Un altro ciclismo è possibile

Sono convinto da anni che anche in Italia un altro ciclismo è possibile.

Un ciclismo orfano di ogni fondamentalismo, privo di quella fastidiosa guerra tra bande che contrappone sportivi stradali contro fuoristradisti contro turisti.

Un ciclismo essenza del puro piacere di andare sui pedali, senza estremismi, dogmi, granitiche convinzioni e leggende metropolitane.

6255 Elessar bicycle

Ho anticipato, nel senso che probabilmente mi sono mosso con troppo anticipo, qui sul blog la volontà di lanciarmi in questa avventura della creazione di bici personalizzate e personalizzabili partendo da un telaio di serie. I problemi e le difficoltà sono tantissimi e non mi riferisco a quelle di ordine tecnico.

C’è chi apprendendo di questa iniziativa ha avuto parole di incoraggiamento, chi si è già prenotato per una bici, chi crede non ci sia mercato. E io ovviamente sono di parere opposto a questi ultimi.

Il fine settimana, complice anche la pioggia, l’ho trascorso tra cataloghi e listini per farmi una idea dei costi finali in differenti configurazioni. E’ stato un errore, me ne sono reso conto solo stamattina, perché ho invertito il procedimento mio solito: io prima penso una bici e poi cerco cosa mi serve per crearla. E solo alla fine, quando ho la lista completa, cerco i prezzi migliori.

Invece negli ultimi giorni ho guardato prima i prezzi, perché l’obiettivo è non superare un certo costo finale al pubblico, e in quella forbice che mi è sembrata accettabile ho valutato cosa fosse disponibile.

Il risultato sono state tutte bici sgraziate, prive di quell’armonia che insieme alla estrema cura dei dettagli è la mia “firma”. E’ stato un errore ma l’importante è averlo riconosciuto in tempo.

Ciò che invece non credo sia un errore è voler partire da un telaio di serie.

Vero, per quello che mi piacerebbe creare l’ideale sarebbe un telaio su misura. Dove, lo sapete, il su misura non si riduce alla semplice calibrazione delle quote ma spazia in una progettazione globale per dar vita alla bici perfetta quel ciclista.

Non è detto che non ci arriverò. Per ora preferisco concentrarmi su un telaio di serie che, sulla carta, sembra garantirmi quel ciclismo possibile che sto inseguendo.

E che, sia chiaro, è realtà in tante nazioni, dagli USA alla Thailandia. In Italia no, o almeno è realtà marginale in un Paese che ha vissuto per decenni nella netta divisione tra bici da corsa e Mtb: tutte il resto roba per ciclisti di bocca buona, ciclisti trattati come razza inferiore. Questa cosa non l’ho mai sopportata, lo ammetto. La trovo una delle più grandi sciocchezze in cui mi sono imbattuto.

Diciamolo senza mezzi termini: qui da noi l’abito fa il monaco.

Io in sella sono sempre lo stesso, qualunque bici utilizzo in quel momento. Eppure vedo che c’è una differenza enorme nei rapporti con gli altri ciclisti sulla strada a seconda di quale bici sto usando in quel momento: il pregiudizio impera sovrano.

Sono in sella all’ammiraglia da corsa e il turista (non il viaggiatore, uso turista per semplificare) mi guarda dall’alto in basso come fossi un decerebrato attento solo al grammo in meno di un componente. Sono in sella ad Elessar (anzi ero ma spero sarò) e il ciclista da corsa mi guarda dall’alto in basso come fossi un decerebrato che va in giro con tutto questo peso appresso. Il minimo comune denominatore è che mi guardano come un decerebrato, e questo potrebbe farmi nascere il sospetto che la bici non c’entra proprio niente, sono tonto io e basta. Spero di no.

Sono solo un ciclista a cui piacciono diversi modi di vivere la bici. Semplicemente.

Amo la bici da corsa, la prima l’ho avuta a dodici anni e quel bambino continua a sentirsi felice solo impugnando la piega. Ma con gli anni ho imparato ad apprezzare altri modi di pedalare e uno di questi è andare a zonzo senza una meta precisa, senza curarmi della media, della cadenza, del ritmo, della velocità, della altimetria. Senza ciclocomputer, rilevatori gps, cardiofrequenzimetri. Musica in sottofondo, uno sguardo all’orologio del telefono giusto per capire quando è ora di rientrare e il resto del tempo a perdermi nei miei pensieri, cullandomi nel ritmo cadenzato della pedalata.

Andare in bici per il solo gusto di andare in bici. E’ così strano? Io non credo.

Vero che lo possiamo fare con qualunque telaio su cui montare due ruote e una trasmissione; vero che andare a zonzo con una specialissima rigida come una trave non è il massimo, così come portarsi dietro i tanti chili in più di sospensioni e gomme larghe e tassellate. Vero che ci si può divertire pure con la Graziella, però.

La case stanno scoprendo adesso le bici gravel, capaci di fare un poco tutto. Io le assemblo da anni sfruttando quello che mi offre il mercato e adattando dove possibile. Il vantaggio è che ora ho più ampia scelta.

E dovendo scegliere un telaio che almeno sulla carta mi garantisse la possibilità di creare una bici bella da guidare e vedere, in acciaio, non costasse uno sproposito e avesse buona qualità costruttiva andare a pescare questo Velo Orange Pass Hunter disc è stato naturale.

Certo, per capire se ci ho visto giusto dovrò attendere di assemblare questo primo esemplare, non mio, e provarlo su strada. Io credo di si e lo spero anche.

Decidere di servirmi di un telaio di produzione non è stata scelta semplice, ma ho dovuto anche valutare gli aspetti pratici.

Il telaio quello è, quelle le misure e le compatibilità, quella la misura massima di gomme installabili, il tipo di freni (nonché le marche) e per quanto tutto sia alla fine più o meno personalizzabile non mi trovo nell’infinito novero delle possibilità che un telaio artigianale mi offre.

Può sembrare un limite ma a conti fatti non lo è. Se un telaio è ben fatto, è figlio dell’esperienza di chi ha la tua stessa visione del ciclismo e ti permette comunque un buon ventaglio di possibilità, la scelta ha senso.

Prendete il Surly Cross Check. E’ offerto come bici completa e come kit telaio. In quest’ultimo caso non troverete una bici uguale all’altra.

Avrete notato che non parlo mai della vendita del semplice telaio; perché non avrebbe senso.

Io, anzi noi ossia io e Antonello, non intendiamo e non possiamo competere con la grande distribuzione, capace di strappare prezzi ai fornitori per noi inavvicinabili.

Un telaio lo paghiamo poco meno del prezzo al pubblico e se ci sommi spedizione e futura tassazione sulla vendita, di fatto siamo in pari col prezzo al pubblico se non in passivo. E lo stesso vale con i componenti. Anzi, qui mi sto rendendo conto che spesso è persino più conveniente non rivolgersi proprio ai distributori ma acquistare online. Vedo in vendita alcuni componenti a un prezzo inferiore da quello riportato sul listino per i rivenditori. Avranno ordinato talmente tanti pezzi da ottenere un cospicuo sconto? Non lo so, io di queste dinamiche commerciali capisco nulla.

Ma se leggo che un gruppo completo a listino distributore costa 600 euro e poi lo trovo in vendita online a 500 euro spedizione inclusa ho una domanda e una risposta. La risposta è che lo compro online e lo monto, la domanda è: come accidenti fanno?

Allora come possiamo essere convenienti? Lavorando su altri fronti.

Primi su tutti qualità del lavoro e flessibilità assoluta.

Niente bici con assemblaggi posticci e mal curati, nessuna perentoria catena di montaggio con tempi serrati da rispettare. E la creazione si di una versione base, ma intesa solo come punto di partenza. Poi qualunque sia la personalizzazione voluta si avrà, con l’unico limite della compatibilità tecnica. E sempre potendo contare sul supporto e i consigli di chi sa aiutare nelle scelte. Scelte che non seguono il guadagno, come spesso avviene dove si consiglia il ciclista un componente piuttosto che un altro perché il margine di profitto è superiore. Il fatto che questa avventura nascerà non come attività primaria consentirà a me ed Antonello di non dover sacrificare nulla sull’altare del profitto a tutti i costi. E’ ovvio che non sarà gratuito volontariato, anche volendo non potremmo permettercelo. Io stesso ho dovuto abbandonare parecchio la microfficina, che è sempre stata gratuita, perché i costi vivi sono davvero alti.

Ma facendo due conti nemmeno ci compreremo casa coi guadagni, se ci saranno. Su ogni singola bici se vien fuori una serata in pizzeria con le famiglie è pure assai.

Allora chi ce lo fa fare? Boh, e tra l’altro se non vengono a soluzione i tanti problemi che stiamo incontrando non è nemmeno detto si farà.

Io ci credo e credo in questo altro ciclismo possibile. Credo nelle mie capacità tecniche e in quelle organizzative di Antonello. Credo nel desiderio di tanti ciclisti di avere una bici bella e ben curata, assemblata con cura ed esattamente come la sognano anche se non sanno tradurre le immagini nella mente in realtà. Credo che anche i ciclisti che non sono fanatici di bici sportive o Mtb super specializzate abbiamo ormai compreso che la qualità ha un prezzo e non è possibile paragonare la bici della grande distribuzione con una ben fatta; anche se quella ben fatta serve solo ad andare in giro, né più né meno come le altre.

Crederci non significa riuscirci ma è già un buon inizio.

Ho stracciato tutti gli schemi e gli appunti presi negli ultimi giorni, ho capito che stavo impostando male tutta la bici. Preferisco assemblare la Pass Hunter disc per Marco, che in modo fortuito si è trovato a fare da cavia. Infatti quando gli indicai questo telaio tra i papabili per lui, l’idea di lavorarci su non era nemmeno prevista. Anzi, io spingevo per un progetto completamente su misura.

Non è la mia taglia, un pelo piccola, ma una prima presa di contatto andrà bene; poi dovremo ordinare, sempre io e Antonello che per fortuna abbiamo la stessa taglia, un nuovo telaio della nostra misura che servirà da prototipo.

La strada è lunga e in salita, anche perché non abbiamo certo decine di migliaia di euro da investire. Né intendiamo “fare magazzino”. Che può sembrare un altro limite, ma io lo rivolto come punto di forza. Non avendo magazzino da smaltire posso indicare le scelte tecniche senza alcun assillo di doverlo svuotare, a tutto vantaggio del ciclista.

Quando vedremo questo prototipo su strada? Non ne ho idea. Può essere fra un mese come fra sei. Preferiamo prenderci tutto il tempo che ci serve ma essere sicuri di non aver trascurato nulla.

Dateci il vostro in bocca al lupo, ne abbiamo bisogno.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Stefano

    Sottoscrivo ogni singola parola. un grande in bocca al lupo

  • Adriano

    Contro il pessimismo della ragione trionferà l’ottimismo della volontà….go!!!
    🙂

    • Elessarbicycle

      Già, ma contro i crudi numeri chi trionfa?
      Quando scopri che hai 50 sterline di margine su una bici completa ma ce ne vogliono oltre 100 di sterline per farti arrivare la roba, beh, riuscire a quadrare i conti è complicato…

      Fabio

  • Questo articolo mi fa quasi commuovere. Vorrei essere li con voi a darvi una mano anche solo per calzare copertoni.
    Vi auguro il meglio e non vedo l’ora di assaporare le vostre prossime creazioni.

    Daniele

  • Davide

    In bocca al lupo :
    Perché il progetto è bello e il completamento di una passione.
    Perché anche io sono un «decerebrato», forse di più in sella alla mia inglese da turismo spesso ferma per prendere una foto, che ha trovato nel blog una filosofia comune e spunti per la «bici perfetta».
    Pedalare è bello, ciascuno a suo modo.

  • mirko renzoni

    Fabio, come spesso accade on line ho iniziato a leggere il tuo articolo mentre facevo qualcosa…Corro a rispondere, Fabio sei un “sensei” per me. Finiro’ di leggere per comprendere quello che pensi-scrivi. Grazie Fabio.

  • lorenzo

    Un suggerimento…..
    ho comprato pezzi statunitensi per la mia bici passando per l’Oolanda (che è il porto più grande europeo) con un notevole risparmio che dall’inghilterra.
    Ho comperato da http://www.singlespeed.nl nonha al momento v.O. ma magari ha i canali giusti
    …. ah…. in culo alla balena!

  • Luca

    Sono approdato mesi fa a leggere i tuoi pensieri sulla bici. Questo articolo é la summa del perché continuo a farlo con impazienza. In bocca al lupo

  • Elessarbicycle

    Rispondo a tutti voi in un unico messaggio.
    Anzitutto grazie per l’incoraggiamento, fa piacere più di quanto sappia esprimere a parole.

    E poi grazie sia per i suggerimenti pratici che le “professioni di fede”; ma su queste non esageriamo, sennò poi inizio a credere di essere chissà chi 🙂

    Non stiamo facendo nulla di eccezionale, però se in Italia non esiste c’è da capire perché. Un amico mi ha detto che secondo lui è perché nessuno vorrebbe un tipo di bici così. Io invece so che i numeri sono bassi ma ciclisti “maturi” ci sono e lo vedo grazie al blog e ai vostri messaggi e mail che mi inviate. E mi rendo conto che se in Italia le piccole realtà come quella che stiamo cercando di mettere in piedi sono rarissime (qualcosa c’è ma nel mondo fixed) non è perché mancano i ciclisti ma perché leggi, regolamenti, chiusura corporativa e burocrazia varia tarpano le ali a chiunque voglia provarci.
    Vi faccio un esempio su una cosa banale come l’acquistare da un distributore.
    Devi accreditarti, per farlo devi essere iscritto alla camera di commercio, devi farlo in una particolare categoria merceologica; vabbè, fin qui si potrebbe fare. Ti costa quanto quattro bici la procedura ma uno se ne potrebbe fare una ragione.
    Però ti rendi conto che hai già chi è accreditato, potrebbe ordinare per te; però vive in un altra città, quindi se ordina lui e chiedi di spedire a te non puoi, perché non c’è corrispondenza tra la zona di chi ordina e quella di chi riceve. Quindi i componenti prima devono arrivare a Topolinia, residenza dell’ordinante accreditato; il quale dovrà prenderli e spedirli di nuovo a Paperopoli, con l’ovvio aggravio di spesa.
    Sembrerebbe poca, ma vi assicuro che la seconda spedizione è in grado di erodere del tutto il margine e portarti persino in passivo rispetto al prezzo al pubblico se ti muovi su pochi pezzi. In pratica ci rimetto.
    Che ti costa spedire direttamente? No, altrimenti il regolamento, e poi la circolare interna, e poi bla bla bla

    Questa è solo una delle mille difficoltà che chiunque non sia un grosso gruppo o una struttura già organizzata (con costi fissi che invece noi dobbiamo eliminare) deve affrontare. Difficoltà in che molte Nazioni UE non hanno, per non parlare degli USA. Noi, arretrati come sempre. Vabbè, comunque di queste cose si occupa Antonello: le scocciature sono delegate a lui 🙂

    Fabio

  • Andrea

    Quello che scrivi sui ciclisti lo penso anch’io. Io credo sia un comportamento derivante dalla smania di accettazione dal gruppo in senso lato e dall’incredibile e spesso insensata competitività tesa a voler dimostrare di non essere inferiori, sia nel mezzo che nelle prestazioni velocistiche. Quante volte si vedono ciclisti in affanno che appena li superi guadagnano improvvisamente 100W? 😀 In sostanza nel ciclismo come nella vita si vive troppo spesso nell’incubo del giudizio altrui.

    Secondo me puoi ricavarti una tua nicchia, la passione non manca e per la competenza…beh, credo che un sacco di ciclisti pagherebbero per poter avere un meccanico come te al loro paese!

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, condivido in tutto tranne il finale: credimi, ciclisti disposti a pagare sono pochi… 🙂 🙂 🙂

      Fabio

  • claudio

    Sui ciclismo italico è come chiedere al cane, al gatto e al topo di essere accomunati dal piacere del cibo.
    Non è solo questione di abito ma anche di visioni diverse della vita (che cambiano con l’età) e di rispetto dell’altrui pensiero.
    Io non guardo nessuno dall’alto in basso ma sento di aver poco da condividere con i competitivi depilati.
    Saran pregiudizi, ma è bello anche il silenzio in natura.
    La compagnia fa sempre piacere, ma ci dev’essere un minimo di affinità.
    c.

    • Elessarbicycle

      Oibò, io sono più tollerante; ognuno si goda la bici come vuole, basta che non viene a dire a me come devo pedalare. Più competi o non competi, ti depili o sembri una scimmia mi frega poco.
      Vabbè, se è una graziosa ciclista forse la gamba depilata è meglio.

      Fabio

  • Anzitutto in bocca al lupo per l’avventura che state per affrontare.
    Considero chi intraprende una piccola attività commerciale in Italia un EROE, destinato purtroppo, il piu’ delle volte alla sconfitta, per merito del tuo socio piu’ stretto (non Antonello), quello in affari con te solo quando guadagni.. (capisci a me 😉
    Anche il meccanico dove mi rivolgo per le operazioni che non faccio da solo, possiede i listini rivenditore con prezzo superiore allo stesso pezzo preso online.. prpbabilmente è per comodità o pigrizia che continua a ordinare dal distributore piuttosto che ogni qualvolta debba ordinare un pezzo faccia un indagine di mercato.
    Credo che il vostro valore aggiunto sia nella qualità del prodotto finale e nell’assistenza cliente pre vendita. Per il post vendita come pensate di regolarvi ?
    Seguirò con molto interesse l’evolversi di questa vostra bella idea “imprenditoriale”.

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, mi spiace deludere te e i tantissimi altri che in pubblico e in privato mi avete incoraggiato ma non seguirò più questo progetto. Ma non è un passo indietro quanto piuttosto un passo avanti, almeno per come ho pensato di impostare la cosa perché mollare del tutto una idea che potrebbe aiutare tanti ciclisti sarebbe un peccato. Spero già in giornata di trovare il tempo per parlarvene, da oggi pomeriggio inizia una lunga settimana piena di impegni lavorativi che ho concentrato tutti insieme per poi tirare un sospiro di sollievo.

      Fabio

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