Vecchi e nuovi articoli per l’ “Officina”

Quando registrai il blog, l’ho scritto spesso, non sapevo che futuro gli avrei dato né se avrebbe avuto un futuro. Non avevo già chiaro un piano editoriale, ero a totale digiuno di ogni minima competenza tecnica su come gestire le pagine online, non sapevo come inserire una immagine o come rendere una parola un link di rimando ad altri articoli (credetemi, l’ho capito dopo oltre due anni…) né sapevo come scattare qualche foto appena passabile; e i primi articoli sono rimasti lì a dimostrarlo.

Ma soprattutto non sapevo che contenuti donargli: con quali parole avrei colonizzato un piccolo spazio in quello infinito della rete? Decisi di partire raccontando Elessar e provando a coinvolgere i lettori a seguirmi in qualche mia strana elucubrazione sui pedali. Anche il nome che scelsi non fu una valutazione ponderata, ed in effetti un qualunque studente di strategia della comunicazione potrebbe rimproverarmi la sua difficoltà nel memorizzarlo o ricopiarlo: quante L o S in Elessar? E la Y dove si colloca in bicycle? Quando lo scorso aprile ho sostituito la vecchia piattaforma per la nuova, col suo dominio proprietario, non me la sono sentita di abbandonare un nome a cui ero ormai affezionato. Poco importa che non è immediatamente “orecchiabile”, nulla devo vendere, e poi basta copiarlo tra i preferiti e della compitazione possiamo bellamente fare a meno.

Il primo periodo non rivolsi tante attenzioni a questo blog, dal mio personale archivio ricavo che dopo circa dieci mesi avevo pubblicato solo una ventina di articoli, non tutti memorabili, e non sapevo che farci con questo spazio. Poi ebbi una idea, scartata all’inizio perché non volevo creare l’ennesimo blog noioso: parlare di tecnica.

Anche qui partii senza un piano editoriale preciso, battezzai la nuova categoria “L’officina in casa” palesando ancora una volta la mia inadeguatezza a titolare. L’unico punto fermo era la volontà di partire dal basso, non rivolgermi solo a chi avesse già esperienza e conoscenza ma mettere in grado chiunque, quelli che scherzosamente ho spesso qualificati come “incapaci anche ad avvitare una lampadina”, di lavorare alla piccola e grande manutenzione della propria compagna a pedali.

Composi quattro articoli parlando di cosa era indispensabile per tutti, di attrezzi generici e specifici da bici e del cavalletto da lavoro. Continuai con uno scialbo articolo sulla catena di trasmissione e rileggendo trovo scialbi anche i precedenti. Mi sono sempre ripromesso di riscriverli, stanno ancora lì e questo dimostra la differenza tra pensiero e azione.

Con volo pindarico decisi di saltare il lento apprendistato e attaccare subito la corazzata dei lavori sulla bici: l’assemblaggio delle ruote. All’inizio quegli articoli non ebbero immediato riscontro, anche loro a rileggerli oggi li trovo pieni di difetti. Poi col tempo sedimentarono tra voi lettori, pian piano iniziarono a giungermi complimenti e affettuosi messaggi in cui mi comunicavate l’atavico terrore a cimentarvi in una operazione sulla carta ritenuta fuori dalla vostra portata, ma grazie ai miei articoli avevate affrontato e risolto con successo. Fu un bello sprone per me, che però si interruppe per altre incombenze editoriali che mi presero completamente.

Tornai a occuparmi di questa preziosa sezione con rinnovato spirito, una maggiore esperienza di scrittura affinata con l’impegno costante e la raggiunta consapevolezza di essere in grado, con le parole, di rendere semplice e comprensibile a tutti anche i passaggi più ostici. Che me la cavassi abbastanza a scribacchiare non lo scoprii certo allora, ho pur sempre un lungo retroterra di giornalista tuttofare, ma che fossi in grado di rendere piacevole la lettura di articoli puramente tecnici, spesso mi avete detto come un romanzo, si: lo scoprii allora.

Non ho mai celato la mia ambizione a rendere questo blog un porto sicuro a cui i ciclisti potessero ormeggiare tranquilli e rinnovare le scorte delle proprie conoscenze; e anche un luogo confortevole e ben curato, dove è piacevole passare il proprio tempo perdendosi tra le mie (tante) parole. Spesso vacue, qualche volta utili.

Ero partito con l’intenzione di scrivere solo una breve introduzione e attaccare subito il pezzo, ma al solito ho lasciato le dita libere di danzare sulla tastiera. Quale pezzo? Giusto, ci arrivo, ma solo per annunciarvi ciò che verrà.

Ho deciso di scrivere ex novo i primi articoli della categoria Officina: non correggerli. Lo so, sembra uno sforzo inutile, ma ognuno di noi ha il suo metodo. Trovo più semplice dedicarmi a una nuova serie di articoli (con immagini più decenti) piuttosto che modificare quanto già scritto.

Però stavolta partirò da più lontano: prima di affrontare i capitoli sulla attrezzatura varia vedremo come ricavare in poco spazio, anche in casa, una piccola officina. Non tutti hanno la fortuna di una cantina o un box da sfruttare e non tutti possono rubare un locale al proprio appartamento per ricavarne la stanza dei giochi.

Il mio spazio è davvero risicato, lo sa chi lo frequenta; non la chiamo microfficina a caso. Ma è possibile con un poco di fantasia e un modesto investimento economico avere un piccolo luogo ben ordinato per lavorare con agio sulla propria bici, bastano un metro e mezzo di parete libera e una presa di corrente vicina.

A presto.

COMMENTS

  • Fabio, non ti faccio passare l’aggettivo “scialbo” per i tuoi vecchi articoli. Leggo molto e gironzolo: tutto sono meno che scialbi !
    Con affetto aspetto le tue nuove iniziative

    • Elessarbicycle

      Ti ringrazio Adriano, sei gentile ma i limiti li vedo.
      Vero che noi vecchi scribacchini abbiamo il vezzo di non essere mai contenti. Sempre rifiutato, quando collaboravo alla carta stampata, di leggere i miei articoli una volta pubblicati: erano lì, immodificabili e sapevo che a scorrerli avrei voluto cambiare mille cose…
      Per fortuna qui ho il tasto “edit”, e lo uso. Ho anche l’opzione “cancella” e ho fatto uso anche di questa…

      Fabio

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