Test Brompton

Amo la piega da corsa e le ruote da 700; voglio avere la trasmissione a vista e non mi serve la dinamo a mozzo; una bici deve anzitutto divertirmi, conta poco che poi la uso anche come mezzo di trasporto urbano; mi piace alzarmi sui pedali, rilanciare, scendere forte, tirare le staccate, inerpicarmi su nuove salite. Con tutte queste premesse che ci faccio io in sella a una pieghevole? Anzi, in sella alla pieghevole? Un oggetto di culto, con schiere di appassionati che la usano di continuo, la modificano, ne scrivono, filmano le loro imprese e hanno competenza infinitamente superiore alla mia con questo tipo di bici. Mi ritrovo così a dover parlare di una biciclettina con manubrio dritto, ruotine minuscole, il cambio interno, la dinamo a mozzo e del tutto (o quasi) fuori luogo nel mio personale circuito per i test. Potrei spacciarmi per fine conoscitore del marchio e della bici, saccheggiando e rimaneggiando l’infinita letteratura presente in rete; potrei fingere di essere un ciclista evoluto e senza pregiudizi o il saggio che dispensa consigli e conclude che l’importante è pedalare; oppure ancora dirvi che ho una enciclopedica conoscenza e posso tranquillamente parlarvi di qualunque cosa abbia due ruote e una coppia di pedali: menzogne.

Non mi sono mai interessato al mondo delle pieghevoli, non ho mai avuto la necessità di averne una, sono a totale digiuno in questo tipo di bici, ho pregiudizi, non sono saggio e nemmeno provvisto di enciclopedica conoscenza. Il parametro dell’utilità non sono mai riuscito ad associarlo a una bici; che per me è passione, amore, divertimento, gioia e qualunque altra emozione vogliate scovare: le pieghevoli sono bici utili, nulla più.

SBAGLIATO! Ecco il bello di avere tante convinzioni: arriva una bici esattamente l’antitesi di quello che mi piace e me le smonta tutte. Questa Brompton non mi ha fatto diventare saggio e dubito qualcuno o qualcosa mai potrà, però mi ha reso meno ignorante e fatto piazza pulita di un bel bagaglio di miei pregiudizi. E per giunta a pedalarci sopra mi sono pure divertito…

Bel problema, lo confesso. Ho un protocollo di prove e percorsi per testare bici sportive o stradali, sempre però con telaio tradizionale, ruote da 700 e piega da corsa; perché questo blog sta su per passione, alle bici che mi appassionano mi rivolgo e per loro ho messo a punto negli anni una precisa metodologia di test. Inizialmente per provare le bici che costruivo, poi ho ampliato ai test da pubblicare. Tutto clamorosamente inutile. A che mi servono il tratto per i rilanci, la discesa così e colà, la salita semplice o quella dura, il sentiero o la pietraia? Insomma, prima di salire in sella ho dovuto capire dove provarla. Una volta in sella ho dovuto capire come provarla. E poi sceso di sella ho capito che di pieghevoli non avevo capito niente. Ci avete capito qualcosa? Vabbè.

Io alla fine una cosa l’ho capita: mi serviva un bagno d’umiltà, riavvolgere il nastro e ripartire da zero. Perché quando provi una bici hai bisogno sempre di alcuni riferimenti; che ti derivano dall’esperienza di aver pedalato per tanti anni su tante bici. Però mai su una pieghevole, se non per brevi tratti e comunque nulla di paragonabile a questa, trovandomi così senza punti fermi su cui basare le mie valutazioni.

Un perfetto novellino di questa bici ma non delle bici in generale. E questa dovrà essere la chiave di volta. Quella di un appassionato, che pedala da anni ma su bici sportive e stradali e decide il grande passo verso una pieghevole, da affiancare alle sue altre compagne a pedali, perché ha bisogno di qualcosa che possa facilmente trasportare e, forse, perché a casa ormai non c’è più spazio se non per questa bici da pochette. Certo, elementi oggettivi da valutare sempre ci sono perché un freno è un freno e deve fare il suo mestiere. Però prendiamo la sella, molto comoda ma la cui morbidezza diventa fastidio dopo due ore consecutive a pedalare; oppure il lungo reggisella che flette o la bici che balla troppo alzandosi sui pedali: qualcuno usa una Brompton per spostamenti di ore, pesta forte sui pedali o si alza a rilanciare? No, e quindi ciò che su altra bici avrei annotato nella colonna dei difetti qui semplicemente non posso prenderli in considerazione. E non credo che per questo avremo un test monco.

Per me il ciclismo è sudore e fatica; con questa Brompton sudi solo se fa caldo e la fatica la eviti piegandola in un zot e salendo sul primo autobus con lei al guinzaglio. Però resta una bici, dalle tante qualità, alcuni punti migliorabili, ma pur sempre una bici e come tale la dovrò trattare. Insomma, mi sono ficcato in un bel ginepraio con questo test. Cerco allora conforto nello schema tipico di un articolo e apro con la presentazione statica. Anche se è talmente conosciuta che non ce ne sarebbe bisogno.

Partiamo dalle viste laterali e di tre quarti, col caratteristico telaio aperto e il carro ammortizzato. In bella vista sopra il faro l’attacco per la borsa dedicata.

Immediatamente balza all’occhio la compattezza e ci si chiede come sia possibile starci in sella e pedalare comodi: invece la triangolazione di appoggio è risultata corretta e nessun impiccio ho trovato frullando le gambette. D’accordo  che non sono un giocatore di basket, ma nemmeno un puffo; anzi, mi ritengo fortunato perché col mio metro e settantadue uso bici in taglia 53 che risultano essere le più proporzionate e belle da vedere. Ecco. 😀

Viste anteriore e posteriore, snella e compatta col suo piccolo manubrio dritto.

A proposito di manubrio: la bici può essere configurata con differenti manubri e io ho pedalato la maggior parte dei chilometri con questo “scopino”. Ne ho ricavato un ottimo controllo dello (sveltissimo) avantreno e un assetto in sella più sportivo, con un dislivello minimo tra sella e manubrio sempre però con riferimento alla mia altezza. Ma siccome sono coscienzioso me ne sono andato a zonzo anche con la versione a manubrio alto.

Come si vede nel confronto fotografico il dislivello con la sella è salito considerevolmente: nella versione a manubrio dritto ero quasi a filo, qui le impugnature sono ovviamente più in alto. Ne è risultata una posizione delle braccia più rilassata, sempre a parità di ciclista e quindi di altezza sella; però col manubrio dritto e più basso mi sono trovato molto più a mio agio. Soprattutto nel traffico intenso e in discesa.

Perché offrire la bici con diversi manubri? Preferenze a parte c’è anche lo scoglio della taglia unica, aggravato dall’assenza di qualsivoglia sistema di regolazione dell’altezza del manubrio, tra l’altro presente su modelli concorrenti decisamente più economici. In fase d’ordine è così possibile optare per quattro differenti manubri che, come visibile nell’immagine in basso, determinano una differente altezza misurata al suolo.

Per leggerla meglio conviene aprirla a tutto schermo, basta cliccarci sopra. Comunque sintetizzo. Quattro manubri: M, S, P e H che determinano in sequenza una altezza in mm misurata dal suolo di 1013, 924, 1030 e 1072. In quest’ultimo caso abbiamo un piantone di sterzo più lungo di 57mm rispetto alle altre versioni.

La bici è semplice da richiudere e aprire sfruttando gli appositi meccanismi. In dettaglio abbiamo il carro che ripiega su stesso agendo su una pratica levetta posta dietro l’attacco reggisella, con il QR di questo facciamo scendere il lungo tubo (anche dopo se vogliamo), pieghiamo il telaio e poi tutto lo sterzo.

Il pedale sinistro è facilmente ripiegabile per contenere ulteriormente le dimensioni. Solo il sinistro e anche qui rilevo che pieghevoli concorrenti e più economiche offrono ambedue i pedali ripiegabili. Ma va aggiunto che sarebbe inutile sulla Brompton: una volta chiusa infatti il pedale destro non sporge dalla sagoma e altri usano un sistema di “riduzione” differente.

A mantenere saldo il carro per evitare che si apra provvedono un gancio e il reggisella mentre per lo sterzo c’è un fermo da innestare nella sede sulla testa della forcella.

  

In questo breve video mostro la sequenza per ripiegare e poi aprire la bici. Mi sono dovuto muovere con molta lentezza per non mettere in crisi l’autofocus (colpa, ho scoperto poi, della giacca riflettente) e nel timore di graffiare la bici; infatti ho preferito allentare il manubrio prima di fissare il telaio ripiegato all’apposito fermo. Ho allungato i tempi di esecuzione ma a me quel perentorio “clack” di chiusura mette ansia…

 

Una piacevole attenzione sono i gommini a protezione posti dietro la zona reggisella e alla estremità bassa di questo.

Una volta richiusa è facile trasportarla come fosse un trolley sfruttando le tre rotelle: due al telaio e una sul parafango posteriore.

Le avrei preferite di maggior diametro perché se la pavimentazione non è perfettamente liscia è facile che si blocchino in qualche solco e che il faro posteriore tocchi il suolo. Non sembro l’unico ad aver lamentato la cosa, in rete ho trovato parecchie modifiche con rotelline di maggior diametro.

Carro ammortizzato, un unico grosso tubo centrale (con nervatura di rinforzo in zona movimento) e minuscola forcella rigida. Un telaio semplice ma solo in apparenza: una bici non la guidi così bene se l’idea non è valida. Col valore aggiunto della saldatura manuale. E riuscire a ottenere la giusta rigidità senza compromettere il comfort ottenendo al contempo una struttura robusta indica una attenta progettazione.

Il plus è proprio il carro ammortizzato grazie ad un elastomero, ben visibile in foto (è quel grosso cilindro in gomma nera) e disponibile in due gradazioni per adattarsi a pesi differenti. E’ facilmente sostituibile una volta usurato ma ha vita lunga; a patto di rispettare con cura le prescrizioni della casa riguardo al corretto serraggio. Nelle immagini in basso si possono notare anche la piccola pompa fornita di serie e il cinematismo inferiore della sospensione.

Fanno tenerezza le piccole ruote da 16 pollici, che sulle prime mi hanno lasciato dubbioso. Io che non amo nemmeno le 26″ ero convinto avrei pagato in poca sicurezza il quasi nullo effetto giroscopico. Altro mio errore, queste ruotine tengono e mantengono, almeno a velocità urbane (che proprio basse non sono ho scoperto…) e mostrano il fianco solo eccedendo in discese molto veloci e tecniche.

A proposito di fianco, su quello dei copertoncini oltre al marchio c’è il simpatico logo, presente quasi ovunque, per ricordarci che la bici è pieghevole.

Parafanghi su ambedue le ruote con un mudflap esteso oltre misura all’anteriore, minimale quello presente al posteriore.

Considerato che anche lo sviluppo del parafango posteriore non è molto pronunciato (per non interferire ripiegando la bici) la protezione dietro non è delle migliori.

Per muovere una bici serve la trasmissione e nel mio caso ho avuto a disposizione la versione migliore a sei velocità: tre rapporti interni e due esterni. Arriviamoci per gradi e partiamo dalla grossa guarnitura a 54 denti, giustamente ornata da un efficace bashguard.

Piccoli dettagli: sia sulla pedivella che sul bashguard il disegno a mostrare la bici aperta e chiusa.

A niente servono: però a me piace chi cura i particolari, anche se non strettamente funzionali.

Dietro due pignoni affiancati e solidali a un cambio interno a tre velocità marchiato Sturmey Archer, ossia l’azienda che per prima ha brevettato il sistema ai primi del ‘900.

Per pura curiosità e per gli scettici vi propongo una pubblicità dell’epoca del cambio interno, perché c’è ancora chi pensa che il cambio al mozzo lo abbia inventato Shimano e gli altri copiato.

 

Ma torniamo ai nostri giorni. Cambio a tre rapporti interni e due esterni e quindi i cavi e i relativi comandi devono per forza essere sdoppiati. Il cambio interno prevede il cavo che parte dal comando destro, provvisto di indicatore numerato…

…passa attraverso una puleggia fissata al carro grazie ad un apposito alloggiamento…

…e governa la graziosa e tipica catena per l’attuazione, con l’interposizione del registro regolabile.

Dal lato sinistro del manubrio parte il cavo per gestire i due pignoni esterni, col suo comando privo di indicazione numerica che sarebbe superflua e sostituita da una più pratica coppia di segni più e meno…

…per scorrere ben protetto lungo il fodero basso…

e governare “la forchetta” che sposta la catena da un pignone all’altro.

Come si vede dall’immagine il sistema è concettualmente più vicino a un deragliatore che a un cambio tradizionale.

In questa configurazione a sei velocità ho potuto contare su una varietà di rapporti sufficiente a gestire la quasi totalità dei percorsi; senza dimenticare che se la salita diventa improba pieghi la bici e prendi l’autobus o la funivia, a seconda. Lo sviluppo metrico parte da 2,63m per arrivare a 7,94: e col rapportino si viaggia…

Per completezza informo che è possibile scegliere altre due opzioni: +8% o -12%, quindi rendere la bici più sportiva o agile a seconda delle esigenze.

Belli da vedere ed efficaci, molto efficaci, i caliper marchiati Brompton dalla piacevole finitura bronzea, con regolazione della centratura tramite piccola brugola e pattini col classico sistema di rondelle concave e convesse per la regolazione rotorbitale.

Già che c’erano potevano intonare i portapattini. Incontentabile eh? Vero, ma una Brompton mica la regalano, costicchia…

Ottima la fattura delle leve, regolabili nella distanza grazie alla piccola brugola, con la perfetta lavorazione per le sedi comandi che funge da alloggiamento anche per il piccolo campanello, adatto più al silenzio della placida campagna inglese che al rumore di una caotica metropoli (ma che può essere montato a destra e sinistra) e impreziosite all’interno dall’immancabile logo, casomai avessimo dimenticato che la bici è pieghevole.

La versione in prova era dotata di una efficiente anche se economica dinamo a mozzo Shimano.

Di ottimo livello le luci che è chiamata ad alimentare, davvero luminoso l’anteriore che reca posteriormente il pulsante di accensione.

 

Buona anche la luminosità del grosso faretto posteriore.

Le luci sono provviste di condensatore: ossia restano accese anche quando smetti di pedalare, a tutto vantaggio della sicurezza, per esempio se siamo fermi a un semaforo. Ho cronometrato oltre 180 secondi prima dello spegnimento completo. Bravi!

Altro elemento “fuoriserie”, ma sempre ordinabile grazie al configuratore online, è il reggisella telescopico. Mi sarebbe piaciuta una scala graduata per ritrovare subito la precisa altezza sella.

Comoda la sella, caratterizzata da una zona utile per regolare arretramento e avanzamento molto più estesa dei soliti 2/2,5cm max delle altre selle. Sul morsetto un nascosto disegno della bici solo in posizione di marcia e posso capirlo, poco spazio per l’onnipresente logo: ma sul retro della sella? Dai, qui ci poteva stare 😀

Fin qui la bici in questa versione “quasi top”; ne esistono di più minimali, a singola velocità, senza parafanghi, luci ecc. tutto facilmente configurabile nell’apposita sezione del sito ufficiale.

Adesso cerchiamo la risposta alla solita domanda: come si comporta su strada? Meglio di quanto credessi. So che può sembrare quasi inutile focalizzarsi sulle qualità dinamiche: la bici è fatta per essere piegata e trasportata con facilità, è questo il suo punto di forza. Alla fine ci pedali meno del solito, meno cioè di quanto faresti con bici tradizionali. Allora ok, è vero che la bici la pieghi in un attimo ma è anche vero che a portarla a mano il peso si sente (io ho rilevato 13 kg in questa configurazione, ma chi vuole può precipitare l’ago della bilancia e il conto corrente con la versione provvista di carro e forcella in titanio) e trascinarla sulle rotelle è semplice se il pavimento è liscio ma difficoltoso su marciapiedi sconnessi. Questo lo sappiamo già, esistono siti dedicati, forum monotematici, migliaia e migliaia di appassionati che hanno già scritto tutto sull’argomento. Compreso lo scontro (metti insieme un numero di ciclisti superiore a due è scoppia la battaglia, sempre) tra le fazioni della chiusura in quattro o cinque passaggi. Abbiamo capito: questa bici la pieghi e te la metti in tasca, perfetta su autobus, metro, treni, aerei e bagagliai minuscoli. Avevo fatto le cose per bene, girando i video con me che in giacca e cravatta piego la bici e la carico in treno, me la porto sulle scale mobili, in metropolitana e se il tempo fosse stato buono mi sarebbe piaciuta pure una gita a Capri. Tutto cancellato, perché io sulle bici ci pedalo, di portarmele e mostrarla in spalla non è che mi interessi molto.

E su questa Brompton si pedala davvero bene, sia in città che fuori. Con qualche limite se si eccede nei chilometri perché la posizione non aiuta (e nemmeno la taglia unica), la sella è morbida e dopo un paio d’ore l’unico appoggio che hanno le mani, perché il manubrio dritto non ha le tante possibilità della piega, si rivela stancante. Però, chiedo: a parte qualche stakanovista e il sottoscritto che per senso del dovere si è sorbito 147 km filati in una sola giornata, chi è che passa due, tre o sette ore in sella consecutivamente? Se è quello l’utilizzo hai sbagliato tu bici, non è la bici che è sbagliata. Ho recuperato allora altri video che avevo inizialmente scartato, in sella all’imbrunire e poi di sera, per meglio mostrare l’efficacia delle luci, in un normale pomeriggio pre-natalizio. Al di là di alcune situazione goliardiche, con me distratto per il piacevole passeggio o la mia espressione affranta per essere stato costretto ad attraversare una surreale palla di Natale e l’immancabile Pulcinella preso di sfuggita, a guardarlo si possono notare due cose: l’estrema maneggevolezza che mai va a discapito della precisione, con la frenata precisa, potente e perfettamente modulabile che aiuta in ogni manovra; e il fatto che non poggi mai i piedi a terra, mantieni il surplace quasi come su una fixed, grazie all’ottima trasmissione priva di giochi e un baricentro rasoterra, e riparti sempre in fretta grazie all’ottimo spunto. Può sembrare una sciocchezza ma chi di noi è abituato alla marcia nel traffico caotico di mezzi e persone non potrà non apprezzare queste caratteristiche. E se qualcuno mi vorrà rimproverare perché nel finale impegno il marciapiede sappia che quello viene identificato come percorso ciclabile, con solerti vigili che mi hanno spesso rimproverato se invece di dar fastidio ai pedoni pedalo su strada. Il portapacchi in primo piano invece è voluto, però lì doveva esserci il logo del blog. Che si è staccato subito, ci è passata una auto sopra e abbiamo capito non era cosa…

Inizio dalla posizione di guida, a cui sono sempre stato attento pur senza inutili fanatismi. Ero prevenuto, il concetto di taglia unica non mi convinceva. E invece su questo, come per altre cose, mi sono dovuto ricredere. Trovare la giusta triangolazione è semplice grazie a un movimento centrale ben collocato e al carrello sella ampiamente sfruttabile. Avrei voluto un piantone sterzo regolabile ma la possibilità di scegliere diversi manubri minimizza questo limite. Il livello di comfort è ottimo, il carro con il suo elastomero risolve anche il pavé più fastidioso e la sella morbida completa il quadro. Avrebbe senso dirvi che però qualcosa il retrotreno ammortizzato assorbe dell’energia della pedalata e che la sella dopo un paio d’ore infastidisce con la sua morbidezza e dopo quattro ore non la sopporti più? O ancora che alla terza ora consecutiva di pedalata sognavo la piega per poter cambiare posizione alle mani? No, non avrebbe senso, perché non è bici ottimizzata per ore sui pedali e quindi fate conto che non ve l’ho detto…

Ero prevenuto pure sulla trasmissione, non ho mai fatto mistero di non amare il cambio interno: io la trasmissione voglio vederla e tre rapporti per due mi sembravano pochini per affrontare una città collinare come la mia. E sono stato smentito una altra volta. I primi chilometri riconosco non sono stati facili, sia perché dovevo abituarmi, sia perché la trasmissione era nuova (bici appena consegnata) e necessitava di slegarsi un poco e sia perché io non guardo mai i riferimenti sui comandi, da sempre abituato a gettare uno sguardo sui pignoni. Ma una volta fatta l’abitudine e compreso il preciso range di rapporti trovare quello giusto per ogni percorso è stato un attimo. Preciso e perfetto il cambio interno, un poco lento il cambio di pignone ma solo se paragonato a trasmissioni di impronta sportiva. Il rapporto più agile mi ha consentito di affrontare senza particolari problemi salite che con trasmissione tradizionale affronto di 34-28; e col rapporto più veloce non ho avuto alcuna difficoltà a tenere il passo di bici e ciclisti sportivi, mollando la presa solo nelle discese più veloci perché, scusate, ma la ruotina davanti non infondeva un gran senso di sicurezza. Mancando la scala pignoni a vista si tratta semplicemente di fare affidamento sugli indicatori integrati ai comandi, comandi facilmente azionabili col pollice, e memorizzare come reagisce la pedalata a seconda della combinazione scelta. Ma per la maggior parte degli utilizzi basta lasciare la catena sul pignone inferiore e sfruttare la prontezza del cambio interno a tre rapporti, ben spaziato anche se il salto con il rapporto più veloce è avvertibile usando appunto il pignone più piccolo. Chi percorre essenzialmente pianura si troverà meglio, ne sono sicuro pur non avendola provata, ordinando la configurazione della trasmissione che offre maggior velocità. Per tutti gli altri quella standard è più che sufficiente e solo chi è costretto alle salite estreme non servite da pubblico trasporto (perché non va dimenticato che alla peggio pieghi la bici e prendi l’autobus) opterà per la configurazione che privilegia l’agilità.

Non solo ero prevenuto ma mi stanno proprio antipatiche le ruote piccole: come è andata? Si, altro pregiudizio massacrato. Vero che l’effetto giroscopico è quasi nullo. Vero però che in città è esattamente quello che ti serve: cambi direzione in un battito di ciglia, lo sterzo si mantiene preciso tra le mani anche nelle manovre più veloci e grazie agli ottimi freni riesci a districarti con facilità e a venirne fuori egregiamente, anche quando davanti a te una vettura si pianta senza preavviso per osservare meglio una vetrina, o mette la freccia da un lato per voltare in quello opposto oppure la famiglia in scooter (famiglia: madre, padre, due bambini) si infila dove stavi per passare tu, costringendoti a modificare in un lampo la traiettoria per non diventare il quinto passeggero.

Potrei dirvi che se ti alzi sui pedali a rilanciare la bici ondeggia a destra e sinistra ed è pure difficile tenere la traiettoria: ma chi rilancia su una Brompton? A parte me che sappiamo sono tonto? Ecco, quindi anche questo fate conto che non ve l’ho detto. Vi dico invece che grande attenzione è stata data alla semplicità nell’uso quotidiano, anche in dettagli apparentemente insignificanti. Scegliere, per esempio, camere d’aria a valvola americana, quella della auto per capirci, significa poter gonfiare le gomme in qualunque stazione di servizio. Oltre al fatto che non sempre porti la pompa con te, una bici urbana la usi per andarci al lavoro: sudare in giacca e cravatta per gonfiare la ruota dopo una foratura non è piacevole né comodo: usare il compressore che trovi dappertutto è sia piacevole che comodo.

Pedalandoci come una bici tradizionale emergono dei limiti è vero, ma fatico a classificarli difetti. Ed emergono in condizioni particolari, come le discese affrontate a velocità molto sostenuta di cui ho già detto e dove l’avantreno più di tanto non può dare; oppure le salite più ostiche quando potersi alzare sui pedali aiuterebbe ma qui viene male. In qualunque altra situazione dimentichi con facilità di essere su una pieghevole, con ruote piccole e solo sei rapporti.

Il comfort di marcia è di alto livello, la frenata eccellente, la luce a dinamo davvero efficace, il bashguard risolve il problema dello sporco, la bici scorre rapida su qualunque manto stradale e affronta senza difficoltà salite e discese urbane. E’ simpatica, attira sguardi incuriositi e le attenzioni dei nostalgici della Graziella. E’ ben costruita, con quel tocco di artigianalità nelle saldature che mi intriga. Non è a buon mercato ma per dirvi se vale tutti i soldi chiesti dovrei aver provato anche altre pieghevoli e così non è. Il rapporto qualità prezzo c’è tutto e, certo, paghi anche il fatto di pedalare su un oggetto di culto con schiere di appassionati in tutto il mondo che la venerano come un feticcio pagano. Ma quale ciclista non la fa con la propria bici? Ci sono pieghevoli che costano un terzo e offrono sulla carta prestazioni analoghe e pieghevoli che costano ancora meno sfruttando economie di scala e componenti e allestimenti molto più economici. Però ripeto, dirvi se siano migliori o con un rapporto qualità prezzo superiore non posso farlo, non le ho testate a fondo come ho fatto con questa Brompton. Che, breve inciso, ho potuto giostrarmi a piacimento grazie a Brompton Italia e soprattutto grazie ai fratelli Milano dell’omonimo negozio Milano cicli che hanno provveduto alla logistica.

Con questa Brompton vai ovunque, ci vai velocemente e in comodità. Tante bici adempiono perfettamente a questi requisiti. Con questa Brompton in più prendi un treno o un autobus senza problemi e arrivato a destinazione la richiudi in un attimo e la porti con te. Quante bici possono aggiungere anche questo al proprio curriculum?

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • LORENZO

    Finalmente ho visto e capito come è fatta una Brompton

  • Ne uso una di Deca, con piacere, da anni ma essendo alto 15 cm più di te la trovo scomodissima dopo pochi chilometri…forse la Brompton, che mi sembra più lunga e scegliendo un manubrio adeguato, potrebbe minimizzare questo aspetto? 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, la pieghevole del deca è una delle poche pieghevoli su cui ho pedalato e per me andava bene. Ma appunto sono meno alto (non più basso…) di te. Sicuramente con la Brompton e manubrio alto ti troverai meglio, grazie anche al reggisella telescopico e, importantissimo, il carrello della sella che consente un arretramento superiore alla concorrenza.
      I rivenditori hanno sempre almeno una bici test per i clienti: cerca quello più vicino a te e informati se hanno una M da provare, dubito abbiano una H. Ma già con la M ti fai una idea.

      Fabio

  • marco annunziata

    Bello complimenti, ne ho letti di articoli e cose su brompton .
    dopo averne possedute due ,aggiungo che è anche un ottimo investimento, infatti si rivende molto bene.
    qualcuno mi deve ancora un caffè…..

  • Bella la Brompton.
    Puoi comprarla da Deca la pieghevole, e chissà di quanti altri marchi, ma alla fine se la usi molto e vuoi investire in un prodotto quasi “artigianale” è unica. Un icona in quel genere di bici.
    Sono contento che ci sia un test su questo blog.
    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, unica non so, una icona si. Il mercato offre ottime pieghevoli a un terzo di questa. Sicuramente ci saranno differenze ma sarebbe da capire quanto marcate e se tali da giustificare un simile divario, in un senso o nell’altro.

      Fabio

  • Ottimo articolo! Aggiungerei che la Brompton é l’unica bici che può definirsi ri-pieghevole (il termine é brutto ma da l’idea) mentre tutte le altre sono soltantoto….pieghevoli

    • Elessarbicycle

      Ciao Antonio, grazie; e detto da te che pedali da molto sulla Brompton, diversamente da me, vale ancor di più. Mi piace il “ri-pieghevole”, rende l’idea.

      Fabio

  • Francesco Vigotti

    Il manubrio è anche importante per due cose (meno serie rispetto all’altezza).
    1) Estetica, la Brompton con il manubrio dritto è molto più minimale e carina, con gli altri manubri ha un effetto graziella (senza offendere questa mitica bicicletta italiana).
    2) Borse.Il manubrio dritto non accetta tutte le borse , quelle grandi interferiscono con i comandi freni. Sull’utilità di tali borsoni da 30 litri su una pieghevole possiamo discutere :-). Magari per fare la spesa…

    • Elessarbicycle

      Giuste osservazioni Francesco e in effetti la M la sento chiamare sempre “quella col manubrio della Graziella”. Che, detto fra noi, resta una delle mie bici preferite.
      Non ho provato né accennato a borse, portapacchi, accessori vari, né ufficiali né aftermarket. Ne esistono a centinaia, persino sua maestà Nitto produce qualcosa dedicata alla Brompton. Ma non avrebbe avuto senso, questo è un test e per giunta limitato dallo scarso tester, non vuole essere la guida definitiva su questa pieghevole inglese. Però i vostri rilievi e suggerimenti non solo sono ben graditi ma preziosi perché frutto di esperienza e non della lettura di una brochure.
      Anzi, mi piacerebbe sapere da chi usa la Brompton da tempo se condivide le mie impressioni; e se vuole, ovviamente, può aggiungerne altre.

      Fabio

  • valentino

    Fabio, intanto grazie per il bel test.
    Anch’io ho da poco una pieghevole in famiglia, in condivisione (in pratica….litigio continuo) con la moglie.
    Prima di acquistarla ne ho provate diverse, ero scettico e in ogni caso continua a non essere la mia bici preferita.
    Devo comunque dire che, soprattutto per un “non ciclista”, è un bel modo di vivere la mobilità urbana.
    Ho provato la brompton per una giornata intera, poi le ho preferito una pieghevole con ruote da 20″, comunque di buona qualità (non dico marca e modello per non fare pubblicità), e l’ho pagata poco più della metà. Ha comunque i vantaggi della ruota piccola ma il comportamento è più simile ad una bicicletta tradizionale, pesa lo stesso (forse anche meno) , si piega più velocemente anche se poi da chiusa l’ingombro è superiore (ma non ho esigenze “estreme” in questo senso), i componenti (freni, trasmissione,….) sono più economici e facilmente reperibili.
    Non so, forse se avessi avuto un budget maggiore……, certo il rapporto qualità prezzo della brompton non è il suo forte. Non è scattata la scintilla, comunque.

    valentino

    PS. come si fa a modificare la “faccina” del mio profilo ? (devo averla caricata per sbaglio).

    • Elessarbicycle

      Ciao Valentino, immagino da come la descrivi tu abbia preso una Dahon; se si puoi dirlo, non è pubblicità e mai sono stato fiscale. La scintilla non è scattata nemmeno per me: mi ha divertito, sorpreso, in certi frangenti stupito ma resta comunque lontana dalla mia passione. Certo, nel mio caso incide anche molto il fatto mi sarebbe superflua: in città pedalo, non uso mezzi pubblici e pure in provincia ci vado in sella. Se devo andare fuori città mi sarebbe comunque di impiccio perché non potrei in ogni caso portarla con me e lasciarla per strada non mi sembra cosa.
      Mi ritengo comunque fortunato ad averla potuta provare per tanto tempo ed è anche il vantaggio di avere questo blog, che mi consente a costo zero di testare tante cose simpatiche.

      Per la faccina non posso aiutarti, le assegna il sistema in automatico: non siamo né io né te a caricarle. Però se ti crei un account wordpress puoi creare il tuo avatar e usare questo account per rispondere. Infatti io e altri, che come vedi abbiamo delle immagini, accediamo come utenti WP. Io per forza perché rispondo direttamente da pannello di amministrazione, altri non so esattamente come si faccia e se qualcuno ce lo spiega capisco pure io come funziona il mio blog 😀 😀

      Fabio

      Ps è piaciuta pure a mia moglie “com’è carina, la teniamo?”

  • Zootv73

    Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questo blog … http://travellingtwo.com/our-bikes#folding … questi due ragazzi sono stati a Cuba con le bici pieghevoli… ma sicuramente conosci già questo articolo

    • Elessarbicycle

      Ciao Igor, c’è chi va a Capo Nord con la Graziella, chi si scala cime Dolomitiche con la Brompton, chi piega la bici, si imbarca su qualche volo low-cost e una volta atterrato gironzola felice, chi mette la piega da corsa ecc. Alla fine sei hai due ruote, i pedali e la voglia riesci a fare tutto. Ma quanti sono quelli che comprano una pieghevole per farci centinaia di km al giorno? Pochissimi e chi lo fa viaggia in modo diverso da un turista su bici tradizionale.
      In un test non puoi tener conto di comportamenti fuori dall’ordinario, devi focalizzare l’uso per cui è stata progettata e capire se in quei frangenti si comporta come deve. La Brompton non è una bici da turismo; che poi, come con ogni bici tranne la Bmx qualcuno decida di partire (non ho memoria di viaggi in Bmx…) è nell’ordine naturale delle cose, i ciclisti sono strani. Ma se avessi testato questa pieghevole secondo i parametri di una touring ne sarebbe uscita sconfitta e io avrei reso un pessimo servizio a voi lettori.

      Fabio

  • Zootv73

    Fabio hai perfettamente ragione per fare un test la regola è stabilire un metodo di prova adeguato ed un risultato atteso sulla base del prodotto che si prova.
    Io mi riferivo solo alla curiosità che ha suscitato in me quell’articolo proprio per l’impiego atipico fatto delle due bici pieghevoli…, comunque bel test…

    • Elessarbicycle

      Già, e la difficoltà è stata stabilire come provarla questa biciclettina. Molto lontana dalle mie preferenze, ho corso di continuo il rischio di sbagliare i parametri.
      Poi certo, sarebbe bello parlare un poco di tutto, per esempio presentare le infinite trasformazioni a cui sono state sottoposte le Brompton dai loro proprietari ma poi non se ne uscirebbe più.
      Un test deve rispondere alle domande fondamentali e poi fermarsi; al massimo qualche puntualizzazione altrimenti non è più un test ma una monografia. E chi se la legge? Già i miei articoli sono lunghi così… 😀

      Fabio

  • Carlo

    Da possessore di Brompton ti faccio i complimenti per l’articolo. Solo alcune note: la corona standard sono 50 denti, quella grande 54 e quella piccola 44. Io ho sostituito la standard con la piccola per affrontare meglio le salite e modulare i 6 rapporti meglio.
    La piega può essere sostituita dal manubrio P, non è forse bello ma secondo me è il migliore per questa bici.
    Secondo me questa bici può essere molto valida per il cicloturismo perché ti permette di integrare in un viaggio spostamenti in treno e bus che, altrimenti, con una bici normale non potresti fare.
    Io ci ho girato in Abruzzo molto bene, facendo un pò treno e un pò bici. Ciao

    • Elessarbicycle

      Ciao Carlo, grazie per i complimenti e per il tuo contributo.
      La bici in prova non ha manubrio P, ne ho usate solo due versioni, ma nel testo sono comunque indicate le differenti configurazioni manubrio e relative misure. Forse l’immagine è troppo piccola, colpa del ridimensionamento automatico; ma cliccando si apre a schermo intero.
      Stesso discorso per la guarnitura; è indicata la possibilità di personalizzare con rimando al sito ufficiale. Quando scrivi un test valuti cosa hai per sotto le mani, le altre varianti le accenni rapidamente o rimandi con un link. Altrimenti più che un test diventa una brochure… 😀 😀

      Condivido anche il tuo discorso sul cicloturismo intermodale, cui ho fatto cenno solo di sfuggita preferendo concentrarmi sull’uso cittadino. Ho molto amici che se la caricano per un fine settimana fuori: aereo, bici all’atterraggio e liberi di gironzolare. Gironzolare però…

      Fabio

  • Paolo

    Me l’hanno regalata da poco. Per lavoro: scendo dall’auto e pedalo!
    Peso Kg 110 e sono alto cm 183.
    Abbastanza comoda, ma io sono accomododante
    Oggi ho fatto il passo della Ruta da Santa: divertente!?!??!
    Ciao
    Boga

    • Elessarbicycle

      Ottimo Paolo!
      Usandola durante il test ho scoperto che l’uso prettamente urbano le va un po’ stretto, davvero è una biciclettina che permette simpatiche uscite.

      Fabio

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