Una bici non fa il ciclista

Non basta andare in giro su una bicicletta per essere un ciclista.

Perché il ciclismo è uno stato d’animo, valori in cui credi, principi e modi di vivere per cui, alla fine, puoi essere un ciclista anche se una bicicletta non l’hai proprio.

0923 Una bici non fa il ciclista

Liberi di essere in disaccordo, come sempre quando pubblico perché sapete che non applico alcuna odiosa censura, ma vale sempre il precetto che il blog è mio e quindi scrivo quello che io penso.

Molti e vari i comportamenti in senso lato che ti rendono un ciclista.

La curiosità, l’assenza di pregiudizi e sensi di superiorità, la passione per la “sana” fatica senza comode scorciatoie, l’armonia con la natura e gli uomini e così via.

Uno però più di tutti è il principio a cui tengo: la solidarietà sui pedali.

Mai mi è accaduto di lasciare qualcuno in difficoltà (che stesse con me o semplicemente incrociato fermo per strada) o abbandonare un compagno di uscita perché (l’ho visto accadere) troppo lento o, peggio (ho visto anche questo) faceva perdere tempo a causa di una foratura. Indecente.

Ieri sera mi ha raggiunto un amico e stamattina presto siamo usciti per un giro di media lunghezza, tra i 90 e 110 km a seconda delle scelte fatte lungo la strada e che, a causa del gran caldo, avevo preventivamente deciso che se fosse stato il caso avrei accorciato.

Dopo una trentina di chilometri a passo non troppo veloce affrontiamo una salita non eccessivamente impegnativa per la pendenza ma lunga ed esposta per quasi tutto il tempo al sole che, nonostante l’ora presta, impone già la sua decisa autorità.

In cimo l’attendo, arriva qualche minuto dopo di me e capisco, malgrado le sue proteste, che non ne ha per affrontare la successiva; decido quindi per il cambio di programma, elimino una salita e torno in piano, su una strada con diversi saliscendi ma pedalabile.

Mi volto spesso, vedo il mio amico staccarsi ogni volta che alzo il ritmo e quindi rallento, lo affianco per assicurarmi che è in grado di proseguire e ogni volta mi conferma che non ci sono problemi e che nemmeno vuole prendere la mia scia e farsi trainare. Invece i problemi ci sono, li vedo, ma non voglio costringerlo a mollare, se un ciclista vuole capire il proprio stato di forma e sondare i propri limiti, chi sono io per fermarlo?

Errore mio: sono quello con più esperienza tra i due, quello che riconosce i segnali che nemmeno il mio amico riesce a interpretare e avrei dovuto fermarlo. Non l’ho fatto e ho sbagliato.

Mi giro per l’ennesima volta e lo vedo a terra a bordo strada, una caduta dovuta a un errore di guida, favorita dal rasente passaggio di una auto, ma che è sostanzialmente quello che in cuor mio temevo sarebbe successo: calo di concentrazione dovuto alla fatica. Quel black out che i ciclisti più sportivi conoscono (e temono) bene, la perdita di lucidità che porta all’errore; quella su cui metto in guardia sempre i pedalatori novelli perché è pericolosa, molto.

Danni fisici pochi per fortuna, ruota anteriore distrutta, impossibile tornare a casa in bici. Ho fatto l’unica cosa possibile, e cioè affrontato i 20 km circa che mi separavano da casa mia ad andatura da crono per prendere l’auto e recuperare amico e bici.

Lungo la strada percorsa in auto per andare da lui ho incrociato molti ciclisti; e tornando gli ho chiesto se avesse ricevuto soccorso da parte dei ciclisti incrociati, certo come ero che si sarebbero fermati: “No Fabio, nessuno si è fermato né mi ha offerto aiuto”.

E no, questo no! Vedi un ciclista fermo, da solo, a bordo strada, con la bici a terra senza ruota anteriore montata ma posta affianco in una forma che sembra un otto e tu, individuo sulla tua bella bicicletta alla moda, non rallenti nemmeno per chiedere se ha bisogno di aiuto?

Perdevi la tappa? Il premio gara? Il ritmo? Cosa, me lo spieghi per favore?

Se non lo sai, io so invece cosa tu, e gli altri, avete perso: la dignità di chiamarvi ciclisti.

Ultima notazione; se qualcuno ha una ruota anteriore da corsa, anche modesta, di cui non ha bisogno, mi contatti vie email all’indirizzo del blog.  Grazie

 

 

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