Zero rh+ Z Alpha Mips

Tempo di lettura: 14 minuti

Introduzione

La sicurezza in bici è sempre stata una mia fissazione. Non auspico l’obbligo del casco perché allergico a ogni imposizione.

Auspico che i ciclisti comprendano che indossare il casco è fondamentale: può fare la differenza tra rialzarsi acciaccati ma vivi e non rialzarsi più.

Fate tutti gli scongiuri che volete ma l’argomento è troppo importante per parlarne con sufficienza o in malafede. O stupidità, come quelli che sostengono che se ti passa un Tir sulla schiena non c’è casco che ti salvi. Vero, ma a che serve? Nemmeno un giubbotto antiproiettile ti salva la vita con certezza: però può farlo. Come un casco ben fatto.

Già, ben fatto. Vi ho raccontato, tra il serio e il faceto, di quel ciclista che ha speso un patrimonio per i calzoncini e poi ha acquistato un casco che costava otto volte in meno. Senza tanti giri di parole lo brutalizzai: “Hai appena attribuito al tuo fondoschiena un valore otto volte superiore alla tua testa: dovresti porti qualche domanda…”. Il giorno dopo ha comprato un casco nuovo e, appunto, ben fatto.

Si dirà: ben fatto affermi, ma se è omologato è omologato, quindi son tutti uguali. Rispondo: ogni bici ha due ruote e due pedali, questo le rende tutte uguali?

Nel selezionare il materiale da sottoporre a test uno dei parametri di cui ho sempre gran conto è il rapporto qualità/prezzo. Tranne con i caschi, qui cerco anzitutto la qualità; e se poi è offerta a buon prezzo tanto meglio. Ma non mi interessa il casco da supermercato, omologato che sia, perché alla mia testa ci tengo, credo il suo valore lo abbia. Anche la vostra.

Per questo insisto tanto con le recensioni dei caschi, proponendovene di ogni tipo: con luci integrate o pieghevoli, da città o sportivi, in materiali nobili e meno ma tutti, sempre, capaci di svolgere al meglio il compito a cui sono chiamati: salvarci la vita.

Mancava però in tanta scelta su questo blog un casco con tecnologia Mips. Se non sapete cos’è più avanti avremo un paragrafo dedicato.

Non so rispondere al perché di questa mancanza; potrei raccontarvi dei troppi test svolti negli ultimi mesi che mi impedivano di aggiungere lavoro; o che non ne avevo trovato uno adatto; o che le aziende non avevano trovato in me un tester adatto. O raccontarvi la verità: ero convinto di aver già pubblicato un articolo sul Mips. Non un test ma un articolo che spiegava cosa fosse e così avevo lasciato in coda l’idea di chiedere un casco da recensire.

Si, spesso non ricordo nemmeno io cosa ho oppure non ho pubblicato, segno che rallentare il ritmo mi serve.

Ma una volta realizzata la (grave) mancanza mi sono immediatamente attivato. Selezionando il modello Z Alpha Mips, un casco top proposto dalla Zero rh+, azienda nostrana che equipaggia ciclisti e sciatori.

Veste i pedalatori da capo a piedi come suol dirsi; mancano gli scarpini ma non i sovrascarpe, quindi il detto comune calza. Orribile gioco di parole, vero? E vabbè, siate comprensivi.

Rh+, che d’ora in avanti indicherò sempre in questa forma ridotta, ha vasto catalogo per noi ciclisti. Caschi, ovviamente perché uno è qui; maglie e pantaloni, sia estivi che invernali, guanti, calze, occhiali, sovrascarpe, accessori, mantelline e tutto quello che serve per pedalare dodici mesi l’anno e con qualunque tempo. In più non dimentica che in fatto di stile le aziende italiane hanno sempre fatto scuola e così troviamo capi che curano, e molto, l’eleganza.

Mi è piaciuta moltissimo la linea Fashion Lab; amo il classico, è vero. Ma sono anche stanco di vedere sempre seriosi completi o, peggio, le divise replica. La bici è gioia e divertimento, trasmettiamole anche nel vestirci. Ci sono in particolare due maglie, una estiva e l’altra invernale, che condividono medesimo disegno e di cui sono innamorato dalla presentazione. Non ne ho mai fatto cenno all’azienda, nel senso che non li ho mai contattati per un test. Non chiedetemi perché, tanto non lo so; però forse lo farò.

Del resto conosco da molti anni questo marchio e la qualità che offre; sei volte su dieci quando ci scambiamo regali fra noi ciclisti finiamo col donarci proprio abbigliamento e accessori di questo marchio. Tranne a me: sanno tutti che la mia priorità sono gli attrezzi per l’officina 😀

Ok, ora basta, al solito mi dilungo nell’introduzione ben oltre la vostra pazienza. Son fatto così, mi piace raccontare.

E quindi voltiamo pagina e iniziamo a raccontare come è fatto il nostro casco rh+ Z Alpha Mips.

Andiamo.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Ciao Fabio, utilissima recensione, come sempre… 😉 tra l’altro dopo la mia recente caduta capita proprio a “fagiuolo” visto che sono alla ricerca di un nuovo casco “protettivo”, principale criterio che sto considerando. Avevo visto il Briko Ventus che mi sembrava davvero niente male e poi il Manta Strale di cui ci hai già parlato ed ora mi sa che avrò da valutare anche questa opzione MIPS…. spero in ogni caso che qualunque scelta sia da considerarsi equivalente in termini di protezione e sicurezza.
    Proprio riguardo la sicurezza ed il corretto utilizzo del casco volevo chiederti un paio di chiarimenti.
    Scrivi che le orecchie devono essere perfettamente fasciate: cosa intendi? Che i cinturini del casco devono circondarle e non ricoprirle, giusto?
    Altra cosa: dalle foto vedo che indossi gli occhiali in maniera tale che le astine vadano al di sotto del primo cinturino del casco. Non sarebbe più indicato che le astine vadano al di sopra del cinturino? In caso di caduta non sarebbe auspicabile che l’occhiale voli via con facilità onde evitare danni al viso che potrebbero aversi nel caso in cui il cinturino del casco li tenga bloccati? Te lo chiedo perché qualche ciclista mi ha fatto presente questa eventualità (oltre ad averlo letto su qualche forum) ed anche perché nella mia recente caduta i danni maggiori li ho subiti causa occhiale (taglio sopracciglio e naso in corrispondenza del frame superiore e del nasello) che forse ha contribuito pure alla ferita al padiglione auricolare….:-( dico forse perché non ricordo assolutamente se questa volta indossavo gli occhiali sotto il cinturino del casco o sopra… insomma mi farebbe piacere avere una tua opinione sulla questione visto che si tratta di sicurezza ed è senz’altro di interesse per tutti, pur sapendo che alla fine nessun comportamento virtuoso potrà mai annullare completamente il rischio e che una caduta è pur sempre un evento unico ed imprevedibile e magari se l’occhiale vola via eviti il taglio al sopracciglio ma hai gli occhi a rischio…. insomma, meglio non cadere e, come hai ben scritto, evitare di testare direttamente il casco…:)
    saluti e grazie.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luigi, Manta e Strale sono modelli diversi; tutti e due MET ma differenti.
      Forse una confusione di battitura e volevi dire solo Met Strale. Che è un ottimo casco considerato il prezzo bassissimo. Ma che ovviamente paga dazio in termini di comfort rispetto a caschi più raffinati.
      Il Manta è un modello particolare e gli sono affezionato perché fu lui a salvarmi la capoccia.

      Cinturino; abbracciare le orecchie, non passarci sopra.

      Occhiali; giusto indossarli sopra e non sotto. Purtroppo la mia è cattiva abitudine che ha ragione di essere nel fatto io sia miope. Quando indossi sempre occhiali da vista dimentichi di averli. Che c’entra? C’entra col fatto che anche gli occhiali da bici hanno clip da vista e ne ho rotti diversi facendoli volare: toglievo il casco senza prima sfilare gli occhiali, lanciandoli. Proprio perché quando indossi occhiali da 30 anni, dimentichi che stanno lì. Per questo ho preso l’abitudine a indossarli sotto il cinturino, l’unico modo per non romperli quasi a ogni uscita…
      Diciamo che regola di prudenza li vorrebbe sopra il cinturino, prassi economica (costano occhiali, clip e lenti da vista) me li fa indossare sotto.

      Fabio

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