Vado controcorrente

Stamattina sono andato al negozio Decathlon più vicino a casa mia a ritirare la bici che ho scelto per il test: una B’twin Triban 520, con tripla e occhielli per parafanghi e portapacchi.

Una scelta controcorrente, che ha spiazzato chi era da qualche settimana a conoscenza di questa mia decisione e, credo, anche il solerte ufficio stampa del colosso francese di articoli per lo sport.

Immagino si aspettassero richiedessi una top loro di gamma, che non manca a catalogo. Invece no, voglio immedesimarmi nel ciclista alle prime armi.

E così ho chiesto una bici non da corsa nel senso stretto del termine; una sportiva ma non quei cavalli di razza, leggeri, reattivi e anche molto costosi che mi piace provare.

E non ho voluto mi fosse consegnata a casa, ho chiesto fosse spedita in negozio e lì montata, regolata e consegnata. Come fossi un cliente qualunque; anzi, come fossi un cliente incapace pure di montare i pedali da solo.

Ho tempestato di domande il povero meccanico che stamattina non immaginava avrebbe iniziato il turno domenicale, che già di suo è il più duro, avendo a che fare con un trifolatore seriale 😀

Sarà un test molto più difficile di quanto avevo e voi potreste immaginare. E’ stata una scelta per certi versi rischiosa, anche dal punto di vista editoriale. Una top di gamma da lustro alla testata, su questo non ci piove.

Però di questo mi curo poco; quello che mi preoccupa sono impostazione e linguaggio del test che verrà. Perché quando scrivi devi adattare lo stile al pubblico di riferimento. Che in questo caso, affinché ne venga fuori un articolo utile, non può essere il ciclista informato, tecnico e preparato. Ci saranno da spiegare concetti non proprio immediati, come le geometrie e le quote, a chi va in negozio e sceglie la taglia in base alla sola altezza.

Ci sarà da provare la bici in molte possibili situazioni, perché è una bici da corsa sui generis. La presenza di occhielli, della tripla, il passaggio gomme generoso e una notevole comodità (che ho già apprezzato tornando dal negozio in sella e allungando il rientro per una prima presa di contatto) ne fanno una seria candidata a un ciclismo ad ampio respiro.

 

A un prezzo irrisorio, parliamo di un capello sotto i 600 euro.

E il prezzo è stata l’altra molla che mi ha spinto alla selezione. La scorsa estate mi resi conto che durante le uscite per i test, solo di abbigliamento in prova indossato sfioravo il migliaio di euro. E nelle uscite di prova con questa Triban 520 ugualmente vestirò per un costo complessivo che è quasi il doppio della bici. Solo il casco Met Helmets 3K carbon che sto provando viene 300 euro. Metà bici.

Sicuramente se avessi scelto di dedicarmi alla top di gamma di altra azienda che era tra le papabili per un test di bici avrei catturato attenzione e vi avrei tolto qualche curiosità. Sicuramente molti storceranno il naso davanti a questa onesta lavoratrice a pedali.

Però sono altrettanto sicuro che alla fine anche test come questi servono; a conoscere, capire e, forse, scoprire che non sempre è necessario svenarsi per pedalare divertendosi. Lo vedremo più in là.

Quando? Non prima di sei settimane l’articolo sarà online. Me ne servono almeno quattro, salvo imprevisti e meteo permettendo, per i test su strada. Poi ci sarà tutto il tedioso lavoro sulle immagini da sistemare per poterle pubblicare senza che salti tutto. E infine scrivere, che non è mai semplice.

Ieri ho finalmente chiuso la sequela di test dedicati al ciclismo urbano. Chiusi io, che non significa ho terminato le pubblicazioni. Quelle andranno avanti almeno sino alla prima metà di marzo.

“Chiuso un test” significa che ho terminato le prove su strada, sistemato le immagini e impostato le scalette di composizione. Arriveranno a breve due sistemi antifurto, le borse che tanto mi hanno fatto penare per ritirarle, la luce anteriore per dinamo. A cui si è aggiunta una scarpa Shimano, la MT7; che non è solo urban. A lei seguirà la versione XC5, più fuoristradistica e ben adatta al gravel; che mi sta accompagnando in off road nelle ultime uscite con i Kenda Small Block, gomma anch’essa adatta al gravel leggero. In settimana inizieranno anche le prime uscite con le Pirelli PZero e partirò dalla versione 4S; sono già al lavoro sul Met 3K Carbon di cui vi ho detto e in attesa di altro casco sportivo. Infine, appena disponibili, Alfonso Cantafora di BacMilano mi invierà le ulteriori staffe che ha creato per il suo bellissimo portapacchi, così scopriremo insieme molte altre possibilità di montaggio.

Insomma, ciclismo a tutto campo, cerco di ampliare gli orizzonti.

E meno male mi ero ripromesso il settembre passato che non avrei pubblicato più di un test al mese, per non trovarmi a uscire solo per provare come tutta le scorse primavera ed estate. Ma, al solito, dico una cosa e ne faccio una altra. Non mi lamento, anzi. Faccio una cosa che mi piace, mi diverto e quando ti diverti il lavoro non pesa. O almeno non pesa così tanto.

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Davide

    Ciao Fabio,
    il test è meno strampalato di quanto si possa pensare. Basti pensare che nella metropoli di Lille, dove lavoro – anche casa madre di Decathlon, d’accordo – è molto diffusa per uso quotidiano, città in settimana e un po’ più in là nel weekend.
    Grazie per i preziosi articoli, buone pedalate.

    • Elessarbicycle

      Ciao Davide, condivido in pieno le tue parole, e infatti ho la bici qui 😀
      Ma questo è un blog italiano, che al pubblico italiano si rivolge (seppure con qualche rara incursione nella lingua d’Albione) e sappiamo tutti che qui da noi quando si parla di bici del Deca o della tripla scoppiano le guerre. Io poi me la sono scelta con tutte e due le caratteristiche… 😀

      Fabio

      • obysamkenoby

        Ciao Fabio
        La Triban 520 è una bici che mi è sempre piaciuta molto (insieme alle altre Triban), non so se l’avevo già previsto ma secondo me considerata la configurazione della trasmissione un test in puro stile gravel (magari con un 12-28 dietro per arrampicarsi ovunque) lo farei… A mio avviso può venirne fuori qualcosa di molto molto interessante.
        E lo dico non avendo più bici Decathlon, a mio abisso comunque abbondantemente sottovalutate.
        Bravo e grazie ancora
        Samuele

        • Elessarbicycle

          Ciao Samuele, bici test si fa il test così com’è: è la regola. Una bici mia posso giocarci come voglio, cambiare componenti e quello che voglio. Una per i test, anche se per esempio il produttore prevede allestimenti diversi e/o personalizzazioni, va provata esattamente come te la consegnano.
          L’unica modifica che farà sarà usare pedali con attacco invece dei flat di serie, ma perché altrimenti non riuscirei a pedalare; per il resto tutto così come mamma B’Twin l’ha fatta. Ah no, le luci le levo…
          Ovviamente mi assicurerò per esempio fino a che misura di gomme può passare, ma certo non uscirò con coperture diverse da quelle di serie. Non sarebbe corretto e falserebbe il test. Pensa se ci mettessi sotto un paio di ruote mie che costano più della bici: a che servirebbe poi la prova su strada?

          Fabio

          • Forse non mi sono spiegato, so bene che le bici le provi così come nascono (ed è la base della correttezza per cui tanto volentieri ti seguo), la mia è più una curiosità di sapere se la si può considerare una buona base per upgrade (in varie direzioni) o meno…
            Comunque attendo con impazienza il test 😉

          • Elessarbicycle

            Sorry, non avevo capito. A occhio direi che qualcosa si potrebbe fare.
            Si, il Sora in questa versione è assai carino. Comandi e guarnitura fanno la loro figura

            Fabio

      • Marzio

        Purtroppo è vero, quando si parla di bici del Deca la gente pensa subito a “roba da supermercato”.
        Dopo Bianchi e Cannondale, presi una mtb al Deca perchè era l’unico negozio che l’aveva disponibile da farmi toccare nella mia (enorme) taglia, mentre i soliti negozi di marche rinomate pretendevano che ordinassi la bici da catalogo solo in base alle misure scritte e senza poterla vedere dal vivo (tanto valeva prenderla online!).
        Mi piacque così tanto che poi l’ho rivenduta (rimettendoci pochissimo) per prendere un’altra Rockrider, ma 29er, che ormai è con me da quasi 5 anni… e se regge il mio peso “piuma” sugli sterrati che portano dall’Aremogna a Roccaraso o a Scontrone e da Campo di Giove a Palena, può definirsi indistruttibile!!!
        Sempre dal Deca, dopo, ho preso anche una bici da trekking per mia moglie (ex Bianchi) e due mtb per mio figlio.
        Sicuramente non sono bici al top, come spesso non lo sono le nostre gambe, ma credo che siano assolutamente la scelta migliore per chi ha un budget al di sotto dei 1.000 euro.

        • Elessarbicycle

          Ciao Marzio, non ti nascondo che proprio il generale nostrano ostracismo è stato uno dei motivi che mi ha spinto a questo test. Ricordo ancora quando alcuni anni fa, dopo una lunga lontanaza dal mio mondo sui pedali, decisi di tornare in sella. Oltre la forzata inattività, pagavo lo scotto (e lo pago ancora, ogni giorno) di una lunga teoria di interventi chirurgici all’addome, col conseguente strascico di problemi post operatori. Per rimettermi a pedalare scelsi una bdc economica nel prezzo di acquisto (non era certo ce l’avrei fatta a rimettermi in sella; anzi, il chirurgo me lo vietò e io non potevo al buio investire chissà che cifra) che all’epoca era proposta con la tripla campagnolo 10v, una delle pochissime sul mercato. Si rivelò una gran bici e durò poco solo perché appena mi resi conto che potevo farcela a tornare in sella la cambiai per una quasi top di gamma. Tantissimi pregi eppure le gente non la voleva a causa del nome sull’obliquo. Solo per questo: si vergognavano dicevano. Bah
          E ricordo pure come all’inizio della panoramica che da Sporlonga porta a Itri fui affiancato da due ciclisti e uno mi apostrofò, secondo lui sarcastico: la tripla? Ma pigliati un motorino se non ce la fai…
          Non li salutai in un zot: mi misi davanti, ondeggiando le spalle a simulare sforzo estremo ma sempre con quel poco di velocità in più per costringerli a tenere un passo alto nella convinzione di potermi passare. E poi un mio “Ah, ma tengo al tripla, mo salgo agile” e via… Puerile? Sicuramente, ma io in bici torno bambino 🙂

          Fabio

  • Luca

    Trifolatore seriale di ua###ra? 🙂

    Fai bene ad esplorare le proposte di Decathlon, Fabio.

    I prezzi, in generale, sono molto competitivi; peccato che qualche anno fa abbiano adottato politiche commerciali tese a valorizzare i marchi proprietari, (accessori e abbigliamento) escludendo o riducendo, via via, la presenza dei marchi più blasonati e costosi (e di qualità, spesso, superiore).

    Luca.

    • Elessarbicycle

      Oibç Luca, di bici sportive con la tripla non ce ne sono molte e a me interessava anzitutto quello. Poi visto il prezzo stracciato a cui è proposta questa Triban, mi è venuta la curiosità.
      Oltre al mio solito snobismo, per cui mi piace fare le cose diverse dagli altri 😀

      Fabio

  • Michael

    Ciao Fabio,
    Sono stato a Napoli per la prima volta l’estate scorso passando per prendere traghetto a Sicilia. Ed e’ stata anche la prima volta che a Decathlon (credo sia l’unico a Napoli, con parcheggi su tetto), non ho visto nessuna bici da corsa.
    Qua (Lombardia/Piemonte) c’e sempre al meno tre modelli, con S-M-L sempre presenti.
    Questa osservazione mi ha fatto ragionare un po’ e mi ha fatto crescere di parecchio la stima verso chi pedala sulle strade dalle vostre parti.
    Cosi’, mi e’ venuto il ricordo 🙂
    Buone pedalate!

    • Elessarbicycle

      Ciao Michael, non so se sei stato allo stesso negozio che ho scelto io per il ritiro; scelto per comodità mia, a piedi in 20 minuti arrivo. Non ha bici da corsa questo che ho usato come campo base perché, mi spiegava per sommi capi il meccanico, la platea non è recettiva e quindi lasciano il settore ad altro negozio, non troppo distante ma io avrei dovuto prendere l’auto, dove invece le bici da corsa le vedo. Non tutte, solo le più economiche. Le top francamente non so dove preferiscono esporle, mai indagato.

      Fabio

  • Luca

    Hai fatto bene ad editare Fabio, a volte non colgo pienamente la portata del lessico partenopeo. 🙂

  • Adriano

    …opperò, io sono contento ma, ovviamente, sono parte!
    🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, perché di parte? Oibò, ora non vorrei fare brutta figura e magari scoprire che mi hai già detto che hai la stessa bici (però questa 2018 è leggermente diversa) e io non lo ricordo: ho fatto la brutta figura? 😀

      Fabio

      • Nessuna brutta figura, anzi il contrario! Seguendo – tramite il libro e il blog – il tuo modo (uno dei tuoi modi) di vivere la bicicletta, quasi due anni fa acquistai la 520 con la quale (io dedito prevalentemente alla mtb) ho percorso 2 mila km. Ovviamente è la mia prima e unica bici da strada, con la quale volevo solo provare le ruote “magre” e dedicarmi a qualche viaggio lungo di più giorni; non avendo nessun termine di paragone ad oggi posso dire solo che io mi trovo bene.
        Voglio però spezzare una lancia a favore del servizio post vendita di Decathlon: con la loro garanzia ho avuto 365 per recedere dall’acquisto e avere indietro un buono di pari valore; non nascondo che per me (tiepido con le bici da strada) è stato un valore aggiunto determinante! Ora sono molto curioso di questa prova su strada …per la quale – appunto – sono di parte!
        🙂

        • Elessarbicycle

          Ah ecco; ora poi vedo pure il tuo avatar (non sempre mi compare) e questo spiega tutto.
          Post vendita sicuramente eccellente; officina forse da rivedere un poco…

          Fabio

  • Luca

    Grande Fabio, così confronto la mia esperienza (ho una vecchia Triban 5 molto simile) con la tua. Per la comodità ti posso dire che ci ho fatto 260 km e 1600 mt d+ in giornata senza finire al pronto soccorso!

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, la comodità mi ha colpito subito, seppure la mia è stata una brevissima presa di contatto. Fra oggi e domani tutte le foto statiche (da fare sempre a bici integra e pulita) e poi in sella.

      Fabio

  • xtanatos

    Ottimo !
    Credo che sia un test molto intelligente dato che questo tipo di bici sono scelte come prima bici.
    Poca gente si informa prima di cosa sia meglio e sono attirati soprattutto dal prezzo molto basso.
    Sono proprio curioso di leggere il risultato del test.

    • Elessarbicycle

      Già, forse è la prima bici per eccellenza. Eppure, senza già voler anticipare nulla perché stamattina mi sono dedicato solo a un paio d’ore a zonzo per controllare alcune cose e sistemare l’assetto, potrebbe risultare anche una comoda seconda bici. Mi sta incuriosendo molto la comodità del telaio, ma ci sarà da indagare con calma per attribuire i giusti meriti a ogni componente. Monta le Michelin Dynamic, gomma che già di suo ha un comfort su strada di ottimo livello e pure le ruote se la stanno cavando bene, sempre riferito al solo comfort.
      Mi sa che non sarà proprio un test facile, come dico spesso più un componente o bici è estremo più è facile; qui siamo su un generale compromesso, che vira sullo sportivo ma lontano da eccessi. La cosa più difficile da sviscerare.
      Vedremo.

      Fabio

  • Giovanni

    Io credo che sia un test utilissimo anche perchè ricordo bene, e tu meglio di me,gli inizi. Mi immedesimo con chi vuole entrare in questo bel mondo e di cosa da imparare ne ha tante e giustamente lo deve fare per gradi. Condivido pienamente questa tua scelta.
    Giovanni

  • Non c’incastra niente con la bici in sé (o forse si), ma il Sora di quest’anno è veramente bello da vedersi…

  • Unica cosa realmente indecente i pattini freno…

  • Andrea

    Ciao,
    si può montare un portapacchi per eventualmente portare il seggiolino del pargolo???
    Potrebbe essere una buona bici da vancanza in camper, ci fai un pò di tutto e ti porti una sola bici.
    Andrea

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, per ognui valutazione ci sarà da attendere la pubblicazione del test. Ma, aggiungo, sarebbe pericoloso data l’impostazione in sella trasportare un bambino, su questa come su qualunque bici con la piega. E comunque parliamo di una bici sportiva, non certo una adatta a carichi pesanti.

      Fabio

      • Andrea

        secondo te quale bici potrebbe fare al caso mio???

        • Elessarbicycle

          Ciao Andrea, in tutta franchezza non ne ho la più pallida idea. L’unico dato in mio possesso al momento è che vorresti caricarci un seggiolino. Piuttosto poco per scegliere tra oltre 2000 marchi e qualche decina di migliaia di modelli… 😀

          Fabio

  • Alex

    Sicuramente si tratta di un test molto utile.
    In tutti i settori tecnici, tecnico-sportivi ecc. esiste una vasta possibilità di acquisto di attrezzature,
    oggetti vari, componenti et similia; le riviste specializzate, nei rispettivi settori di competenza,
    tendono sempre a privilegiare la prova “su strada” di prodotti vari definibili come “top di
    gamma”. Tale abitudine è dettata, in primis, dalla dipendenza di queste riviste dalla pubblicità delle varie
    aziende produttrici, ma anche da una distorta visione di come si dovrebbe affrontare una
    qualsivoglia passione sportiva o tecnico-culturale. Ovvero: una rivista di hifi di solito mette alla
    prova componenti elettronici con prezzo da milionari, una rivista di fotografia principalmente
    ottiche da professionisti, un mensile di ciclismo le bici da 3000 o 5000 euro. Tutti questi poi ci
    fanno sapere che tali manufatti industriali vanno veramente bene! Che sforzo, ci volevano loro a
    dircelo…a quel prezzo. Ecco, il vero recensore, la vera rivista (online e non solo stampata) è
    quella invece che riesce a fare conoscere ai lettori prodotti di prezzo accessibile, ma tuttavia ben
    realizzati.

    Circa Decathlon, trovo che per i ciclisti sia sempre stata solo una benedizione: ha liberato i vari
    utenti della bicicletta dall’ obbligo di recarsi presso i vari negozi specializzati, spesso esosi nei
    prezzi, scontrosi verso i clienti (in questo sono una categoria unica, chissa poi perchè…) e con
    scarso catalogo. Ho sempre trovato da Decathlon personale molto cortese e con buona competenza, un bel catalogo di accessori e ottimi prezzi.
    Tuttavia negli ultimi anni Decathlon, parere personale, ha compiuto alcuni errori strategici nel settore ciclismo:
    ha eliminato la produzione di MTB da 29 pollici, producendo solo 27,5;
    inoltre, a confrontare il rapporto qualità-convenienza delle bici da cicloturismo/city, si può anche concludere che ora la dotazione tecnica e l’ aspetto estetico non sono certo superiori alla concorrenza e i prezzi non più competitivi come da tradizione; questa stessa categoria di bici è inoltre da Decathlon venduta di preferenza solo online e nei loro immensi negozi è scarsamente presente…assurdo. Infine, come già osservato da un altro lettore, si è verificata una riduzione del catalogo accessori e componenti, così da costringere i clienti a tornare a recarsi presso i soliti negozi di ciclismo: ad esempio, non sono più vendute le forcelle da sostituire, oppure è impossibile trovare una guarnitura da turismo (con corona grande da 48), varie tipologie di manubri da città, da viaggio ecc, borse ecc. che fino a qualche anno fa esistevano.

    • Elessarbicycle

      Ciao Alex, complimenti per questo tuo intervento dove su tanti punti hai perfettamente ragione. Purtroppo da tempo è stata abbandonata l’idea che è un test sia un servizio per i lettori e non per le aziende. Ma, credimi, esistono ancora tantissimi colleghi che svolgono con passione questo mestiere e lo fanno avendo i lettori come unico obiettivo.
      Io provengo da quel mondo e non tutti sanno esattamente come funziona dall’altra parte delle pagine.
      Col prezzo di copertina una rivista non copre nemmeno le spese della carta, quindi l’unico modo per non fallire dopo sei mesi è raccogliere pubblicità. Una pubblicazione online ha ugualmente tantissime spese, senza avere un prezzo di copertina, e sovente la sola pubblicità non permette il necessario margine di guadagno. Infatti ormai la strada, almeno per i grandi, è offrire una sorta di abbonamento.
      Il tutto gratis non esiste, qualcosa c’è sempre da pagare e qualcuno deve farlo. Persino in un piccolo blog come questo, che è gratis per voi quindi il qualcuno che paga sono io. Con un modesto apporto pubblicitario, i cui introiti coprono a malapena un terzo delle spese. Però io ho un vantaggio, e cioè posso avere questo blog per sola passione, senza dover rendere conto a nessuno. Nemmeno agli inserzionisti, perché ho scelto una affiliazione neutra invece di stipulare contratti con singole aziende. I banner che voi vedete sono stabiliti da Google in base alle vostre preferenze di ricerca, io non ho proprio idea di voi cosa vediate e ognuno ne vede di diversi.
      E’ una scelta che sul piano economico non è conveniente, gli introiti sono inferiori, e di molto, rispetto al vendere direttamente gli spazi. Ma è una scelta che impedisce ogni commistione, perché se provo un prodotto di una tale azienda nessuno potrà mai dire che lo faccio perché ho il loro banner.
      Questo sulla carta stampata è ovviamente impossibile. E si, è vero, c’è una certa sudditanza da parte delle redazioni nei confronti degli inserzionisti perché, alla fine, sono loro che pagano gli stipendi, seppure indirettamente.
      Ma questo non significa è sempre così. Purtroppo c’è, è reale, una disonestà di base che significa pubblicare finti test quando in realtà sono veri e propri redazionali a pagamento. Una pratica assai diffusa non solo sulla carta stampata ma, al momento, che va per la maggiori su tanti siti con moltissimi accessi. Basta una veloce scorsa a finti test di poche righe che nulla dicono, due foto intorno al quartiere e si capisce che l’interesse è tutt’altro che informare correttamente il lettore. Però, per fortuna, non vale per tutti.
      Il fatto esista un uso distorto di uno strumento, quello dei test per il pubblico, non significa che tutti usino questi sistemi fraudolenti. E non parlo per me, chi mi conosce sa perfettamente che nulla ho da dimostrare. Spezzo una lancia in favore di tanti colleghi che, letteralmente, si ammazzano di fatica per offrire un buon servizio ai lettori, consapevoli che tanti sforzi difficilmente saranno ripagati e, soprattutto, nella certezza che nessuno di chi legge abbia una vaga idea del lavoro che c’è dietro.
      Cosa invece un giornalista abbia possibilità di proporre è tutt’altra questione, nella quale, vi assicuro, non ha poi tanta voce in capitolo.
      Per svolgere un test hai bisogno di una cosa fondamentale: il materiale da testare.
      Che, e questo non tutti lo comprendono, non scegli tu giornalista ma l’azienda. E soprattutto da quando molte aziende hanno passato la gestione della comunicazione agli uffici marketing e non più a uffici stampa (quindi a giornalisti che, bene o male, comprendono meglio le tue esigenze) le cose si sono complicate. O hai la fortuna di incontrare un PR con la testa sulle spalle (e ce ne sono, alcuni li ho anche pubblicamente ringraziati nei mei test) oppure, credimi, diventa uno strazio. Chi, come me, non deve viverci con la sua pubblicazione, può permettersi il lusso di rinunciare e rispondere tranquillamente “ok, a queste condizioni non lo faccio il test”; chi invece con gli articoli pubblicati deve pagarci le bollette, beh, non è in posizione per contrattare.
      Ma, come l’uso fraudolento dei test, anche questa è una distorsione e anche in questo caso conosco molti che restano fedeli al principio che l’unico punto di riferimento deve essere sempre il lettore.
      La scelta del materiale da proporre, quindi, non è tutta nelle mani del giornalista. Il quale chiede ma non sempre ottiene.
      Poi c’è da fare i conti con la concorrenza: se quello ti mette la top di gamma in copertina e tu la entry level, ti assicuro che la gente comprerà la prima rivista.
      Quindi se vuoi poterti permettere di pubblicare anche una entry level, ti serve anzitutto la top di gamma; perché cattura lettori e ti rafforza sul piano contrattuale diciamo così. Hai moneta da spendere nelle tue richieste alle aziende.
      C’è anche una altra arma di dissuasione poco nota in mano all’azienda per indurti a miti consigli.
      Il materiale riservato alla stampa non è semplicemente prelevato dalla linea di produzione e spedito, come fosse un negozio che toglie via da uno scaffale.
      Con netto anticipo è stabilito un budget, un numero di pezzi da mettere a disposizione e quelli sono. I giornalisti invece sono sempre più del materiale messo a disposizione.
      A chi affidarlo per primo è una formidabile leva: chi primo lo riceve, venderà di più. L’ultimo ormai pubblicherà quel test dopo mesi rispetto ad altri, a chi vuoi importerà?
      Insomma, come vedi non è un mondo semplice e c’è tanto che chi legge non conosce. Quindi generalizzare non è possibile. C’è chi svolge questo mestiere con passione e chi solo per lucrare, esattamente come avviene in qualunque ambito.
      Però, dico sempre, alla fine il lettore non lo inganni: prima o poi ti scopre.
      Tutto questo sempre riferendomi a giornalisti veri, iscritti all’albo e che ricevono il materiale dalle aziende. Non certo al piccolo blogger che prende in prestito dal negozio amico e si vanta di essere l’unico a svolgere reali test su strada.
      Mi sono dilungato oltremisura, ma conosco troppi giornalisti per bene per non dedicare parole al lavoro che svolgono.
      Sul tuo secondo punto, da ciclista convengo che hai ragione; però si entra nel campo di scelte aziendali e di politica commerciale che alla fine nulla c’entrano col test di un prodotto. Test che deve valutare appunto il prodotto, l’assistenza post vendita e le accortezze in fase di prevendita, se cioè l’assemblaggio è curato e così via. Cosa poi una grande catena decida di mettere sugli scaffali sono affari suoi e comunque non incidono nella valutazione del prodotto in prova.

      Fabio

      • Alex

        Grazie della tua risposta, che ho trovato molto interessante.
        Se è possibile, vorrei puntualizzare i concetti già da me proposti.
        Parlando della dipendenza dalla pubblicità, non alludo a una situazione di asservimento di chi effettua le recensioni, piuttosto quanto alla realtà attuale dell’ editoria, ovvero: la pubblicità è necessaria per sostenere le spese editoriali, come anche tu ben delinei e illustri; di conseguenza, chi poi fa la pubblicità decide – suppongo io ora – quale tipo di materiale inviare per le recensioni…si sente cioè in diritto di farlo e nemmeno ha tutti i torti, si potrebbe dire, in fin dei conti si tratta sempre di imprenditoria, di commercio e non, purtroppo, di cultura tecnica fine a se stessa. Secondo me, naturalmente è solo la mia opinione, è qui il “corto circuito”. Dalla tua risposta vengo a conoscenza di una realtà che sospettavo, ma mi
        illudevo non fosse tale: se è una bici “top” a richiamare il pubblico di un giornale, per me è solo un grave errore tattico che si tramuterà in errore strategico.

        Ti facevo l’ esempio del giornale di fotografia: per gli appassionati del genere, trovare in edicola un periodico che prova l’ ottica prestigiosa da migliaia di euro dovrebbe richiamare meno possibili lettori di un altro mensile specializzato che prova invece un obiettivo da qualche centinaio di euro che si è fatto la fama di essere “supernitido” ecc. Tutti sono curiosi di sapere se è vero! Nel primo caso, ma che lo provano a fare…come ti dicevo.

        Le aziende come Decathlon hanno conquistato il mondo con prodotti di massa a volte super economici ma utili; nelle città italiane sfrecciano quotidianamente le bici Decathlon, mentre i marchi popolari-storici del nostro paese dove sono? Ammesso che esistano ancora…Decathlon ha
        bisogno di farsi pubblicità? Sì, qualcosa c’è, ma Decathlon non mi sembra che assicuri le entrate a una rivista, non ne ha bisogno… Quel che voglio dire, è che l’ errore più grande in tutta la faccenda dell’ editoria tecnica/sportiva e delle aziende e dei consumi ad essa collegati è la errata strategia commerciale di puntare sempre sul massimo dei consumi (“top di gamma”) pensando che poi questo generi una ricaduta positiva sulla massa, è esattamente il contrario, sempre che non si voglia puntare di proposito all’ elitarismo…per quale fine non saprei. Ora mi fermo e non tedierò più te o i lettori. Grazie ancora dell’ ospitalità.

        • Elessarbicycle

          Ciao Alex, dubito stia tediando qualcuno, di sicuro non me; anzi, trovo che sia utile per tutti sapere meglio come funzionano certi meccanismi.
          Sempre tenendo presente che non è possibile, oltre che sbagliato, generalizzare.
          E sempre tenendo presente il corretto significato delle parole.
          Per esempio: pubblicità. Come la vogliamo intendere? Nel suo significato comune di spot a pagamento oppure in quello letterale di portare a conoscenza?
          La questione non è puramente semantica ma sostanziale.
          Un test, qualunque test, è pubblicità: serve a portare a conoscenza dei lettori un dato prodotto e le sue caratteristiche.
          Un test, qualunque test, può trasformarsi in uno spot a pagamento se giornalista e azienda sono poco corretti.
          Tutto quindi si gioca su questa sottile differenza e sull’onestà intellettuale delle parti coinvolte.
          Esistono aziende che premono e impongono perché ci sono testate che lo permettono; ci sono testate che ricattano le aziende (imporre un finto test e farsi pagare per pubblicarlo, minacciando recensioni negative è una estorsione) e aziende che cedono.
          Però, e questo è il lato bello di questo mestiere, esistono tante testate e tante aziende che collaborano in un rapporto di reciproco rispetto e onesta divisione dei ruoli.
          Poi è normale, e non deve né scandalizzare né far pensare a chissà quali imbrogli, che in questo rapporto ci sia un naturale scambio di opinioni su cosa sia preferibile portare a conoscenza del pubblico.
          Per molti anni mi sono occupato di test in altro settore, ora lo faccio in prima persona per il mio blog quindi un poco di esperienza me la sono fatta.
          E ti riporto appunto la mia esperienza, a titolo di esempio.
          Poniamo il test di un completo da ciclismo. Contatto l’azienda dopo aver valutato sul loro catalogo un paio di modelli che rispondono a determinati requisiti che ho preventivamente stabilito; per esempio il range di temperature, il tipo di fondello, la presenza di elementi riflettenti, la vestibilità e così via.
          L’azienda mi conferma la disponibilità di uno o di tutti e due e mi chiede quale preferisco, la taglia e la variante cromatica. A volte mi chiede se tra i due va bene inviare il completo X invece dell’Y perché il completo X è una novità o l’Y è a breve destinato a uscire da catalogo o perché sull’X c’è una soluzione tecnica unica e varrebbe la pena parlarne o qualunque altro motivo che uno possa immaginare. Quindi se per me va bene, se cioè il completo X rispetta comunque tutti i miei parametri, possono inviarmi quello invece dell’Y? Ovviamente io rispondo si, non mi sembra ci sia nulla di strano o in danno dei lettori.
          A volte, quando il materiale non è ancora disponibile al pubblico o presente a catalogo (perché i test si organizzano anche mesi prima) e quindi non posso sapere esattamente la gamma nuova cosa prevede, indico le mie necessità, ossia le caratteristiche salienti e chiedo cosa di ciò che sarà presentato fra un paio di mesi nella nuova collezione risponde ai miei parametri. Lasciando quindi all’azienda valutare con precisione cosa corrisponda a ciò che mi serve.
          Ho, per esempio, appena ricevuto un completo estivo, novità 2018 non ancora presente sul sito del produttore. Mi hanno inviato il nuovo catalogo, non ancora reperibile sul loro sito, io ho indicato alcuni modelli e lasciato a loro la scelta sulla versione che, effettivamente, risponde esattamente a ciò che cerco tra quelle da me indicate. Quale cioè rispetta i miei parametri, a iniziare dal fondello da lunghe distanze. Aver lasciato poi all’azienda valutare con precisione quale tra i prodotti da me indicati abbia tutte le caratteristiche che cerco non è ingerenza o accordo sottobanco: è un vantaggio per i lettori perché mi permette un test esattamente con qualcosa che cerco e che, essendo novità, non conosco ancora in dettaglio.
          Per farti un altro esempio, di cui tra l’altro ne ho scritto proprio nel test dedicato (segno che nulla nascondo) quando ho chiesto a Met un casco urban in prova avevo indicato il solo Corso. Il manager della comunicazione mi ha chiesto se volessi provare anche il Grancorso, dedicato alle e-bike. E quando gli ho risposto che non avevo un pubblico di riferimento perché le e-bike non le tratto, mi ha replicato che proprio per questo voleva inviarmelo: per avere un parere anche in uso a bici muscolare. Io ho accettato e ne è venuto fuori un test interessante, utile, credo, a molti.
          Ecco, questa è onesta collaborazione tra le parti.
          E poi esistono i casi opposti. L’oggetto di una delle primissime recensione che ho messo online era da poco stato recensito su un noto mensile cartaceo: il quale aveva chiesto e, ahimè, ricevuto, un lauto compenso per quella pubblicazione.
          Addirittura alcune aziende mi hanno rifiutato l’invio di materiale quando, alla loro richiesta su quanto gli sarebbe costato, io ho risposto “nulla, solo la spedizione in andata e ritorno: non pubblico a pagamento”. E invece di apprezzare mi hanno ritenuto inaffidabile, non controllabile.
          Quindi, come vedi, esistono distorsioni ma non è così per tutti.

          Altro punto: perché provare sempre e solo il top di gamma? Beh, in realtà non è così. Le testate serie provano il top come l’entry level. Anche qui è una questione di come decidi di gestire la tua pubblicazione. Sono scelte di ognuno. Io non posso parlare per gli altri, sul perché preferiscano fare una cosa piuttosto che una altra; solo parlare per me stesso e io ho scelto, da subito, di non proporre esclusivamente il top ma di cercare il miglior rapporto qualità prezzo e scovare marchi poco noto in Italia. Poi, certo, ai grossi nomi come al top non rinuncio, sia perché è un vero piacere per me, da appassionato, giocare con tutta questa roba e sia perché affinché le aziende ti diano ascolto devi anche avere a curriculum test di valore. Se, per esempio, chiedo una gamma di copertoncini top, l’azienda guarderà se ne ho mai recensiti e come e vedendo che il suo maggior concorrente è lì e mi ha affidato il miglior materiale a catalogo, capirà che non sono uno improvvisato come in rete ne girano tanti.

          Ultimo punto: non ho capito la questione della pubblicità Decathlon. Non so cosa faccia o come si comporti con altri. Posso solo dirti che con me l’ufficio stampa è stato corretto, disponibile e persino fin troppo paziente davanti alle mie richiesta. Senza alcuna ingerenza e chiedendomi, come unico limite diciamo così, di non protrarre la tenuta della bici per infinite settimane. Che è una richiesta normale, ogni azienda vuole sapere quanto tempo terrai il materiale e quando sarai online.

          Spero di aver fornito, a te come a tutti voi che seguite questo blog, un quadro abbastanza chiaro di come funzionano le cose. Ho per forza parlato della mia esperienza personale perché quello che fanno gli altri non mi interessa. Ogni tanto mi arriva la notizia che qualche forum ha mandato il portatore d’acqua a scrivere post per dubitare dei miei test; oppure altri siti che bloccano la possibilità ai lettori di linkare un mio articolo ma non me ne curo più di tanto.
          Il mio rapporto è che voi lettori e non ho mai mancato di svelarvi i dietro le quinte o illustrarvi il perché delle mie scelte. Le altre pubblicazioni facessero quel che vogliono, io già a fatica riesco a seguire la mia, figuriamoci se dovessi preoccuparmi degli altri. Magari se evitassero di scopiazzare e poi denigrare sarebbe più corretto, ma, anche in questo caso, facessero quel che vogliono. Mi cambia nulla.

          Fabio

  • Pomeriggio uggioso, mattinata piena di contrarietà: sul divano stesii a leggere una bella prova – su rivista o blog – di, che so, la C64 con descrizione minuta di tutte le caratteristiche esoteriche dei componenti ha il suo torbido fascino! Pur sapendo che non ne guiderò mai una, il sottile piacere di apprezzare l’ingegno, la visione del progetto, la capacità costruttiva, la maestria delle soluzioni ha il suo posto nella mia vita ciclistica!!
    🙂

    • Elessarbicycle

      Non posso darti torto Adriano…
      Per quanto segua la linea dei test “utili”, hai voglia se non mi divertirei a farmi qualche bella top di gamma.
      Ma devo operare scelte e la prima cosa di cui devo tener conto è il tempo a mia disposizione. Con lo stratagemma di unire i prodotti per destinazione d’uso sto riuscendo a tenermi sulla media di un test a settimana pubblicato. Una bici invece la devi gestire in solitaria, al massimo ci aggiungi un casco; già, per esempio, l’abbigliamento non puoi: come giudichi un fondello pedalando con una sella che non conosci? Devi sempre eliminare tutte le variabili in un test.
      Il tempo quindi per i test di bici complete raramente lo trovo; servono almeno 4 settimane, più altre due per la composizione e dopo sei settimane che hai lavorato tanto hai un solo articolo. Trascurando tutto il resto, quindi pubblicazioni ferme. Non è proponibile e infatti mi ero ripromesso di non fare bici. Poi al solito dico una cosa e ne faccio una altra 😀
      Ieri sera studiavo il calendario delle pubblicazioni e mi sono reso conto che se metto online ogni sette giorni, come sto facendo, sono già pieno sino a fine maggio, inizi giugno. E vabbè.
      Minaccia pioggia pure qui, mi cambio ed esco con le Pirelli Pzero S4: prove sul bagnato. Il dovere mi chiama 😀

      Fabio

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