Trova le differenze

“Trova le differenze” è un simpatico giochino che da decenni è presente nelle riviste di enigmistica.

Ci provo anche qui, una versione facilitata.

Due filmati, il primo uno dei tanti, troppi, reperibili in rete; ho scelto a caso tra i risultati di ricerca attingendo ai più recenti, ma anche se cambiano scenografia, attori e bandiere, i protagonisti sono sempre gli stessi: una masnada di idioti, quale sia la nazionalità.

E poi un secondo filmato, da confrontare col precedente dopo un paio di minuti, quando Ivan Basso abbandona l’ultima galleria ed entra nello stadio naturale dello Zoncolan.

Ad applaudirlo tifosi di tutte le nazioni, non solo italiani; ad incitarlo tifosi di tutte la nazioni, non solo italiani; ad esultare tifosi di tutte le nazioni, non solo italiani.

Quelle ali di folli sono i ciclisti.

 

A voi trovare le differenze.

E c’è una cosa che per chi non è ciclista non è “normale”; lo stesso entusiasmo quel pubblico lo riserva anche a chi è dietro, rivale in classifica, di altra nazione o squadra.

Perché per i ciclisti conta poco il passaporto, li amiamo e basta.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Daniele

    Chissà perchè, ma sport differenti animano comportamenti differenti. Il motivo (forse) solo uno psicologo può saperlo.
    Le tifoserie a volte sono solo un pretesto per far sfogare gente repressa che cerca una buona occasione di far casino.
    Forse andare a far disastri sullo Zoncolan non ne vale le pena (o si fa troppa fatica). Sta di fatto che pur non essendo per nulla un estimatore del calcio, devo ammettere che lo sport di per senon ha colpa.
    Almeno secondo me.
    Daniele

  • parkerken

    non che cretini (e purtroppo miei conterranei) non si siano visti pure sullo Zoncolan…

  • marco

    uh guarda i “civili” olandesi, quelli che hanno le piste ciclabili vere nelle città….

  • Rispondo a tutti e tre senza aprire tre diverse finestre.

    Daniele; la colpa non è mai dello sport in sé ma solo di chi per una maglia differente è disposto a tutto. Con la consapevolezza, in Italia e tante altre nazioni, della impunità.

    Parkerken; stessa montagna, lo Zoncolan, ma quattro anni dopo. Un tifoso spintona Bongiorno, costringendolo a sganciare il pedale per non cadere e giocandosi così ogni possibilità per la tappa. Non siamo esenti da colpe, ma ne possiamo parlare come eccezioni. Nel calcio fa notizia una partita senza incidenti, non il contrario.

    Marco; identificare quei criminali con un popolo intero è sbagliato. So non era questa tua intenzione, ma cadere nell’involontario errore è facile.

    Fabio

  • marco

    era solo per far notare che anche in Olanda, paese avanzato e rispettabilissimo, hanno i loro delinquenti.

  • Fabiano

    Complimenti per l’articolo.
    Rendere un concetto con poche parole è bravura. Riuscirci con due immagini è arte.
    Entrando nel merito c’è da aggiungere che spesso gli appassionati di ciclismo sono essi stessi ciclisti, seppur amatoriali, e ben sanno cosa può significare un’ascensione di migliaia di metri. quindi l’ammirazione va a tutti i corridori indistintamente.
    Quanti tifosi invece non hanno più dato un calcio ad un pallone passati i vent’anni?

    • Sempre troppo gentile Fabiano, ti ringrazio; ma non esagerare che poi inizio a crederci 🙂

      Hai ragione, la maggior parte di coloro che seguono una tappa o una gara sono ciclisti. L’ho scritto spesso sul blog che la fatica dei prof è anche la nostra fatica.
      Con le normali differenze, se dovessi salire io lo Zoncolan dovrei partire all’alba e forse arriverei in cima al tramonto; a patto quel giorno coincida col solstizio d’estate…
      Ma sui pedali noi e “loro” diamo tutto ciò che abbiamo, la fatica è fatica per tutti.

      Però se ti capita di assistere a una tappa vedrai anche tante persone che una bici non sanno nemmeno cos’è, non conoscono nessuno dei corridori in gara eppure sono lì a incitarli e esultare.
      Mi ricordo due episodi: una signora affianco a me che iniziò a gridare come una ossessa incitando un corridore rimasto solo e attardato. E poi con il fiatone per le tante urla chiedermi “Chi è quello? E’ il primo? E’ italiano?”
      “No signora, è l’ultimo, il gruppo è passato, erano tutti quei ciclisti avanti e credo sia russo…”
      “Povero ragazzo, chissà come è stanco”, rammaricata manco fosse il figlio.
      Secondo episodio, partenza del Giro dalla mia città. Cambio bici al volo per Evans, lui riparte, il meccanico carica la bici sull’ammiraglia e gli avanza la borraccia. Si volta e la passa a una signora affianco a me (peccato…) che se la guarda incredula. “Signora, quella borraccia è di un ex campione del mondo” detto da me con l’aria di chi sta dicendo “lascia perdere, è meglio la tengo io” e invece lei se la stringe al petto orgogliosa.

      Chissà, forse il fatto che i ciclisti passano tra la folla, che ognuno di noi prima o poi una bici l’ha usata, ma c’è sempre stato questo coinvolgimento.

      Fabio

  • Donatella

    Bellissimo articolo! Bravo, Fabio!

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