Urban training

7021-elessarbicycle-urban-trainingAutunno iniziato, vacanze finite da un pezzo, impegni che aumentano, ore di luce che diminuiscono, fine settimana da poter sfruttare una chimera: in pratica si pedala poco. Si d’accordo, magari usiamo la bici per andare al lavoro ma a meno di percorrere almeno una trentina di chilometri e su strade decenti non è che poi serva a molto per tenere la gamba in forma.

La bici non ti perdona se la trascuri; e come spesso ho ripetuto la questione non è rilevante per gli sportivi (che hanno specifiche tabelle e tempo per metterle in pratica) ma per noi normali pedalatori. Siamo noi il motore delle nostre biciclette, se non abbiamo una messa a punto almeno decente non riusciremo a goderci le nostre care compagne a due ruote. Però non è sempre facile, il luogo dove si vive è determinante.

C’è una bella differenza tra risiedere a Bolzano, con ciclabili infinite e le Dolomiti a un giro di pedale, e abitare in una caotica e maltenuta città come Napoli, priva di ciclabili, dal traffico convulso e che richiede enorme pazienza e tempo per lasciarsela alle spalle e trovare strade decenti.

Riusciamo a fatica a ritagliarci due ore durante i giorni feriali per una sgambata: chi vive a Bolzano quelle due ore le sfrutta appieno e bene, chi abita a Napoli in quelle due ore ha si e no il tempo di lasciare la città, pedalando a passo d’uomo su strade martoriate e con un traffico impazzito che ti fa dubitare di tornare a casa intero.

Uso Bolzano come esempio, ma può valere per qualunque città o paese dove ti bastano pochi chilometri e ancor meno minuti per avere strada buona e libera. Se vivessi invece che all’ombra del Vesuvio sulle sponde del lago dove ho la casa di vacanza sarebbe tutta una altra cosa. In meno di due ore potrei percorrere almeno una cinquantina di chilometri, compreso il riscaldamento, godendomi un paio di belle e lunghe salite e facendoci rientrare pure il tempo per la doccia.

Ma vivo a Napoli, al confine della città greca. Comodo perché è in pieno centro e posso spostarmi facilmente a piedi, ho quasi tutto a portata di mano compreso le pizzerie migliori (che male non è), in pochi minuti sono sul lungomare, in pochi secondi nel centro antico e se il trasporto pubblico funzionasse non avrei difficoltà a raggiungere ogni altra zona. Il rovescio della medaglia è che quando esco in bici per allenamento o svago qualunque sia la direzione che prendo devo affrontare circa una ventina di chilometri molto brutti. Traffico, pavé, voragini nell’asfalto già distrutto, pedoni col naso nel telefono, bipedi di ogni età a caccia di Pokemon: insomma, spesso viaggio a velocità talmente ridotte che rischio l’equilibrio. Se ho due ore libere, trascorsa la prima ancora devo riuscire a lasciare la città che già devo rientrare altrimenti non farei in tempo e addio pedalata. Frustrante.

In queste condizioni riuscire a tenere uno stato di forma decente è complicato. Durante l’inverno cerco di sopperire con qualche esercizio in palestra ma non è la stessa cosa. Girare in bici è molto più bello e divertente che sollevare pesi al chiuso.

Di necessità virtù e ho preparato un circuito di allenamento, tutto in ambito urbano. Potrebbe sembrare poca cosa, ma sfrutto a mio vantaggio il profilo collinare e il poco traffico durante l’orario che mi sono ritagliato. Non ve lo dico per raccontarvi i fatti miei ma perché come me sono tanti i ciclisti che vivono in caotiche metropoli e hanno difficoltà a mantenere un allenamento più o meno costante.

Due ore libere doccia compresa si riescono a trovare nell’arco della giornata, senza eccessivi sacrifici e a patto di essere o mattinieri o disposti a pedalare col buio, quando fra poco verrà revocata l’ora legale e la luce sparirà presto.

Centoventi minuti, anzi meno perché ho detto che in questo lasso di tempo deve essere compresa pure la doccia, vediamo come li sfrutto io e se questa mia esperienza può essere di aiuto ad altri.

Qualche compromesso ci vuole, altrimenti non ce la si fa. I miei sono stati due: ridurre il tempo di riscaldamento e percorrere una zona che da qualche anno cerco di evitare più che posso. Questo mi porta a percorrere poco meno di sei chilometri in piano per imboccare subito la prima salita, dura nel tratto iniziale soprattutto a gamba ancora freddina. Se qualcuno segue i grandi giri l’avrà vista in televisione quando il Giro D’Italia partì da Napoli. I corridori la percorrevano in discesa, nell’ultimo tratto per loro (quindi il primo per me che la affronto in senso inverso) è quella col tornate dove alcuni caddero. Arrivato a metà salita però non proseguo lungo la stessa strada ma devio, sbucando in cima da una altra parte. Terminata la salita scendo per la stessa strada sino al livello del mare per reimboccarla nuovamente, stavolta senza deviare. In questo modo mi sparo circa 520 metri di dislivello in meno di mezz’ora. Non saranno le Dolomiti, ma una salita è una salita quando pedali, non è che se la strada è bella fatichi di meno. Proseguo in piano con qualche leggero strappo per raggiungere la successiva salita, più breve e di mattina presto poco trafficata. Aggiungo così altri chilometri e altro dislivello, circa 200 metri. Scendo da un lato, risalgo da quello opposto e mi ritrovo di nuovo alla fine della salita appena terminata. Da qui in poi tornare a casa è quasi tutta discesa, pochi minuti e ci sono. A seconda di variazioni che mi concedo o meno, mi ritrovo con un tempo in sella compreso tra i 90 e i 110 minuti (dipende dal traffico e da eventuali deviazioni/allunghi), poco più di 700m di dislivello e tra i 36 e i 40  chilometri percorsi. Distanza non proibitiva se la si prende come dato a sé, ma di fatto oltre tre quarti delle percorrenza sono sempre in salita e cerco di percorrerli a ritmo alto.

Non è il massimo come allenamento, ma visto che sono decisamente mattiniero, riesco a farlo almeno quattro volte a settimana, dedicando la domenica al giro lungo. In più ho scelto di usare Elessar e in salita i suoi chili di buon acciaio si avvertono.

E la cosa più importante è che se in qualunque momento mi arriva una telefonata per cui “fine del giro c’è da lavorare”, posso essere a casa in pochi minuti perché di fatto giro in tondo e ho sempre una via breve e veloce per tornare al dovere.

Perché vi ho raccontato questo? Come ho scritto sopra, non tutti noi pedalatori seriali riusciamo a uscire come e quanto ci piacerebbe. Lavoro, famiglia, impegni riducono le possibilità. Per chi non può in breve tempo avere disponibili strade pedalabili diventa ancor più complicato mantenere costanza nelle uscite. Allora diventa necessario studiare un circuito, che abbia due caratteristiche: sia adatto al tipo di allenamento che si vuole svolgere e ci consenta di rientrare facilmente al campo base per ogni necessità o impegno sopraggiunto.

Vi posso assicurare che valgono molto di più centocinquanta chilometri percorsi così durante la settimana che consumati tutti la domenica.

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COMMENTS

  • Adriano

    Giusto! Se ci si organizza un nostro spazio (e tempo) ce lo possiamo sempre ritagliare… una domanda: i pedali che usi sono quelli che vedo nell’articolo di presentazione di Elessar e quindi dei pedali sia flat che spd? (se ho visto bene)

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, su Elessar uso pedali con aggancio ma con una piattaforma esterna che ne consente un moderato uso con scarpe normali. Sono gli Shimano Pd-M545, con aggancio da ambo i lati.

      Fabio

  • Andrea

    Come non essere d’accordo Fabio! Molto meglio uscite più corte ma più frequenti che un unico lungo alla settimana. Io, purtroppo (o per fortuna), dopo aver acquistato un pacco pignoni nuovo per attrezzarci una bici per rulli, mi è venuta un po’ la pazza idea di comprare una luci seria e caricare la bici in auto a 30 km da casa, per fare una salita frequentatissima (nelle ore diurne ovviamente), che sale fino a 250 metri circa di altezza, che ha 4 versanti, uno panoramico e facile e gli altri molto più duri, anche se per forza di cose più brevi. Contando che di ghiaccio sulle strade se ne vede sempre meno viste le temperature sempre più miti degli inverni, ci stavo quasi facendo un pensierino…
    Il bello è che fino a non molto tempo fa consideravo questa “mania” dei ciclisti di voler uscire ad ogni costo un’assurdità, ma poi quando ti appassioni non ti sembra più così, anzi diventa il momento migliore della giornata.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, tra rulli e uscita vince sempre l’uscita: pedalare sui rulli è come fare surf in una vasca da bagno 🙂
      La metafora non è mia, ma l’approvo. Riconosco la validità dei rulli per gli atleti o come extrema ratio, ma in fin dei conti da noi quasi ovunque il clima consente di pedalare all’aperto per tutto l’anno. Non dico che i rulli sono sbagliati, solo che io mi ci annoio a morte. Stantuffi un’ora, alzi la testa e sei fermo nello stesso posto. Non fa per me.
      Più che uscire a tutti i costi (ieri diluviava e sono rimasto a casa…) io consiglio di uscire a ogni occasione. Come giustamente dici, diventa uno dei migliori momenti della giornata. Stacchi, ti rilassi, ti diverti e in più mantieni la gamba. Non per fare chissà cosa, ma oggettivamente se non ce la fai come fai a goderti una bici? Non per forza devi essere velocissimo, ma in grado di sostenere una salita, un giro più lungo, qualche ora in sella. Anche a passo moderato va bene. Se dopo 10 km già sei piantato una bella pedalata non te la godrai mai.

      Fabio

      • Andrea

        Concordo, sembra una sciocchezza, ma anche 1-2 uscite corte durante la settimana ti aiutano nei lunghi del fine settimana…poi ovviamente se il tempo è così brutto da rendere l’uscita pericolosa io salto anche una settimana (pensando però a tutti i km persi :D)

        • Elessarbicycle

          Vero, pure io sotto la pioggia evito, tranne i casi in cui mi serve proprio uscire per testare qualcosa sotto la pioggia. Ma più che non poter uscire è peggio quando esci e devi rientrare all’improvviso, come ieri io. Sgarzolino sgarzolino ho aperto la porta e son scappato con Elessar; nemmeno 20 minuti e il lavoro ha reclamato…

          Fabio

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