Vecchie novità

Qualche volta mi imbatto in ciclisti in erba, se non per l’anagrafe almeno per attività pedalatoria.

Che mi raccontano stupefatti di come le bici moderne sono evolute, con freni a comando idraulico, cambi elettroassistiti e rapporti abilmente celati nel mozzo.

I più giovincelli, sia per età che per tempo sui pedali, li capisco. Quando io imparavo ad aggiustare bici loro non erano nati. Quelli “vintage”, miei coetanei, meno; ma in fin dei conti se hanno scoperto la passione per i pedali solo da poco, non aveva senso conoscere la tecnologia di questo mondo prima.

Senza la pretesa di stilare un elenco di tutte le novità introdotte, ma solo per citare alcune tra le più significative, a chi grida al miracolo tecnologico vedendo i gruppi con comandi elettroassistiti, ricordo che la novità, gioco di parole, novità non è.

Penso a Suntour, che mise a punto un sistema di trasmissione destinato al fuoristrada nel 1990 (ma alcuni brevetti erano anteriori), dove cambio e deragliatore erano mossi da due motori elettrici alimentati a batteria e comandati da una coppia di pulsanti al manubrio.

 

 

 

 

0403 Suntour Beast electronic 010404 Suntour Beast electronic 020405 Suntour Beast electronic 030406 Suntour Beast electronic 04

Anche Mavic, alla fine dello stesso decennio, mise a punto un sistema elettroassistito, più raffinato e con i pulsanti integrati nelle leve tipo corsa, non molto diverso da quello che si trova adesso sul mercato.

 

 

 

 

 

 

0407 Mavic Mektronic 010408 Mavic Mektronic 020409 Mavic Mektronic 030410 Mavic Mektronic 040411 Mavic Mektronic 050412 Mavic Mektronic 06

Non ebbero successo e scarsissima diffusione, tanto che oggi valgono un bel po’ di soldini sul mercato degli appassionati, non tanto per la qualità, non eccezionale, quanto per la rarità.

I freni idraulici, non a disco ovviamente ma qualcosa a metà strada tra dei caliper e dei v-brake, la francese Motobecane li montava già negli settanta su alcune bici: e non parlo di superspecial di alta gamma, ma di banali bici da passeggio, per di più pieghevoli. Con la particolarità di avere ambedue i freni comandati da una sola leva.

 

 

 

0413 Motobecane hydraulic brake 010414 Motobecane hydraulic brake 020415 Motobecane hydraulic brake 03

Per inciso; altra invenzione, la bici pieghevole, ha molte decadi sulle spalle, anzi, sulle ruote. Non è che ci hanno pensato adesso per poterla mettere nel vano portabagagli dell’auto.

E il cambio interno al mozzo? Anche qui, nessuna novità, perché Sturmey-Archer lo proponeva già agli inizi del ‘900.

 

 

0416 Sturmey Archer 3 Speed hub 1902 010417 Sturmey Archer 3 Speed hub 1902 02

Certo, il progresso c’è stato, altrimenti andremmo ancora in giro col velocipede. Agli albori si usava un solo pignone, adesso abbiamo fino a trentatré rapporti. Abbiamo gli sganci rapidi alle ruote e tante piccole cose che per noi sono normali ma un tempo non lo erano.

Il punto però è altro. Io qui mi riferisco a soluzioni tecniche che sembrano moderne, quando invece esistono già da moltissimi anni. Negli anni venti un italiano brevettò, produsse e mise in commercio un sistema antiforatura per i copertoncini usando una sottile lamina di legno termoformata. I sistemi moderni usano lo stesso principio, ovviamente con materiali migliori.

Stesso discorso per il mozzo a corpetto invece della ruota libera filettata, i cui primi esprimenti risalgono ai primi anni settanta, almeno per come ricordo io, ma su questo punto dovrei documentarmi meglio perché una volta lessi di un prototipo antecendente a quel periodo.

Ovvio che i sistemi moderni differiscono dai loro genitori (o nonni quando non trisavoli) per qualità costruttiva, materiali migliori, robustezza, affidabilità e così via.

E, seppure ci piace fregiarci del titolo di geni italici, in realtà i più prolifici di soluzioni all’avanguardia furono i cugini d’oltralpe. Molte scelte sono state abbandonate, perché frutto non di reali migliorie ma del tipico sciovinismo francese. Gli italiani, più conservatori, come ancora adesso del resto, procedevano a piccoli passi. Però i telai da corsa migliori li facevamo noi, quando Coppi e Bartali al Tour ai galletti facevano mangiare la polvere… 🙂

COMMENTS

  • Daniele

    Ciao Fabio e complimenti per questo interessantissimo blog che ho trovato quasi per caso qualche giorno fà e che mi stò leggendo un po’ alla volta nei miei pochi momenti liberi.
    Sono appassionato di bici e della sua meccanica e per quanto concerne questo articolo sono pienamente d’accordo sul fatto che ci sia rimasto veramente poco da inventare.
    Nella mia “microfficina” (prendo in prestito il termine) sono parcheggiate una frontsuspendent ipertecnologica tutta montata XT con cui mi diverto tantissimo su e giù per l’appennino e una vecchia bici da corsa anni 70 artigianale tutta montata CAMPAGNOLO, comprata da un mio vicino che se ne voleva sbarazzare per 100 euro.
    Smontata e restaurata con le mie mani fino all’ultima vite (sono anch’io piuttosto pignolo per certe cose) , l’ho usata in diverse ciclostoriche: fila come una lama……precisa come un orologio svizzero o giapponese scegli tù….(ma credo tù scelga lo svizzero).
    Se dovessi partire e portarne con mè una sola……non saprei quale scegliere.
    A presto…..e continua così: ti leggiamo sempre con grande interesse.
    Daniele

    • Ciao Daniele, contento che il blog ti piaccia.
      Come avrai potuto leggere, posso dire che mi sta dando parecchia soddisfazione. Non è proprio semplice curarlo, nel senso che porta via parecchio tempo. E poi c’è sempre il problema delle immagini, che cerco di fare io spesso con scarso successo. Ma è tempo che uso volentieri se poi risulta utile e piacevole alla lettura.
      Approvo in pieno il tuo aver voluto restaurare con le tue mani “fino all’ultime vite” una vecchia signora. Se vuoi, puoi mandare all’indirizzo mail del blog qualche immagine, formato 800×600, in modo da pubblicarle nella rubrica “Le bici degli amici”
      Fabio

      • Daniele

        ……sarà fatto, appena trovo un po’ di tempo,farò qualche scatto e dopo aver capito come postarle nel formato che mi hai scritto le invierò volentieri.
        BUON ANNO…..e continua così…..che leggerti è un piacere.
        Daniele

        P.S. sono più avezzo ad ingrassare un mozzo che a postare immagini sul web, comunque ci provo….

    • non preoccuparti, se hai difficoltà le ridimensiono io. Anche la pubblicazione devo farla io, tu basta che le invii all’indirizzo elessarbicycle@gmail.com
      Andranno in questo post qui, dove puoi anche leggere qualche suggerimento sulle pose
      http://elessarbicycle.wordpress.com/2013/10/01/le-bici-degli-amici/

      Fabio

  • fabrizio ippolito

    Ciao a tutti,
    nulla si crea nulla si distrugge.
    Se estendessimo il primo principio della termodinamica al mondo che ci circonda tutto, compreso quello delle nostre amate biciclette, potremmo dedurre che la tecnologia che ci circonda e’ sempre stata a portata di mano, e’ solo successo che qualcuno prima di qualcun’altro abbia sperimentato e quindi proposto un nuovo sistema, ora di trasmissione, ora di frenata e via dicendo, e che, senza che sia diventato uno standard comunque abbia lasciato traccia di se costituendo fonte di ispirazione per gli altri.
    In Italia, come dici giustamente, siamo sempre stati tradizionalisti ma abbiamo sempre prodotto ottima meccanica ispirando spesso gli altri, penso innanzitutto a Campagnolo che e’ uno dei nomi storici del ciclismo, un’icona mondiale che continua ad avere estimatori ovunue.
    Il mio cruccio e’ quello che a partire da un certo punto in poi certe scelte imprenditoriali abbiano decretato un inevitabile scemare delle innovazioni e in generale dell’offerta di prodotti dei nostri marchi storici:sempre parlando di Campagnolo, come si puo’ abbandonare completamente il mercato del fuoristrada oppure data la crescenta richiesta di mercato legata alla diffusione delle bici a scatto fisso, non proporre una linea di prodotti aggiornata e piu’ accessibile rispetto al solito gruppo pista ormai in listino da anni senza variazioni di rilievo a cifre abbastanza importanti?
    E, non parliamo di marchi storici come Atala o Legnano ad esempio, perche’ se e’ vero che il mercato richiede forme di adattamento camaleontiche, e’ altrettanto vero che marchi senza alcun blasone, nessun know-how, senza parlare di palmares sportivi, abbiano soppiantato i nostri marchi storici adagiati nell’immobilismo tipico della nostra industria degli ultimi quaranta, cinquanta anni, ma mi fermo qui nell’analisi forse perche’ poco pertinente e comunque degna di maggiore approfondimento.
    Detto questo, auguro a tutti un buon anno nuovo e a te Fabio in particolare di trovare sempre il tempo e la voglia di aggiornare questo bel blog.
    Ciao.

    • Ciao Fabrizio, anzitutti auguri di buon anno.
      Hai ragione, ma del resto fare una lista completa richiederebbe una enciclopedia.
      Come capita sovente per gli scritti dedicati alla sezione “Pensieri su due ruote”, l’input me lo ha dato la chiacchierata fatta con alcuni ciclisti miei coetanei ma nuovi ai pedali, che magnificavano appunto le novità di cui ho trattato.
      Tranne pochi, in Italia è mancata la voglia di rischiare, come invece hanno sempre avuto francesi e in misura minore, gli inglesi. Adesso a farla da padroni sono gli americani e i giapponesi. E non parlo dei grandi gruppi industriali, ma di piccole realtà capaci di proporre soluzioni alternative, alcune con scarso successo, m almeno ci provano.
      Campagnolo, di cui sono da sempre fervente ammiratore non è che ha lasciato il mercato fuoristrada: non ci ha mai creduto. Quando scoppiò il fenomeno mtb, per il patròn era “un fuoco di paglia destinato a estinguersi presto”. Classico esempio di lungimiranza imprenditoriale…
      E, tornando a giorni a noi vicini, perché, dopo aver messo a punto un sistema raffinato come l’Ultra torque, sostituirlo poi con il Power torque che è la brutta copia di quello che fa Shimano senza nemmeno l’accessibilità meccanica dei giapponesi?
      Con i due euro dell’attrezzino per la pedivella sinistra e una chiave a brugola, in cinque minuti tiri via la giarnitura Shimano. Per smontare una Power torque ti servono 180 euro di estrattori e adattatori. Follia.
      Uno dei marchi più coraggiosi, Cinelli, capace di produrre bici e componenti all’avanguardia, si perde poi con la modaiola gamma bootleg che è tutto marketing e nulla sostanza.
      Citi giustamente Legnano (e ce ne sono tanti altri), e a me, a vedere l’attuale catalogo, viene lo sconforto. Penso pure a te.
      In ogni caso hai ragione, l’argomento è complesso e sarebbe necessario dedicargli il giusto tempo, qui mi sto limitando a una chiacchierata da bar.
      Ma è un argomento su cui ritornerò, lo metto da parte insieme a tutti gli altri capitoli non ancora scritti ma riposti nel baule delle cose da fare.
      Fabio

  • Fabrizio Ruggeri

    Sarò breve:
    Sono sempre stato lontano da Campagnolo per certe scelte cervellotiche che non mi hammo mai convinto, e perché non sopporto il rumore della ruota libera…
    Ne parlerò meglio nei prossimi giorni, nel frattempo Buona Fine e Buon Inizio a Tutti.

    • Pensa che invece a me sulle ruote Shimano che monto sulla bici da corsa manca il suono della ruota libera; infatti su Elessar ho montato una coppia di mozzi Chorus 🙂
      Al di là di tutto, a Campagnolo sono legato perché ci sono cresciuto, ciclisticamente, coi loro pezzi.
      Ma ne hanno fatte, ne fanno e, temo, ne faranno di boiate.
      Proprio l’altro giorno ho finito di sistemare un Chorus 11 velocità, quindi un gruppo di fascia alta. Il mio Veloce montato su Elessar è più preciso, e costa un quarto.
      Quasi sicuramente la mia Trekm, quando mi deciderò a metterci le mani, vedrà un gruppo Shimano. E, se le finanze lo permetteranno, la prossima bdc avrà quasi sicuramente il Dura Ace 9000, che ho montato da poco sulla bici di un amico e ne ho toccato con mano la qualità.
      Per me è un dispiacere, vorrei che mamma Campy fosse più lungimirante.
      Non mi puoi fare gruppi di alta gamma che sono si bellissimi (le leve da sole valgono la spesa per quanto mi affascinano…) ma poi ci butti l’anima per farli funzionare a dovere.
      E spesso non si curano molto di quanto dovrà faticare chi ci farà la manutenzione, cosa che invece i giappi curano sempre.
      Non so, a volte mi sembra che Campagnolo sprechi il suo talento.
      Fabio

  • Fabrizio Ruggeri

    Quando alla tarda età di 28 anni ho deciso di prendere la mia prima bdc era il ’90, e Campagnolo all’ epoca proponeva una accozzaglia di gruppi con tre diverse tipologie di cambio.
    Mi piacevano i freni a doppio perno di Shimano, e quindi presi una Colnago con tubi SL con il 105 .
    Dopo 1 anno e mezzo un automobilista decise di non rispettare uno stop, e quindi addio colnago e radio sx….
    Con i soldi dell’ assicurazione mi feci fare da un artigiano di Parma, Romani, un telaio su misura con tubazioni francesi Excell saldato fillet brazed, che mi accompagna tuttora.
    Avevo acquistato anni fa un dura ace 7700, e questa primavera l’ ho montato sul telaio, e la precisione , la silenziosità e fluidità di Shimano , per me, non ha rivali.
    Ho poi aquistato un 7800, e quando troverò un telaio che mi aggrada lo monterò.
    Nel frattempo il 105 andrà su un telaio anni ’70 da corsa, di fattura non malvagia ma di poco pregio che userò da scampagnata, riutilizzando la guarnitura 7700 perché sul Romani ho una compact.
    Sono indeciso che freni montare su questa, se dei 7800 o dei vecchi 7400 che si intonano meglio all’ aspetto vagamente old style del telaio.
    Tu che dici?
    P.S. Se non si fosse capito sono un patito del riutilizzo, su questa da battaglia il manubrio è il vecchio forma sl girato verso l’ alto e tagliato a mò di manubrio crono stile Francesco Moser, con le leve freno 105…

    • Ciao Fabrizio, un errore di battitura capita a tutti, l’ho corretto io che si fa prima.
      In verità sono stato tentato anche di eliminare quel “tarda età”; se 28 anni è una età avanzata, io chi sono, matusalemme? 🙂
      Per come mi hai descritto la bici, opterei per i 7400.
      Nemmeno io condivido tutte le scelte fatte da Campagnolo, ma quando ho progettato Elessar non ho avuto dubbi nel volere la trasmissione vicentina e nel volerla con tecnologia Ultra torque. Dopo averla montata e regolata a puntino ne sono più che soddisfatto. E’ un gruppo che viene erroneamente definito di accesso, secondo una classificazione che è solo una delle tante leggende metropolitane dure a morire,
      Vanta una precisione di funzionamento esemplare.
      Ma anche se campagnolista convinto, non ho pregiudizi verso le altre marche (non ho pregiudizi di natura, se vedo che se ne forma uno, lo elimino), infatti uso anche Sram e Shimano. Che, ambedue, non sono esenti da difetti.
      L’importante è non generalizzare e non iniziare, come vedo in tanti forum, guerre di religione tra chi è pro e chi contro il tale marchio.
      Buon lavoro sulla tua bici.
      Fabio

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