello d’allarme. Il dato delle vendite in particolare va interpretato con attenzione, perché dietro una flessione complessiva relativamente contenuta si nascondono sofferenze importanti, soprattutto nel canale specializzato, che continua a rappresentare il cuore del nostro settore.

Allo stesso tempo, i numeri della produzione, dell’export e della bilancia commerciale confermano la qualità, la resilienza e la capacità industriale della filiera italiana, che rimane un’eccellenza nel panorama internazionale. Particolare attenzione merita il segmento dell’e-bike, che sconta non solo il rallentamento della domanda, ma anche le distorsioni generate dalla crescente diffusione di veicoli impropriamente commercializzati come biciclette elettriche. Su questo fenomeno chiediamo chiarezza normativa e di continuare tutte le attività di contrasto, a tutela delle imprese che operano correttamente, della sicurezza dei consumatori e della leale concorrenza».

Riprendo io per le mie considerazioni.

Che il 2026 non sarebbe stato l’anno del rilancio lo dissi già, e lo dissi prima che chiunque potesse solo immaginare che si sarebbe scatenata la peggiore crisi energetica, politica e commerciale degli ultimi decenni.

L’Italia è un Paese sempre più povero, con le retribuzioni tra le più basse d’Europa, le più basse se messe in rapporto con i crescenti costi della vita, senza una visione, senza un progetto, sempre concentrata sulle misere beghe di partito e su come soffiare il mezzo punto percentuale al proprio alleato di Governo o di opposizione.

Senza la crisi attuale del Medio Oriente, vi avrei detto che l’unico modo di uscirne sarebbe stato un cambio di prospettiva non delle aziende ma del Governo: abbandonare l’idea, del tutto sbagliato ma fortemente radicata, che la bici sia solo uno svago per sfaccendati dandole la dignità che merita e eleggendola a mezzo di trasporto privilegiato.

Perché lì dove questo è avvenuto non solo il mercato bici non è entrato in crisi ma ne hanno beneficiato anche i conti pubblici.

Riduzione delle spese sanitarie grazie all’attività fisica, riduzione della sinistrosità stradale, quindi meno costi socio sanitari, aumento del Pil grazie agli investimenti nelle infrastrutture, bonus e benefit per le aziende private che hanno beneficiato degli spostamenti in bici per i propri addetti e così via.

Adesso, in un momento in cui in pochissimi giorni ogni famiglia è ancora più povera, dove anche chi poteva permettersi di fare la spesa senza guardare solo alle offerte ora deve centellinare, qualcuno ha il coraggio di prevedere un futuro roseo per le bici, passione si ma non certo indispensabili?

Magazzini e negozi ancora pieni di invenduto, una politica di sconti che, come era ovvio, si è ritorta contro tutti gli operatori scatenando ancor più la rabbia “ah, ma allora è vero che avete margini altissimi!” e non è così come chiunque abbia onestà intellettuale potrà confermarvi, liquidità praticamente azzerata sia sul versante vendite che su quello dei possibili acquirenti, come si può pensare che ruota torni a girare?

Chi ha una bici se la tiene, con le bollette da pagare, la spesa da fare, i figli da mandare a scuola, quale sensata famiglia si metterebbe a spendere soldi per cambiarsi la bici?

Eppure proprio per questo si apre uno spiraglio che però non sarà colto.

Ogni think tank mondiale ci sta avvisando che quella che stiamo vivendo e che ancora non ha dispiegato tutto il suo potenziale è e sarà la peggiore crisi energetica mai vissuta in epoca moderna, roba che l’austerity degli anni ’70 è nulla di che.

Gli studi svolti già avanzano proposte per ridurre il fabbisogno di derivati dal petrolio, sia per le industrie che per i privati.

Passando per provvedimenti che mirano a ridurre i consumi di carburante, per esempio abbassando i limiti di velocità.

A qualcuno ai piani alti secondo voi verrà in mente che la bici potrebbe essere una soluzione? Che supportarla invece di mal sopportarla potrebbe risolvere più di un problema e dare ossigeno a centinaia di migliaia di lavoratori e alle aziende, quindi creare ricchezza invece di impoverirci?

O pensate che viaggeremo verso il baratro occupandoci solo di come cambiare la legge elettorale per barare alle elezioni?

Io ho già la mia risposta.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Paolo Cereda</cite>

    Ci sono notizie anche su come va il settore nei paesi confinanti? Io immagino questa situazione specificatamente tutta italiana. Potrei però sbagliarmi.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao, molto dipende dal periodo di riferimento. Ormai gli anni dal 2020 al 2022 si tendono a escludere perché il Covid ha cambiato le carte in tutta Europa.
      Se prendiamo a riferimento il 2019, allora molte Nazioni viaggiano felici, per esempio la Spagna; altre vedono una contrazione delle vendite ma non de fatturato (più ebike, quindi più cassa) come la Germania; la Francia perde ma non come noi, l’Olanda è in caduta ma bisogna considerare che lì i volumi sono alti e pure se vendi tanto vai in segno meno. UK è in calo, più o meno per le stesse ragioni nostre.

      Fabio

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