Vai Mosèr!

No, tranquilli: non sono uscito di senno e il grande Francesco non pedalerà sulle strade del prossimo Giro o Tour.

L’esclamazione del titolo è la colonna sonora che accompagnava noi ciclisti napoletani quando in questa città eravamo quattro gatti a sfidare traffico, strade dissestate (meno di oggi, ma c’erano) e le tante salite di una città arroccata sulle colline a dominare il mare.

Col tempo a Mosèr è succeduto Pantani, ma qualcuno mi caricava anche incitando Bartali o Coppi, e questo mi ricorda che in bici ci vado da tanti anni.

C’è una frase nell’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, mi cito: “E se prima i napoletani ci guardavano con simpatia e rispetto adesso attribuiscono ai ciclisti ogni colpa, come fossimo noi i responsabili di tutti i mali della viabilità cittadina”.

Si, perché quando spostarci su due ruote a pedali era ancora una sfida in cui ci cimentavamo in pochi, era raro che un automobilista non si fermasse per non farci perdere cadenza in salita o lasciarci passare a un incrocio. Ricordo anche chi alla guida di ciclomotori e moto (scooter pochi, esisteva solo la Vespa) ti tirava regalandoti la sua scia.

Insomma, ci prendevano per matti ma in fin dei conti ci volevano bene.

Poi la bici ha conosciuto una seconda giovinezza, siamo diventati molti di più e negli ultimi anni il vero e proprio boom. Arrivando ai giorni nostri, quando vedere biciclette per Napoli è normale.

Merito, senza dubbio, della finta ciclabile. Che ha dato la stura alla voglia di bicicletta ma non ne ha assecondato l’uso. Ne ho già parlato, più di una volta; inutile tornare sull’argomento.

 

Però c’è l’effetto collaterale. Oltre la finta ciclabile l’amministrazione comunale si è fatta vanto di altri diversi dispositivi per regolare la viabilità urbana. Tutti, come ogni provvedimento preso dalla reggenza cittadina, non studiato per migliorare le condizioni esistenti ma solo per rapido spot propagandistico.

Mancando un serio studio, ricordo bene quando a oltre un anno di distanza dalla prima Ztl malfatta l’allora assessore alla viabilità ammise di non conoscere la città, lei che veniva da Bologna, e dopo tanti mesi (finalmente) si era degnata di gettare lo sguardo su uno dei molti scempi da lei avallati. Non chiedo conoscere la storia, ma almeno la topografia della città sulla quale intervieni, caro ex assessore, con i tuoi provvedimenti sarebbe stato auspicabile. Ma tant’è e chi ha provato ad alzare la testa per protestare, subito è stato bollato dalla efficientissima macchina propagandistica, l’unica cosa che funziona al Comune, come nemico del popolo.

La ciclabile ha finito per incarnare agli occhi dei napoletani la causa di tutti i mali; e i ciclisti coloro che, destinatari del “dono” fatto dal sindaco, sono l’essenza stessa della scarna politica cittadina.

Al “Vai Mosèr” si è sostituito “O’ sindac’ t’à fatt’ a ciclabile”, che tradotto vuol dire “Il sindaco ti ha fatto la ciclabile” e tutto pronunciato con stizza.

Arrivando alla paradossale situazione che persino uno come me, che ha guerreggiato contro questa amministrazione già dalla campagna elettorale e si ritrova, suo malgrado, più di un amico seduto in consiglio comunale in appoggio al sindaco, venga bollato come un suo fedele adepto solo perché si muove in bicicletta.

I dispetti ormai per noi che ci spostiamo a pedali sono all’ordine del giorno; e molti di noi nemmeno si arrabbiano, perché sappiamo non siamo noi la causa, sappiamo non è contro di noi che si rivolgono e sappiamo, perché lo viviamo ogni giorno, quanti danni sono stati fatti solo per soddisfare l’ego di uno.

Prima dell’estate uscii a testare una bici che avevo revisionato, un ciclista si mise a ruota, io rallentai e lui ne profittò per passare. Manovra in quel tratto di strada molto pericolosa, perché a causa di una delle tante follie si creava un imbuto (evidentemente il ciclista pensava avrebbe trovato strada libera, come fino a 48h prima, perché qui ti cambiano le cose dalla sera alla mattina senza preavviso e senza valutare le conseguenze) con auto da entrambe le direzioni. La ciclabile, distante pochi metri, non era praticabile perché militarmente occupata da una delle tante festicciole di piazza (non scherzo: quando provai a scattare qualche foto due zelanti vigili urbani minacciarono la requisizione della macchina fotografica, ma ebbero vita dura con me) così amate dal sindaco e suoi parenti stretti. Il ciclista si scontrò con una auto e cadde. Lo aiutai a rialzarsi, chiamammo i vigili (che mostrarono assai meno zelo), la conducente dell’auto scese per assicurarsi non si fosse fatto male, timorosa anche per la reazione del ciclista (la scarica di adrenalina in quei momenti è forte e a volte reagiamo come non vorremmo) che invece di prendersela con l’automobilista iniziò a protestare per le folli condizioni stradali in cui noi ciclisti dovevamo spostarci, per l’assurda situazione in quel punto determinata dalla necessità di occupare la sede stradale con l’ennesimo stand pubblicitario, e la chiusura di altra strada che aperta avrebbe snellito e reso un poco più sicuro il nostro percorso.

Assolse l’automobilista (un poco perplessa, ammetto…) da ogni responsabilità, maledisse sindaco e sodali e rientrò con la bici riparata da me alla bell’e meglio sul ciglio della strada.

In molti ancora osannano questa finta ciclabile come una manna piovuta dal cielo, gli stessi che hanno creduto alla favola della “ciclabile più lunga d’Europa” come fu, in sprezzo al ridicolo, definita dal sindaco durante la presentazione. Alcuni li comprendo, non hanno mai visto una ciclabile, mancano di paragoni e pensano che alla fine è meglio di niente.

Altri non li comprendo, o meglio li comprendo fin troppo bene perché dare appoggio a questa amministrazione che sceglie solo tra i fedeli è un sicuro viatico per successivi benefit.

Io non sono contro le ciclabili, ci mancherebbe; fosse per me ogni strada dovrebbe avere il suo percorso sicuro per noi ciclisti.

Sono contro le cose fatte male, contro una truffa che ha peggiorato le nostre condizioni di sicurezza. E si, è facile intuirlo, contro chi è alla radice di tutto questo sfacelo.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Ignazio

    Ciao Fabio,
    non conosco Napoli ma ti posso dire che anche Cagliari come piste ciclabili non e il massimo. In alcune strade lo spazio per le piste è stato ricavato tra il marciapiede e le zone di sosta per le auto. Questa azione ha ridotto di un circa metro la carreggiata destinata alle auto, quelle in sosta ora stanno a circa un metro dal marciapiede e il passaggio per le bici tra il marciapiede e le auto in sosta…c’è di tutto: sportelli che si aprono improvvisamente, auto parcheggiate sulla pista, pedoni che attraversano rischiando di essere travolti dalle bici, piste che improvvisamente terminano per problemi architettonici…insomma, puoi immaginare. Di fatto per me risultano estremamente rischiose e impraticabili. In periferia le cose migliorano. Sicuramente il nostro sindaco si sta impegnando per rendere la vita più facile ai ciclisti ma c’ è da fare ancora tanto, soprattutto con i cagliaritani che dovrebbero imparare ad avere più pazienza e più tolleranza.

    Ignazio.

    • Ciao Ignazio, purtroppo non trovo consolatorio il “mal comune mezzo guaudio”, anzi.
      Ma apprezzo che almeno il vostro sindaco cerchi di rimediare, qui invece la tendenza è solo a peggiorare.
      Buone pedalate.

      fabio

  • Le piste ciclabili – in realtà spesso percorsi ciclabili o percorsi ciclopedonali – non sono un pezzo di strada riservato alle bici anche se spesso ultimamente é ciò che é accaduto.
    In Alto Adige stiamo messi discretamente bene a tal proposito ma anche per noi non é come spesso si dice o crede – chiaramente a mio modo di vedere – .
    Ma perché tante piste ciclabili “brutte” o inservibili? – non conosco l’ esempio di Napoli o Cagliari ma ho visto in tante altre città -.
    Perché così i comuni – in linea teorica – hanno agito creando alternative al fatto di dover percorrere strade normali da parte delle bici.
    In tal modo avrebbero agito come il buon padre di famiglia che ha destinato un pezzo di strada ai ciclisti, parte debole nel traffico.
    Poi, come detto, spesso i risultati… Ma guardate che anche in Svizzera certe ciclabili sono insicure, non é un discorso geografico: l’ altro giorno sulla RSI (televisione svizzera) facevano vedere i problemi del traffico di Lugano e di un comune vicino con una ciclabile solo tratteggiata per terra a fianco e sullo stesso piano della strada dove sfrecciavano le macchine. Conseguenza: tutte le bici andavano sul marciapiedi.
    Però, é vero, si vedono ciclabili impossibili in giro: pezzi di 50 metri buttati lì in mezzo al nulla (dove é più scomodo entrare piuttosto che continuare sulla strada), pezzi impraticabili (o troppo stretti) ma sull’ onda della moda, del trend ciclistico, tutti a fare ciclabili o pseudo – tali! E poi i premi, le statistiche… Volete mettere?
    Una ciclabile non é una semplice corsia riservata alle bici. Dovrebbe essere una rete di tratti percorribili in sicurezza che soprattutto colleghino punti critici e importanti di una città in modo da poter creare un’ altenativa alla macchina o ai mezzi pubblici.
    Una ciclabile non nasce in due giorni ma dovrebbe essere inserita in progetti a medio e lungo termine che facciano parte dell’ evoluzione di una città.
    Tanti esempi in tal senso sono effettivamente solo fumo negli occhi. Fra qualche tempo si rischia che i cittadini protestino contro le ciclabili: a volte assurde, maltenute o pericolose. E allora si farà presto a riportarle al rango di strada per le macchine. Contenti tutti… O quasi.
    Le ciclabili e l’ uso della bici sono investimenti importanti e sono un discorso di cultura ciclistica e civica che troppo spesso mancano.
    Le ciclabili dovrebbero essere usate sia dai ciclisti sportivi che dai lavoratori che vanno in ufficio che dalle signore che vanno a fare la spesa dal panettiere. Insomma dovrebbero essere comode, sicure e veloci. Comode,pratiche. E perché no, fino a quando riterremo più “vincente” la figura di un uomo in macchina (magari bloccato nel traffico) piuttosto che quella di uno che pedala…
    Provate a camminare su una ciclabile in Germania: se non vi investono ma vi sacramentano solo dietro é già tanto! Esagerato? Sí, forse. Ma é interessante capire come ci sono arrivati…

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