Adattatore per pedali con aggancio Lixada

La prova su strada

Tempo di lettura: 5 minuti

La prova su strada

Una volta tanto è stata una prova semplice e veloce.

Questi adattatori non sono studiati per lunghe distanze, non sono una alternativa a pedali doppia funzione; quindi pochi chilometri e andatura blanda. Fosse sempre così coi test, ne pubblicherei uno al giorno 😀

Mi sono immedesimato nel ciclista tipo che pensa a questi adattatori come valida soluzione per usare la sua bici anche per poterci andare a svolgere una commissione.

Così ho dotato la sempre presente London Road di pedali Spd, mentre la Rose X-Lite Team mi ha supportato coi suoi Time stradali.

Accipinchia, è finito lo zucchero e sono le nove di sera! Beh, a 8 chilometri da qui c’è un supermercato aperto fino alle 23, prendo la bici e faccio un salto. Mi cambio? Ma no, jeans e scarponcini, attacco gli adattatori e vado.

Ecco, più o meno questo è l’utilizzo. Un timido tentativo di ampliare raggio d’azione e durata l’ho fatto, ma poi ho desistito e vedremo perché.

Per ora proviamo a capire che sensazione si prova a pedalare con questo sistema.

Prima regola fondamentale: regolare la tensione di sgancio del pedale al massimo, cioè nella posizione più dura. Se si lascia una tensione blanda basta la prima pedalata che gli adattatori saltano fuori.

E questo non lo posso annoverare nella colonna dei difetti, è caratteristica comune a ogni analogo sistema nonché del tutto naturale.

Seconda regola, meno fondamentale: se possibile, sfruttare tacchette con movimento angolare zero. Più stanno salde, meglio è.

La terza non è una regola ma una semplice constatazione, perché stavolta ho voluto dare una occhiata a cose ne pensasse chi usa questi adattatori, cercando in rete qui e là.

Non fatevi trarre in inganno dalle immagini pubblicate nel paragrafo precedente, quelle con l’adattatore agganciato al pedale. Lì sono bene in piano, col pedale pronto ad accogliere la nostra zampetta. Ma lo sono per esigenze fotografiche, ho impedito la rotazione con nastro adesivo.

Perché nella realtà il peso fa ruotare verso il basso la piastra, quindi a ogni partenza dovremo dare il colpo di punta per portarlo in posizione. Alcuni lo identificavano come difetto, io no perché la forza di gravità esiste per chiunque ed è normale il pedale ruoti.

Però in parte hanno ragione, perché bastasse ruotare il pedale e partire sarebbe facile. Purtroppo così non è, ma ci arrivo tra poco, per ora mi soffermo sulla pedalata col piede e pedale felicemente uniti.

La superfice di appoggio è buona. Anche se piccolini, questi adattatori offrono spazio a sufficienza per pedalare.

I pin bloccano la suola evitando questa scivoli, ma meglio non arrischiarsi ad alzarsi sui pedali o tentare un rilancio assassino. Anche se ci siamo ricordati di stringere al massimo la tensione della molla del pedale, potrebbe sempre sganciarsi.

Del resto i pin si piantano nella suola, se questa è pure morbida diventa un tutt’uno con l’adattatore e una rotazione più decisa della caviglia, un movimento sbagliato o una torsione, significa di fatto eseguire la stessa manovra che ci serve per sganciare lo scarpino: ottenendo analogo risultato.

Che se è voluto va bene, se indesiderato molto meno…

Si riesce a pedalare anche abbastanza decentemente: una volta fatta presa il pedale non sfugge e la cadenza può salire.

Ampia carrellata fotografica, sia con pedali Spd che stradali.

Questi gli aspetti positivi; ora quelli negativi.

D’accordo, la forza di gravità c’è e con quella dobbiamo fare i conti. D’accordo, è naturale che il pedali ruoti offrendoti sempre la zona senza adattatore. D’accordo, dover dare un colpo di punta e ruotare il pedale è nell’ordine delle cose.

Però qui è di fatto quasi impossibile usarli.

Mi spiego. Tu sali in bici, dai il tuo bel colpetto, il pedale ruota offrendoti l’appoggio dell’adattatore e tu poggi il piedino.

Però il tuo piedino 99 volte si 100 finirà a poggiare troppo di punta, perché il peso dell’adattatore rimanda il pedale a faccia in giù molto rapidamente e devi essere rapido.

Ma pedalare così è scomodo, anche solo per brevi tragitti.

Quindi tenti di portare il piede più avanti, per avere un appoggio in linea con l’asse. Magari non al millimetro, tanto cinque minuti e arrivi, che sarà mai.

Però ci sono i pin; utili a bloccare il piede impedendogli di scivolare, è vero. Una barriera insormontabile se vogliamo far scivolare la scarpa poco avanti per assicurarci una pedalata decente.

E così solleviamo il piede, altrimenti non possiamo scavalcare i pin.

E appena solleviamo, il pedale inizia a ruotare.

Ce ne accorgiamo e subito lo blocchiamo, ritrovandoci però al punto di partenza.

Allora tentiamo di nuovo la manovra, alzando un poco in più sperando di essere rapidi.

No, non ci riusciamo perché il pedale ruota più velocemente di quanto siamo lesti noi, e ci ritroviamo ancora al punto di partenza, ma stavolta proprio quello di quando abbiamo appena inforcato la bici.

Ripetiamo tutta la manovra infinite volte, finché non si verifica una delle due possibilità: una grandiosa botta di culo e il piede trova la sua posizione ottimale; siamo arrivati già a destinazione e il problema si è risolto da solo. Potete essere certi che la seconda è la possibilità più frequente…

Usando pedali Spd tutto questo manovrare è fastidioso e pericoloso. Lo fai mentre guidi, perdi concentrazione.

Però un pedale Spd ha l’altro lato libero e la sede delle tacchette offre comunque una presa decente. Se non si forza, si riesce a pedalare mentre si spera di agganciare un piede. E si va avanti sempre nella speranza che assicurato uno, l’altro piede non voglia sentirsi da meno.

Insomma, mentre si cincischia, bene o male si pedala.

La situazione diventa impossibile con pedali stradali.

La piastra ruota il pedale verso il basso, noi diamo il colpetto, poggiamo dove capita e partiamo. A come capita.

Che non ci venga in mente di giocare nel tentativo di avanzare il piede: i pedali da strada dal lato opposto all’aggancio non offrono alcuna presa. Appena il pedale ruota di nuovo presentandoci il versante opposto all’attacco e ci poggiamo il piede, tempo nemmeno mezza rotazione che la scarpa è scivolata via.

L’ho fatta tragica? Non credo.

Sono cresciuto coi pedali a gabbiette, figuriamoci se colpo di punta e rotazione mi creano problemi.

Ma ho pensato potessi aver perso l’allenamento, la coordinazione del movimento.

E così ho passato una mattinata intera a provare e riprovare solo questa manovra, finché un signore impegnato a fingere di leggere il giornale mi ha ricordato a voce alta che la mia fortuna è stata la legge Basaglia. E qui ho dovuto convenire che avesse ragione e me ne sono tornato, piano, a casa.

A questo punto ogni valutazione su presa, appoggio, facilità di montaggio e così via perde significato.

La teoria è buona, la pratica un disastro.

E non ce lo potevi dire subito, invece di farci prime leggere tutta sta roba? Domanda pertinente.

Rispondo nel prossimo paragrafo, dedicato alle conclusioni.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • valentino

    ciao Fabio,

    io uso (anche nel mio caso saltuariamente) due adattatori autocostruiti con due pezzi di lamiera di alluminio spessa un paio di mm a cui ho imbullonato sul lato inferiore le tacchette SPD. Sul lato superiore ho incollato sopra alla lamiera due fogli di gomma spessa 6/7mm, con un’apertura al centro per ospitare i dadi di fissaggio delle tacchette, in maniera che il tutto sia a filo. Le dimensioni di queste “pedane” sono circa 80 mm di lunghezza e 55 mm di larghezza.
    Anche nel mio caso la pedana è normalmente ruotata verso il basso, ma non ho problemi nel farla ruotare in alto per poggiarci la suola della scarpa. Una volta poggiato il piede la gomma è liscia e posso spostare di pochi mm il piede per trovare l’appoggio migliore. Unico neo, quando piove la gomma della pedana tende a scivolare, dipende anche da che scarpe uso.
    La gomma è ricavata da fogli usati per risuolare scarpe (ne avevo un pezzo non ricordo nemmeno più come e perché, in ogni caso non faccio il ciabattino !).
    Soddisfattissimo della mia autocostruzione, li uso saltuariamente ma non ho riscontrato i problemi che hai segnalato sui tuoi. Ciao !

    • Elessarbicycle

      Ciao Valentino, grazie per questo tuo contributo; e poi io apprezzo sempre il far da sé 😀
      Con l’utilizzo della gomma hai risolto il problema della collocazione di appoggio, qui resa impossibile dai pin.
      Anche io avevo parzialmente risolto rimuovendoli e usando l’antiscivolo, ma in un test è notazione per conoscenza: non può sostituire il giudizio sull’oggetto in prova così come creato e fornito dall’azienda.
      Per questo alla fine li ho bocciati.

      Fabio

  • Baldasni

    Ma attaccare due. Una sopra e una sotto. Bilancerebbe il peso

    • Elessarbicycle

      Ciao, certo bilancerebbe ma a che pro? A questo punto usi direttamente i flat. E poi il discorso sarebbe applicabile solo per gli spd, gli stradali no

      Fabio

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